prpchannel.com, 11 dicembre 2024
“Oltre il cielo” dal 13 dicembre in esclusiva su RaiPlay. L’intensa docuserie, in otto episodi, racconta le fasi di recupero di alcuni giovani detenuti nelle carceri minorili Beccaria di Milano, Fornelli di Bari e nella comunità Kayros. La docuserie “Oltre il Cielo”, prodotta da Rai Contenuti Digitali e Transmediali in collaborazione con Pepito Produzioni, offre uno sguardo intimo e realistico sul complesso mondo delle carceri minorili italiane e dei percorsi di recupero dei giovani detenuti. Attraverso otto episodi, disponibili a partire dal 13 dicembre in esclusiva su RaiPlay, la produzione si addentra nelle storie personali di ragazzi che si trovano reclusi nelle strutture penitenziarie minorili Beccaria di Milano e Fornelli di Bari, oltre che nella comunità Kayros di Vimodrone.
di Guido Caldiron
Il Manifesto, 11 dicembre 2024
“Per questi motivi” di Giancarlo De Cataldo, pubblicato da Sem. L’autobiografia criminale del Paese dal Caso Montesi all’uccisione di Pier Paolo Pasolini. “La penso come Gadda - scrive l’autore - dietro ogni omicidio c’è una pluralità di cause, uno gnommero, un groviglio, una matassa che non sempre si riesce a districare. Ma è un tentativo che bisogna fare nell’interesse collettivo”. Non è il libro a cui pensa da un po’ per dire la sua su come va la Giustizia nel nostro Paese, anche se qualche eco delle proprie vicende personali, della sua vita di magistrato che è venuta prima e ha poi accompagnato quella di scrittore, drammaturgo, sceneggiatore emerge anche qui - il resto lo aveva raccontato già nel 2012 con In giustizia (Bur). Ma, come accade in alcune delle sue opere più elaborate, quasi dei “romanzi-mondo” come L’agente del caos (2018), Suburra (2013) e, soprattutto, Romanzo criminale (2002), c’è nel modo in cui Giancarlo De Cataldo riannoda i fili della nostra memoria pubblica, intessuta di crimini eccellenti e di misteri spesso tutt’altro che inafferrabili, qualcosa di talmente personale che sembra rimandare prima di tutto all’empatia, alla voglia di voler comprendere prima ancora che di giudicare.
traduzione di Stefano Viviani
Vanity Fair, 11 dicembre 2024
“Il carcere si è preso mia madre, mio padre e tutti i miei amici”: lo scrittore francese Mokhtar Amoudi, che si è aggiudicato il Premio Goncourt des détenus, parla della sua carambolica vita nel libro “Le condizioni ideali”. Un numero speciale quello di Vanity Fair, in edicola fino al 18 dicembre 2024. Un numero che accende i riflettori sulle carceri: “Il 2024”, scrive il direttore Simone Marchetti nel suo editoriale, “è l’anno che ha contato più morti nella storia recente delle carceri italiane”. Dietro le sbarre il quadro è desolante, con situazioni di sovraffollamento e disumanità.
di Vincenzo Scalia
Il Manifesto, 11 dicembre 2024
La morte del giovane Ramy El Gaml, avvenuta a Milano tra il 24 e il 25 novembre mentre era inseguito da un’auto dei carabinieri nel quartiere del Corvetto, squarcia il velo di malintesi e di ipocrisie che nell’ultimo lustro hanno ammantato la questione giovanile. A partire dalla pandemia, la rappresentazione dei giovani come categoria sociale problematica, principale responsabile della criminalità di strada nel nostro Paese, dai rave ai furti, dalle risse nelle zone della movida al consumo di sostanze, ha subito un’insolita accelerazione. Cronache e palinsesti televisivi si sono riempite di baby gangs e nuovi teddy boys, sospingendo il varo di provvedimenti liberticidi come i decreti anti-rave e Caivano.
di Enrica Muraglie
Il Manifesto, 11 dicembre 2024
L’alleanza per la chiusura dei Cpr: Tai, parlamentari e consiglieri regionali contro “l’istituzione totale” che ha ucciso Ousmane Sylla. Il suo corpo è arrivato a Conakry lo scorso aprile, come aveva chiesto, ma delle ore durante le quali Ousmane Sylla si è tolto la vita e delle successive rivolte dei compagni di cella non devono risultare tracce. Ors Italia srl, ente gestore del Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Ponte Galeria, a Roma, si è rifiutato di fornire il “registro degli eventi critici relativo al periodo del suicidio di Sylla e ai giorni successivi alla rivolta, adducendo informazioni contraddittorie circa la sua esistenza e il presunto smarrimento”, come si legge nel rapporto redatto dal Tavolo nazionale immigrazione e asilo (Tai).
