di Paolo Ferrua*
Il Dubbio, 14 gennaio 2025
Esistono due tipi di epistemologia. La prima è una epistemologia descrittiva, costruita sull’essere, ossia su come nella realtà agisce l’intelligenza umana nei suoi processi conoscitivi. La seconda è una epistemologia prescrittiva o normativa, costruita sul dover essere, nella quale si dettano, si impongono i criteri di scientificità del sapere. Nell’ambito di quest’ultima si sta progressivamente affermando l’intelligenza artificiale che si accinge a entrare nel processo penale a certe condizioni, tra le quali l’osservanza delle regole del giusto processo, la conoscibilità dei meccanismi decisionali, il principio della non discriminazione algoritmica. Temo che queste rassicuranti condizioni rappresentino una sorta di libro dei sogni, essendo in gran parte irrealizzabili: nel confronto tra l’intelligenza umana e quella artificiale sarà soprattutto la seconda a imporre le sue pretese.
di Elisabetta Soglio
Corriere della Sera, 14 gennaio 2025
Le notizie che si trovano in rete danneggiano chi ha pagato il conto con la giustizia. In America giornali e siti hanno iniziato a rimuovere i vecchi articoli. Alcuni teologi ipotizzano che l’ultimo pensiero di San Pietro appena prima di spirare crocifisso a testa in giù - una richiesta sua, per non morire come Gesù - sia stato “almeno non sentirò più cantare il gallo”. Il chiaro riferimento era alla profezia del suo Maestro, puntualmente avveratasi, che al termine dell’ultima cena lo aveva ammonito: “Questa stessa notte prima che il gallo canti due volte mi rinnegherai tre volte”. La dannazione seguita a quel tradimento gli sarebbe stata poi ripresentata sotto forma di memoria per tutta la vita come inizio di ogni giornata: perché un gallo che canta all’alba, almeno allora, c’era ovunque. Come oggi Internet.
di Errico Novi
Il Dubbio, 14 gennaio 2025
Rivolta contro la sentenza della Corte d’assise di Modena che ha concesso le attenuanti (ed evitato l’ergastolo) a Salvatore Montefusco, il 73enne autore del delitto di Cavazzona. Sono le 19 quando si fa il bilancio delle dichiarazioni alle agenzie: almeno una quarantina, a poche ore dalla notizia delle motivazioni con cui la Corte d’assise di Modena ha deciso di condannare a trent’anni anziché all’ergastolo Salvatore Montefusco, il 73enne che il 13 giugno del 2022 uccise a fucilate la moglie Gabriela Trandafir e la figlia di lei Renata, a Cavazzona, frazione di Castelfranco Emilia.
di Valentina Lanzilli
Corriere della Sera, 14 gennaio 2025
Condanna a 30 anni per il duplice omicidio: “Lo umiliavano, agì per motivi umanamente comprensibili”. “Arrivato incensurato a 70 anni, non avrebbe mai perpetrato delitti di così rilevante gravità se non spinto dalle nefaste dinamiche familiari che si erano col tempo innescate”. E ancora: “La situazione che si era creata nell’ambiente familiare lo ha indotto al tragico gesto, compiuto per motivi umanamente comprensibili”. Questi alcuni passaggi scritti nella sentenza a carico di Salvatore Montefusco, oggi 72 anni, imprenditore edile che il 13 giugno 2022 a Castelfranco Emilia, Modena, imbracciò un fucile e uccise davanti al figlio minorenne prima la moglie Gabriela Trandafir, di 47 anni, e poi la figlia di lei, Renata, di 22. Per il doppio femminicidio Montefusco è stato condannato il 9 ottobre in primo grado a 30 anni di reclusione. Niente ergastolo. E nelle motivazioni della Corte d’Assise di Modena si legge che l’uomo era “meritevole di beneficiare delle attenuanti generiche perché incensurato, per la sua confessione, per il contegno processuale e per la situazione che si era creata in famiglia che lo ha indotto a compiere il gesto”.
