di Francesco Patanè
La Repubblica, 23 novembre 2024
Zoom sui penitenziari dopo il caso Trapani: nelle strutture dell’Isola oltre 7mila reclusi, l’otto per cento in più. Negli istituti minorili di Palermo e Acireale alta tensione fra i ragazzini italiani e gli stranieri. Sono sovraffollate, non hanno medici né psicologi di supporto, in alcuni casi hanno zone senza luce e acqua e arrivano a ospitare fino a 18 detenuti in celle fatiscenti di 30 metri quadrati. Sono le carceri siciliane, 23 strutture fra case circondariali e istituti di pena che cadono a pezzi. Per sorvegliare i 7.073 detenuti il Dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap) fa i salti mortali: mancano 584 agenti su un organico di 4.195 effettivi. “La carenza è generalizzata - dicono dall’ufficio del garante siciliano per i detenuti - come il sovraffollamento che per fortuna non arriva ai livelli delle regioni del nord. Il problema maggiore sono le strutture carcerarie ormai allo stremo”. I posti disponibili sono 6.518 a fronte di una popolazione carceraria che supera le 7 mila unità (di cui 1.008 stranieri). L’8 per cento in più.
Corriere della Calabria, 23 novembre 2024
“Il Governo si compiace del disagio, se non anche della sofferenza inferta ai detenuti nei trasferimenti sui blindati della Polizia Penitenziaria”. “Soltanto pochi giorni fa un giovane detenuto di 28 anni si è tolto la vita nella casa di reclusione di Catanzaro. La notizia, diffusa dalla stampa, suscita tristezza e rinnova il sentimento di sgomento, ci tocca da vicino, perché si tratta di un suicidio avvenuto nelle carceri cittadine e perché questo estremo gesto di disperazione denuncia ancora una volta, ove ve ne fosse la necessità, le gravi inadeguatezze che accompagnano la detenzione”. È quanto evidenzia in una nota il Consiglio Direttivo e l’Osservatorio Carcere della Camera Penale di Catanzaro “Alfredo Cantafora”.
anconatoday.it, 23 novembre 2024
Aveva preso la scabbia e per questo era stato messo in isolamento. Lì ha tentato di uccidersi, impiccandosi con un laccio alle sbarre della finestra del bagno. Grave un detenuto di 50 anni, italiano. Il gesto risale a mercoledì scorso ed è avvenuto nel carcere di Barcaglione. A salvarlo sono stati i poliziotti della penitenziaria che si sono accorti e sono entrati nella cella tagliando subito il cappio. Lo hanno adagiato sul pavimento. Non respirava e hanno iniziato le manovre per rianimarlo. Nel frattempo è stato chiamato il 118 e sono arrivati i sanitari in carcere che hanno continuato con la rianimazione. Quando ha ripreso a respirare è stato portato d’urgenza in pronto soccorso all’ospedale di Torrette. Poi il trasferimento al nosocomio di Jesi dove è ricoverato in prognosi riservata. L’uomo era arrivato a Barcaglione da qualche mese, prima era nel carcere di Montacuto.
di Giovanni Fiorentino
firenzetoday.it, 23 novembre 2024
La deputata di Forza Italia punta il dito contro le problematiche della struttura. “Ho visto una situazione sicuramente difficile e complessa, ma non così drammatica come qualcuno vuol fare credere. A mio avviso, il problema principale del carcere di Prato, come già avevo denunciato ad agosto, è la pianta organica: mancano dipendenti e figure apicali. Lo scorso settembre ho consegnato una relazione al viceministro Francesco Paolo Sisto. E dopo il consiglio comunale, solleciterò altri interventi risolutivi”. È il pensiero della deputata Erica Mazzetti, al termine della visita effettuata nelle scorse ore all’interno del penitenziario di via Montagnola, a margine della quale ha preannunciato per il carcere di Maliseti un intervento da mezzo milione di euro che riguarderà l’efficientamento energetico della struttura e il rifacimento delle docce (sulla base di una delle carenze evidenziate).
