di Aldo Torchiaro
Il Riformista, 4 dicembre 2024
Calderone: “Vanno ristabiliti i ruoli dei poteri. Intercettazioni? Servono regole chiare”. Ieri la Commissione Affari Costituzionali ha approvato la norma sulla separazione delle carriere. Quando sarà legge, la magistratura giudicante e la magistratura requirente non saranno più interscambiabili: si porrà fine all’esercizio di un ruolo abnorme, fonte di squilibri istituzionali. Ne abbiamo parlato con uno dei propugnatori di questa riforma, l’onorevole Tommaso Calderone, penalista, deputato di Forza Italia.
di Simona Musco
Il Dubbio, 4 dicembre 2024
Clima teso e recriminazioni in un Consiglio spaccato e “inedito”: Fratelli d’Italia vota con i “nemici” di Md. Tutti d’accordo: il correntismo ha fatto diventare la discrezionalità mero arbitrio. Eppure, il Csm rimane ancorato al passato, con qualche piccolo correttivo apportato con la proposta a firma Area-Magistratura indipendente, uscita vincente dal lunghissimo plenum straordinario tenutosi ieri. Sedici i voti per la proposta A (che salva la discrezionalità), contro i 14 accordati dalla proposta B (che prevedeva i punteggi). Astenuto il vicepresidente Fabio Pinelli, che nella scorsa seduta aveva criticato entrambe le proposte, espressione “di un difetto di autorevolezza del Csm”.
d Claudio Cerasa
Il Foglio, 4 dicembre 2024
Il padre di Giulia Cecchettin dopo la sentenza che ha condannato Filippo Turetta all’ergastolo mostra equilibrio e sobrietà. L’opposto dei toni forcaioli di Salvini e Co. “Abbiamo perso tutti come società. Nessuno mi darà dietro Giulia, quindi non sono sollevato né più triste rispetto a ieri. È stata fatta giustizia, la rispetto, ma credo che la violenza di genere non si combatte con le pene ma con la prevenzione”. Le parole pronunciate da Gino Cecchettin, padre di Giulia, dopo la sentenza di condanna all’ergastolo in primo grado per Filippo Turetta, colpiscono per sobrietà ed equilibrio, ancor di più se si considerano gli aspetti ancora da chiarire della sentenza (saranno le motivazioni a farlo), come l’esclusione dell’aggravante della crudeltà a fronte di un omicidio compiuto con 75 coltellate. L’opposto, tanto per essere chiari, dei toni forcaioli che da tempo la politica utilizza di fronte ai casi giudiziari e che anche ieri molti esponenti politici hanno riproposto dopo la pronuncia della Corte d’assise di Venezia.
di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 4 dicembre 2024
L’uccisione di Giulia. Si è capito subito che i Cecchettin non avrebbero seguito le parole e i modi d’ordinanza. Eravamo anestetizzati. Uomini e donne a sensibilità ridotta. Prima di Giulia era toccato a Etleva, prima di Etleva era stata Annalisa, prima di Annalisa Giuseppa, prima ancora Concetta, Eleonora, Anna... E tutti quei nomi, quelle facce, quelle storie, erano scampoli di vite di cui presto avremmo ricordato poco o nulla. Perché è così che funziona, chi più chi meno si fa l’abitudine a tutto, femminicidio compreso. Ma poi nelle nostre case e nelle nostre coscienze è arrivata la storia nera di lei, Giulia. E si è capito subito che i Cecchettin non avrebbero seguito le parole e i modi d’ordinanza. È questo che ha segnato la differenza.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 4 dicembre 2024
Il processo a Filippo Turetta riapre il dibattito sul ruolo dei difensori: ne parliamo con Aurora Matteucci, già presidente della Camera Penale di Livorno. Il processo a carico di Filippo Turetta, reso confesso dell’omicidio di Giulia Cecchettin, ha riaperto ormai da tempo il dibattito del ruolo dell’avvocato. Per alcuni, gli imputati come Turetta non meriterebbero la difesa ma, invece, come ci dice l’avvocato Aurora Matteucci, già presidente della Camera Penale di Livorno, “si tratta di un diritto inviolabile”.
