di Mons. Vincenzo Paglia
L’Unità, 31 dicembre 2024
La clemenza sarebbe un segnale forte, politico, umano, verso il mondo delle carceri. Ricordo Giovanni Paolo II, nel discorso al Parlamento italiano. Era il 14 novembre 2002. Le sue parole erano solenne e gravi: “Merita attenzione la situazione delle carceri, nelle quali i detenuti vivono spesso in condizioni di penoso sovraffollamento. Un segno di clemenza verso di loro mediante una riduzione della pena costituirebbe una chiara manifestazione di sensibilità, che non mancherebbe di stimolarne l’impegno di personale ricupero in vista di un positivo reinserimento nella società”. (En passant, in quel discorso il Papa si riferì anche “alla crisi delle nascite”, al “declino demografico”, chiedendo “una netta inversione di tendenza”. E siamo ancora qui). Quel passaggio (e tutto il discorso del Papa) suscitò nelle Camere riunite un applauso forte, scrosciante, lungo. Ma poi non seguì nulla di concreto.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 31 dicembre 2024
Chi ha la cultura liberale di Brunetta e Pinelli sa bene che un provvedimento rivolto ai condannati per reati minori può stroncare la recidiva. Gentile Ministro Carlo Nordio, questa lettera potrebbe esserle indirizzata da Renato Brunetta, attuale presidente del Cnel, già ministro della Funzione pubblica e storico esponente della parte libertaria di Forza Italia, ma soprattutto impegnato al suo fianco nel progetto “Recidiva zero”, un programma che, tramite l’inclusione lavorativa dei detenuti, non solo recuperi il condannato, ma risarcisca le vittime e la società attraverso la caduta della recidiva. Vasto programma? No, se la teoria ha la forza di darsi tempi certi e investimenti sicuri.
di Pietro Pellegrini*
L’Unità, 31 dicembre 2024
Le parole del Papa a Rebibbia e gli appelli di Mattarella sullo stato delle carceri porteranno davvero a qualcosa? Bisogna iniziare con il risolvere il sovraffollamento. “Aprire le porte significa aprire il cuore alla speranza” ha detto Papa Francesco nel carcere di Rebibbia. Dopo il presidente Mattarella e tanti appelli della società civile sullo stato delle carceri, avrà un maggiore ascolto il Papa? Secondo Platone “la mente non si apre se prima non si è aperto il cuore”. Si apriranno i cuori dei politici per una qualche soluzione efficace come indulto o amnistia? Forme di liberazione anticipata, revisione delle leggi sulle droghe e un cambio di politiche migratorie, nessuna detenzione per madri con figli, rinuncia a decreti come quello “sicurezza” sarebbero una sorta di straordinaria illuminazione.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 31 dicembre 2024
Interpellato dal gesto di Papa Francesco, con l’apertura della Porta Santa a Rebibbia, parla Riccardo Turrini Vita, da fine ottobre presidente del collegio che guida il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. La norma sulla pena detentiva per le madri con bimbi piccoli nel ddl sicurezza? “Ancora è in fase di discussione, non sarebbe corretto entrare nel merito” Le violenze sui reclusi? “È un tema serio che merita approfondimenti”.
di Frank Cimini
L’Unità, 31 dicembre 2024
Per la prima volta, dopo anni di carcere duro, la Corte di Cassazione ha accettato il ricorso di Giovanni Riina (figlio dell’ex capo di Cosa Nostra, Totò, morto nel 2017) contro il regime di 41 bis nel quale è detenuto. La motivazione della cassazione è molto semplice: la sua posizione di vertice all’interno di Cosa nostra non è mai stata accertata. Contro questa decisione si sono scagliati esponenti di Fratelli d’Italia, dei 5 Stelle e anche la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo.
di Edmondo Bruti Liberati
Il Dubbio, 31 dicembre 2024
Bilancio di fine Anno e propositi per il Nuovo. La politica securitaria che ha toccato il suo estremo nel decreto sicurezza. La situazione delle carceri: il numero spaventoso dei suicidi ne è l’aspetto più vistoso, ma la quotidianità è il sovraffollamento, che ha raggiunto livelli tali da mettere in crisi il principio costituzionale per il quale “le pene non possono costituire in trattamenti contrari al senso di umanità”. Il governo ha mostrato totale chiusura a misure che potessero alleviare la tensione. Il “garantista” Nordio ha assegnato e mantiene la delega alla Polizia Penitenziaria a quel sottosegretario Del Mastro, che in più occasioni ha dettato messaggi all’insegna delle “maniere forti”.
