di Sofia Antonelli
L’Unità, 6 dicembre 2024
Un ragazzo giovanissimo, di appena 21 anni, di origine magrebina. È l’ennesima persona morta suicida in carcere, l’85esima da inizio anno. Sembrerebbe essersi tolto la vita all’interno del reparto sanitario del carcere di Genova Marassi, dove si trovava a causa di precedenti atti autolesionisti e tentativi di suicidio. Con la sua morte, il 2024 supera il tragico primato del 2022 che, con 84 casi, era stato fino ad ora l’anno con più suicidi in carcere di sempre. Oltre ai suicidi, il 2024 è in generale l’anno con il maggior numero di decessi. Se ne contano 231 da inizio gennaio. Quest’ultimo suicidio ha in sé elementi tristemente comuni a molti altri casi. Come il ragazzo morto a Genova, molti sono i suicidi commessi da persone giovanissime. Nel 2024 se ne contano almeno venti di età compresa tra i 19 e i 29. Come lui, tante erano anche le persone straniere, almeno 35.
di Franco Corleone
L’Espresso, 6 dicembre 2024
In 300 sono sottoposti, dopo la pena, a una misura di sicurezza che può durare anni se non all’infinito. Si è perso il conto dei suicidi e dei morti in carcere per cause da accertare; i detenuti che si sono tolti la vita quest’anno sono al momento 83 (e sette gli agenti di polizia penitenziaria) e gli ospiti delle patrie galere superano le 62.000 persone: corpi ammassati senza dignità. Il sottosegretario Delmastro che vorrebbe stuprare l’articolo 27 della Costituzione sul senso della pena, di fronte a questa catastrofe umanitaria proclama che un provvedimento di amnistia (dopo 25 anni) e di indulto costituirebbe una resa dello Stato.
di Errico Novi
Il Dubbio, 6 dicembre 2024
Con il premierato in crisi e l’Autonomia dimezzata ora è la giustizia l’obiettivo chiave della maggioranza. Cioè al termine del Consiglio dei ministri che aveva varato la riforma del guardasigilli. L’idea aveva resistito per un po’. Fino allo scorso 29 ottobre, quando Nordio, senza troppi giri di parole, ha convocato le prime linee del centrodestra sulla giustizia e ha detto: sulle carriere separate cerchiamo di evitare emendamenti di parte e di partito, se proprio si pensa di modificare il testo lo si faccia solo in modo unitario. Non aveva posto un veto esplicito su variazioni in corso d’opera, ma di fatto con quel discorso ha dissuaso gli interlocutori - i capigruppo di tutte le forze di maggioranza insieme ai capidelegazione nelle commissioni parlamentari - dal compiere mosse che potessero rallentare il cammino del ddl.
di Gian Carlo Caselli
Il Fatto Quotidiano, 6 dicembre 2024
Vari magistrati hanno preso decisioni in tema di immigrati irregolari motivandole con riferimento a norme del diritto europeo, considerate - come sempre accade - gerarchicamente sovraordinate a quelle italiane. Contro di loro si è scatenata una volgare canea di insulti e minacce, compresa l’ormai classica insinuazione di essere nemici della patria e del governo impegnato a difendere le frontiere contro l’invasione di orde di pericolosi migranti. Vi è poi chi, sfoggiando reminiscenze di liceo, riesuma vecchie formule tipo: il giudice è solo bocca della legge, i magistrati non devono interpretare la legge ma soltanto applicarla, impreziosendo la declamazione di queste formule con vivide pennellate di un acceso colore rosso, richiamandosi alla “vulgata” di un bel tempo antico, una specie di eden in cui i magistrati erano apolitici e la giurisdizione equilibrata. Ma la realtà era ben diversa: era l’epoca in cui - ad esempio - i Pg della Cassazione definivano gli infortuni sul lavoro “una fatalità”, gran parte della magistratura era attestata sulla tesi che “la mafia non esiste” , la Procura di Roma veniva abitualmente definita “porto delle nebbie” e la Cassazione, nel tentativo di frenare l’evoluzione democratica, si era inventata la categoria delle norme costituzionali “programmatiche”“, cioè semplici programmi per il legislatore non direttamente applicabili.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 6 dicembre 2024
Diritto di difesa sotto attacco. Dopo la condanna all’ergastolo di Filippo Turetta, il suo difensore, Giovanni Caruso, è stato minacciato ricevendo una busta contenente alcuni proiettili. Un gesto che dimostra ancora una volta un’idea ben precisa che qualcuno vorrebbe imporre: l’autore di reati molto gravi è indifendibile e il ruolo del difensore deve essere relegato all’insignificanza. A seguito delle minacce ricevute da Caruso, il Cnf ha espresso, attraverso il presidente Francesco Greco, “la più ferma condanna per gli atti intimidatori indirizzati al collega, oltre alla piena solidarietà e vicinanza personale di tutto il Consiglio nazionale forense.
