immediato.net, 17 gennaio 2025
Presentata nella Capitale l’iniziativa “Cantare in libertà”, su iniziativa del senatore Costanzo Della Porta e il sostegno del senatore Paolo Marcheschi. Presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato si è svolta la presentazione del progetto avviato nelle carceri di Foggia, “Cantare in libertà”, su iniziativa del senatore Costanzo Della Porta e il sostegno del senatore Paolo Marcheschi che sono intervenuti. Il progetto realizzato in collaborazione con Chiesa Valdese di Foggia, il Csv (Centro Servizi Volontariato) di Foggia, l’Ulepe, la casa circondariale di Foggia nella figura della direttrice Giulia Magliulo, l’area comportamentale diretta da Giovanna Valentini e del comandante della Polizia Penitenziaria Claudio Ronci, si è svolto dal giugno 2023 al dicembre scorso. Il laboratorio, unendo arte e riabilitazione, nasce dal desiderio di Valerio Zelli, coautore ed interprete degli Oro, di mettere a disposizione degli altri la musica e la sua forza nel diventare dono e cura. Il progetto ora, grazie alle etichette discografiche MRI e Maqueta Records, diventerà un disco con una nuova versione incisa con i detenuti di Padre Nostro, successo degli Oro a Sanremo 1997 e Angeli e Demòni, l’inedito scritto da Valerio Zelli tra le mura della casa circondariale di Foggia.
Ristretti Orizzonti, 17 gennaio 2025
La 37esima Convention del Centro Francescano di Ascolto-Odv si tiene domenica mattina 26 gennaio, presso la Sala Conferenze del Seminario Vescovile di Rovigo, dal titolo “Libertà vo cercando - riprendiamola in mano, riprendiamola intera, riprendiamoci la vita, la terra…”, con la presenza di Giulio Cainelli, presidente della Scuola di Economia e Scienze Politiche dell’Università di Padova; Flavio Lotti, presidente della Fondazione Perugia Assisi per la cultura della pace e organizzatore della Marcia per la pace Perugia-Assisi; Livio Ferrari, fondatore e presidente del Centro Francescano di Ascolto e portavoce del Movimento No Prison.
di Renato Franco
Corriere della Sera, 17 gennaio 2025
Su Sky arriva la docuserie “La nave dei folli. Oltre la ragione” che, attraverso le incredibili vite di sei personaggi del passato, analizza lo stigma della diversità nel corso della storia. “Una nave è un ottimo mezzo con cui viaggiare, in mare aperto, con lo sguardo che spazia all’orizzonte, può accadere di tutto lungo il viaggio e approdi ad un porto che magari è molto diverso da quello che ti aspettavi. Ecco, una Nave dei Folli è ancora migliore. Il mare in cui navighi è privo di punti di riferimento e l’orizzonte è ancora più largo, il porto ancora più imprevedibile. E magari scopri che quello che pensavi fosse soltanto follia è invece genio, modernità, trasgressione e futuro.
di Lea Melandri
Il Manifesto, 17 gennaio 2025
La violenza di genere è oggi al centro del dibattito pubblico, giudiziario e politico. Se ne parla in trasmissioni radiofoniche, televisive, giornalistiche, con attenzione a vicende anche non recenti in relazione ai processi che vi hanno fatto seguito. Da caso di cronaca, patologia del singolo, vicenda “privata”, la problematica che ruota intorno al rapporto tra i sessi, nei suoi aspetti di violenza manifesta, si è notevolmente estesa, fino ad arrivare alla presidenza degli Stati Uniti, nella persona del nuovo eletto: Donald Trump. Mi sono chiesta quale legame ci può essere tra fatti che hanno come elemento comune donne che sono state uccise, violentate, aggredite sessualmente, sottoposte a controlli polizieschi umilianti, o soltanto molestate, ma che si scostano per la prima volta dalla semplice richiesta di protezione per le vittime e carcerazione più pesante per gli aggressori.
di Nicola Datena
Il Manifesto, 17 gennaio 2025
Si è svolta presso il Tribunale di Potenza l’udienza preliminare del processo penale sul “sistema” del Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Palazzo San Gervasio che vede sul banco degli imputati avvocati, medici, agenti di polizia dell’ufficio immigrazione della questura di Potenza nonché il direttore del centro e la società che lo gestiva su appalto della prefettura. I reati contestati dalla procura riguardano tutte le figure professionali chiamate a intervenire per la gestione e il funzionamento del centro di detenzione. L’indagine farebbe emergere un sistema criminale che aveva lo scopo di massimizzare i profitti dalla filiera delle deportazioni.
