di Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera, 23 dicembre 2024
Intervista al ministro dell’Interno: “Linea dura? La chiedono gli elettori. Io candidato alle regionali in Campania? No, resto al Viminale. Nessuna divisione con il mio amico Salvini, lui e Meloni apprezzano il mio lavoro”
di Roberto Festa
Il Fatto Quotidiano, 23 dicembre 2024
Così Biden vuole salvare i condannati a morte da Trump. Alla Casa Bianca stanno discutendo se commutare le pene di tutti i quaranta uomini nel braccio della morte, o solo di una parte di essi. Il presidente eletto ha promesso di riprendere le esecuzioni a un ritmo più veloce rispetto al suo primo mandato. Commutare la pena per i condannati a morte nelle prigioni federali. È quanto vuole fare Joe Biden, che ne ha parlato con Papa Francesco giovedì scorso (Biden, devoto cattolico, incontrerà il pontefice il mese prossimo). La mossa, anticipata dal Wall Street Journal, potrebbe arrivare prima di Natale e avrebbe lo scopo di sottrarre gran parte dei condannati a morte federali all’azione di Donald Trump, che ha promesso di riprendere le esecuzioni a un ritmo più veloce rispetto al suo primo mandato.
di Dario Lucisano
L’Indipendente, 22 dicembre 2024
Il 2024 sta battendo ogni record negativo sulla drammatica situazione del sistema di reclusione italiano. Dopo che nei giorni scorsi un italiano di 50 anni si è tolto la vita nella casa circondariale di Alessandria, i detenuti suicidatisi dall’inizio dell’anno sono infatti saliti a 87, a cui l’associazione Ristretti Orizzonti aggiunge anche il suicidio avvenuto nel CPR di Roma. Se si contano anche i 155 detenuti morti per “altre cause” tra le mura delle carceri italiane, si arriva a un totale di 243 reclusi morti nelle strutture del Paese, superando di gran lunga gli 82 registrati nel 2022 (numero più alto fino ad oggi). Resta, inoltre, altissimo il tasso di sovraffollamento: come denunciato dalla Polizia Penitenziaria, a livello nazionale sono 16mila i prigionieri ristretti oltre la capienza disponibile e oltre 18mila gli agenti mancanti.
di Davide Varì
Il Dubbio, 22 dicembre 2024
Il capo del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria lascia l’incarico, al suo posto Lina Di Domenico. Il capo del Dap, Giovanni Russo, in carica da due anni si è dimesso. “Apprendiamo che nella giornata di ieri, a due anni dalla nomina, il magistrato Giovanni Russo ha rassegnato le dimissioni da Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria - scrive in una nota Generino De Fazio, segretario del sindacato Uilpa Polizia Penitenziaria - Riteniamo la decisione, per quanto opportuna, del tutto tardiva. Russo, che incidentalmente era anche il Capo del Corpo di polizia penitenziaria, non è mai stato avvertito come tale dagli operatori e la sua figura al vertice dell’Amministrazione penitenziaria è risultata del tutto anonima. Chi lo conosce bene lo descrive come persona estremamente competente e sensibile sul piano umano, tutte doti che, nostro malgrado, in due anni non siamo riusciti ad apprezzare avendone notato solo l’assenza di fatto in riferimento a tutte le vicende che interessano la Polizia penitenziaria e allo stato disastrato e disastroso delle carceri”.