di Vittorio Feltri
Il Giornale, 6 dicembre 2024
L’ergastolo contraddice la finalità rieducativa, fissata dalla nostra Costituzione, della pena detentiva. Rieducare, del resto, è a sua volta funzionale ad un reinserimento sociale, ossia al ritorno in società della persona che, non senza causa, ha subito la privazione della libertà personale. Reinserimento che non si attua nel caso in cui la condanna preveda appunto che dalla casa circondariale mai si venga fuori, se non da morti. Quindi, a mio avviso, l’ergastolo andrebbe eliminato e la sua attenuazione non dovrebbe dipendere dall’applicazione di quelle misure cui tu ti riferisci, alle quali il condannato può accedere scontato un tot di anni.
di Michela Nicolussi Moro*
Corriere del Veneto, 6 dicembre 2024
Il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari: “Di fronte al ripetersi di crimini di una violenza efferata è inappropriato proporre un abbassamento delle pene”.
di Marco Mintillo
gaeta.it, 6 dicembre 2024
La Procura di Genova ha avviato un’inchiesta sulla morte di Amir Dhouiou, un giovane detenuto di 21 anni di origine tunisina. Il ragazzo si è suicidato nel carcere di Marassi, sollevando interrogativi sulla sorveglianza che gli era stata riservata. Gli inquirenti stanno analizzando le immagini delle telecamere di sicurezza per fare chiarezza sull’accaduto e la Procura ha disposto una perizia autoptica sulla salma.
di Andrea Sini
La Nuova Sardegna, 6 dicembre 2024
L’avvocata Decina: “È stato portato via dalla colonia penale di Isili con la testa fracassata”. Un detenuto che viene portato via d’urgenza dalla colonia penale nella quale si trova, con la testa fracassata; ipotesi della prima ora sulle cause che non trovano riscontri, un lungo ricovero in ospedale e il successivo trasferimento in carcere; danni e conseguenze gravissime riportate che non vengono prese in considerazione per trasferire l’uomo in una struttura idonea. È ancora tutto da chiarire l’episodio avvenuto ai primi del mese di luglio nella casa di reclusione di Isili, per il quale la sorella dell’interessato ha sporto a suo tempo denuncia e sul quale l’avvocata Armida Decina prova ora ad accendere i riflettori.
di Francesco Dondi
La Nuova Ferrara, 6 dicembre 2024
Delegazione in visita alla Casa circondariale di via Arginone per scoprire attività e volontariato. La notizia più bella la dà Domenico Bedin quando racconta che pochi giorni fa un ergastolano è stato assunto con contratto a tempo indeterminato nell’ambito della ristorazione. Storie di vita, storie di risocializzazione, storie belle che spingono alla redenzione. Il carcere Costantino Satta ha aperto le porte ad una visita speciale con al centro le tante associazioni ferraresi che lì dentro portano messaggi di speranza e sopravvivenza fisica e psicologica. L’ha voluta organizzare l’ufficio regionale del Garante dei detenuti, guidato da Roberto Cavalieri, con la collaborazione della garante locale, Manuela Macario e la massima disponibilità della direzione dell’Arginone con il dirigente penitenziario ad interim Stefano Di Lena, la comandante di reparto Annalisa Gadaleta e la dottoressa Annamaria Romano, funzionario giuridico-pedagogico che si occupa delle attività per i detenuti.
- Velletri (Rm). “Ripartenze: riprendiamoci il futuro!”, percorsi di formazione per detenuti
- Milano. Recupero degli arredi per i detenuti, un aiuto sociale e ambientale
- Livorno. Il lavoro come strada per il reintegro dopo il carcere
- Piacenza. Agostino e Anas, detenuti-rapper alle Novate
- Roma. Rebibbia, il cappellano: il Papa dona speranza, dopo la Porta Santa non cali l’attenzione










