agrigentonotizie.it, 13 gennaio 2025
L’associazione “Amici del giudice Rosario Angelo Livatino” ha ricevuto dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria l’autorizzazione a far giungere alle biblioteche delle strutture della Sicilia prima e di tutta Italia nei prossimi mesi alcune pubblicazioni su carta nonché filmati ritenute idonee alla rieducazione e alla conoscenza agli ospiti e che meglio delineano il profilo e la storia professionale e morale del magistrato ucciso in un vile agguato la mattina del 21 settembre 1990 alle porte di Agrigento mentre da solo, senza scorta e con la propria modesta utilitaria si stava recando in tribunale a opera di quattro giovinastri.
di Diego Motta
Avvenire, 13 gennaio 2025
Dopo il no di Meloni a una nuova legge, il 20 gennaio toccherà alla Consulta esprimersi. I migranti nati e cresciuti nel nostro Paese: in campo per difendere un diritto. Dare cittadinanza a chi si sente italiano, ma è considerato straniero in patria. L’impegno dei figli di stranieri nati e cresciuti nel nostro Paese va avanti, nonostante piccole e grandi discriminazioni, nel silenzio di buona parte delle istituzioni. Sono le nuove generazioni (così preferiscono essere chiamate) che hanno intrapreso negli anni scorsi una lunga marcia, mettendo insieme storie, percorsi e nazionalità diverse. Il traguardo resta lontano, ma sulla via stanno emergendo novità.
di Diego Motta
Avvenire, 13 gennaio 2025
La chiusura della presidente del Consiglio a una nuova legge sulla cittadinanza ai figli dei migranti nati e cresciuti in Italia non è una sorpresa. Da un punto di vista della comunicazione politica, le parole pronunciate nella conferenza stampa di giovedì fanno parte di una strategia pubblica che si spiega facilmente: una posizione rigorosa, quando non intollerante, sul tema delle migrazioni sta pagando dal punto di vista dei consensi e, nonostante il coraggioso strappo estivo di Forza Italia sul tema, è comprensibile che Giorgia Meloni non voglia mettere, come ha detto, “altra carne al fuoco” dentro una coalizione di destra-centro sempre più a trazione Fratelli d’Italia. Il problema riguarda però le argomentazioni addotte per giustificare questo immobilismo.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 13 gennaio 2025
Il trentottenne ingegnere iraniano è stato rilasciato dalla quinta Corte d’Appello di Milano in esecuzione del provvedimento del Guardasigilli. Alla notizia ha sorriso, poi è scoppiato a piangere. Solo un sorriso quasi incredulo, e poi giù a piangere. Mohammad Abedini è un uomo libero. Il trentottenne ingegnere iraniano con permesso di soggiorno in Svizzera sino a ottobre 2025, di cui gli Stati Uniti chiedevano l’estradizione per la quale domenica mattina il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha invece comunicato ai giudici milanesi di non ritenere esistenti le condizioni, è stato rilasciato dalla quinta Corte d’Appello di Milano che, appunto in esecuzione del provvedimento del Guardasigilli sul quale per legge l’autorità giudiziaria non ha alcun margine di valutazione, ha revocato la custodia cautelare di Abedini: un dietro-front nel giro di tre settimane senza che giuridicamente sia mutato nulla, visto che era stato lo stesso ministro Nordio a invece sollecitare la custodia cautelare di Abedini il 20 dicembre, all’indomani dell’immotivato arresto a Teheran della giornalista italiana Cecilia Sala tre giorni dopo l’arresto il 16 dicembre dell’iraniano all’aeroporto di Malpensa su mandato d’arresto internazionale spiccato il 13 dicembre dagli Stati Uniti.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 13 gennaio 2025
Perché Nordio ha accelerato sui tempi. Per la prima volta il ministro firma personalmente. Il precedente di Uss e del conflitto tra Nordio e le toghe milanesi che lo avevano scarcerato. Venerdì pomeriggio la capo di Gabinetto del ministro della Giustizia, Giusi Bartolozzi, ha chiesto nuovamente all’ufficio che si occupa di estradizioni l’elenco delle precedenti revoche di arresti a fini estradizionali. Ce ne sono un paio, di cui già s’era già parlato molto nelle ultime settimane nelle stanze di via Arenula; una recentissima relativa all’italo francese Hervé Falciani, e un’altra del 2022, dell’ucraino Eugene Lavrenchuk reclamato dai russi.
di Sergio Soave
Il Foglio, 13 gennaio 2025
Dopo Cecilia Sala, è arrivata la liberazione anche per l’ingegnere iraniano Abedini. C’è chi si scandalizza per lo “scambio”, ma quando è in gioco la libertà e la vita di una connazionale bisogna scendere dal cielo dei princìpi al terreno della realtà fattuale. La liberazione di Cecilia Sala ha comportato un prezzo, la liberazione di Mohammad Abedini, arrestato su mandato del governo americano che ne chiedeva l’estradizione, in base peraltro a una procedura non priva di falle giuridiche. Adesso c’è chi si scandalizza, o accusando il governo di debolezza nei confronti della teocrazia iraniana, o lamentando che abbia preventivamente chiesto il consenso all’America, come fa Angelo Bonelli. La politica dello scambio di detenuti (uno era un ostaggio, Sala, l’altro no) è impopolare ma è, in certi casi, una dura necessità. Basta ricordare le centinaia di detenuti palestinesi condannati per atti terroristici liberati da Israele in cambio dei suoi cittadini sequestrati da Hamas. La politica è soprattutto comprensione delle necessità e capacità di ottemperare nel modo meno dannoso possibile alle condizioni esistenti, tenendo fermo l’obiettivo principale.
