di Andrea Molle
Italia Oggi, 27 novembre 2024
La (non) posizione dell’Italia rispetto al mandato di cattura emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI) nei confronti di Benjamin Netanyahu può non sorprendere, data la storica ambiguità del nostro paese e l’incapacità istituzionale di assumere una posizione netta e chiara nelle crisi internazionali. Ma il fatto che anche la Germania abbia fatto retromarcia sulla possibilità di arrestare il Primo Ministro Israeliano, dopo un formale iniziale assenso, è la riprova che il tanto decantato Diritto Internazionale, alla fine della favola, si piega sempre alle politiche realiste volte a preservare l’interesse nazionale. In questo caso il rischio di perdere il favore degli Stati Uniti.
di Valeria Parrella
Il Manifesto, 27 novembre 2024
Alaa e gli altri La storia di Alaa Abd El Fattah, come altre, prova l’indifferenza dell’Italia alla tortura. Cerca di opporsi Laila Soueif con lo sciopero della fame: la sua lotta si può sostenere. Salvini tuonò contro le decisioni dei giudici che non autorizzavano un migrante al rimpatrio verso l’Egitto, dal suo Facebook, con una bella grafica pubblicitaria per ricordare, forse al suo elettorato, e sicuramente ad al-Sisi, lui da che parte sta: dalla parte dei turisti. Quei milioni che vanno e vengono. Non da quella di chi potrebbe ritirare l’ambasciatore, mettere un paese confinante - ché il mare è ponte, non separazione - davanti alla propria sanguinosa responsabilità: negare continuamente i diritti civili. Tenere più di sessantamila detenuti politici in stato di pre-detenzione. Torturare nelle carceri.
di Mattia Feltri
La Stampa, 26 novembre 2024
Di recente ho firmato un appello indirizzato ai parlamentari affinché prendano in considerazione l’ipotesi di un provvedimento di clemenza, amnistia o indulto, per liberare le carceri dove sono rinchiuse 62 mila persone, in spazi previsti per 51 mila e oggi sufficienti per 48 mila. Ieri il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, ha confermato il prevedibile: lui, e dunque si presume l’intera maggioranza di governo, o ampia parte di essa, sono contrari. Sarebbe una resa dello Stato, ha detto Delmastro, che ha promesso di recuperare entro la fine della legislatura i posti mancanti. Ci si può augurare che Delmastro ci riesca, e ci si può chiedere che succederà nel frattempo. Perché quest’anno, e mancano ancora trentacinque giorni alla fine, i suicidi in carcere sono stati 82, e il record è di 84 del 2022; i morti totali, quindi compreso chi è morto per malattia, sono 223, polverizzato il record di 177 del 2002; bisogna poi aggiungere il suicidio di sette guardie carcerarie: l’anno scorso se ne suicidò una soltanto, nel 2022 si suicidarono in cinque.
di Anna Garofalo
La Discussione, 26 novembre 2024
Fondo assegnato dalla Repubblica Digitale, con il Cnel e il Ministero della Giustizia. Si chiama “Fuoriclasse”, ed ha un obiettivo importante, quello di sostenere progetti per il reinserimento sociale delle persone detenute attraverso la formazione digitale, per contrastare il fenomeno della recidiva. Il nuovo bando di “Fuoriclasse”, è promosso e sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale, in collaborazione con il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel) e il Ministero della Giustizia - Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.
di Errico Novi
Il Dubbio, 26 novembre 2024
Scompare dal Consiglio dei ministri di oggi il provvedimento con il nuovo illecito disciplinare per i magistrati che, pur in presenza di “gravi ragioni di convenienza”, non si astengono. Sullo sfondo, la linea dura di Lega e FdI che Forza Italia non condivide. Che ci sia agitazione, nel governo, per la guerra fredda in corso con i magistrati, è evidente. Ed è a quelle contraddizioni che si è pensato ieri, quando si è saputo che il Consiglio dei ministri aveva deciso di rinviare il via libera al decreto Giustizia e alla norma che introduce un nuovo illecito disciplinare per i magistrati.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 26 novembre 2024
È slittato al prossimo Consiglio dei ministri l’esame del Decreto giustizia previsto nel Cdm di ieri sera. Ufficialmente, come specificato in una nota, il rinvio è avvenuto su richiesta del vicepresidente del Consiglio e capodelegazione di Forza Italia al governo, Antonio Tajani, vista l’assenza per diversi impegni dei ministri del partito azzurro. Fonti di FI, consultate dal Foglio, restituiscono uno scenario diverso basato sullo scarso coinvolgimento del partito nell’elaborazione dei provvedimenti: “Vorremmo confrontarci prima, e non solo dopo l’approvazione dei testi in Cdm”. La richiesta di far slittare l’esame del decreto giustizia sarebbe dunque un messaggio critico di Tajani al governo per il metodo usato finora.
