newsfermano.it, 5 gennaio 2025
Sono state ben 477 le ore di intervento realizzate nelle carceri marchigiane dall’U.S. Acli nell’ambito del progetto “Una comunità in movimento”. L’iniziativa, avviata nel 2017, ha come obiettivo quello di favorire la riabilitazione e l’integrazione dei detenuti, in considerazione dell’importanza che lo sport riveste quale strumento fondamentale anche per lo sviluppo delle relazioni sociali. Lo sport, il movimento e la ginnastica infatti sono di primaria importanza dentro un luogo chiuso e immobile come quello del carcere. Lo sport abbassa le tensioni, riduce le malattie e la spesa sanitaria, aiuta il detenuto a vivere meglio in un ambiente sovraffollato e privo di risorse di prima necessità.
di Selma Chiosso
La Stampa, 5 gennaio 2025
Scappata due volte da casa. Ha percorso quaranta chilometri per tornare tra i detenuti dove era stata sfamata e coccolata. Si chiama Gina ed è una cagnolina speciale. Si è “consegnata” al carcere di Asti percorrendo chilometri e chilometri, almeno una quarantina, sfidando il freddo, patendo la fame, sfuggendo i pericoli delle auto. La sua storia inizia qualche mese fa quando il cane, un meticcio biondo grande poco più di un bassotto, scappa dalla sua abitazione.
di Matteo Bussola
Corriere della Sera, 5 gennaio 2025
Salutati come strumenti di libertà e persino di liberazione degli individui e dei popoli, i social sembrano essersi trasformati in pericolosi sistemi di manipolazione di massa. Che cosa resta oggi, vent’anni dopo la creazione del gigante di Zuckerberg? Una “zona grigia” inquietante che alimenta solo spazzatura. I social ci hanno fatto disimparare a confrontarci. È un amaro paradosso, su piattaforme nate per condividere opinioni. Ma appare ormai lampante la polarizzazione immediata che, in rete, scatta davanti a qualunque tema. Si cede alla tentazione di ridurre ogni ragionamento a fazioni, ad adesioni tribali, in cui gli interlocutori vengono indicati come stimabili, o al contrario spregevoli, a seconda che appartengano o meno alla parte che noi riteniamo essere incontrovertibilmente giusta.
di Flavia Perina
La Stampa, 5 gennaio 2025
Chissà come se lo immagina Denise Cutolo l’amore dei suoi genitori: a diciassette anni ha il diritto di figurarselo come le pare anche se speriamo (per lei) che le vada meglio. Conoscere e sposare appena maggiorenne un ergastolano al 41bis, condividere un solo bacio in vent’anni, farci una figlia con l’inseminazione artificiale, crescerla facendo avanti indietro da carceri di massima sicurezza, va bene per la leggenda ma forse meno per la vita reale. E tuttavia anche questa incredibile love story è un pezzo del mito Cutolo, che a quanto pare resiste nei decenni anche se un po’ sbiadito rispetto all’epoca in cui ‘O Professore tutto poteva, tutto sapeva, tutto controllava, pure se carcerato per gran parte della sua vita di adulto, facendo e disfacendo (talvolta a colpi di pistola) sindaci, affari, appalti e trasformando il racconto della camorra nella saga di nuovi Robin Hood dediti ad “aiutare i deboli quotidianamente calpestati dai potenti e dai ricchi”.
di Valeria Parrella
Il Manifesto, 5 gennaio 2025
È che noi abbiamo visto a Roma, alla stazione Ostiense, le panche in marmo da cui affiorano cilindri di acciaio, così che non ci si possa stendere su. E ci ricordiamo il vicesindaco di Trieste che si vantava di aver gettato gli abiti dei senza fissa dimora. Addirittura ci ricordiamo di quando la Villa Comunale di Napoli era aperta, cioè con il suo impianto originario di passeggiata a mare, come ricordiamo quando nel 1999 fu commissionata all’atelier Mendini una cancellata, una “cancellata” con dei cancelli chiusi, cioè non a delimitarne l’area, ma proprio a chiuderla. Così le notizie che si richiamano dai due capi d’Italia all’inizio del nuovo anno, due notizie gemelle, di due città capitali un tempo e metropolitane ora, ci fanno riaffiorare i ricordi. Una viene da Torino, sorge da una protesta di cittadini e commercianti della circoscrizione 1, che denunciano l’incuria dei porticati dove dormono i senza fissa dimora - dentro degli scatoloni, dormono (attenzione, le chiamano “casette di cartone”: sono scatoloni, pacchi). L’azienda municipale prende provvedimenti.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 5 gennaio 2025
Il tribunale di Catania libera un richiedente asilo egiziano: lo Stato di diritto lì non esiste. Prima disapplicazione della nuova legge. Tra una settimana la competenza passerà alle Corti d’appello, ma cambierà poco. Attraverso le schede del ministero degli Esteri e le fonti qualificate indicate dalla normativa europea il tribunale di Catania ha constatato che in Egitto persistono “gravi violazioni dei diritti umani che investono, in maniera generale e costante, non solo ampie categorie di persone, ma anche il nucleo stesso delle libertà fondamentali che connotano un ordinamento democratico”. La conseguenza, scrive il giudice Rosario Cupri, è questa: “In Egitto non è “configurabile uno Stato di diritto che si possa definire realmente sicuro per tutti”. Ci sono le doppie virgolette perché l’ultima frase cita l’ordinanza interlocutoria firmata dalla Cassazione giovedì scorso. Quella su cui gli esponenti della maggioranza erano intervenuti in batteria dicendo: “dà ragione all’esecutivo” (Sara Kelany, FdI), “conferma la linea del governo” (Nicola Molteni, Lega) o “boccia sinistre giudiziarie e politiche che ci boicottano” (Maurizio Gasparri, Fi).
