di Beatrice Martelli
Il Messaggero, 6 novembre 2024
“Ci domandiamo perché, proprio adesso che c’è bisogno di volontari”. L’associazione si occupava da molti anni di attività rivolte al reinserimento sociale delle persone detenute, in collaborazione con istituzioni del territorio e della regione. Tra laboratori e progetti teatrali, Toto Corde è un’associazione impegnata nella risocializzazione delle persone detenute: è attiva da circa vent’anni, con un lavoro che punta sull’aspetto sociale ma anche affettivo della costruzione di un futuro migliore. Il progetto è stato però interrotto, proprio in questi giorni. “Con grande dispiacere e profonda delusione, oggi ci domandiamo quali siano le ragioni che ci negano di proseguire questa attività che ha ottenuto risultati tangibili negli anni”.
La Nazione, 6 novembre 2024
Il direttore della Casa circondariale Tazio Bianchi: “questa collaborazione con il Comune di Pisa si traduce in un risparmio di tempo e costi e in una diretta percezione dei detenuti rispetto alle loro esigenze”. “Una volta al mese potremo garantire la presenza del nostro personale a Don Bosco”. È stata firmata questo pomeriggio nella cornice della sala delle Baleari la convenzione tra il Comune di Pisa e la casa circondariale “Don Bosco” di Pisa per potere erogare servizi demografici alle persone che sono lì detenute. A siglare l’accordo, che avrà durata due anni e potrà essere rinnovato, sono stati la dirigente del servizio del Comune, Cristina Pollegione, e il direttore della casa circondariale, Tazio Bianchi. Era presente anche l’assessore ai servizi demogarfici del Comune di Pisa Gabriella Porcaro.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 6 novembre 2024
Il talk “Inclusione e prevenzione: strumenti e risorse per donne detenute”, promosso dalla Fondazione Human Age Institute di ManpowerGroup, è stato un’occasione per parlare del progetto “Libere di stare bene”. Stefania Grea, segretaria generale: “Impegno su due assi portanti: educazione al lavoro e prevenzione oncologica dall’altro”. Il progetto “Libere di stare bene” ha visto Fondazione Human Age Institute insieme a Gomitolorosa e Fondazione Severino a supporto delle detenute della Casa circondariale di Rebibbia sezione femminile. Il webinar “Inclusione e Prevenzione: strumenti e risorse per donne detenute”, sul tema delle carceri femminili e sull’importanza della prevenzione e dell’inclusione lavorativa delle detenute, si inserisce nel progetto ed è stato l’occasione per ascoltare esperti del settore, condividere esperienze di progetti sul campo e scoprire strategie per promuovere un reinserimento sociale positivo.
argocatania.it, 6 novembre 2024
Non progetto Koinè ma metodo Koinè, un metodo che deve essere standardizzato, divenire la norma all’interno delle carceri e nell’area di esecuzione penale esterna. Con queste parole Luca Rossomandi, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Catania, ha concluso il convegno “Il senso della pena” durante il quale, mercoledì 23 ottobre, con l’ottimo coordinamento di Maria Pia Fontana, è stata presentata l’esperienza del progetto Koinè. La voce di Rossomandi non è autorevole soltanto per il ruolo che egli ricopre, è una voce convinta, motivata. Racconta, ad esempio, che “quando ho conosciuto i nomi delle detenute che avrebbero fatto un tirocinio lavorando al riordino dei materiali di archivio del Tribunale, ho fatto un balzo sulla sedia”. Era il nome di due donne nomadi, abituate a vivere di illeciti e che non avevano mai lavorato. Ma il giudice ammette di essersi sbagliato, le due detenute hanno dimostrato senso di responsabilità, puntualità, capacità di organizzare un’attività di cui non avevano nessuna esperienza.
