di Alessandra Serio
tempostretto.it, 12 gennaio 2025
Il progetto-corso della Green Life ha coinvolto la scuola Albino Luciani e offerto un’occupazione a tanti ex detenuti, che oggi hanno cambiato vita. Dai guai giudiziari al lavoro, dal carcere alla cura del verde, dalla criminalità a un impiego a tempo pieno. È questo il percorso che una quarantina di ex detenuti hanno portato a termine, ritrovandosi oggi impiegati nel settore prevalentemente della cura del verde ma non solo. Un progetto che ha riguardato circa 120 persone complessivamente tra Messina e Barcellona, finanziato dal Fondo sociale europeo e portato avanti dall’associazione Green Life, che ha curato i tirocini.
di Andrea Borasio
vercellinotizie.it, 12 gennaio 2025
Prosegue l’impegno del gruppo consiliare Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) nel monitorare le condizioni degli istituti penitenziari piemontesi. Con la visita al carcere di Vercelli sono 12 le carceri visitate dalle Consigliere, 11 quelle che la consigliera regionale Giulia Marro ha visitato personalmente dall’inizio del mandato, proseguendo nel percorso che la porterà nelle prossime settimane a completare un ciclo di sopralluoghi in tutte le carceri della regione. La visita ha rappresentato un’occasione preziosa per osservare da vicino un esempio concreto di come anche una casa di circondariale possa provare ad essere rieducativa, nonostante le inevitabili criticità strutturali che accomunano molti istituti.
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 12 gennaio 2025
Rosario Livatino, il giovane magistrato ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990 e beatificato il 9 maggio 2021, martire della Fede e della Giustizia, andava in segreto nel carcere di Agrigento. Incontrava i detenuti, anche quelli che aveva condannato, e senza pubblicità aiutava economicamente le famiglie di alcuni in difficoltà. Per lui erano persone, da trattare con dignità. Perché, scriveva nel 1986, “la giustizia è necessaria, ma non sufficiente, e può e deve essere superata dalla legge della carità, che è la legge dell’amore, amore verso il prossimo e verso Dio”. Da un mese quattro detenuti proprio del carcere di Agrigento lavorano nel “Parco Rosario Livatino”, realizzato sul luogo dove il giudice venne ucciso. E altri si aggiungeranno.
di Francesca D’Angelo
Specchio - La Stampa, 12 gennaio 2025
Voci dalle carceri minorili: “Quando uscirò farò più macello di prima”. C’è ‘o mar for’. Ma occorre guardare (anche) oltre il cielo. Dopo la serie tv “Mare Fuori “di Rai 2, l’impressione - televisiva - è che si fosse ormai già detto tutto sulle carceri minorili. Invece all’appello mancava ancora un elemento: la realtà. Ed è qui che si colloca la nuova docu di Rai Play “Oltre il cielo”: a metà strada tra lo storytelling seriale e la cronaca dei tg. Il titolo, realizzato da Pepito Produzioni per Rai Contenuti Digitali e Transmediali in collaborazione con il Ministero della Giustizia, entra ed esce da questi due mondi: si apre con il caso degli agenti del Beccaria arrestati ad aprile con l’accusa di violenza e tortura, si chiude con il racconto della tentata evasione, passando per una rosa di riflessioni che svelano speranze, paure e ambizioni di chi passa la propria adolescenza in carcere.
di Luciana Cavina
Corriere di Bologna, 12 gennaio 2025
Paolo Billi ha aperto per la prima volta al pubblico le porte del carcere minorile del Pratello mettendo in scena spettacoli realizzati con i detenuti. Finita l’esperienza ha trasferito il modello a Pontremoli, ma in città continua a lavorare con ragazzi presi in carico dalla giustizia e alla Dozza. “Il teatro mette in gioco, e aiuta a ricostruirsi”. Dentro e fuori dal carcere: come la lettura, il confronto, e la rappresentazione possano rendere possibili altre vite, salvandole a volte da destini d’abisso. Quando il regista e autore teatrale bolognese Paolo Billi, alla fine degli anni 90 entrò a lavorare nel carcere minorile del Pratello creò un ponte mai sperimentato prima con la città. Anche se in seguito costretto a interrompersi.
di Sabrina Morelli
alessandria.today, 12 gennaio 2025
Nel cuore della riforma carceraria, emerge un’iniziativa rivoluzionaria che vede l’arte come strumento di trasformazione sociale. Si è osservato come l’interazione tra artisti e detenuti stia creando un ponte significativo tra il mondo interno ed esterno delle strutture penitenziarie. Le installazioni artistiche, visibili anche dall’esterno, rappresentano un messaggio potente che sfida la percezione tradizionale del carcere come luogo di mera punizione.