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 11 dicembre 2024
Rinviato l’esame della questione sollevata dal Tribunale di Lucca per il riconoscimento dei bimbi nati da due donne. E intanto la questione resta in mano a sindaci e giudici. Nel puzzle frammentato che tiene in bilico i diritti dei figli nati da due mamme la svolta attesa per mano della Consulta resta ancora un miraggio. Almeno per un po’. Oggi, infatti, la Corte avrebbe dovuto avviare l’esame della questione di legittimità costituzionale sollevata dal tribunale di Lucca rispetto al doppio riconoscimento della madre biologica e della madre “intenzionale” (ovvero colei che non ha partorito il figlio) negli atti di nascita dei bambini nati in Italia e concepiti all’estero da due donne tramite procreazione medicalmente assistita.
di Mario Giro
Il Domani, 11 dicembre 2024
In Europa scatta la solita corsa della paura, quasi tutti chiudono le porte in faccia a chi scappa da Damasco. Ma il diritto d’asilo è individuale e ci sono minoranze che con i jihadisti rischiano la vita: cristiani, alwiti, drusi, curdi. L’egoismo europeo non ha mai portato bene. Ogni volta che la Siria (e il Medio Oriente in genere) ha uno scossone, all’Europa vengono i brividi. In termini sismici potremmo dire: ad ogni replica ci si spaventa a morte. Ormai gli europei vivono solo di paure e sono quindi riluttanti a pensare in maniera politica o prospettica. La caduta di Bashar al Assad ha fatto scattare, iniziando da nord, un riflesso europeo di chiusura: sospendere l’asilo.
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 11 dicembre 2024
I governanti europei e i nostri sembrano avere in mente un solo problema: fermare i flussi di profughi. Così si chiudono di nuovo le frontiere ai richiedenti asilo, stavolta quelli da Damasco. Mentre il ministro degli Esteri Tajani, dando voce a preoccupazioni diffuse, chiede ai nuovi governanti siriani garanzie di rispetto dei diritti delle minoranze, tra cui quelle cristiane, il governo italiano chiude le porte ai richiedenti asilo provenienti da quel Paese. È il primo atto politico nei confronti del nuovo corso di Damasco, emanato beninteso in buona compagnia europea. Come se interessasse soltanto che da quel Paese non giungano più fastidiose richieste di protezione umanitaria. Invece di preoccuparsi dell’instaurazione di un regime democratico, impegnato nel rispetto delle libertà fondamentali e dei diritti umani, alieno da propositi di vendetta nei confronti degli ex oppressori, i governanti europei sembrano avere in mente un solo problema: fermare i flussi di profughi. Anche a costo di attribuire una patente di Paese sicuro a un regime che non ha ancora neppure cominciato a rivelare quali saranno le sue autentiche linee di condotta, mentre già giungono notizie inquietanti dal confine interno con la regione nord-orientale del Rojava sotto controllo curdo.
di Mara Gergolet
Corriere della Sera, 11 dicembre 2024
Da 10 anni Hadi al Khatib raccoglie tracce dei crimini del regime. Nelle ultime ore sono decine di migliaia le prove video salvate che sarebbero sparite dai social. In un appartamento sulla Karl-Marx-Strasse, a 3 mila chilometri da Damasco, c’è il più importante archivio dei crimini di Assad. Si aggiorna in tempo reale, mentre le carceri si svuotano e le ombre, riprese dai telefonini, abbracciano i genitori. Nessun indirizzo sul campanello. Solo un celebre cognome fittizio, come d’un angelo protettore. I vicini, in questa strada di Neukölln dove Berlino sembra Medio Oriente, non hanno idea di cosa succeda al piano di sopra. “È per motivi di sicurezza”, dice Hadi al Khatib quando scende ad aprire. Sopra sembra una start up, la lingua è l’inglese, e tutti qui da 48 ore si chiedono se sia tutto vero, se Assad e il regime se ne sono veramente andati dopo 50 anni. E passano - come dice Jelnar Ahmad, braccio destro di Hadi -, dall’euforia alle telefonate al pianto. E migliaia di siriani come loro.
di Paolo Borgna
Avvenire, 10 dicembre 2024
“Svuota-carceri, sicurezza a rischio, regalo dello Stato alla criminalità”. Sono le parole che sentiamo ogni volta che si invoca un provvedimento di clemenza per far fronte al degradante sovraffollamento delle carceri. In genere, ad alzare queste grida sono coloro che in carcere non sono mai entrati (o si sono fermati alle salette ove avvengono gli interrogatori). E che magari a volte ci dicono che nelle nostre carceri si sta fin troppo bene. È un vizio antico: se è vero che un secolo fa Mussolini polemizzava contro chi voleva “convertire le carceri in collegi ricreativi piacevoli, dove non sarebbe poi tanto ingrato il soggiorno”.
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