di Giorgio Bernardelli
mondoemissione.it, 1 gennaio 2025
Venticinque anni dopo la campagna del Duemila, Papa Francesco rilancia l’appello del Giubileo a condonare i prestiti a chi non può restituirli. La denuncia dell’Onu: “Il Sud del mondo ha pagato il conto più salato delle crisi”. “Un invito accorato desidero rivolgerlo alle nazioni più benestanti, perché riconoscano la gravità di tante decisioni prese e stabiliscano di condonare i debiti di Paesi che mai potrebbero ripagarli. Prima che di magnanimità, è una questione di giustizia”. Nell’appello alla speranza che Papa Francesco lancia al mondo con l’Anno Santo del 2025 appena iniziato, queste parole della bolla di indizione Spe non confundit tornano a porre con forza il tema del debito pubblico dei Paesi più poveri. E lo riprende anche il messaggio di quest’anno del pontefice per la Giornata mondiale della pace, intitolato “Rimetti a noi i nostri debiti: concedici la tua pace”.
di Enzo Risso
Il Domani, 1 gennaio 2025
Dal punto di vista economico, per il 42 per cento l’Italia rischia la recessione, mentre per il 34 il 2025 sarà un anno di stagnazione. Solo il 24 per cento di italiani (soprattutto del ceto medio) prevede una ripresa economica. Il futuro, come diceva il sociologo Anthony Giddens, non lo possiamo prevedere, “ma possiamo generare scenari alternativi futuri e facendolo possiamo aiutare a dar forma al futuro”. Per concepire sguardi alternativi è necessario individuare le sensazioni che hanno le persone sul futuro e i fattori nemici di un domani più sereno.
di Cataldo Intrieri
linkiesta.it, 1 gennaio 2025
Opponendosi ai tentativi di aggirare le norme sull’immigrazione tramite decreti che limitano i diritti dei rifugiati, la Cassazione ha riaffermato l’importanza del controllo giurisdizionale come garanzia fondamentale per i diritti umani, nonostante i propagandisti di maggioranza sostengano il contrario. Lo scorso fine settimana, l’agenzia Ansa ha pubblicato una agenzia intitolata “La Cassazione: “La valutazione dei Paesi sicuri spetta ai ministri”, una sintesi opinabile del contenuto di un’ordinanza interlocutoria della prima sezione civile della Cassazione sulla delicata questione dell’immigrazione. L’ordinanza, in risposta a un ricorso del governo contro un decreto del tribunale di Roma che disapplicava la recente legge sui trattenimenti in Albania, ha portato la Suprema Corte a interpellare la Corte di giustizia europea sulla compatibilità delle normative governative con le direttive europee.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 1 gennaio 2025
Entro 10 giorni si decide sui domiciliari all’ingegnere iraniano che potrebbero sbloccare la trattativa. La sorte di Cecilia Sala arrestata e detenuta nella prigione di Evin è legata a quella dell’“uomo dei droni” catturato in Italia su richiesta degli Stati Uniti. Per lui Teheran ha già chiesto la liberazione. Appesa alla trattativa condotta dalla diplomazia e dall’intelligence, Cecilia Sala attende gli sviluppi del caso Mohamed Abedini Najafabadi, il cittadino iraniano arrestato a Malpensa che gli Usa vorrebbero fosse estradato e invece Teheran chiede che sia liberato ponendolo come condizione per la liberazione della giornalista italiana. Un negoziato che inevitabilmente passa proprio dalle prossime scadenze della vicenda giudiziaria che coinvolge Abedini, fermato il 16 dicembre a Milano in un’operazione della Digos concordata proprio con gli Stati Uniti.
di Maurizio Stefanini
Il Foglio, 1 gennaio 2025
La presidente del Comitato per la protezione dei giornalisti ci racconta come è cambiata l’informazione a Teheran dal 2022. Non una data a caso. “Vorrei dire a Cecilia che stiamo pensando a lei. Sappiamo che viene trattata bene, come si può sperare. Vorremmo che sappia che non è sola e che molte organizzazioni stanno facendo tutto il possibile per garantire la sua liberazione. E so che molti dei suoi colleghi stanno pensando a lei, e non vedono l’ora di vederla quando verrà rilasciata”. Questo augurio viene rivolto a Cecilia Sala da Jodie Ginsberg: già giornalista di Reuters e Internews, e dal 2022 chief executive del Comitato per la protezione dei giornalisti, “un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che fa campagne a favore dei giornalisti a rischio in tutto il mondo, e lo facciamo anche fornendo assistenza diretta ai giornalisti a rischio. Quindi possiamo fornire supporto di emergenza ai giornalisti in esilio”.
