di Ermes Antonucci
Il Foglio, 3 gennaio 2025
Si fa strada l’ipotesi di un intervento diretto del ministro della Giustizia Carlo Nordio sul caso della prigionia di Cecilia Sala in Iran. Secondo le norme italiane, infatti, il Guardasigilli può ordinare in qualsiasi momento la revoca della misura cautelare di un detenuto in attesa di estradizione. Ci si riferisce ovviamente a Mohammad Abedini, il cittadino iraniano arrestato in Italia, tre giorni prima della cattura di Sala a Teheran, su richiesta degli Stati Uniti che ne chiedono l’estradizione. Ieri l’ambasciata d’iran a Roma ha confermato indirettamente che Sala è stata catturata per ritorsione per il fermo di Abedini, in un’ottica di scambio di prigionieri. Abedini, ingegnere di 38 anni, è accusato dagli Stati Uniti di aver fornito al regime iraniano componenti per i droni utilizzati per uccidere tre militari americani in Giordania all’inizio di quest’anno.
di Aldo Premoli
huffingtonpost.it, 3 gennaio 2025
Si avvicina il giorno dell’insediamento ufficiale di Donald Trump alla Casa Bianca. Molte cose cambieranno. Altrettante no. È sempre stato così ovunque esista uno Stato democratico: annunci, minacce e promesse urlati durante campagne elettorali, ovunque ancora esista uno Stato democratico incontrano istituzioni che svolgono il ruolo di salvaguardia loro assegnato. Così accade che il Metropolitan Museum di New York tra le più importanti istituzioni culturali degli Stati Uniti dedichi una mostra al lavoro di un ex detenuto.
di Massimo Gaggi
Corriere della Sera, 3 gennaio 2025
La Breed ha capito troppo tardi che anche per i progressisti californiani c’è un limite alla tolleranza: esasperati dalla moltiplicazione delle tendopoli di homeless, dei furti, dalla vendita di droghe pesanti in veri mercati all’aperto, hanno scelto un non politico deciso a spazzare via mercati illegali e tendopoli. San Francisco, capitale dell’America progressista dove alle elezioni solitamente si sfidano candidati democratici di varie tendenze, data l’irrilevanza dei repubblicani, e dove fin qui ha regnato una mentalità permissiva, erede della controcultura hippy degli anni Sessanta, cambia rotta: tra quattro giorni London Breed, prima donna nera sindaco della metropoli della West Coast, lascerà l’incarico.
di Davide Vari
Il Dubbio, 2 gennaio 2025
Il Capo dello Stato, con il suo solito garbo istituzionale, ha rotto il silenzio sulle condizioni delle nostre carceri. Sergio Mattarella, con il suo solito garbo istituzionale, grazie al quale sa affondare il colpo senza mai alzare i toni, ha rotto il silenzio sulle condizioni delle nostre carceri. Ha detto quello che da anni fingiamo di non sapere, ovvero che le nostre carceri sono fuori dalla Costituzione. “Abbiamo il dovere di osservare la Costituzione che indica norme imprescindibili sulla detenzione in carcere. Il sovraffollamento vi contrasta e rende inaccettabili anche le condizioni di lavoro del personale penitenziario”, ha spiegato il capo dello Stato. “I detenuti - ha poi detto - devono potere respirare un’aria diversa da quella che li ha condotti alla illegalità e al crimine. Su questo sono impegnati generosi operatori, che meritano di essere sostenuti”. Ma sia chiaro, le parole capo dello Stato non possono essere lette solo come una denuncia contro la politica di questo governo, che sul carcere gioca a fare il duro; no, le sue parole sono rivolte anche alle opposizioni che di fronte all’ondata di suicidi si limita a sussurrare parole di circostanza.
