di Michele Anzaldi
huffingtonpost.it, 8 gennaio 2025
Ricordare la prigione di San Leo ci fa capire quanta strada e quanti misfatti sono stati perpetrati dall’uomo, eccessi che almeno in Europa non esistono più. Ma le parole e gli atti del Papa ci ricordano che, in una pratica delicata e complessa come la carcerazione, c’è ancora molto da fare. Non so bene perché, ma mi è arrivata su WhatsApp una foto dell’apertura dell’anno giubilare nella Cattedrale di San Leo (Rimini). All’apparenza è una delle numerose chiese che celebreranno il Giubileo 2025. Per i siciliani San Leo non è un posto qualunque, o meglio per gli appassionati di alchimia, di paranormale, di magia e per gli studiosi di massoneria, ma soprattutto per i pochi che si occupano di maltrattamenti e delle condizioni inumane riservate ai detenuti, quel luogo è un simbolo.
di Giorgia Savoia
mondointernazionale.org, 8 gennaio 2025
È iniziato il 2025, anno santo per la Chiesa cattolica, anno in cui si celebra il Giubileo. Questo evento, che si tiene ogni 25 anni, rappresenta un periodo di rinnovamento spirituale per i fedeli, offrendo l’opportunità di ottenere l’indulgenza plenaria attraverso la confessione, la comunione e la preghiera. “Pellegrini di speranza” è il tema scelto da Papa Francesco, che ha voluto dare un segnale forte e inedito: dopo aver aperto la prima Porta Santa della Basilica di San Pietro in Vaticano, ha deciso di aprire la Seconda al carcere di Rebibbia. Nessun Papa prima d’ora l’aveva mai fatto. La speranza è stata il filo conduttore dell’omelia che ha tenuto durante la messa nel carcere, alla quale ha partecipato anche il Ministro della Giustizia Carlo Nordio.
di Davide Ferrario
Corriere della Sera, 8 gennaio 2025
È uno dei grandi “non detti” del carcere: il fatto che, insieme alla libertà, si perda anche un diritto come quello all’intimità anche se questo non sta scritto esplicitamente da nessuna parte, tanto è vero che in molti altri paesi europei è prevista la cosiddetta “ora dell’amore”, vale a dire la possibilità, da parte del detenuto, di incontrarsi con moglie o fidanzata in modo privato e senza sorveglianza a vista. Ma in un paese cattolico come il nostro l’idea della pena fa scattare il riflesso condizionato della condanna del sesso - fisica e morale - in quanto peccato e quindi non pensabile come redenzione attraverso gli affetti, ma come ulteriore colpa da castigare.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 gennaio 2025
La Corte ha annullato un’ordinanza del magistrato di Sorveglianza di Torino richiamando la storica sentenza della Consulta. Prima la Corte costituzionale, con la storica sentenza n. 10 del 2024 di quasi un anno fa, che ha riconosciuto il diritto dei detenuti a colloqui senza controllo visivo con il coniuge o convivente, ora interviene anche la Cassazione con una importante pronuncia che rafforza ulteriormente questo diritto fondamentale. La Prima Sezione Penale della Corte Suprema, con la sentenza numero 8 del 2025, ha infatti annullato l’ordinanza del magistrato di Sorveglianza di Torino che aveva dichiarato inammissibile la richiesta di un detenuto di effettuare colloqui intimi con la propria moglie. Il magistrato aveva motivato il diniego sostenendo che tale richiesta “non configura un vero e proprio diritto, ma una mera aspettativa, non tutelabile in via giurisdizionale”.