di Silvia D’Onghia
Il Fatto Quotidiano, 12 gennaio 2025
Negli ultimi 8 anni era servito a sostenere quasi 600mila minori. Dal 2016, le fondazioni bancarie hanno finanziato con 800mila euro oltre 800 progetti su tutto il territorio. Nella manovra di Bilancio non ce n’è più traccia. Eppure siamo il quinto Paese europeo per abbandono scolastico. Rossi Doria, presidente di “Con i bambini”: “È un problema di diritti delle persone, ma anche di sostenibilità economica della nazione”. “Ci sono alcuni temi che non sono né di destra, né di sinistra. Che i bambini possano uscire dalla povertà dovrebbe essere un obiettivo condiviso”: Marco Rossi Doria, che fu sottosegretario all’Istruzione nei governi Monti e Letta, oggi è il presidente di “Con i bambini”, l’ente attuativo di quello che, stando alle decisioni del governo fino ad oggi, fu il Fondo per il Contrasto della Povertà educativa minorile. “Fu” perché l’esecutivo, con una mossa che pare inspiegabile, nella legge di Bilancio 2025 approvata a fine anno non lo ha rifinanziato. E dire che i soldi ce li mettevano le Fondazioni bancarie.
di Silvia D’Onghia
Il Fatto Quotidiano, 12 gennaio 2025
La preoccupazione del Terzo settore - Il responsabile del progetto Respiro: “Ci occupiamo di 110 ragazzi con personale specializzato. È un mondo di cui ci si occupa ancora molto poco”. “Un bambino era a casa dei nonni mentre il padre uccideva la madre. Si vide arrivare l’uomo con le mani insanguinate, ma gli fu raccontato di un incidente. Così come di incidente - gli dissero - sarebbe morta la mamma. Qualche tempo dopo, fu accompagnato da un’assistente sociale in carcere: gli spiegarono che quello era il posto di lavoro del papà. Il bambino cominciò a essere incontenibile, a dare problemi a scuola. Quando lo prendemmo in carico noi, un anno e mezzo dopo, ci spiegò che aveva sempre saputo cos’era successo, ma che aveva dovuto reggere le bugie degli adulti”. I racconti di Fedele Salvatore sono da far accapponare la pelle.
di Christian Donelli
parmatoday.it, 12 gennaio 2025
La protesta per ricordare Miloud Mouloud, morto di freddo a 64 anni: “Se avesse occupato una di quelle migliaia di case vuote avrebbe rischiato sei anni di carcere ma sarebbe vivo”. Si è svolta in piazza Garibaldi, nel pomeriggio di sabato 11 gennaio, la manifestazione per ricordare Miloud Mouloud, il 64enne marocchino trovato morto all’interno della baracca in cui dormiva nella mattina del 4 gennaio. Miloud, che viveva da dieci anni a Parma, lavorava ma non poteva permettersi una stanza in affitto. Così si era creato una baracca di fortuna. Qui viveva e dormiva e qui è morto. L’iniziativa è stata organizzata dall’associazione Al-Amal con l’adesione di Ciac, Rete Diritti in Casa, Donne in Nero, Tutti i Mondi, Potere al Popolo di Parma, Casa delle Donne, Anolf Parma e Casa della Pace.
di Simone Disegni
open.online, 12 gennaio 2025
L’8 gennaio, giorno della svolta per l’Italia, la Corte Suprema di Teheran ha confermato l’esecuzione per Pakhshan Azizi, Behrouz Ehsani e Mehdi Hassani. Una lettera-appello dalle carceri contro il regime. Dopo la liberazione, la gioia, l’euforia, ma pure “il senso di colpa dei fortunati”. Lo ha definito così Cecilia Sala quel malsano senso di rimorso che resta appiccicato addosso dopo aver riassaporato la libertà, sacrosanta, mentre lì dietro, in quell’inferno che è il carcere di Evin restano rinchiusi in migliaia. Sono i detenuti della prigione di massima sicurezza dell’Iran, in buona parte oppositori politici - tali o presunti. E per loro non c’è mobilitazione di media o governi stranieri che tenga.
- Iran. Il mistero del cittadino svizzero morto suicida in carcere
- Amnistia e indulto, speranze e sogni sempre più lontani
- C’è un luogo dove la disumanità è normalità: la prigione
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- Idea “radicale”: un assegno mensile per le vittime di errori giudiziari










