di Alessandro Mantovani
Il Fatto Quotidiano, 2 dicembre 2024
Se il ricorso dell’esecutivo sarà bocciato, il centro potrebbe essere destinato a ospitare i detenuti di quella nazionalità. Per il momento tocca ancora ai giudici, il 4 dicembre c’è la Cassazione e a febbraio, con decisione prevista ad aprile, sarà la volta della Corte di Giustizia dell’Unione europea. Saranno loro a decidere se il governo Meloni può stabilire un elenco rigido di Paesi sicuri, trattare le richieste d’asilo dei loro cittadini con la procedura accelerata (leggasi sommaria) e nel frattempo rinchiuderli nei centri di permanenza (leggasi detenzione) anche in Albania, per poi rimpatriarli (sempre che il Paese di destinazione sia d’accordo).
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 2 dicembre 2024
Il faticoso cammino delle Nazioni per istituire un tribunale universale che individui e giudichi i crimini di guerra contro l’umanità. L’idea di istituire un tribunale internazionale per perseguire i crimini di guerra e contro l’umanità e e di genocidio nasce all’indomani della Seconda guerra mondiale, dalle macerie di un conflitto devastante che ha svelato al pianeta gli orrori della Shoah.
di Eva Sampson e Marlise Simons
Il Dubbio, 2 dicembre 2024
La giurisdizione del Tribunale dell’Aja può occuparsi anche di chi non ha aderito allo statuto di Roma. Anche Russia Cina e Stati Uniti non la riconoscono. I mandati di arresto emessi dalla Corte penale internazionale nei confronti dei leader di Israele e di Hamas, per i crimini che li accusa di aver commesso a Gaza, offrono importanti spunti sia sulla portata della giurisdizione della corte sia sui limiti del suo potere. Ecco cosa sapere sulla portata legale della corte, che chiede l’arresto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, del suo ex ministro della Difesa, Yoav Gallant, e del capo dell’ala militare di Hamas, che potrebbe essere ancora vivo o morto.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 2 dicembre 2024
Cominciato nel febbraio 2002 e mai concluso a causa della morte del protagonista, si svolse nel Tribunale Penale Internazionale, antenato dell’odierna Cpi. In principio fu il Tribunale Penale Internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia (Tpi). Antenato dell’attuale Corte Penale Internazionale (Cpi) e tribunale ad hoc istituito il 25 maggio 1993 con la risoluzione 827 del Consiglio di sicurezza dell’Onu, fu infatti qui che il 12 febbraio 2002 si aprì il processo contro Slobodan Miloševic, presidente della Serbia dal 1989 al 1997, presidente della Repubblica Federale di Jugoslavia dal 1997 al 2000 e tra i protagonisti politici delle guerre nella ex-Jugoslavia.
di Dalia Scheindlin*
Il Dubbio, 2 dicembre 2024
La Corte dell’Aja è convinta che la realtà politica attuale non consenta una seria auto-indagine da parte di Tel Aviv. La giustizia internazionale si basa sull’idea che se un paese può indagare sui propri crimini, non c’è bisogno che intervengano i tribunali internazionali. Ma in questo momento, è difficile affidarsi alla difesa secondo cui Israele è una democrazia occidentale con un sistema legale pienamente funzionante.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 2 dicembre 2024
Il genocidio del 1994 fu riconosciuto e giudicato per la prima volta come crimine internazionale. I ricordi della magistrata Silvana Arbia, procuratrice del Tpir. Trent’anni fa, correva l’anno 1994, il genocidio consumatosi in Ruanda fu per la prima volta riconosciuto e giudicato come crimine internazionale. Non si è trattato, come ha più volte evidenziato Silvana Arbia, Prosecutor del Tribunale penale internazionale per il Ruanda (TPIR), di una “calamità naturale, ma di una tragedia annunciata”. L’esperienza della magistrata, una delle giuriste del nostro Paese più apprezzate all’estero, è contenuta nel libro intitolato “Mentre il mondo stava a guardare” (Mondadori, Strade Blu).
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 2 dicembre 2024
Tra saccheggi, bande armate e i limiti imposti da Israele la Unrwa sospende la consegna di aiuti attraverso il valico chiave di Kerem Shalom, mentre i palestinesi muoiono di stenti sotto le bombe. Ieri il commissario generale dell’Unrwa, Philippe Lazzarini, ha annunciato la sospensione degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza dal valico di Kerem Shalom, cioè il principale punto da cui i beni di prima necessità entrano a Gaza. È l’unico valico tra Israele e Gaza progettato per le spedizioni di merci ed è stata l’arteria principale per le consegne di aiuti da quando, a maggio, il valico di Rafah con l’Egitto è stato chiuso.
di Alice Dominese
Il Domani, 1 dicembre 2024
Il numero di detenuti che lavora dovrà essere tagliato per budget insufficiente. La replica di Nordio: “Aumentati i fondi”. In almeno tre regioni italiane, le persone detenute che lavorano in carcere dovranno essere ridotte entro fine anno, perché i soldi stanziati dal ministero non bastano. Il taglio al personale dovrebbe riguardare in particolare i detenuti caregiver e chi opera nel settore culturale. “Dal suo insediamento il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha più volte parlato dell’importanza del lavoro in carcere per il reinserimento sociale delle persone detenute e per abbattere il tasso di recidiva, ma nella pratica si sta facendo l’esatto opposto”. Queste le parole di Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale Antigone, in riferimento alla nota del Provveditorato regionale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta che chiede ai direttori carcerari di ridurre la spesa dedicata ai detenuti lavoratori.
di Diana Zogno
L’Unità, 1 dicembre 2024
Nella vita a Rebibbia “vedi la tossicodipendenza, l’uso e abuso di psicofarmaci, donne che girano come zombie. Puoi assistere alla morte”. A testimoniarlo è Bruna Arcieri, detenuta, appartenente a quell’esiguo numero di reclusi che, in Italia, con l’applicazione dell’art. 21 della legge sull’ordinamento penitenziario, possono uscire dal carcere per essere assegnati a lavori esterni agli istituti penitenziari. L’occasione per parlare della sua e di altre storie che vivono e percorrono le carceri arriva con il seminario “Le attività d’inclusione durante e dopo la detenzione” organizzato da Unitelma Sapienza lo scorso 28 ottobre per raccontare il lavoro che l’Ateneo e il contact center in particolare, sta portando avanti a Roma in partnership con la cooperativa Etam, coordinata da Don Sandro Spriano.
di Federico Piana
L’Osservatore Romano, 1 dicembre 2024
A colloquio con l’ispettore generale dei cappellani italiani, don Raffaele Grimaldi. Dopo i presunti abusi ai detenuti vulnerabili del carcere di Trapani, il sacerdote ispettore generale dei cappellani nelle carceri italiane, ribadisce la necessità di maggiore attenzione e misericordia anche in vista dell’imminente Giubileo del 2025: “La Chiesa, con i cappellani ed i volontari, in prima linea per portare speranza”.
- Oltre le sbarre, l’impegno che cambia le vite
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- Essere la madre di quel figlio che ti voleva morta
- Bologna. L’appello per le carceri: “Serve un’amnistia, fate presto”
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