di Emilia Rossi*
Il Dubbio, 8 gennaio 2025
Data la difficoltà di dare seguito alla sentenza della Consulta, con la creazione di ambienti adatti ai colloqui intimi, si sta pensando alla possibilità di permessi ad hoc per i detenuti. Ma un diritto non bisogna mai “meritarlo”. A un anno e poco meno dalla sentenza 10/2024 con cui la Corte costituzionale ha stabilito il diritto delle persone detenute ad avere incontri intimi, cioè sottratti al controllo a vista del personale di custodia, con i partner di stabili relazioni affettive, una cosa è chiara: lo Stato, nelle sue articolazioni competenti del ministero della Giustizia, non ha fatto assolutamente nulla per rendere effettivo tale diritto.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 8 gennaio 2025
Un emendamento degli azzurri mira a mantenere il sistema attuale di elezione in seduta comune per i componenti non togati del Csm. Ma la Lega non ci sta. No al sorteggio per i membri laici del Consiglio superiore della magistratura. Questo prevede un emendamento di Forza Italia depositato al ddl costituzionale per la separazione delle carriere che domani torna nell’Aula della Camera a partire dalle 12. Il partito di Antonio Tajani vuole infatti lasciare l’elezione dei laici così com’è ora, cioè da parte del Parlamento in seduta comune. Il sorteggio resterebbe, invece, per i soli componenti togati. Il testo della riforma licenziato invece dalla Commissione Affari costituzionali, che ricalca quello voluto dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, prevede per i laici una sorta di sorteggio temperato: una rosa scelta da deputati e senatori dalla quale pescare a sorte.
di Errico Novi
Il Dubbio, 8 gennaio 2025
È solo una coincidenza, per carità, ma è incredibile che l’organo di governo dei magistrati si esprima in contemporanea con Montecitorio sulla riforma che riguarda proprio i magistrati. Domani, in contemporanea col voto sugli emendamenti alla Camera, anche il Csm dovrebbe esprimersi sulla separazione delle carriere. Non per licenziare la riforma, naturalmente, ma per formalizzare, a maggioranza, il proprio giudizio tecnico. Una competenza prevista dalla legge istitutiva del Consiglio (articolo 10 comma 2 della legge 195 del 1958).
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 8 gennaio 2025
Le procure di tutta Italia sono inondate di procedimenti per presunte violenze domestiche e di genere, tanto da dover istituire gruppi specializzati che in alcuni casi coinvolgono più della metà dei magistrati in servizio presso l’ufficio. È allarme rosso per il “codice rosso”: le procure di tutta Italia sono inondate di procedimenti per presunte violenze, atti persecutori e maltrattamenti, tanto da dover istituire gruppi specializzati che in alcuni casi coinvolgono più della metà dei magistrati in servizio presso l’ufficio. Neanche si fosse di fronte a un’emergenza nazionale. A confermare le tante difficoltà sono al Foglio diversi dirigenti di uffici requirenti di grande, media e piccola dimensione, sparsi per il territorio italiano.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 8 gennaio 2025
Non è necessario che la richiesta di applicazione della pena contenga il preventivo consenso dell’imputato a seguire lo specifico percorso in quanto esso è condizione imposta automaticamente dalla legge per fruire del beneficio. In caso di patteggiamento subordinato alla concessione della sospensione condizionale della pena, non serve che nell’accordo sia esplicitato il consenso dell’imputato ad adempiere alla condizione che la legge impone automaticamente per godere del beneficio. Come l’obbligo di seguire specifici percorsi di recupero previsto per chi si sia macchiato del reato di maltrattamenti in famiglia. La concessione della sospensione condizionale nel caso di condanna per i reati indicati al comma 5 dell’articolo 165 del Codice penale è forzatamente subordinata all’adempimento della condizione imposta dalla legge. Il giudice non può quindi in via generale negare la sospensione della pena per l’assenza di un esplicito consenso al programma di recupero, in quanto la legge non lo richiede, ma impone solo che si realizzi da parte del condannato l’adempimento imposto.
di Francesco Galli
reggionline.com, 8 gennaio 2025
Stanziati oltre 18 milioni, anche per la salute mentale e la lotta alle dipendenze. Il macabro conteggio è ripreso. Sono già tre i suicidi in carcere in Italia nel 2025, ben due avvenuti nella casa circondariale di Modena, dove l’ultimo caso riguarda un 49enne italiano accusato di femminicidio. Una vera emergenza sociale, se si pensa che lo scorso anno i reclusi che si sono tolti la vita sono stati 89, cui si devono aggiungere 7 appartenenti alla Polizia penitenziaria. Non basta spiegare il fenomeno con lo stato delle carceri nel nostro Paese, il sovraffollamento e la carenza di personale anche se a fronte di 16mila detenuti nell’organico della Polizia penitenziaria, secondo i sindacati, mancano 18mila addetti. A fronte di gravi deficienze strutturali, infrastrutturali, logistiche, organizzative, diventa indispensabile agire sul fronte dell’assistenza sanitaria.
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