Il Tirreno, 7 dicembre 2024
Cento posti a disposizione per il pubblico esterno: come partecipare. Un concerto speciale. Che si accende di Natale. Di colori. Di voglia di emozionare in un luogo che di colori brama. Il mondo di fuori entra dentro. Venerdì 20 dicembre varca il cancello della casa circondariale delle Sughere per diventare spettatore di un pomeriggio firmato dal maestro Cristiano Grasso. “Sarà per me un giorno speciale: alle 15 all’interno della casa circondariale “Le Sughere” ci sarà un concerto speciale: i miei cori - Coro UnAnime composto dai detenuti della Sezione Alta Sicurezza e Monday Girls - si esibiranno per un pubblico esterno di 100 spettatori che potranno assistere gratuitamente al concerto”.
di Francesco Verni
Corriere del Veneto, 7 dicembre 2024
Nuova graphic novel del padovano con prefazione dell’attore Pennacchi. È, senza dubbio, tra i fumetti più interessanti dell’anno. “L’ergastolo di Santo Stefano. Fine pena mai” (Ultima Spiaggia, pagine 256, 20 euro) è la graphic novel del disegnatore padovano Stefano Tamiazzo che, per la prima volta, dopo lo steampunk della serie “La Mandiguerre” e la saga fantasy dei “Cynocephales”, ha voluto affrontare un tema sensibile come la situazione carceraria italiana. Ma lo ha fatto guardando al passato, raccontando, tra documentazione ferrea e licenze poetiche, l’intera vicenda del carcere borbonico di Santo Stefano costruito sull’isoletta dell’arcipelago delle Ponziane di Ventotene, Latina.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 7 dicembre 2024
Quasi duecento adesioni di associazioni, partiti e organizzazioni sociali. Si allarga lo spettro delle adesioni alla manifestazione del prossimo 14 dicembre contro il Ddl sicurezza in discussione al senato. Ieri l’assemblea generale della Cgil ha deciso la partecipazione al corteo indetto dalla rete No Ddl Sicurezza “A pieno regime” in seguito alla grande e partecipata assemblea nazionale dello scorso 16 novembre alla Sapienza di Roma. Da Corso Italia si mobilitano per “chiedere il ritiro di un provvedimento che attacca le libertà personali fondamentali e l’espressione collettiva e democratica del dissenso, a partire dalla lotta contro la messa in discussione del diritto al lavoro”. La scelta segue le adesioni di federazioni di categoria come Fiom, Flc, Fillea e Flai e sindacati di base come Adl Cobas che da tempo stanno collaborando al percorso di costruzione della protesta, messo in piedi da uno spettro ampio che va da collettivi e centri sociali di tutt’Italia alle Acli passando per organizzazioni sociali come Arci ed esperienze storiche come Greenpeace, Amnesty international e Antigone.
Migranti. “Ha ragione chi salva vite in mare”: il tribunale di Vibo Valentia contro decreti anti-Ong
di Youssef Hassan Holgado
Il Domani, 7 dicembre 2024
Un giudice calabrese ha annullato il fermo amministrativo della nave Sea-Eye 4, accusata di non aver ascoltato la guardia costiera libica. Nel decreto Flussi la destra rende ancora più difficili i ricorsi. Intanto a Bruxelles l’estrema destra scrive il manifesto contro i salvataggi. Il governo Meloni continua ad alzare il livello di scontro con le organizzazioni non governative che salvano vite in mare, mentre i tribunali smontano il decreto Ong del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Lo scorso 4 dicembre - mentre in Senato veniva approvato il nuovo decreto Flussi - il tribunale di Vibo Valentia ha annullato il fermo amministrativo della nave Sea-Eye 4, deciso il 30 ottobre 2023 dopo un soccorso avvenuto nel Mediterraneo centrale durante il quale sono state salvate cinquanta persone.
di Alessandro Di Matteo
La Stampa, 7 dicembre 2024
È la nuova puntata dello scontro tra Governo e giudici sui migranti iniziato ad ottobre. Il fedelissimo di Giorgia Meloni, sottosegretario alla Giustizia, difende la scelta del Centro migranti in Albania: “La Corte di giustizia europea ci darà ragione”. Le parole di Sergio Mattarella non sono bastate, Andrea Delmastro rilancia l’offensiva contro la magistratura e cade nel vuoto il monito del capo dello Stato ad evitare che i poteri dello Stato vengano trasformati in “fortilizi contrapposti”. È la nuova puntata dello scontro tra governo e giudici sui migranti iniziato ad ottobre. Il fedelissimo di Giorgia Meloni, sottosegretario alla Giustizia, difende la scelta del centro migranti in Albania, attacca il Csm e si dice certo che “la Corte di giustizia europea ci darà ragione”. Delmastro se la prende con l’organo di autogoverno della magistratura, “colpevole” di avere bocciato il “decreto flussi” del governo: “I pareri si ascoltano sempre, le bocciature non competono a chi non è eletto”.
