di Valentina Stella
Il Dubbio, 20 dicembre 2024
Il provvedimento riguardava il rigetto, da parte di una Commissione territoriale, di una domanda di protezione internazionale presentata da un cittadino di un Paese terzo (la Tunisia) inserito nell’elenco dei Paesi di origine sicuri. Spetta “al circuito democratico della rappresentanza popolare la scelta politica di prevedere, in conformità con la disciplina europea, un regime differenziato di esame delle domande di asilo per gli stranieri che provengono da paesi di origine designati come sicuri”. E dunque il giudice “non può sostituirsi al ministro degli Affari esteri” né “può annullare con effetti erga omnes il decreto ministeriale”. Tuttavia “il giudice ordinario, nell’ambito dell’esame completo ed ex nunc, può valutare, sulla base delle fonti istituzionali e qualificate di cui all’art. 37 della direttiva 2013/ 32/ UE, la sussistenza dei presupposti di legittimità di tale designazione, ed eventualmente disapplicare in via incidentale, in parte qua, il decreto ministeriale recante la lista dei paesi di origine sicuri (secondo la disciplina ratione temporis), allorché la designazione operata dall’autorità governativa contrasti in modo manifesto con i criteri di qualificazione stabiliti dalla normativa europea o nazionale”. È quanto affermato ieri da una sentenza della prima sezione civile della Corte di Cassazione, che ha risposto ad un rinvio pregiudiziale del Tribunale di Roma del 1° luglio scorso.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 20 dicembre 2024
Intervista al costituzionalista Michele Ainis sul processo a Matteo Salvini: “Il nostro tempo è diventato più crudo ed è un tempo di crisi del diritto internazionale. Ebbene, questa crisi non va assecondata né giustificata”. “Io non devo anticipare le sentenze dei giudici: quel che posso dire è che il nostro tempo è diventato più crudo ed è un tempo di crisi del diritto internazionale. Ebbene, questa crisi non va assecondata né giustificata”. Parola del costituzionalista Michele Ainis, che non si sbilancia sulla sentenza prevista per oggi del processo Open Arms contro Matteo Salvini ma, aggiunge, “un atto politico non è svincolato dal rispetto delle leggi”.
di Barbara Stefanelli
Corriere della Sera, 20 dicembre 2024
La caduta di Assad mostra la debolezza strutturale delle dittature. Da Damasco a Kabul fino a Teheran sono ora in gioco gli equilibri della regione. Ma serve l’impegno di tutti per far risalire i diritti nelle agende internazionali. Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace 2023, dissidente iraniana in carcere con condanne che si accumulano invece di consumarsi, ha scritto tempo fa una lettera al mondo invitandoci ad ascoltare il sibilo che arriva quando un muro comincia a creparsi e finalmente l’aria passa. Succede ogni volta che la presunta “stabilità” dei regimi viene svelata nella sua debolezza strutturale. Succede se la gente comincia ad avere meno paura. E succederà, assicura ottimista Mohammadi - nonostante la reclusione, lo strazio dovuto a cardiopatie e un sospetto cancro, la separazione dai figli che erano bambini e sono ormai maggiorenni -, “succederà che un giorno quel muro, eroso, verrà giù di colpo”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 19 dicembre 2024
Ci sono famiglie che si sentono isolate e trascurate, sole alle prese con problemi angosciosi, generati dalla presenza di un congiunto - spesso un figlio - sofferente per un disturbo psichico. E che talvolta incappa nelle maglie della giustizia, con conseguenze ancora più pesanti. Proprio ieri abbiamo parlato di un ragazzo che è finito nel carcere sardo di Uta per un episodio psicotico. Il gip ha chiesto chiaramente la scarcerazione e il trasferimento in comunità. Ma ci sono ostacoli e ancora si trova illegalmente dentro. La garante regionale Irene Testa ha lanciato l’allarme. Ma tante sono le famiglie lasciate da sole a causa dell’incompiutezza della riforma Basaglia che ha portato alla chiusura dei manicomi.
di Giovanna Pasqualin Traversa
agensir.it, 19 dicembre 2024
Dalla Simpse arriva un progetto di riforma della sanità penitenziaria. Aumentano patologie psichiche, malattie infettive, diabete, obesità, tumori, ma anche tossicodipendenza e suicidi, mentre la frammentazione dell’assistenza sanitaria penitenziaria è all’origine del malfunzionamento del sistema. L’11 dicembre, al Ministero della Salute, la Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria ha lanciato un progetto di riforma. Il 2024 ha segnato una nuova emergenza per le carceri italiane. Sovraffollamento, mancanza di personale, strutture fatiscenti, difficoltà per il personale sono rimasti irrisolti, mentre le condizioni di vita dei detenuti sono peggiorate.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 19 dicembre 2024
Il record trentennale è stato ampiamente superato. E i dati del Dap escludono i morti in ospedale. Il sistema carcerario continua a essere teatro di drammatiche perdite umane, una vera e propria mattanza senza precedenti. La scorsa notte, un detenuto si è tolto la vita presso la Casa circondariale di Viterbo, segnando il settimo caso di suicidio nel Lazio nel 2024. Dall’inizio dell’anno si contano 88 suicidi (escludendo quelli avvenuti nei Cpr). Il record trentennale è stato ampiamente superato, anche se i dati ufficiali del Dap non includono i decessi avvenuti in ospedale a seguito di atti suicidi commessi in carcere. Proprio sulla discrepanza di questi dati, il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti ha presentato di recente un’interrogazione parlamentare.
