di Raffaella Calandra
Il Sole 24 Ore, 29 dicembre 2024
Al via un ciclo di reportage negli istituti per adulti e minori tra sovraffollamento, disagio psichico e marginalità. Se è vero che “nessun uomo è un’isola”, per capire le voci di dentro bisogna ascoltare anche quelle di fuori. Come in certe sere romane alle Mantellate, quando il vento ripete nomi di mariti, figli, fratelli urlati a squarciagola da donne che fanno giungere così il loro abbraccio al di là di blindo e cancelli. Ma il mondo di dentro e quello di fuori non sempre parlano la stessa lingua. E non di rado, quello che vive al di là delle alte mura di cinta resta un universo distante.
di Paolo Viana
Avvenire, 29 dicembre 2024
A San Maurizio Canavese, i frati Fatebenefratelli gestiscono la Rems “Anton Martin”: in una palazzina è ospitata una comunità formata da 20 ospiti, tutti psichiatrici ad “alta pericolosità sociale”. Esistono anche piccole basiliche in cui è più difficile aggrapparsi alla speranza, ma ci si prova. Viene spontaneo ripensare alle parole di papa Francesco a Rebibbia, quando si varca la porta - blindata e allarmata - della Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) Anton Martin di San Maurizio Canavese, in provincia di Torino. L’unica Rems cattolica in Piemonte, gestita dai frati Fatebenefratelli. Gli stessi del Presidio sanitario Fatebenefratelli, più noto come ospedale Beata Vergine Consolata. Una comunità di venti ospiti, circondata da recinzioni alte quanto discrete. Non è ancora chiaro se difendono chi sta fuori o chi sta dentro. I pazienti sono tutti psichiatrici ed autori di reato per i quali la magistratura ha indicato un’alta pericolosità sociale. Sovente arrivano qui, ci raccontano i sanitari e gli educatori che li assistono (una trentina), dopo aver assaggiato la quotidianità delle patrie galere, “e non è un toccasana per un malato di mente” commenta il direttore sanitario Alessandro Jaretti Sodano.
di Simone Matteis
Il Domani, 29 dicembre 2024
Il Consiglio d’Europa ha chiesto di usare le potenzialità dell’IA per tutelare i diritti dei detenuti. Ma gli strumenti oggi in uso in tutto il mondo sollevano ancora dubbi, mentre in Italia l’intero sistema si mostra tendenzialmente “resistente a questo tipo di innovazioni”. Sfruttare le potenzialità dell’intelligenza artificiale per migliorare le condizioni di vita all’interno del carcere e tutelare i diritti dei detenuti, a cominciare dalla privacy. È questo il contenuto della Raccomandazione elaborata dal Consiglio d’Europa sui risvolti etici degli ultimi ritrovati tecnologici all’interno del sistema penitenziario. Partendo dall’assunto che “la raccolta di dati biometrici e l’uso di algoritmi da parte del sistema di giustizia penale stanno avanzando a grande velocità in Europa, acquisendo sempre più importanza in tutte le fasi e in ogni settore del sistema di giustizia penale”. Per questo, pur non avendo carattere vincolante, il Consiglio ha acceso una lampadina a livello internazionale sul tema.
di Giulia Bianconi
rainews.it, 29 dicembre 2024
In Umbria non ci sono Rems, residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza. Intervista a Simona Materia, responsabile regionale dell’associazione Antigone. Un sovraffollamento che riguarda tutti gli istituti, in modo lieve solo Spoleto, e che va di pari passo alla carenza di personale. Nell’anno che sta per concludersi nelle carceri umbre è calato il numero dei suicidi, uno si è verificato a Terni, ma molti sono stati i tentativi e gli atti di autolesionismo. Situazione più complessa a Terni e a Perugia, che ospitano circa 100 detenuti in più della capienza. L’associazione Antigone compie ogni anno visite ispettive nei penitenziari. Nel carcere di Capanne il 34% dei detenuti è tossicodipendente, oltre la metà fa uso costante di sedativi e ipnotici. 19 reclusi su cento presentano patologie psichiatriche gravi. Sulla gestione di detenuti psichiatrici e sulla mancanza di una rems in Umbria, la struttura per l’esecuzione delle misure di sicurezza, era tornato a insistere il procuratore generale Sergio Sottani. Un tema su cui si è confrontato con la neo governatrice Stefania Proietti che promette: “Non resteremo ancora per molto una delle poche regioni senza una rems”. Nessun progetto ancora sul tavolo, una vaga proposta di project financing su Gualdo Tadino avuta in eredità dalla precedente amministrazione. La vera partita sarà quella del budget, elevato per la gestione di una struttura riabilitativa che ha anche precise esigenze di sicurezza, e dei numeri: sono infatti già diverse decine i detenuti potenzialmente accoglibili, una sola struttura potrebbe risolvere poco o nulla.