di Annalisa Cuzzocrea
La Stampa, 7 dicembre 2024
Il politologo: “Il malcontento mi ricorda il tempo del comunismo e del fascismo Il rigetto del mondo occidentale è lo stesso teorizzato in Russia e in Cina”. Quel che colpisce Marc Lazar, professore di Storia e Sociologia politica a Sciences Po a Parigi e di Relazioni italo-francesi per l’Europa alla Luiss di Roma, è l’ampiezza del fenomeno: il 70% di italiani convinti dell’inevitabile declino dell’Occidente. Delle sue colpe, di una crisi irreversibile di senso e di valori.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 6 dicembre 2024
Ieri l’ultimo caso nel carcere genovese di Marassi. Ormai sono 85 i reclusi che si sono tolti la vita nel 2024, 79 per il Garante nazionale. Il tragico record del 2022 era di 84 suicidi. La questione dei suicidi nelle carceri italiane è un dramma che, anno dopo anno, si ripresenta con una gravità sempre crescente. Un dramma che non riguarda solo i numeri, ma soprattutto le vite spezzate e le storie dimenticate dietro le fredde statistiche. Eppure, proprio sui numeri, ci si perde. Sono 79, 83 o 85 i detenuti che si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno? E questa discrepanza, apparentemente piccola, riflette una più profonda crisi di trasparenza e responsabilità.
di Sofia Antonelli
L’Unità, 6 dicembre 2024
Un ragazzo giovanissimo, di appena 21 anni, di origine magrebina. È l’ennesima persona morta suicida in carcere, l’85esima da inizio anno. Sembrerebbe essersi tolto la vita all’interno del reparto sanitario del carcere di Genova Marassi, dove si trovava a causa di precedenti atti autolesionisti e tentativi di suicidio. Con la sua morte, il 2024 supera il tragico primato del 2022 che, con 84 casi, era stato fino ad ora l’anno con più suicidi in carcere di sempre. Oltre ai suicidi, il 2024 è in generale l’anno con il maggior numero di decessi. Se ne contano 231 da inizio gennaio. Quest’ultimo suicidio ha in sé elementi tristemente comuni a molti altri casi. Come il ragazzo morto a Genova, molti sono i suicidi commessi da persone giovanissime. Nel 2024 se ne contano almeno venti di età compresa tra i 19 e i 29. Come lui, tante erano anche le persone straniere, almeno 35.
di Franco Corleone
L’Espresso, 6 dicembre 2024
In 300 sono sottoposti, dopo la pena, a una misura di sicurezza che può durare anni se non all’infinito. Si è perso il conto dei suicidi e dei morti in carcere per cause da accertare; i detenuti che si sono tolti la vita quest’anno sono al momento 83 (e sette gli agenti di polizia penitenziaria) e gli ospiti delle patrie galere superano le 62.000 persone: corpi ammassati senza dignità. Il sottosegretario Delmastro che vorrebbe stuprare l’articolo 27 della Costituzione sul senso della pena, di fronte a questa catastrofe umanitaria proclama che un provvedimento di amnistia (dopo 25 anni) e di indulto costituirebbe una resa dello Stato.
di Errico Novi
Il Dubbio, 6 dicembre 2024
Con il premierato in crisi e l’Autonomia dimezzata ora è la giustizia l’obiettivo chiave della maggioranza. Cioè al termine del Consiglio dei ministri che aveva varato la riforma del guardasigilli. L’idea aveva resistito per un po’. Fino allo scorso 29 ottobre, quando Nordio, senza troppi giri di parole, ha convocato le prime linee del centrodestra sulla giustizia e ha detto: sulle carriere separate cerchiamo di evitare emendamenti di parte e di partito, se proprio si pensa di modificare il testo lo si faccia solo in modo unitario. Non aveva posto un veto esplicito su variazioni in corso d’opera, ma di fatto con quel discorso ha dissuaso gli interlocutori - i capigruppo di tutte le forze di maggioranza insieme ai capidelegazione nelle commissioni parlamentari - dal compiere mosse che potessero rallentare il cammino del ddl.
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