di Youssef Hassan Holgado
Il Domani, 13 gennaio 2025
“Eravamo nudi, con la pelle e il fiato a contatto. Era inverno ma le pareti e il suolo era come se sudassero per quanti eravamo. In una mano avevamo un pezzo di pane e nell’altra un pezzo di patata lessa. Quello era il nostro cibo” racconta Khaled che oggi ha una nuova vita a Roma. La prima parola fuori dal linguaggio comune che Khaled Karri ha imparato è stata “scarpetta”. Era la quinta settimana che si trovava in Italia e divorava voracemente il cibo in un ristorante. Dopo aver pucciato il pane nel sugo avanzato della pasta un cameriere senza troppi filtri glielo ha fatto notare: “Oh ma stai facendo la scarpetta!”. Quel ricordo lo fa ancora ridere, mentre racconta la sua storia divisa tra la Siria e l’Europa. Forse non è solo una casualità se la prima parola imparata ha a che fare con il cibo. Khaled è un artista e regista siriano che utilizza ritratti astratti e arte culinaria per esprimere temi di sopravvivenza e identità.
di Rossella Guadagnini
left.it, 13 gennaio 2025
È stata lanciata la petizione #PardonAssange - attiva anche nel nostro Paese - per chiedere al presidente americano di concedere la grazia al giornalista australiano. Julian è libero dopo il patteggiamento di 6 mesi fa ma la pena inflittagli implica un pericoloso antecedente in giurisprudenza rispetto alla libertà di stampa e di parola. “Oggi sono libero perché mi sono dichiarato colpevole di giornalismo”, ha detto in estate Julian Assange a Strasburgo. Sono trascorsi sei mesi dalla sua liberazione, avvenuta in seguito al patteggiamento con le autorità americane, ma sul cofondatore di WikiLeaks grava una condanna a 5 anni di carcere (in pratica già scontata nel quinquennio di detenzione in isolamento) che ha macchiato la sua fedina penale, sottoponendolo a restrizioni lavorative e di viaggio, il prezzo della sua libertà. È una pena che implica un pericoloso antecedente in giurisprudenza rispetto alla libertà di stampa e di parola, soprattutto nei confronti del giornalismo investigativo, in quanto i giudici del procedimento hanno stabilito che sia criminale “ogni aspetto del comunicare con una fonte, dal possedere informazioni riservate al pubblicarle”.
di Marco Mintillo
gaeta.it, 12 gennaio 2025
Antonio Tajani sottolinea l’importanza di un approccio equilibrato nella giustizia penale, evidenziando la necessità di rispettare la dignità dei detenuti e promuovere il recupero anziché l’umiliazione. La questione della giustizia penale e del trattamento dei detenuti è tornata sotto i riflettori grazie alle recenti dichiarazioni di Antonio Tajani, esponente di Forza Italia. Durante l’evento “Azzurri in vetta”, Tajani ha espresso una visione equilibrata rispetto alla carcerazione e alle misure restrittive come il 41bis, evidenziando l’importanza di mantenere sempre al centro la dignità dell’individuo. Le sue affermazioni pongono l’accento su un aspetto cruciale: la pena, pur essendo la privazione della libertà, non deve essere pensata come una forma di umiliazione o annullamento della personalità del detenuto.
di Paola Cigarini e Piergiorgio Vincenzi*
toukibouki.it, 12 gennaio 2025
È il terzo in pochi giorni che toglie il disturbo nel carcere di Modena. Non un ragazzo questa volta, ma un uomo con la sua disperazione e la sua responsabilità. È tempo di guardare quello che succede in quel mondo, anche negli angoli bui, non illuminati da rapporti umani ragionevoli. È tempo ora. Poco prima di Natale noi volontari del “Gruppo Carcere-Città” abbiamo percorso i corridoi del carcere di S. Anna e ci siamo affacciati in ogni cella per dare una fetta di panettone, qualche cioccolatino e il nostro augurio di Buon Natale ad ogni persona detenuta. Erano per lo più sdraiati sulle brande, in silenzio, spesso al buio. Qualche volta avevano richieste da fare a cui noi volontari non potevamo dare risposte. Più spesso mostravano la meraviglia che anche lì potesse arrivare un saluto, un dolce. È un mondo che noi conosciamo, ma dopo una settimana, alla fine del percorso, l’angoscia ha attaccato anche noi. In una cella buia abbiamo chiesto ai ragazzi che l’abitavano perché rimanevano al buio. Uno di loro ha risposto con ironia: “Se accendiamo la luce si vede di più il brutto che abbiamo attorno”. E siamo qui adesso a chiederci cosa fare, come rispondere alla disperazione di quel luogo.
- La strada verso “carceri psichiatrizzate” sembra senza ritorno
- I nodi per la Consulta: la donna e “tecnica” c’è, ma è scontro nel Pd
- Non si ferma la resistenza contro il Ddl Sicurezza
- Caso Ramy, quando la forza è il rovescio del diritto
- Scontri al corteo per Ramy. L’ira di Meloni: “Disordine e caos, opera dei soliti facinorosi”