di Mariano Croce*
Il Domani, 26 novembre 2024
Sulla scia del modello ungherese, la destra aspira a riabilitare un rapporto primo-novecentesco tra politica e giustizia, che sottoponga a vaglio governativo l’azione dei giudici e restituisca preminenza normativa alla legislazione nazionale. Questa fascinazione nostalgica si traduce sempre più in progetti di riforma illiberale dei sistemi di giustizia. Il governo Meloni vuol ripristinare un’idea piuttosto datata del rapporto tra politica e giustizia: il parlamento sovrano fa le leggi, i tribunali si limitano ad applicarle.
di Lucio Motta
filodiritto.com, 26 novembre 2024
Il Governo cavalca il tema dell’immigrazione esasperando le tensioni sociali che seguono scontri e fatti di cronaca in cui sono coinvolti immigrati, spende 653 milioni di euro per realizzare due hotspot in Albania, dove inviare disperati clandestini che cercano di approdare sulle coste italiane e che il Governo respinge a difesa dei confini nazionali. Sembra una apocalisse, invece è la cronaca di un conflitto sociale essenzialmente figlio di una duplice incapacità di chi ci governa: da un lato l’incapacità di mettere in atto una reale politica sociale di integrazione (il che non significa solo integrazione tra cittadini ed immigrati, ma bensì integrazione tra le classi sociali, tra i soggetti diversi, tra le generazioni, tra le diverse provenienze).
srlive.it, 26 novembre 2024
Lorenzo Vasile lo scorso anno aveva ottenuto dal giudice di sorveglianza il beneficio degli arresti domiciliari. Il suo caso è stato al centro dell’attenzione del Garante dei detenuti, che aveva constatato che le condizioni di salute di Vasile non fossero più compatibili con la detenzione in carcere. Vasile aveva a lungo collaborato con la giustizia, ottenendo una nuova identità e un lavoro in una località protetta. Poi, a causa di una leggerezza, gli sono stati revocati i benefici della collaborazione. Era stato sorpreso a Cassibile in auto con un grosso carico di hashish e per tale motivo condannato alla pena di 3 anni e 4 mesi. Le sue condizioni di salute erano peggiorate fino all’epilogo avvenuto nella giornata di sabato.
ilpost.it, 26 novembre 2024
Il ministero della Giustizia aveva dato tre mesi di tempo per fare una serie di interventi, multando la direttrice, ma le cose semmai sono peggiorate. Il carcere di Sollicciano è tra i peggiori del sistema penitenziario italiano, già di per sé molto problematico. Ai noti problemi di fatiscenza e sovraffollamento della struttura da mesi si è aggiunta una controversia legale che riguarda la direttrice, Antonella Tuoni: a metà luglio il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) aveva emesso un procedimento disciplinare nei suoi confronti per le pessime condizioni in cui si trova il carcere, compresa una sanzione di 25mila euro, e aveva disposto di rimediare entro 90 giorni con alcuni interventi mirati. Il termine è scaduto e le cose non sono cambiate, anzi.
- Trapani. Le intercettazioni tra agenti sulle torture in carcere: “A Ivrea davamo legnate ai detenuti”
- Reggio Emilia. Tortura nel carcere, la pm: “Agli agenti 46 anni di pena complessivi”
- Reggio Emilia. Tortura in carcere, video choc in aula: chieste condanne fino a 5 anni e 8 mesi
- Sassari. Inferno a Bancali per un detenuto, la Garante: “Interventi urgenti, non si può aspettare”
- Perugia. Un corso di cucina per i detenuti promosso dalla cooperativa Frontiera Lavoro