di Vera Mantengoli
Corriere del Veneto, 29 dicembre 2024
“Ogni persona deve avere una possibilità di riscatto”. È questa la filosofia dell’attuale direttore della Casa Circondariale di Santa Maria Maggiore Enrico Farina. Nato a Salerno nel 1977, Farina in un anno ha già dimostrato che si possono aprire le porte di un istituto di pena per dare una seconda chance a chi è ristretto. Farina non sta incentivando solo le opportunità di lavoro per i detenuti, ma anche quelle della loro crescita personale. Lo dimostra il percorso “Crescere protagonisti della propria libertà”, ideato per sostenere la genitorialità e realizzato in collaborazione con la cooperativa sociale Rem, Caritas e Comune di Venezia. Nell’anno con il maggior numero di suicidi e di morti in carcere e con un problema di sovraffollamento crescente che vede il Veneto al terzo posto in Italia, Farina sta concretamente facendo la differenza.
di Luca Bonzanni
Corriere della Sera, 29 dicembre 2024
I detenuti sono 586, a fronte di 319 posti: “È necessario incentivare le pene alternative”. Il sovraffollamento cronico con 586 detenuti a fronte di 319 posti regolamentari (tasso di affollamento del 184%), una diffusa condizione di disagio (tra il 40 e il 45% dei detenuti soffre di disagio mentale o di dipendenze) e le carenze di personale (in primis della polizia penitenziaria, con un organico sottodimensionato del 30%). È la situazione fotografata dall’associazione Nessuno tocchi Caino e dalla Camera penale di Bergamo, che nella mattinata di sabato 28 dicembre hanno fatto visita al carcere di Bergamo.
di Pietro Pace
Il Resto del Carlino, 29 dicembre 2024
Il 1° gennaio dalle 15.30 alle 17.30: insieme al vescovo Livio Corazza un momento di preghiera all’avvio e poi la messa all’arrivo in Duomo. Mercoledì 1° gennaio si terrà la tradizionale Marcia della Pace, in concomitanza con la giornata mondiale. Quest’anno, a Forlì, l’evento si distingue per alcune importanti novità, tra cui la partenza dal carcere e il legame con il Giubileo, per un profondo cammino di riflessione, speranza e integrazione. Quest’anno la Marcia pone l’accento su temi cruciali: la remissione del debito personale e dei Paesi poveri; il rispetto per la vita umana; l’eliminazione della pena di morte e l’educazione come pilastro e strumento di pace e sviluppo.
di Giuliana Covella
Il Mattino, 29 dicembre 2024
Detenuti, a tavola con De Martino Secondigliano. Ha ballato, riso e mangiato con loro in un clima di festosità e gioia, come fossero stati vecchi amici. In tuta e scarpe da ginnastica Stefano De Martino è entrato in punta di piedi nel Centro penitenziario “Pasquale Mandato” di Secondigliano, in occasione del pranzo di Natale organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio. “Nessuno di noi si deve sentire escluso”, le parole di vicinanza che ha rivolto agli 82 detenuti seduti a tavola con lui, con l’arcivescovo don Mimmo Battaglia e col referente della Comunità di Sant’Egidio Antonio Mattone
di Federica Pennelli
Il Domani, 29 dicembre 2024
È tra le più subdole e meno note forme di abusi. La ricerca: “Una su due ha dichiarato di esserne stata vittima”. Private della gestione quotidiana del denaro. Il sostegno economico può salvarle, ma le risorse sono poche. Sara ha 42 anni e lavora in banca. Quando le chiediamo che tipo di rapporto ci sia tra le donne che attraversano la sua filiale e la libera gestione del denaro, risponde: “Si può pensare che tutte le donne gestiscano a pieno il loro denaro, ma non è così: allo sportello vedo anche donne senza conto corrente o accompagnate dai mariti per le operazioni, donne che mi chiedono in modo timoroso come funzioni l’apertura di un conto e anche donne che, quando vengono da noi, raccolgono tutti gli scontrini delle spese nel portafoglio perché devono consegnarli al marito”.
di Mauro Palma
Il Manifesto, 29 dicembre 2024
I rischi della delega al giudiziario: riflessioni dopo l’assoluzione di Salvini a Palermo. Quanto avvenuto per responsabilità dell’allora ministro dell’interno ha una valutazione definitiva negativa sul piano etico sociale e sul piano politico. Sarà interessante leggere nelle motivazioni come il Tribunale ha valutato gli aspetti da me segnalati come Garante nazionale all’allora presidente del Consiglio. Anche troppo semplice esaminare l’esito della vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’ex ministro degli interni Matteo Salvini e che si è conclusa con il “fatto non sussiste”, pronunciato dal Tribunale di Palermo. Semplice, perché è un chiaro esempio della difficile interconnessione di tre aspetti: la rilevanza penale di fatti, accadimenti e comportamenti; la loro dimensione etico-sociale con la relativa responsabilità, diversa da quella penale ma anche più sostanziale per chi ha una funzione pubblica; lo spazio proprio dell’agire politico, mai delegabile ad altri ambiti d’intervento.
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