di Simona Musco
Il Dubbio, 14 gennaio 2025
La Corte di Assise di Appello conferma la sentenza di primo grado dopo la condanna in appello e l’annullamento con rinvio della Cassazione. Il legale: “Ha agito solo per difendere”. Fu legittima difesa. Ed è per questo che Alex Cotoia è stato assolto. Un verdetto che ha fatto esplodere in un grido liberatorio il pubblico della Corte d’Assise d’appello di Torino, dove il processo era tornato a seguito della decisione della Cassazione di annullare con rinvio una precedente sentenza di condanna.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 14 gennaio 2025
In aula parlano le difese dei poliziotti alla sbarra per i fatti del 3 aprile 2023 “Si è ricorsi alla forza in modo legittimo, senza volontà di infliggere sofferenza”. Un video mostrato in tribunale per dimostrare che le mosse fatte dagli agenti della polizia penitenziaria per immobilizzare un detenuto, per le quali ora sono a processo con l’accusa a vario titolo di tortura e lesioni (oltre a falso nelle relazioni stilate sull’episodio), sarebbero state in linea, “identiche”, rispetto a quanto si insegna loro durante i corsi di addestramento. Il filmato riporta il calendario 2025 della penitenziaria, al centro di una recente polemica politica per le sue immagini ed è stato mandato in onda ieri in tribunale davanti al giudice Silvia Guareschi. Per i dieci imputati col rito abbreviato il pubblico ministero Maria Rita Pantani ha chiesto la condanna, la più alta a 5 anni e 8 mesi, per i fatti del 3 aprile 2023 dentro la Pulce, verso un tunisino che fu incappucciato, denudato e portato in cella dopo essere stato sanzionato per violazioni del regolamento carcerario e che, secondo le difese, si sarebbe invece dimostrato molto aggressivo.
di Elettra Gullè
La Nazione, 14 gennaio 2025
Quando fu inaugurato, nel 1983, il carcere di Sollicciano fu salutato come un modello di civiltà fra le carceri italiane. Si lasciavano le antiche Murate, per una struttura concepita con ampi spazi da vivere fuori dalla cella, da trascorrere in attività esterne di studio e di lavoro, per il migliore recupero dei detenuti, fino alla realizzazione del “giardino degli incontri” progettato da Giovanni Michelucci che al di là dei tradizionali parlatori consentisse di vivere all’aperto gli affetti familiari. Questo il sogno di allora, ben diversa la realtà di oggi. Cambiamento di mentalità, incurie, mancati lavori di manutenzioni e risanamento; degrado per tutti, detenuti e agenti di polizia penitenziaria, sovraffollamento, incertezze prolungate nella gestione hanno esasperato le condizioni di decadenza sì da fare del carcere fiorentino uno dei peggiori del sistema penitenziario italiano.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 14 gennaio 2025
Stavolta i problemi di Sollicciano non riguardano i detenuti ma gli agenti penitenziari. Sono quasi 300 i lavoratori del carcere fiorentino che da circa dieci giorni sono costretti a stare senza riscaldamento e senza acqua calda. Sono gli agenti che vivono nella caserma accanto al penitenziario, dove un guasto idraulico sta provocando disagi importanti, come raccontato Eleuterio Grieco, segretario regionale della Uil Penitenziari. “Dentro le stanze e i corridoi della caserma fa freddo - racconta il sindacalista - Le docce sono fredde e molti agenti scelgono quindi di non lavarsi. Non sono condizioni umanamente dignitose per i lavoratori di Sollicciano, che già devono fronteggiare quotidianamente tante altre emergenze”. La situazione è stata segnalata al Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria, spiegano dai sindacati, “ma ancora non è stata risolta e l’emergenza freddo continua ad andare avanti anche in questi giorni”.
agenparl.eu, 14 gennaio 2025
“Questa mattina abbiamo visitato la struttura, incontrato il direttore della casa circondariale Sant’Anna, il responsabile della Polizia penitenziaria, la responsabile degli educatori, il responsabile dell’Azienda Usl. Quella che ci è stata denunciata è una situazione in serio peggioramento rispetto al nostro precedente sopralluogo dello scorso 2 aprile. Un peggioramento ai limiti del collasso”: queste le prime parole dei parlamentari modenesi del Partito Democratico Stefano Vaccari, Maria Cecilia Guerra ed Enza Rando, che questa mattina hanno visitato il carcere insieme alla vicesindaca del Comune di Modena Francesca Maletti.
di Elisa Barresi
ilreggino.it, 14 gennaio 2025
Detenuto nel carcere di Rossano, ha già tentato il suicidio sette volte: l’ultima stamattina, e ora intraprende lo sciopero della fame. La famiglia denuncia condizioni disumane e chiede misure alternative prima che sia troppo tardi. È una storia che non lascia presagire nulla di buono. Davide deve scontare una pena ma quella denunciata dalla sua famiglia è una realtà che si scontra con il fine della detenzione, ovvero la rieducazione. Davide sta male. E la sua condizione è ormai da tempo sotto i riflettori. Perché la famiglia teme il peggio. Il dolore, quello visibile, ancor più quello invisibile, ha portato già a tentativi di suicidio e le richieste adesso sono tormentate dalla possibilità che Davide non ce la faccia.
- Crotone. Dal 2018 a oggi, i risultati del Garante dei diritti dei detenuti
- Lanciano (Ch). Riparte il servizio di biblioteca in carcere, occasione di riscatto sociale
- Cremona. Don Primo Mazzolari, “Oltre le sbarre, il fratello”. Convegno a su carcere e giustizia
- Sassari. La giustizia nelle canzoni di Fabrizio De Andrè
- “Scrittidicuore”, vince detenuto del carcere di Palmi