La Nazione, 23 novembre 2024
Don Vincenzo Russo: “Forse dovrebbero essere trasferiti tutti i detenuti”. Su Sollicciano non intendendo placarsi i venti di bufera. Dopo l’ennesimo provvedimento del tribunale di sorveglianza che bacchetta l’amministrazione penitenziaria per le condizioni igienico-sanitarie del penitenziario, anche l’ex cappellano Vincenzo Russo torna sul tema dei diritti dei detenuti e soprattutto delle responsabilità dei vertici del dipartimento. “Nell’ultimo periodo il carcere di Sollicciano è senza direttore, a motivo di assenza per malattia”, esordisce il religioso. “Questa mancanza non è qualcosa che si possa trascurare - continua - dal momento che un luogo così gravato da preoccupanti problemi e questioni non risolte non può permettersi il lusso di rimanere senza riferimenti certi e soprattutto operativi”.
ancecatania.it, 23 novembre 2024
Intesa tra Ance, Ente Scuola Edile, Udepe e Associazione Difesa e Giustizia APS ETS. Prosegue l’impegno di Ance Catania nel sociale e nel processo di rieducazione dei condannati attraverso la formazione professionale e il lavoro. Un nuovo passo è stato fatto con il protocollo firmato dai Costruttori etnei, dall’Associazione Difesa e Giustizia APS ETS, dall’Ente Scuola Edile e dall’UDEPE (Ufficio Distrettuale di Esecuzione penale Esterna) di Catania. Tra i pilastri dell’accordo l’articolo 15 e il 17 della Costituzione che, rispettivamente, prevedono che “il trattamento del condannato e dell’internato è svolto avvalendosi principalmente dell’istruzione, della formazione professionale, del lavoro e della partecipazione a progetti di pubblica utilità, della religione, delle attività ricreative e sportive e agevolando opportuni contatti con il mondo esterno e i rapporti con la famiglia” e che “la finalità del reinserimento sociale dei condannati e degli internati deve essere perseguita anche sollecitando ed organizzando la partecipazione di privati e di istituzioni o associazioni pubbliche o private dell’azione rieducativa”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 23 novembre 2024
A Regina Coeli, in scena la pièce delle ex detenute “Le donne del muro alto”. La cella dove Olympe de Gouges venne rinchiusa prima di salire al patibolo, rea secondo i suoi giudici - tutti uomini - di aver espresso nei suoi scritti proto femministi pensieri troppo libertari e contrari alla violenza di Stato, era “lunga 6 piedi e larga 4”. A conti fatti, equivalgono a circa 2,5 metri quadri, secondo il sistema metrico decimale che sarebbe stato introdotto di lì a poco nel mondo dalla Francia repubblicana giacobina. Non i 3 metri quadri di spazio vitale - esclusi arredamenti - richiesti oggi per ciascun detenuto dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (a cui l’Italia ancora troppo spesso non si attiene), ma per essere il 1793 neppure così male, verrebbe da pensare.
di Andrea Polo*
Il Fatto Quotidiano, 23 novembre 2024
Marco ha 18 anni, Giovanni 14; ormai stanno per affacciarsi all’età adulta e, nonostante qualche arrabbiatura scolastica, dico con soddisfazione che sono dei bravi ragazzi e se c’è una cosa che mi rende orgoglioso di loro è il grande rispetto con cui trattano le altre persone e il modo con cui da sempre risolvono e hanno risolto i loro piccoli e grandi conflitti. Mai con le mani, sempre con le parole. Questo imprimatur, spero, farà di loro uomini corretti nei rapporti interpersonali; primo fra tutti quello con l’altro genere. Purtroppo, le cronache di questi anni raccontano troppo spesso di violenze e maltrattamenti nei confronti nelle donne e la mia paura, ammetto, è che sentirne parlare così spesso rischi di farci sembrare la cosa “normale”, quando normale non lo è affatto.
di Adil Mauro
Il Manifesto, 23 novembre 2024
Centri antiviolenza. Tra le luci e le ombre dei Centri in cui ci si occupa degli uomini che maltrattano. In Italia sempre più realtà associative affrontano la violenza contro le donne occupandosi degli uomini che la agiscono. I centri per uomini autori di violenza (Cuav) sono in rapido aumento, come evidenzia la seconda indagine nazionale del 2023 realizzata nell’ambito del “Progetto ViVa”, frutto di un accordo di collaborazione tra Cnr e Dipartimento per le pari opportunità. Al 31 dicembre 2022 i Cuav presenti sul territorio erano 94, con 141 punti di accesso totali tra sedi principali e secondarie.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 23 novembre 2024
Partono gli operatori sociali, l’ente gestore mantiene solo direttore e amministrativi. “Lo staff presente nei centri in Albania è stato ridotto al livello minimo, restano solo i lavoratori necessari per la manutenzione della struttura e per fornire i servizi di base agli agenti che si occupano della sicurezza e a quelli presenti nel penitenziario”, afferma l’eurodeputato tedesco di Volt Damian Boeselager. Ieri ha visitato il centro di Gjader con una delegazione del suo partito, “movimento progressista pan-europeo”, che a Strasburgo ha eletto cinque deputati. Nella visita ne erano presenti quattro - da Germania e Olanda - insieme ai co-presidenti italiani di Volt Daniela Patti e Guido Silvestri e a quella Ue Francesca Romana D’Antuono.
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