di Giacomo Talignani
La Repubblica, 10 gennaio 2025
Ventinove squadre composte da 395 prigionieri formati nei “camp antincendio” delle carceri sono ora in prima linea per combattere l’emergenza fuochi. Ma è polemica sia sul loro utilizzo, sia sul calo costante della formazione. Nel caos delle fiamme che stanno distruggendo la California meridionale quasi 400 pompieri-detenuti stanno aiutando ad arginare l’avanzata del fuoco rischiando la vita. Non senza polemiche, in un contesto di totale emergenza come quello che sta vivendo Los Angeles, emerge con forza la storia dei carcerati che - addestrati tramite il programma del dipartimento di correzione e riabilitazione della California (CDCR) - rischiano oggi la propria incolumità per proteggere persone e case dagli impatti degli incendi devastanti.
Internazionale, 10 gennaio 2025
Stati di fermo molto lunghi, un tasso altissimo di condanne, un uso smodato delle confessioni estorte con gli interrogatori: la giustizia giapponese andrebbe riformata. Nel 2020 il presidente della Ōkawara Kakōki, una piccola azienda di macchinari a Yokohama, è stato arrestato insieme a due suoi dirigenti. Secondo le accuse, l’azienda stava inviando in Cina equipaggiamenti che sarebbero stati trasformati in armi biologiche. I tre sono rimasti in carcere per undici mesi. I giudici hanno respinto la loro richiesta di rilascio su cauzione per cinque volte. Gli inquirenti insinuavano che se avessero ammesso il reato sarebbero stati rimessi in libertà, ma loro hanno rifiutato. Quando finalmente è stato accordato il rilascio su cauzione, uno di loro era morto di cancro allo stomaco senza avere avuto accesso alle cure. Alla fine tutti e tre sono risultati innocenti.
di Andreina Baccaro
Corriere di Bologna, 9 gennaio 2025
Mazzacuva: “Indulto unica misura immediata”. Mentre il numero dei suicidi in carcere, sul finire dell’anno appena trascorso, stava per toccare il tragico record di 91 (mai così tanti), la Camera penale di Bologna da tempo aveva sollevato il tema della necessità di misure clemenziali, come l’indulto. Parola spesso invisa all’opinione pubblica ma che a Bologna, ad esempio, il 30 novembre, proprio in una mobilitazione pubblica indetta dalla Camera penale in piazza Lucio Dalla, ha raccolto l’adesione del Comune e di più di 30 associazioni.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 9 gennaio 2025
Già sono state quattro le persone che si sono tolte la vita dietro le sbarre nel 2025. Il sovraffollamento, che ha raggiunto il 132,6% alla fine del 2024, “è una pena aggiuntiva inflitta abusivamente”, dice lo scrittore. “Nel generale restringimento dei diritti civili, dalla salute allo studio, l’amministrazione della giustizia è l’avamposto per misurare lo scarto”. Nelle carceri italiane, nel 2024, i suicidi sono stati 83, secondo il Garante nazionale delle persone private della libertà personale (dati al 20 dicembre 2024). Altri quattro detenuti, a otto giorni dall’inizio dell’anno, si sono tolti la vita. “I suicidi di persone in carcere sono derubricati a casi clinici”, dice lo scrittore Erri De Luca. “Da parte mia uso diversamente il vocabolario: i suicidi di persone detenute sono omicidi in luogo pubblico aggravati dall’omissione di soccorso”.
di Luca Bonzanni
Avvenire, 9 gennaio 2025
L’incremento degli organici di Polizia penitenziaria è previsto entro febbraio e non tiene conto dei pensionamenti. La carenza attuale, di oltre 5.200 uomini, è destinata a non cambiare. Nero su bianco c’è un piano di incremento degli organici. Ma anche la fotografia plastica delle carenze attuali sono ancora troppo ampie per essere risolte: al 17 dicembre, la polizia penitenziaria era in “deficit” di 5.323 agenti uomini, mentre tra le donne se ne contavano 1.433 in più. Il rendiconto è allegato a una circolare del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia, inviata poco prima delle feste ai sindacati di polizia penitenziaria in vista di successivi incontri. Nell’incipit si parte da una buona notizia, in realtà: entro fine febbraio, indicativamente, prenderanno servizio i 1.340 nuovi agenti (913 uomini e 427 donne) “usciti” dal 184° corso di formazione del corpo. C’è però una forbice molto più larga da colmare, soprattutto tra gli uomini, e la ripartizione di genere è rilevante perché le carceri sono divise tra sezioni maschili, presidiate da agenti uomini, e sezioni femminili, affidate ad agenti donne.