di Martina Ucci
L’Unità, 19 dicembre 2024
Un ragazzo di vent’anni si è tolto la vita nella notte tra martedì e mercoledì, nel carcere di Viterbo: è l’88esimo. Pd all’attacco: “Il governo non può continuare a nascondere questa emergenza” ha commentato la senatrice dem Di Biase. L’ennesimo suicidio in carcere. Questa volta a Viterbo. Il ragazzo aveva circa 20 anni, questo è tutto quello che si sa al momento. A dare la notizia è il Garante dei detenuti, Stefano Anastasia, che sottolinea come quello di oggi sia il sesto suicidio nel Lazio quest’anno. “Noi Garanti - dichiara Anastasìa - gli operatori sanitari, quelli penitenziari, e i volontari facciamo il possibile, ma la scarsità di spazi, personale e risorse finanziarie, insieme con l’irrigidimento della legislazione, della giurisprudenza e dell’amministrazione stanno rendendo le carceri luoghi invivibili e fuori controllo”. Sovraffollamento, inasprimento delle pene, condizioni di vita sotto la soglia della dignità in cui non vi è spazio per luoghi che aiutino il reinserimento nella società. Questi sono i motivi principali che stanno portando ad una vera e propria “dissipazione di vite e diritti nelle carceri”, come denuncia Anastasìa.
garantedetenutilazio.it, 19 dicembre 2024
Un’interrogazione parlamentare evidenzia le discrepanze tra i dati del Dap e quelli dell’osservatorio di Ristretti Orizzonti. Anche a seguito dell’interrogazione parlamentare del 3 dicembre scorso presentata dall’onorevole Giachetti al ministro della Giustizia, da diverse settimane si è animato un certo dibattito sugli effettivi numeri degli eventi suicidari avvenuti quest’anno negli istituti di pena nel nostro Paese. In particolare nell’interrogazione parlamentare si constatavano significative discrepanze tra quanto reso noto e monitorato dall’osservatorio “Morire di carcere” curato da Ristretti Orizzonti, i dati resi noti dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) e quelli infine pubblicati periodicamente a partire dal giugno di quest’anno dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (Gnpl).
di Francesco Grignetti
La Stampa, 19 dicembre 2024
Il ministro Guardasigilli promette ispezioni e azioni disciplinari ai magistrati che non rispetteranno le norme. Il giorno dopo l’approvazione della cosiddetta “legge bavaglio” da parte di questo governo, arriva in Parlamento una missiva del ministro Carlo Nordio che può essere considerato un suo manifesto ideologico, ma anche la promessa di nuovi scontri con i magistrati. “Questo Governo - scrive il ministro Guardasigilli - ha messo in campo diversi interventi normativi di stampo garantista, finalizzati a rendere effettivi i principi costituzionali della riservatezza delle comunicazioni e del giusto processo, con misure dirette a tutelare non soltanto l’imputato e la vittima ma anche i terzi che si trovino eventualmente coinvolti nelle operazioni investigative, sia all’interno del processo che fuori dallo stesso”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 19 dicembre 2024
Con la scissione dai giudici, i requirenti avranno il loro Csm, i loro agenti e discrezionalità. Servono bilanciamenti. Reclutare nuovi magistrati, nuovi cancellieri: è una rincorsa continua. In tutti gli uffici giudiziari. Si fa fatica a bilanciare, con le assunzioni, il naturale invecchiamento del personale, togato e amministrativo. Ma ieri il guardasigilli Carlo Nordio ha ricevuto una buona notizia: “Grazie all’intesa tra ministero dell’Interno e ministero della Giustizia, sono state aggiornate”, fanno sapere dal Viminale, “le aliquote del personale delle forze di polizia in servizio presso le sezioni di Polizia giudiziaria degli uffici di Procura. Contestualmente alla nuova ripartizione sono aumentati gli operatori impiegati, che salgono a 5.357 unità, nel rispetto del rapporto di proporzione con il numero dei magistrati previsti negli uffici giudiziari: due operatori per ogni magistrato in sede ordinaria e tre operatori per ogni magistrato in sede di Procura distrettuale”. Si tratta, chiarisce il ministero guidato da Matteo Piantedosi, di un intervento “atteso da tempo, con il quale le tabelle vengono adeguate al mutato scenario che negli anni si era andato delineando a seguito dell’istituzione di nuove Procure e delle rimodulazioni organiche dei magistrati inquirenti”.
- Non è colpa nostra se sulla malagiustizia torniamo sempre a Tortora
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