tg24.info, 9 gennaio 2025
Sono stati assolti con formula piena i sette agenti di Polizia penitenziaria accusati di concorso in omicidio colposo per la morte di V.G. un ragazzo di 25 anni residente a Ceccano. Dati i suoi problemi psicologici il giovane era stato collocato presso una Rems della città fabraterna. Ma da quella struttura il 25enne era scappato. A quel punto era stato trasportato presso il carcere di Regina Coeli a Roma. Ma il 7 febbraio del 2017 il giovane era stato trovato impiccato nella sua cella. A seguito di tale fatto erano finiti sotto processo per omicidio colposo la dottoressa che teneva in cura il detenuto e sette agenti di polizia penitenziaria tutti ciociari.
di Giacomo Giampieri
Il Resto del Carlino, 9 gennaio 2025
Parla la direttrice del carcere, Manuela Ceresani, dopo gli ultimi episodi “Molti sono tossicodipendenti, c’è meno accettazione della reclusione”. Aggressioni ai poliziotti dentro il carcere purtroppo succedono, non è la prima volta. Questo credo accada da una parte perché i detenuti sono più reattivi, spesso ci vengono mandati da altre carceri dove hanno già dato problemi, e dall’altra anche per il poco personale su cui dobbiamo fare i conti. A Montacuto siamo scoperti di 70 poliziotti”. A parlare è Manuela Ceresani, direttrice delle due carceri anconetane, Montacuto e Barcaglione. Nell’ultima settimana c’è stata una escalation di violenza che ha caratterizzato la Casa circondariale di Montacuto.
diocesiudine.it, 9 gennaio 2025
Sarà Silvia Landra, psichiatra in diversi istituti penitenziari del milanese e già collaboratrice della Caritas ambrosiana, l’ospite del primo appuntamento 2025 della Scuola di Politica ed Etica Sociale. L’incontro sarà lunedì 13 gennaio alle 18.15 a Udine. “Cosa c’è oltre le sbarre? Quando “i diversi” ci assomigliano”. Un titolo quanto mai provocatorio per un tema che è sempre di stretta attualità. È il biglietto d’ingresso al primo incontro del 2025 della SPES, la Scuola di Politica ed Etica Sociale dell’Arcidiocesi di Udine, che avrà luogo lunedì 13 gennaio. I partecipanti saranno guidati “oltre le sbarre” da Silvia Landra, presidente dell’Azione Cattolica di Milano, psichiatra con attività in alcuni istituti carcerari lombardi. L’appuntamento, come di consueto, sarà alle 18.15 nel palazzo Garzolini-Di Toppo-Wassermann dell’Università di Udine, nel capoluogo friulano, in via Gemona 92.
di Alessandro Salemi
Il Giorno, 9 gennaio 2025
La compagnia Geniattori e dieci reclusi della Casa circondariale monzese protagonisti di “Senza parole”. Sul palco del Binario 7 porteranno in scena lo spettacolo nato dal laboratorio di recitazione oltre le sbarre. La compagnia Geniattori è nata nel 2016 da mamme e papà della materna Sant’Anna per riuscire a divertire i bambini e per raccogliere fondi con cui ristrutturare la scuola. Il teatro esce dal carcere e incontra il grande pubblico al Binario 7. È l’avventura percorsa in questi mesi dal gruppo teatrale Geniattori che per martedì 11 febbraio sta preparando un gruppo di 10 detenuti della casa circondariale di Monza per portare in scena “Senza parole”. I detenuti del laboratorio teatrale, con la loro gestualità, musiche e voce fuori campo, racconteranno la loro quotidianità, fatta di attività, per qualcuno lavoro, momenti comuni, pranzo e cena, esprimendo un’emozione per ogni momento della giornata. Lo spettacolo, presentato in carcere lo scorso maggio, apprezzato da direzione, pubblico e assessori monzesi, ora varcherà le sbarre di via Sanquirico.
di Isabella De Silvestro
Il Domani, 9 gennaio 2025
I detenuti e le detenute come affrontano la vita in cella? E gli agenti cosa pensano? Un viaggio che racconta anche il doppio isolamento delle donne transgender recluse. Questo podcast fa parte delle inchieste sostenute dai lettori. Quando entro al carcere di Como per tenere un laboratorio di scrittura creativa è una giornata soleggiata di dicembre. Ma il cielo limpido e l’aria tersa smettono di significare qualcosa appena varco la soglia del penitenziario. Dopo aver consegnato il documento, il cellulare e lo zaino all’agente nel gabbiotto, mi lascio la prima porta blindata alle spalle e inizio a percorre i lunghi corridoi: l’odore acre dei materassi date alle fiamme durante l’ultima rivolta mi invade le narici.