di Michela Nicolussi Moro
Corriere del Veneto, 4 dicembre 2024
Intervista all’avvocato Maurizio Paniz, ex parlamentare di Forza Italia: “Ci vogliono misure correttive, in grado di reinserire in società chi ha espiato il dovuto. L’impatto emotivo legato alla gravità di certi reati incide sulla valutazione dei cittadini”.
di Frank Cimini
L’Unità, 4 dicembre 2024
In questa democratura si può finire in carcere con l’accusa di terrorismo per aver lanciato un fumogeno contro la sede del Leonardo a Palermo, rimanerci da marzo a dicembre ed essere liberati solo perché in Cassazione ci sono dei giudici che rispettano il minimo dello Stato di diritto, spiegando che il reato non stava in piedi e costringendo i giudici ad aprire le porte della prigione. Questa è la storia del vigile del fuoco Luigi Spera. Il 26 novembre di due anni fa un gruppo di attivisti avevano lanciato dei fumogeni e una presunta molotov a sostegno dell’interruzione della fornitura di armi alla Turchia che in quel periodo - come spesso accade - bombardava gli accampamenti dei curdi. A giugno del 2023 c’erano state alcune perquisizioni. A carico del solo Luigi Spera l’accusa era di finalità di terrorismo.
di Adriano Arati
Corriere di Bologna, 4 dicembre 2024
Il giovane non ha provocato né danni né ferite, a lui o altre persone. Per via del cambio di residenza era inconsapevole del decreto di condanna e non è riuscito a chiedere pene alternative. In prigione ha anche perso il lavoro. Sei mesi in carcere dopo essere stato fermato ubriaco in bicicletta. La storia riguarda un 29enne originario dell’Emilia-Romagna, da oltre un anno trasferitosi a La Spezia, in Liguria. Non ha ricevuto la notifica a causa del cambio di residenza e la pena è diventata così inesorabilmente esecutiva. A sollevare la questione è stato il garante regionale per i diritti dei detenuti della Liguria Doriano Saracino, che ha deciso di rendere pubblico l’accaduto - nascondendo le generalità del protagonista - per sensibilizzare su questo cortocircuito della giustizia.
di Elisa Sola
La Stampa, 4 dicembre 2024
Fra gli indagati c’è anche un medico. C’erano cinque agenti “liberi dal servizio”. Più altri sei poliziotti “liberi dal servizio e in abiti civili”, a commettere la “spedizione punitiva”, la notte tra il 20 e il 21 giugno 2023, nella cella 417 del carcere di Cuneo. La ricordano tutti come “la notte della mattanza”. O “dei pachistani”. Almeno 5 detenuti vennero massacrati con calci e pugni. Lasciati nudi. Non curati. E mandati in isolamento. Senza acqua, senza cibo. Senza coperte. Per terra, scalzi e piangenti. Una “perquisizione illegittima, non programmata né prevista e in assenza dei presupposti per essere qualificata come straordinaria”, c’è scritto nell’atto di chiusura indagini che la Procura ha notificato ai 35 indagati.
genovatoday.it, 4 dicembre 2024
Il tema dei suicidi nelle carceri è stato affrontato oggi in consiglio comunale a Genova, dove si è discussa la dichiarazione a inizio seduta della consigliera comunale di Avs Francesca Ghio, che ha ricordato l’ultimo caso che ha riguardato un detenuto del carcere di Marassi morto lo scorso 15 novembre all’ospedale San Martino. “Aveva tentato il suicidio pochi giorni prima, nella sua cella. - ha detto Ghio - È l’81esimo caso di suicidio in un carcere Italiano dall’inizio dell’anno”.
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