di Stefano Maria Capilupi
huffingtonpost.it, 8 dicembre 2024
Leggere il pubblicista, che può essere oggetto di studio, ma non di grande ammirazione. E leggere il romanziere, che è motivo di catarsi per tutte le nazioni. Nei Demòni è scritto: “Se vuoi conquistare il mondo intero, conquista te stesso”. Dostoevskij ha sempre mostrato una ricerca e definizione di sé da parte dell’individuo che conoscesse e allo stesso tempo fuggisse l’inclinazione a dominare o ad essere dominati. Lo scrittore ha così conquistato e liberato sé stesso in ogni romanzo, come un novello Dante, ma con tutta la sensibilità della compassione, della ragione e della teodicea dell’epoca moderna. Vediamo ora in che contesto nazionale e storico il grande romanziere ragionasse sulla giustizia durante gli ultimi anni della sua vita.
di Lucia Bellaspiga
Avvenire, 8 dicembre 2024
Creata nel carcere di Secondigliano con i legni colorati delle barche dei migranti, suonerà nelle parrocchie di tutto il pianeta. La staffetta di pace parte oggi da Milano e raggiungerà ogni nazione. Una strana chitarra colorata. Apparentemente. In realtà un messaggio così potente che tutto il mondo già richiede la sua presenza e lei, di mano in mano, da oggi viaggerà tra i continenti, di chiesa in chiesa, e poi nei monasteri e nelle missioni più lontane, nell’intimità delle clausure o nelle piazze, nelle scuole e nelle carceri, nelle metropoli affollate o nei deserti dove solo gli eremiti ascolteranno la sua voce, tra le favelas e nelle chiese di montagna.
di Lucia Bellaspiga
Avvenire, 8 dicembre 2024
Creata nel carcere di Secondigliano con i legni colorati delle barche dei migranti, suonerà nelle parrocchie di tutto il pianeta. La staffetta di pace parte oggi da Milano e raggiungerà ogni nazione. Una strana chitarra colorata. Apparentemente. In realtà un messaggio così potente che tutto il mondo già richiede la sua presenza e lei, di mano in mano, da oggi viaggerà tra i continenti, di chiesa in chiesa, e poi nei monasteri e nelle missioni più lontane, nell’intimità delle clausure o nelle piazze, nelle scuole e nelle carceri, nelle metropoli affollate o nei deserti dove solo gli eremiti ascolteranno la sua voce, tra le favelas e nelle chiese di montagna.
di Igor Traboni
Avvenire, 8 dicembre 2024
Il Rapporto 2024 fotografa una società turbata. Aumenta il divario città/campagne e preoccupa l’istruzione. Aumenta la paura nei confronti degli immigrati. Una società italiana turbata e in profondo cambiamento, con l’acuirsi della crisi del ceto medio e preoccupazioni crescenti per i flussi migratori: è questa la fotografia che il Censis scatta per il Rapporto 2024, diffuso oggi. Un Paese che non cresce, ma “galleggia”: gli Italiani sono infatti affetti da “sindrome da galleggiamento”, con il ceto medio “sfibrato” mentre i redditi reali sono calati del 7% in 20 anni.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 8 dicembre 2024
Breve riassunto di un mese di cronaca nera impazzita. A Latina scoppia una rissa in discoteca: tre giovani tra 16 e 18 anni feriti a coltellate, di cui uno molto grave. A Lucca, un signore sgrida due giovani vandali che si accanivano contro la recinzione della sua casa: lo aggrediscono con due fendenti all’addome. A Napoli tre giovanissimi sono stati uccisi da altri giovanissimi nel giro di pochi giorni, per vendette, liti, e per un assurdo gioco con una pistola. A Siracusa, sempre in una discoteca, un sedicenne accoltella un diciannovenne perché aveva offerto una sigaretta alla sua fidanzatina. A Milano, un capotreno ferma una coppia di ventenni che non avevano il biglietto, e lo accoltellano. La lama era nella borsetta di lei, ma l’ha usata lui.