di Fabrizio Miracolo
facebook.com/fabrizio.miracolo, 9 gennaio 2025
Questa mattina, percorrendo tanti chilometri per incontrare un detenuto ormai anziano, ho avuto modo di riflettere sulla drammatica situazione delle carceri italiane. Quel colloquio, con una persona che quasi si considera un “figlio del governo”, mi ha mostrato con chiarezza quanto sia pesante il fardello del sovraffollamento. La sua voglia di dialogo, il bisogno di raccontarsi, mi hanno fatto toccare con mano la difficoltà di chi, pur consapevole dell’errore commesso, desidera reintegrarsi nella società. Ma come può farlo in un sistema che non lascia spazio alla speranza? Dove il sovraffollamento annulla ogni possibilità di percorsi rieducativi, di formazione, di apprendimento di un mestiere?
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 9 gennaio 2025
Nonostante il calo delle violenze domestiche e di genere, il Parlamento ha riformato la materia con adempimenti che stanno intasando il lavoro delle procure. Stesso copione populista in tema di migranti, con le Corti d’appello che rischiano la paralisi. Nel primo semestre del 2024, rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente, si è registrata una diminuzione del numero di omicidi con vittime di genere femminile (da 62 a 49, -21 per cento), del numero di donne uccise in ambito famigliare-affettivo (da 53 a 44, -17 per cento), e del numero di donne uccise da partner o ex partner (da 32 a 24, -25 per cento). Nello stesso periodo si è registrato anche un calo degli atti persecutori (-8 per cento) e delle violenze sessuali (-2 per cento). È quanto emerge dagli ultimi dati disponibili sulla violenza domestica e la violenza di genere, elaborati lo scorso luglio dal ministero dell’Interno. Questi numeri rendono ancora più incomprensibile la decisione del Parlamento di approvare, nel novembre 2023, la riforma del cosiddetto “codice rosso”, che ha introdotto una serie di adempimenti procedurali e burocratici così gravosi che, come abbiamo raccontato ieri su queste pagine riportando le parole di diversi procuratori, stanno intasando il lavoro delle procure di tutta Italia.
di Andrea Pugiotto
L’Unità, 9 gennaio 2025
Sono già dodici gli scrutini andati a vuoto in parlamento nel tentativo di ripristinare il plenum della Consulta, oramai ridotto al minimo legale di 11 giudici (su 15). Un ritardo coltivato fino a cumulare il numero di giudici da eleggere simultaneamente, così da preparare una spartizione tra le forze politiche, in spregio ai principi costituzionali.
di Kaspar Hauser
Il Manifesto, 9 gennaio 2025
Avanti con la separazione delle carriere: il partito azzurro schiva il voto sull’elezione dei membri laici del Csm ma resta in agguato. La giornata di ieri ha avuto una dimensione distopica per quel che riguarda la giustizia italiana. La realtà andava da una parte, la narrazione si muoveva in senso inverso. Dai tribunali di tutte le città italiane, da Trento a Catanzaro, da Torino a Pescara, sono giunte notizie del blocco dei processi telematici fino al 31 marzo; il motivo, il black out della App che il ministero ha lanciato ad inizio anno. Alle 15 il ministro Carlo Nordio ha risposto durante il question time ad una interrogazione in merito, ma lasciando tutti a bocca aperta ha affermato: “In questo momento la mia mente è tutta presa dal fatto che la riforma costituzionale vada avanti”. La domanda posta dai cronisti riguardava la vicenda dell’eventuale rilascio dell’iraniano Abedini, ma l’irreale risposta di Nordio ha fatto infuriare l’Anm che ha espresso le proprie critiche.
di Simona Musco
Il Dubbio, 9 gennaio 2025
Il laico Giuffrè (FdI): “Parere non richiesto, è un caso emblematico dell’espansione del ruolo del Csm”. I togati: “Così indeboliamo la cultura della giurisdizione”. Ma passa la proposta anti-riforma. “Ci troviamo di fronte ad un caso emblematico di quella espansione del ruolo del Consiglio superiore della magistratura secondo la prassi e oltre la lettera della Costituzione e della legge. Come Consiglio superiore interloquiamo con il Parlamento in una materia nella quale il Parlamento ha la più ampia discrezionalità contemplata dal nostro ordinamento costituzionale e limitata solo dai principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale. Di questo dobbiamo essere consapevoli.
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