di Nello Trocchia
Il Domani, 22 dicembre 2024
Al ministero della Giustizia era diventato un fantasma, assente negli appuntamenti decisivi, in ritardo sulle promesse fatte e silente quando sulle carceri italiane si allungava l’ombra delle violenze con arresti e retate. Il magistrato Giovanni Russo, a due anni dall’insediamento, si è dimesso, dimissioni che sanciscono il suo fallimento e la vittoria di Andrea Delmastro Delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia e vero padrone di quel dicastero. Russo e il meloniano non erano particolarmente in sintonia a partire da quel pasticcio su quel documento “a limitata divulgazione” relativo alle visite e alle frequentazioni dell’anarchico, Alfredo Cospito, ristretto al 41 bis.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 22 dicembre 2024
Che non sia la separazione delle carriere tra giudici e pm il principale ostacolo da rimuovere (dopo che le limitazioni già in vigore hanno quasi azzerato il passaggio da una funzione all’altra) sembrano dimostrarlo proprio gli esiti dei procedimenti Open e Open Arms; e le tante (troppe?) assoluzioni in dibattimento. La coincidenza temporale tra il proscioglimento di un Matteo (Renzi) nel procedimento Open e l’assoluzione dell’altro nel processo Open Arms (Salvini) ripropone il problema del rapporto tra politica e giustizia, con il primo che chiede le scuse di chi ha strumentalizzato le accuse a suo carico e il secondo che invita ad accelerare con l’approvazione di nuove norme: “Riforme, riforme, riforme”.
di Cesare Zapperi
Corriere della Sera, 22 dicembre 2024
“È urgente la riforma della giustizia. Devo dire che ieri in tribunale a Palermo gli italiani hanno visto una giusta e sana separazione di chi giudica rispetto a chi indaga. Non sempre è così. La separazione delle carriere, secondo me, porterebbe quello che si è visto ieri a essere normalità in tutta Italia. Anche perché io sono stato assolto, ci sono decine di migliaia di italiani che sono ingiustamente sotto processo. Penso a loro, a chi è ingiustamente in carcere e ai domiciliari. La riforma della giustizia è ancora più urgente da ieri”, lo ha detto il ministro Mattero Salvini, incontrando sostenitori a Roma dopo la sentenza di assoluzione al processo Open Arms.
di Ernesto Menicucci
Il Messaggero, 22 dicembre 2024
L’intervista al ministro della Giustizia: “È la riforma Nordio-Meloni. L’uso del trojan? Solo in alcuni casi come i femminicidi. Sarebbe grave se i magistrati scioperassero”. La scrivania di Togliatti, l’ammirazione per Vassalli (“Un eroe della Resistenza, padre del codice di procedura penale che andrebbe però riportato alla sua versione originaria”), le citazioni in latino, i suoi libri sulla Giustizia sul tavolo. Carlo Nordio, Guardasigilli del governo Meloni, ex magistrato, il “terrore” delle Coop rosse e non solo, si accende una sigaretta e apre le porte del suo ufficio al ministero, in via Arenula. Temi sul tavolo, a volerne. È il day after la sentenza Salvini su Open Arms, ma anche del proscioglimento di Renzi e dei suoi per il caso Open. Politica e giustizia. Siamo sempre lì, dal 1992 in poi.
di Alessandro D’Amato
La Nazione, 22 dicembre 2024
Esposito, ex senatore e assessore Pd, per 7 anni ha affrontato accuse di corruzione e traffico di influenze, poi archiviate. Stefano Esposito, ex senatore e assessore Pd, per 7 anni ha affrontato accuse di corruzione e traffico di influenze archiviate dal Gip di Roma lo scorso 3 dicembre. Il suo caso, prima delle assoluzioni di Renzi e Salvini, dimostra che il sistema in definitiva funziona? “Verrebbe da dire che il sistema si autocorregge, e questo dovrebbe rasserenare. Purtroppo queste vicende, oltre a quelle che non trovano eco sui giornali, sono costellate da un problema oggettivo: la lunghezza dei tempi. Che è inaccettabile. A questo si accompagna la gogna mediatica, che distrugge la vita di chi ha la sventura di finire sotto indagine e i suoi famigliari”.
di Cosimo Rossi
La Nazione, 22 dicembre 2024
Il segretario generale Anm: “Il processo a Salvini non è stato inutile. I processi non sono mai inutili. Nemmeno se l’esito è assolutorio. Anzi, si fanno proprio per verificare le ipotesi di accusa. Anche quello assolutorio è un esito fisiologico. Se si dovesse dire che il processo è inutile solo perché l’esito è assolutorio, non si svolgerebbero più”.
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