di Arrigo Cavallina
Ristretti Orizzonti, 2 gennaio 2025
La drammatica situazione delle carceri è nota: il sovraffollamento, l’arbitraria privazione delle relazioni affettive, la stretta limitazione delle comunicazioni, le condizioni igieniche, gli episodi di violenza sono tutti fattori di grave malessere resi ancora più evidenti dal mai così alto numero di suicidi. Ci sono buone ragioni per denunciare e protestare contro un regime di illegalità, spesso sanzionato anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Da più parti si chiede al Governo di intervenire con provvedimenti adeguati. E cosa fa il Governo? Eccolo il provvedimento: col DM 14 maggio 2024 istituisce il G.I.O., Gruppo di intervento operativo per stroncare con la forza le proteste. Chi ha stomaco può guardare i 44 minuti di video della presentazione: https://www.youtube.com/watch?v=jnVVF4U7RLo
di Frank Cimini
L’Unità, 2 gennaio 2025
Evidentemente Carlo Nordio, il “liberale e garantista” ministro della Giustizia, non ha di meglio da fare in questi giorni. Insieme al Dap ha impugnato in Cassazione l’ordinanza con cui il Tribunale di Sorveglianza di Sassari, ribaltando la decisione della direzione della prigione e del magistrato monocratico, aveva autorizzato Alfredo Cospito ad acquistare farina e lievito. Il Tribunale aveva sottolineato che il divieto di acquistare farina e lievito “cozza contro la linea di indirizzo posta dalla Corte Costituzionale. La Corte Costituzionale, con specifico riferimento alla materia ‘alimentare’, aveva spiegato che anche chi si ritrova ristretto secondo le modalità dell’articolo 41 bis deve conservare la possibilità di accedere a piccoli gesti di normalità quotidiana, tanto più preziosi in quanto costituenti gli ultimi residui in cui può espandersi la sia libertà individuale”. Insomma, per la Consulta il divieto relativo all’uso di farina e lievito va contro lo spirito e la lettera dell’articolo del regolamento penitenziario del carcere duro. In pratica siamo al di là del bene e del male.
di Paolo Di Falco
Il Domani, 2 gennaio 2025
Paolo Scaroni è un tifoso del Brescia. Nel 2005 la “celere” gli ha sfondato il cranio in stazione a Verona. Dal coma al risveglio ma da invalido al 100 per cento. Amnesty: “Da allora chiediamo i numeri identificativi”. “Per lo Stato italiano sono un morto che cammina”. A parlare è Paolo Scaroni, ultras del Brescia la cui vita si è fermata alla trasferta veronese del 24 settembre del 2005 con la sua squadra del cuore. Quel giorno una serie di colpi di manganello, assestati violentemente dalla Polizia, gli hanno spaccato la testa rendendolo invalido al 100 per cento. Paolo, all’epoca dei fatti, era un giovane allevatore di tori di Castenedolo e faceva parte del gruppo di ultras “Brescia 1911”. Frequentatore assiduo degli spalti dello stadio Rigamonti, non tanto per l’undici di Rolando Maran ma per stare insieme ai suoi amici, nel settembre del 2005 insieme ad altri 800 tifosi decide di seguire in trasferta le Rondinelle che giocheranno contro l’Hellas. A fine partita il tabellone del Bentegodi segnerà un mero zero a zero ma è lì dentro che, dopo la partita, ci sarà qualche contatto tra le due tifoserie avversarie.
di Aurora Bottino
primocanale.it, 2 gennaio 2025
Un numero che va a decretare un anno nero per il sistema penitenziario, non solo a livello italiano dove il numero di suicidi è il più alto degli ultimi 20 anni, ma soprattutto nella regione. Sono sette i detenuti che si sono tolti la vita all’interno di una cella in Liguria. Un numero che va a decretare un anno nero per il sistema penitenziario, non solo a livello italiano dove il numero di suicidi è il più alto degli ultimi 20 anni, ma anche nella nostra regione dove problemi psichiatrici, sovraffollamento e carenza di personale sono ormai all’ordine del giorno nelle sei strutture che dalla Spezia a Imperia vengono detenute più di 1.300 persone.
di Daniele Montanari
Gazzetta di Modena, 2 gennaio 2025
Il dramma al Sant’Anna poco prima di Capodanno: l’autopsia chiarirà se si è trattato di suicidio o incidente. Mentre stavano per iniziare i festeggiamenti per Capodanno, è morto in solitudine. Forse per un tentativo di “sballo” finito male, o forse per deliberata volontà di farla finita, sentendo tutto il peso del momento, in un luogo difficile come il carcere. È successo attorno alle 21.30 del 31 dicembre, quando è scattato l’allarme: il giovane, di origine macedone, è stato trovato esanime nella sua cella, morto per inalazione di gas. Quello delle bombolette con cui si cuociono i cibi in cella. Un attrezzo di servizio che negli ultimi tempi più volte è stato distorto nel suo utilizzo nelle carceri italiane, con esiti anche tragici. C’è chi inala il gas della bomboletta per il suo effetto stordente, e chi lo fa per togliersi la vita.