di Carlotta Sisti
elle.com, 1 gennaio 2025
Attiviste, difensori dei diritti umani e dissidenti, tra cui la premio Nobel Narges Mohammadi, sono incarcerate con accuse generiche di essere pericolose per la sicurezza nazionale. Il carcere di Evin, dove dal 19 dicembre si trova in cella di isolamento la giornalista Cecilia Sala, è forse uno dei simboli più noti della repressione politica in Iran. Costruito nel 1972 durante il regime dello Shah Mohammad Reza Pahlavi, fu concepito inizialmente come struttura per la detenzione di prigionieri politici. Dopo la Rivoluzione Islamica del 1979, Evin è diventato il principale centro di incarcerazione per dissidenti, giornalisti, attivisti e membri di minoranze etniche e religiose. Secondo le organizzazioni per la difesa dei diritti umani la prigione, che si stima ospiti circa 15.000 detenuti, è caratterizzata da condizioni di sovraffollamento e carenze igienico-sanitarie.
ilpost.it, 1 gennaio 2025
Ridah Bin Saleh al-Yazidi era incarcerato dal 2002, senza che nei suoi confronti fosse mai stata formalizzata alcuna accusa. Il 30 dicembre gli Stati Uniti hanno liberato e rimpatriato in Tunisia Ridah Bin Saleh al-Yazidi, un uomo detenuto nel carcere di massima sicurezza di Guantanamo dal 2002, nonostante nei suoi confronti non fosse mai stata formalizzata alcuna accusa. Yazidi, che ha 59 anni, era stato portato a Guantanamo (che si trova sull’isola di Cuba) il giorno in cui il carcere fu aperto, l’11 gennaio del 2002. Era stato arrestato nel dicembre del 2001 in Pakistan, vicino al confine con l’Afghanistan: faceva parte di un gruppo di circa 30 uomini sospettati di essere guardie del corpo di Osama Bin Laden, l’allora leader dell’organizzazione terroristica al Qaida.
di Luigi Manconi
Il Giornale, 31 dicembre 2024
Il sistema penitenziario attuale è un corpaccione enfiato e febbricitante, che va ricondotto a più ragionevoli proporzioni perché vi si possano attuare riforme strutturali. Egregio Direttore, ho molto apprezzato il suo editoriale di venerdì scorso, “Il tabù dell’indulto”. In particolare, l’assunto da cui muove l’intero ragionamento: ovvero la violazione sistematica da parte dello Stato dei “patti sottoscritti con i cittadini che alla voce detenzione prevedono condizioni chiare e inderogabili di dignità e sicurezza sia per i detenuti sia per il sistema carcerario addetto alla loro custodia. Se queste condizioni vengono a mancare in modo grave e continuo, lo Stato si mette sullo stesso piano dei rei, in pratica è uno Stato fuorilegge”. Ecco, questo è il punto cruciale: la persistente condizione di illegalità in cui versa il sistema penitenziario italiano richiede, perché sia sanata, scelte urgenti e radicali.
di Alessandro Bergonzoni
La Repubblica, 31 dicembre 2024
Una preghiera laica e un augurio per il nuovo anno. Anni fa lo dissi in uno spettacolo: “Trecentosessantacinque vescovi entrino ogni giorno nelle carceri, non solo il Papa alcune volte, e vedrete come si mangerà meglio, si piangerà tutti, ci si sentirà diversi e sotto osservazione. Nessun abuso in presenza di tali Presenze”. Basterebbe poco, di vescovi ce ne sono tanti in Italia. Più dei nostri ministri incapaci di aprire qualsiasi porta, Santa o laica, a sbarre o del Paradiso. Anzi, solo bramosi di chiuderne fino all’asfissia anche dentro a un cellulare. Non ci si inchini, ossequiosi e meschini, davanti a sua Santità, se si gode, demoniaci, nel veder morire!
di Angela Stella
L’Unità, 31 dicembre 2024
Bilancio a conclusione di questo anno: cosa ha fatto il ministro della Giustizia per le carceri? Nulla, e dire che prima di essere Guardasigilli si professava vicino al pensiero radicale. Sicuramente il ministro della Giustizia Carlo Nordio stasera potrà brindare per aver abrogato quest’anno il reato di abuso d’ufficio e per essere riuscito ad incardinare nell’aula della Camera il suo ddl costituzionale per la separazione delle carriere, dichiarando così guerra all’Anm. Ma di certo non potrà alzare il calice se prende atto di quello che non ha fatto per le carceri. Il suo 2024 è stato caratterizzato da una serie di interviste in cui ha offerto diversi annunci che non si sono mai trasformati in qualcosa di concreto. Marzo, intervista a Il Foglio: “Occorre trovare rapidamente strutture simili a quelle carcerarie”, “essenziali per la rieducazione del detenuto”. Caserme dismesse? “Ci stiamo provando”.
- Appello ai politici: alzatevi in piedi come il Papa e varate l’amnistia!
- Caro Nordio, sia lei a chiedere alle Camere un atto di clemenza
- Servirebbe un nuovo Basaglia per dimezzare il numero dei detenuti
- Il Garante: “Lavoro, più video-colloqui e vicinanza per dare speranza ai detenuti”
- Riina jr scatena le tricoteuse del carcere duro