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 17 gennaio 2025
Nello stesso giorno in cui una tregua pare raggiunta nella tragica guerra di Gaza, dal Governo italiano esce la notizia che esso non darebbe esecuzione all’ordine della Corte internazionale di giustizia di arresto di Netanyahu ove il capo del Governo israeliano dovesse venire in Italia. La circostanza spinge a riflettere sul ruolo della Corte, sulle intenzioni e speranze che ne hanno accompagnato l’istituzione e sulla sua crisi. Una crisi che ha un carattere del tutto particolare nel quadro generale di quella che investe il diritto internazionale e le Corti incaricate di assicurarne l’osservanza.
di Luciano Bertozzi
focusonafrica.info, 17 gennaio 2025
Secondo il New York Times, i cittadini statunitensi avrebbero pagato per mantenere Guantánamo almeno 540 milioni di dollari l’anno. Il carcere di Guantánamo compie 23 anni. Era l’11 gennaio 2002, quando venne resa operativa la prigione statunitense, nella base navale USA a Cuba e, da allora, continuano a perpetrarsi gravi violazioni dei diritti umani. Il luogo di detenzione è, infatti, uno dei frutti avvelenati della guerra globale al terrore. “In tutto il mondo, Guantánamo rimane uno dei simboli più duraturi dell’ingiustizia - ha affermato Human Right Watch - degli abusi e del disprezzo per lo stato di diritto che gli Stati Uniti hanno scatenato in risposta agli attacchi dell’11 settembre.”
di Thomas Cardinali
lospecialegiornale.it, 16 gennaio 2025
Alla Camera dei Deputati si è svolto il convegno “Umanizzare le carceri, come farlo. Proposte al Ministro Nordio”, promosso dall’onorevole Alessia Ambrosi di Fratelli d’Italia dove il tema centrale è stata la discussione su amnistia e sovraffollamento. L’evento ha riunito esponenti politici, giuristi, accademici e rappresentanti della società civile per discutere le criticità del sistema penitenziario italiano, con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete per garantire dignità, sicurezza e rieducazione ai detenuti, migliorando al contempo le condizioni di lavoro del personale carcerario. Al centro del dibattito il rapporto tra suicidi e sovraffollamento con la proposta dell’amnistia che sta trovando man mano sempre più voci a suo favore da tutte le parti della politica e società civile.
di Lino Sasso
L’Identità, 16 gennaio 2025
Quella delle condizioni dei detenuti è una questione annosa, al punto da poter essere considerata perennemente di attualità. Negli anni se ne sono occupati a più riprese sia il Parlamento che i vari governi che si sono susseguiti. Il problema è stato richiamato anche dal Quirinale, pure in questo caso in più di un’occasione. Lo ha recentemente fatto il Presidente Sergio Mattarella e, prima ancora, ai tempi della sentenza Torreggiani, a richiamare l’urgenza di intervenire sulla questione del sovraffollamento fu il suo predecessore Giorgio Napolitano. L’allora inquilino del Colle si avvalse addirittura dello strumento costituzionale del messaggio alle Camere per stimolare un intervento del Parlamento sulla situazione drammatica che si vive all’interno delle carceri, sia sul fronte dei detenuti che su quello della polizia e del personale penitenziario.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 16 gennaio 2025
“Ancona, 5 gennaio 2024, Matteo Concetti di 23 anni si impicca in una cella di isolamento nel carcere di Montacuto. Matteo soffriva da tempo di gravi problemi psichiatrici”. Comincia così l’interminabile preghiera laica di Riccardo Arena, pubblicata il 9 gennaio durante “Radio carcere” su Radio Radicale. Trentacinque minuti dopo finisce con questa frase: “Novanta vite spezzate, nelle mani dello Stato”. Novanta nomi, ridiventati persone, novanta “compagni e compagne” che ha deciso di ricordare con una lunga e dolorosa Spoon River, recitata con pathos e affanno sulle note cupe del Requiem di Mozart. Trentacinque minuti che andrebbero trasmessi a reti unificate, perché meglio di molti saggi e articoli raccontano il baratro di invisibilità nel quale precipitano, anche da morti, i reclusi delle carceri italiane. Fantasmi, che si uccidono nei modi più strazianti: impiccandosi con le lenzuola, annodate alle sbarre della finestra, ma persino al termosifone; stringendosi il collo con i lacci delle scarpe o la cintura (che non potrebbero avere); inalando il gas dei fornelletti da cucina; ingoiando chiodi, pile, carta igienica.
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