di Andrea Carli
Il Sole 24 Ore, 2 gennaio 2025
Antigone: “Non respirano le persone detenute, oltre 62.000 (per 47.000 posti disponibili), numeri che non si registravano più dal 2013, cioè dai tempi della condanna della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo per i trattamenti inumani e degradanti generalizzati registrati nelle carceri italiane”. Crescono le presenze in carcere, crescono i suicidi e si aggravano molti dei problemi cronici del sistema penitenziario italiano. Un mondo troppo spesso invisibile. Tanto che uno dei passaggi del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è concentrato su questa questione, a partire dal suo volto più drammatico e inaccettabile. “L’alto numero di suicidi è indice di condizioni inammissibili - ha sottolineato il Capo dello Stato nell’intervento a reti unificate -. Abbiamo il dovere di osservare la Costituzione che indica norme imprescindibili sulla detenzione in carcere. Il sovraffollamento vi contrasta e rende inaccettabili anche le condizioni di lavoro del personale penitenziario”. Mattarella ha posto l’accento sul “rispetto della dignità di ogni persona, dei suoi diritti. Anche per chi si trova in carcere”. L’apertura della Porta santa del Giubileo nel carcere romano di Rebibbia da parte di Papa Francesco ha riacceso il dibattito sul problema.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 2 gennaio 2025
“Nel discorso di fine anno il capo dello Stato è stato chiaro: occorre riportare il carcere nell’ambito dell’umanità”, dice Giovanni Fiandaca, tra i massimi giuristi italiani. Il 2024 è stato l’anno record dei suicidi tra i detenuti. “Bisogna intervenire con un provvedimento di amnistia o indulto”. “Le parole espresse sul carcere dal presidente Mattarella nel discorso di fine anno sono scolpite nel marmo costituzionale. Ricordare che la Costituzione contiene norme sulla detenzione il cui rispetto è imprescindibile non significa fare un richiamo di parte, bensì rivolgere un ammonimento a tutto l’orizzonte politico: occorre riportare il carcere nell’ambito dell’umanità”. Lo dice al Foglio Giovanni Fiandaca, tra i massimi giuristi italiani. Ma come intervenire? “Innanzitutto con un provvedimento di amnistia o indulto”.
di Aldo Torchiaro
Il Riformista, 2 gennaio 2025
L’allarme del presidente Mattarella sulle carceri italiane. Insicurezza e processo mediatico: sarà l’anno della giustizia? Sergio Mattarella non si è tirato indietro nel messaggio di Capodanno, neppure sul carcere. Dopo la parola forte, “indulto”, di Papa Francesco che ha aperto la Porta Santa a Rebibbia e dopo che il ministro Carlo Nordio ha lanciato il suo programma di umanizzazione della pena, è toccato al presidente della Repubblica prendere la parola. Tre voci autorevoli, fondamentali. La situazione è dunque eccellente e ricca di speranze per il prossimo futuro? Eh no, perché il 2024 si è chiuso con numeri cupi e tragici. Non solo perché 89 sono stati i suicidi tra i detenuti e 6 tra gli agenti di polizia penitenziaria, ma anche perché 243 persone in Italia sono morte da prigioniere. Morte naturale, si dice, ammesso che ci sia qualcosa di naturale nel lasciare la vita in una cella, chiusi tra mura invalicabili. Persone che tra quelle mura scontavano la pena.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 2 gennaio 2025
I vescovi italiani plaudono alle parole del Capo dello Stato sulla dignità dei detenuti ma nei commenti della politica prevale il timore di essere impopolari. Negli ultimi giorni, gli appelli per un provvedimento che possa lenire la drammatica situazione di sovraffollamento nelle carceri italiane si sono levati dalle maggiori autorità morali del Paese. Alla richiesta di Papa Francesco di un indulto, che si inserisce nel solco della tradizione che vuole associato al Giubileo la concessione di un’amnistia, si è aggiunta la denuncia della disumanità delle condizioni di detenzione in molti istituti da parte del Capo dello Stato nel suo discorso di fine anno e ieri, sulla quale ieri ha fatto leva la Conferenza episcopale italiana per sollecitare un atto concreto da parte della classe politica.
di Pier Giuseppe Accornero
bergamonews.it, 2 gennaio 2025
Il cardinale arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei: “la drammatica situazione delle carceri che impone un ripensamento radicale del sistema penitenziario”, al quale però non pensa minimamente il governo di destra, preoccupato solo di peggiorare le pene, di inventarne di nuove e di “buttare la chiave” come ama esprimersi Matteo Salvini. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva appena finito il suo messaggio di buon anno agli italiani a reti unificate, che ha presidenza della Cei, con una rapidità encomiabile emetteva una “nota con la gratitudine per le parole del presidente sulla drammatica situazione delle carceri”.
di Francesco Petrelli*
L’Unità, 2 gennaio 2025
Le nostre carceri traboccano di detenuti: in tanti si tolgono la vita perché costretti a vivere in condizioni degradanti e inumane. Ma per Nordio l’indulto sarebbe “segno di debolezza”. Mentre il ministro Nordio ribadiva l’ennesimo rifiuto ad ogni forma di provvedimento di clemenza, se ne andava il novantesimo detenuto, un giovane di 27 anni, che si è impiccato nel carcere di Piacenza. Si è portato via le sue ragioni disperate strette nel cuore, come gli altri 89 detenuti che in questo ultimo anno prima di lui hanno scelto di fare quell’ultimo terribile passo. Sovraffollamento e suicidi continuano infatti a crescere. Per chi abbia visitato i reparti di un carcere sovraffollato non è difficile comprendere l’urgenza e la necessità di restituire dignità e umanità alle persone detenute.