di Leonardo Becchetti
Avvenire, 9 gennaio 2025
Il sostegno esplicito di Elon Musk al partito di estrema destra tedesco Afd in vista delle prossime elezioni segnala quanto i luoghi del dibattito e della formazione delle preferenze siano profondamente cambiati. La generazione dei nostri padri ha costruito la sua partecipazione politica tra sezioni di partito, parrocchie e tribune elettorali dove lo scambio avveniva in modo trasparente tra gruppi con identità e ruoli ben identificabili. Siamo ancora in quel mondo quando, andando in edicola o navigando nel digitale, scegliamo un quotidiano conoscendone visione e pensiero. L’irruzione dei social media e dell’intelligenza artificiale ha certo reso molto più presente e interattivo quel villaggio globale salutato da McLuhan con l’avvento della televisione e prefigurato da Teihllard de Chardin con l’immagine della Noosfera; ma ha pure aumentato - e di molto - il rischio di “allucinazioni”, fake news e manipolazioni.
di Andrea Casadio
Il Domani, 9 gennaio 2025
Negli ultimi quindici anni tra i ragazzi di tutto il mondo è aumentato il numero dei casi di depressione, di ansia e dei tentativi di suicidio. Ma non è lo screentime e lo smartphone a causare l’epidemia di malessere: sono le peggiorate condizioni economiche e la precarietà. Parola degli scienziati di Lancet Psychiatry. La nostra economia va a rotoli e le nostre città sono insicure? È tutta colpa degli immigrati. I nostri giovani figli si sentono sempre più soli e infelici, soffrono di disturbi mentali quali la depressione e l’ansia, e tentano il suicidio più spesso di prima? È tutta colpa dei social e dei telefonini. Questa è l’epoca in cui va di moda dare risposte semplicistiche a problemi complessi. Questa è l’epoca del populismo, che trova facili capri espiatori a cui attribuire le colpe di quel che non va. Purtroppo, però, le soluzioni facili sono sbagliate e non risolvono i problemi.
di Antonio Polito
Corriere della Sera, 9 gennaio 2025
Questo risultato apra la porta alla liberazione di tutte le donne iraniane discriminate. Anche chi non crede nei miracoli deve ammettere che il governo di Giorgia Meloni, la nostra diplomazia e i nostri apparati di sicurezza ne hanno appena compiuto uno, riportando in Italia sana e salva e così rapidamente Cecilia Sala. È un grande sollievo per tutti. E in particolare per chi sa che il giornalismo non è appiccicare fake news su un social ma impegno e responsabilità, e comporta il rischio di andare in giro per il mondo per poterlo raccontare in prima persona. Un valore prezioso per la democrazia, del quale la nostra giovane collega è un esempio di prim’ordine. Anche per questo, e non solo per motivi umanitari, la sua liberazione è così importante.
di Elena Molinari
Avvenire, 9 gennaio 2025
Sono passati cinque anni da quando John Frederick Nole ha lasciato il carcere di massima sicurezza di Filadelfia e due da quando ha cominciato a tornarci regolarmente. “Ogni 15 giorni circa - spiega - mi fermo davanti ai cancelli, però”. Nole è rimasto in cella mezzo secolo, da quando era un ragazzino fino a quando, 67enne e fisicamente anziano, ne è emerso con la speranza di trovarsi un impiego. “Ero disposto a fare qualsiasi cosa - dice - lavare bagni, lavorare di notte, fare consegne. Ma non appena scoprivano che ero stato dentro, non avevo più notizie”. Nole è andato avanti grazie al sostegno della famiglia, ma non sopportava di non rendersi utile, né di vedere altri ex carcerati tornare liberi, scontrarsi con la realtà e poco dopo finire di nuovo in prigione.
di Michele Miravalle
volerelaluna.it, 8 gennaio 2025
Chi osserva il carcere con occhio non assuefatto, come prova a fare l’Osservatorio di Antigone sulle condizioni di detenzione, sa che le visite in carcere più complicate sono quelle di agosto e di dicembre. Sono questi i due momenti in cui è più evidente - e dunque, inaccettabile - la distanza tra il “dentro” e il “fuori” e soprattutto tra la pena idealizzata dalle norme e quella materiale, vivente, di carne e sbarre. Ad agosto, con il Paese in vacanza, l’ammasso di corpi accaldati e madidi langue senza fare nulla per lunghissime settimane, senza scuola, senza formazione, senza lavoro. A dicembre il non-Natale penitenziario crea rabbia e tensione.
- Il Giubileo nelle carceri, partendo dalla storia di Cagliostro
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- L’affettività in carcere è un diritto, non un premio. E i giudici potrebbero ordinare di garantirlo