di Daniela Preziosi
Il Domani, 5 gennaio 2025
L’ex capo di gabinetto di Minniti, oggi assessore all’immigrazione in Campania: “Il piano Mattei ha un nome roboante, ma è la strada: trattare con quei paesi”. “Schlein rinnega la politica del Pd? Ma governare sbarchi è indispensabile e all’Ue dobbiamo dare garanzie”. Mario Morcone ha un curricum incredibile. Che non è un curriculum, è la sua storia: nato a Caserta, diventa il prefetto più giovane d’Italia, poi capo segreteria al Viminale con Mancino, in Kosovo per l’Onu, commissario di Roma, direttore dell’Agenzia per i beni confiscati alla criminalità, candidato sindaco a Napoli, capo del Dipartimento per l’Immigrazione al Viminale, capo di gabinetto del ministro Riccardi, e poi al Viminale con Marco Minniti. Lì, prima e dopo di lui c’erano Luciana Lamorgese e Matteo Piantedosi, diventati entrambi ministri degli Interni. Lui invece è diventato direttore del Consiglio per i Rifugiati. Oggi è assessore nella Campania di Vincenzo De Luca. Naturalmente con deleghe a immigrazione, sicurezza e legalità, “cose che in Campania danno un certo da fare”, dice con ironia.
di Simona Musco
Il Dubbio, 5 gennaio 2025
Intervista all’avvocata iraniana paladina dei diritti umani che dal carcere di Evin, dove si trova la giornalista italiana de Il Foglio, ci è passata più volte. E ora lì si trova anche suo marito. “Sono profondamente triste per l’arresto di Cecilia Sala. Il suo grande amore per l’Iran e per il suo popolo è evidente nei suoi reportage. In un momento in cui molti cercano di demonizzare l’Iran e i suoi abitanti, i suoi articoli riflettono l’umanità del popolo iraniano e la ricchezza della nostra cultura. Mi unisco ai miei compatrioti nel chiedere l’immediato rilascio della signora Sala dalla prigione di Evin, affinché siano tutelati i diritti di tutti i giornalisti, così come quelli dei cittadini stranieri, in Iran. In un periodo in cui Sua Santità Papa Francesco celebra il Natale invitando persone di tutte le fedi ad abbracciare l’amore e la vita, la liberazione della signora Sala rappresenterebbe un gesto di speranza e gioia, spezzando i cicli di ostilità e odio che dividono le civiltà”. Non ha ancora una volta paura di parlare Nasrin Sotoudeh, l’avvocata iraniana paladina dei diritti umani che dal carcere di Evin, dove si trova la giornalista italiana de Il Foglio, ci è passata più volte. In quel buco nero dei diritti, ora, si trova anche suo marito Reza Khandan, anche lui attivista, “colpevole” di aver fabbricato delle spille contro il velo obbligatorio e contro tortura e repressione. Khandan, nei giorni scorsi, ha iniziato uno sciopero della fame, interrotto per via delle sue gravi condizioni di salute. E alla sua famiglia viene impedito di incontrarlo, un’altra forma di tortura pensata per portare allo stremo i prigionieri politici.
di Pier Giuseppe Accornero
vocetempo.it, 4 gennaio 2025
Non era mai successo. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva appena finito il suo messaggio di buon anno agli italiani a reti unificate, che ha presidenza della CEI, con una rapidità encomiabile, emetteva una “nota con la gratitudine per le parole del presidente sulla drammatica situazione delle carceri”. Si può ipotizzare che sul cardinale arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, abbiano agito due fattori: i “rapporti” sempre più allarmanti dei cappellani delle carceri che sono in costante rapporto con i detenuti; la vigorosa spinta di Papa Francesco che a Santo Stefano ha voluto scegliere il carcere di Rebibbia per aprire la seconda porta santa dopo quella di San Pietro il 24 dicembre.
di Rita Bernardini, Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti*
L’Unità, 4 gennaio 2025
Il nuovo anno per noi di Nessuno Tocchi Caino è iniziato così come si era concluso il precedente: impegnati nell’opera laica di “visitare i carcerati”. Come diceva Marco Pannella, non bisogna mai smettere di osservare e di raccontare il carcere, perchè quel luogo è un microcosmo in cui si riflette la nostra società, nel bene e nel male. Quello appena passato è stato un anno orribile: 89 detenuti e 8 “detenenti” si sono tolti la vita. Cifre mai registrate prima nel nostro Paese che dimostrano che ormai il carcere non è più solo luogo di privazione della libertà: qui non sono presenti né i diritti né la vita.
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