di Ilaria Bosi
Il Messaggero, 2 gennaio 2025
Chiuso un reparto. Caforio, garante dei detenuti: “Sfiorata la tragedia”. Attimi di terrore, la sera di San Silvestro, nel carcere di Maiano, dove nel corso di un tentativo di rivolta è divampato un incendio nel reparto di alta sicurezza. Diversi gli intossicati: sei agenti e due detenuti sono stati accompagnati al pronto soccorso, altri sono stati medicati nell’infermeria del carcere. Due poliziotti sono stati trattenuti in osservazione in ospedale. La dinamica dell’accaduto è in fase di ricostruzione, ma nel penitenziario spoletino - dove già nella serata di lunedì è stato richiamato il personale fuori servizio - il clima è di massima tensione.
palermotoday.it, 2 gennaio 2025
L’iniziativa degli indipendentisti della rete Antudo che si sono dati appuntamento nel giorno di Capodanno davanti al Pagliarelli e altre carceri siciliane. Lo slogan è “Abolire il carcere, amnistia subito”. “Gli istituti penitenziari sono sovraffollati e la tensione è alle stelle. Nel frattempo il governo nazionale propone disegni di legge come il ddl 1660 (o ddl Sicurezza) per punire il dissenso, aumentare i reati punibili col carcere e abolire il reato di tortura. È necessario invertire la rotta. Bisogna fare luce sulla condizione carceraria a partire dalle continue proteste nelle carceri siciliane e dai casi di abusi da parte degli agenti penitenziari, come insegna purtroppo il recente caso di Trapani”.
Il Resto del Carlino, 2 gennaio 2025
Il vescovo di Forlì-Bertinoro, mons. Livio Corazza, ha guidato la Marcia della Pace del 1° gennaio iniziata con il suggestivo raduno davanti alla Casa Circondariale. Il tradizionale appuntamento quest’anno si è così aperto in modo diverso e originale con l’avvio che è avvenuto in uno dei luoghi cittadini simbolo della sofferenza. Partendo, appunto, davanti alla Casa circondariale si è sottolineato ancor più il tema del messaggio di quest’anno di Papa Francesco per la giornata mondiale della Pace che, riecheggiando una frase della preghiera del ‘Padre Nostro’, recita: “Rimetti a noi i nostri debiti: concedici la tua pace”.
di Lorenzo Piccioli
formiche.net, 2 gennaio 2025
“Made in Jail” (Matteo Morittu e Gianluca Calabria, 2024) è un documentario che ci racconta come lavorare, vivere e sperare preparandosi sin dalla prigione ad una “seconda vita”. Un inno alla speranza che, nell’anno del Giubileo, piacerebbe a Papa Francesco. Nel quartiere Tuscolano (presso la fermata “Numidio”), su via Tuscolana, a Roma, dal 1999, esiste un laboratorio di serigrafia che stampa magliette, felpe e gadget, prodotti regolarmente in vendita al pubblico. Esso è ospitato in un locale “sequestrato alla mafia e intitolato a Massimo Schietroma”, un artista di immagini su tessuto, come recita la targa dedicatoria.
di Gianluca Iovine
Il Dubbio, 2 gennaio 2025
Conversazione con l’autore italiano che frequenta forse più di ogni altro “l’ambiente giudiziario”: si parla non solo del suo ultimo romanzo, “Volver”, ma anche della “violenza morale” implicita nel processo mediatico. A lungo attesa, l’intervista telefonica a Maurizio de Giovanni risente delle sonorità jazz di sottofondo al caffè dove sono seduto. Sul tavolo un blocco a spirale, nel testardo, anacronistico tentativo di lanciare il racconto che mi appresto ad ascoltare oltre la barriera ingenerosa del presente. Pochi squilli. I saluti. L’inizio. Il lei è d’obbligo e prova a nascondere una lunga amicizia nata al Caffè Gambrinus nel 2005, dove tutto ebbe inizio. È il ventesimo anno da narratore per il drammaturgo napoletano. Gli chiediamo quale sia la prima immagine che gli viene in mente, guardando in prospettiva la lunga strada percorsa. “Io non posso non pensare al Teatro Acacia, alcune settimane fa. Vederlo gremito, in ogni ordine di posti per Volver, con centinaia di persone ad applaudire e amare chi non esiste, se non nel cuore di tanti, mi è sembrato il punto di arrivo di un tempo lungo, anche se meno di quanto si possa immaginare, e un momento di orgoglio paterno per i miei personaggi, non solo personale. Un attimo meraviglioso”.
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