di Alessio Gaggioli
Corriere della Sera, 8 dicembre 2024
L’incontro in un locale nel centro storico di Firenze. Le sue parole, i nostri rimorsi: “Abbiamo solo questo da offrire? Ride, seduta, quasi sdraiata, sulle ginocchia del ragazzo con cui sta passando la serata. Capiremo dopo in realtà che è come se ridesse per non piangere. Che entrambe le cose sono forse solo un sintomo, seppur opposto, di una corsa sfrenata. Come se stesse correndo per non cadere. Ride, ride, ridono nell’angolo del locale, a un passo dal bancone. Un drink, un altro ancora per non arrestare la corsa, per non fermare lo sballo. Il down, la caduta, è sempre dietro l’angolo, lì dove ci sono i cattivi pensieri, le tristezze, la presa di coscienza che non ne puoi ormai fare a meno se vuoi divertirti, se non vuoi pensare. Di colpo però l’euforia finisce.
di Alice Dominese
L’Espresso, 8 dicembre 2024
Per gestire richieste di soggiorno e rimpatri il governo non intende solo delocalizzare i centri di permanenza. Ma farne sorgere di nuovi e riaprire quelli chiusi. Tra le proteste. Delocalizzarli sì, modello Albania. Ma anche costruirne di nuovi. Per il governo, la soluzione Cpr, centri di permanenza per il rimpatrio, resta una priorità, malgrado le comunità locali, anche con amministrazioni di colore politico diverso, si contrappongano all’idea di avere questi luoghi di prigionia nel proprio territorio. Accanto a chi li rifiuta per motivi di sicurezza e ordine pubblico, per altri il cuore del problema è la gestione securitaria dell’immigrazione e la persistente violazione dei diritti umani documentata dentro ai Cpr.
di Pasquale Napolitano
Il Giornale, 8 dicembre 2024
La giudice di Vibo vanifica il decreto Piantedosi: solo l’ultimo atto di un braccio di ferro tra poteri. L’ultimo atto, esclusivamente per una questione cronologica, è stato scritto due giorni fa al Tribunale di Vibo Valentia, in Calabria: il giudice Ida Cuffaro ha disapplicato la norma, contenuta del decreto Piantedosi del 2023, che prevede il sequestro amministrativo di 20 giorni per le navi Ong che si rifiutano di adempire agli ordini della Guardia Costiera. La norma è “cassata”, lo Stato deve pagare 10mila euro all’Ong Sea-Eye. È solo l’ennesimo capitolo della lunga guerra portata avanti dalle toghe contro l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 8 dicembre 2024
Una tv albanese mostra i poliziotti italiani assegnati ai Centri, che ammettono di fare “i turisti” perché le strutture sono vuote. Le opposizioni: uno spreco assurdo. L’imbarazzo del Governo. Non c’è pace per i due controversi Centri per migranti costruiti dal governo italiano in Albania. In attesa delle decisioni della Cassazione e della Corte di giustizia europea sui cosiddetti “Paesi sicuri”, a riaccendere le polemiche è un’inchiesta del canale tv albanese Syri. Con una telecamera nascosta, una inviata del programma Piranjat (“I piranha”, servizi nello stile delle “Iene”) ha ripreso il soggiorno di alcuni agenti delle forze dell’ordine italiane a Shengjin, località dove si trova una delle due strutture, vuote da giorni nelle more dei pronunciamenti giudiziari.
di Mariano Croce*
Il Domani, 8 dicembre 2024
Ciò che è accaduto in Romania, con l’intervento della Corte che ha annullato il voto, stupisce solo chi non vuol riconoscere il nodo cruciale delle straordinarie trasformazioni in atto: il conflitto tra un modello di governo a trazione giurisprudenziale e uno a trazione esecutiva, a tutto danno della tradizionale “democrazia legislativa”. Quanto accaduto in Romania lo scorso venerdì è segno di una transizione epocale con tutta l’eclatanza del caso: la Corte costituzionale ha annullato l’esito del voto popolare alle elezioni presidenziali. È l’ennesima, vivida incarnazione del crescente conflitto tra i poteri dell’esecutivo e quelli del giudiziario, tipico delle attuali transizioni di sistema.
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