di Claudia Cerasa
Il Foglio, 31 dicembre 2024
Al di là degli schieramenti sta emergendo il nome del giurista che potrebbe soddisfare, in quota indipendente, le caratteristiche di autorevolezza ed equilibrio necessari: la sua nomina sarebbe anche un suggerimento di metodo per la scelta degli altri. Due settimane prima di Natale, subito dopo un nuovo giro a vuoto del Parlamento per l’elezione dei quattro giudici della Corte costituzionale attualmente vacanti, era stato il presidente della Consulta, Augusto Barbera, a far sentire in modo diretto il suo richiamo al mondo politico. Un comunicato inusuale, ma giustificato dal fatto che, seppure la mancanza di quattro membri non precluda il funzionamento della Corte - undici giudici è infatti il minimo legale - i ranghi ridotti tolgono funzionalità al lavoro e indeboliscono l’immagine di autorevolezza. Barbera però, tenendosi ben lontano dalle polemiche partitiche, aveva specificato due concetti. Primo, che nel lavoro della Consulta è “essenziale il metodo della collegialità” in cui le diverse sensibilità “politiche culturali” contano, certamente, ma poi devono “confrontarsi con quelle di tutti gli altri componenti”.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 31 dicembre 2024
Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 45280/2024), le cui motivazioni sono state depositate lo scorso 10 dicembre, contiene importanti affermazioni che, ove recepite, permetteranno di riallineare il sistema di prevenzione italiano al diritto convenzionale europeo. Partendo dalla necessità di una perimetrazione cronologica della pericolosità sociale, per evidenziarne la correlazione temporale con l’acquisto dei beni di cui sia chiesta la confisca, la Corte ritiene che vada individuato un affidabile dies a quo della pericolosità, al fine di ricostruire “condotte seriali che dimostrino l’attitudine alla commissione di reati produttivi di profitti illeciti”, ma anche una sequenza suscettibile di determinare l’acquisizione di un profitto illecito. La condotta pericolosa deve essere abituale e non sporadica, e deve trattarsi di delitti commessi in un arco temporale “non esiguo”, che abbiano costituito quantomeno una rilevante fonte di reddito per il soggetto proposto.
rainews.it, 31 dicembre 2024
Il Garante: la situazione si aggrava perché 261 spazi sono inagibili. Crescono suicidi e aggressioni al personale, sempre carente. Poche luci e tante ombre nel nono dossier sulle criticità strutturali e logistiche delle carceri piemontesi, presentato questa mattina a Torino dal garante regionale dei detenuti Bruno Mellano. Sono 4.500 i detenuti presenti nelle 13 carceri piemontesi, a fronte di 3.979 posti. Ci sono, dunque, 521 persone in più. E sono ben 261 i posti detentivi temporaneamente non disponibili, spesso per problemi strutturali degli edifici: la dimensione di un carcere di media grandezza. Il dramma del sovraffollamento, quindi, è ancora più grave.
di Giuseppe Baldessarro
La Repubblica, 31 dicembre 2024
Il Garante regionale: “Sono 244 i morti dietro le sbarre in Italia, c’è una crisi grave del sistema penitenziario”. Wajdi si è tolto la vita mettendosi un cappio al collo. Era in isolamento nel carcere di Piacenza dove era arrivato dopo essere stato recluso a Modena e Ferrara. Di origini tunisine, aveva 27 anni, e alle spalle reati di spaccio e furto. Non era un criminale incallito, la sua è più una storia tipica di chi vive ai margini. Il prossimo 20 febbraio aveva l’udienza per chiedere l’affidamento in prova e probabilmente, spiega il suo legale Luca Romagnoli, avrebbe iniziato a lavorare: “C’era già l’accordo con un imprenditore disposto a dargli un’opportunità”. E tuttavia non ce l’ha fatta ad aspettare. Era provato, sotto stress. E l’isolamento non era d’aiuto, come non lo era il divieto di avere colloqui con la sua compagna, una ragazza italiana con cui conviveva prima dell’arresto.
- Cagliari. Il caso di Alessandro Atzeni, in carcere contro il parere dei medici
- Torino. “Per le carceri stanziati quasi 40 milioni. Ma i lavori sono fermi”
- Venezia. A Santa Maria Maggiore ci sono oltre 100 detenuti in più rispetto ai limiti
- Pistoia. Nessuno tocchi Caino: “La vera riabilitazione non si ottiene in prigione”
- Santa Maria Capua Vetere (Ce). Riscatto e inclusione dei detenuti: “Qui presto un ristorante”