napolitoday.it, 6 novembre 2024
Cresce l’allarme per gli effetti del decreto sicurezza sulle carceri italiane. È questo il tema di un appuntamento che si tiene oggi, alle 11 nella sala metafora del Tribunale di Napoli, dal titolo “Decreto sicurezza e il suo impatto esplosivo sul sistema penitenziario. Con la costituzione per la difesa dei diritti”. Queste le parole, nell’annunciare l’incontro, del garante campano dei detenuti, nonché portavoce della Conferenza dei garanti territoriali delle persone private della libertà, Samuele Ciambriello: “Esprimiamo ancora una volta preoccupazione per lo scollamento tra la realtà drammatica delle carceri italiane e i provvedimenti normativi già promulgati e via di approvazione. Rischiamo norme di dubbia legittimità costituzionale e un impatto esplosivo sul sistema penitenziario”.
di Walter Siti
Il Domani, 6 novembre 2024
Nel libro che Gianluca Herold ha dedicato alla vicenda delle Bestie di Satana (“Il più bel trucco del diavolo”, Rizzoli), emerge la distanza tra il giornalismo che spiega e suggerisce da che parte devi stare, e la letteratura che accumula contraddizioni. Quella che sui media è stata trattata come una vicenda di serial killer satanisti diventa nelle sue pagine un intreccio interessante e misterioso. Se ci fosse da scommettere sul talento di un esordiente, io su Herold ci scommetterei. I romanzi molto spesso si chiudono (si chiudevano) o con una morte o con un matrimonio; non necessariamente coincidendo con un esito tragico o un lieto fine, visto che da una morte può nascere una liberazione e certi matrimoni sono frutto dei più desolanti fallimenti. Il libro che Gianluca Herold ha dedicato alla vicenda delle Bestie di Satana (Il più bel trucco del diavolo, Rizzoli) comincia invece con un matrimonio, o quasi: dopo aver scontato sedici anni di carcere Andrea Volpe, il protagonista forse più indecifrabile dell’intera vicenda, ha celebrato quest’anno l’unione civile con un giornalista (poi trafficante di droga) brasiliano conosciuto in cella. Herold è stato presente al matrimonio, pur avendo rifiutato di fare da testimone. L’evento felice è raccontato con un realismo quotidiano: nervosismo tipico di tanti matrimoni, piccoli inconvenienti buffi, speranze. Poi salto netto a vent’anni prima, 2004: la rivelazione che lo sposo (l’unito civilmente) italiano ha ucciso la sua ex ragazza a colpi di pistola e di badile - un personaggio aggiunge che “i cani le hanno mangiato la faccia”; quest’ultima notizia verrà poi falsificata, ma l’atrocità piomba sul lettore come una botta.
di Jacopo Storni
Corriere della Sera, 6 novembre 2024
Per oltre un anno il fotografo milanese Alessandro Didoni ha fotografato i volti dei “fantasmi di Rogoredo”. “Volevo mostrare i volti di persone che nessuno aveva mai mostrato”. Adesso i fantasmi di Rogoredo hanno un volto. Laggiù, dentro quel bosco che ti risucchia, i tossici non sono soltanto tossici. Sono persone. Con una loro storia, coi loro sguardi, i loro volti. Occhi che esprimono umanità. E sofferenza. Alessandro Didoni, fotografo milanese esperto in ritratti, si è avvicinato a quel bosco per fotografarli. E farci un libro. Ha costruito un set, con le luci, con il fondale. “Volevo mostrare i volti di persone che nessuno aveva mai mostrato, nonostante Rogoredo sia stato spesso al centro delle cronache”. Non avrebbe mai pensato, all’inizio, che in tanti si sarebbero lasciati fotografare. E invece così è stato. “Quando spiego che voglio fare un libro di ritratti che racconti Rogoredo da un punto di vista umano, e quindi focalizzato sulla persona e non sul consumo e lo spaccio di droga, molti accettano di farsi fotografare. L’idea di farsi fare un ritratto professionale, che poi andrà a far parte di un libro, probabilmente li fa sentire in qualche modo valorizzati. Una volta un ragazzo si è commosso e mi ha detto che in quella foto ha visto ciò che ancora c’è di buono in lui”.
di Alessandra Farro
Il Mattino, 6 novembre 2024
Presentato sabato 9 novembre al cinema Moderno The Space alle 17 ad ingresso gratuito. La luce di un faro squarcia l’oscurità della notte, svegliando un marinaio ed illuminando una vela, un orizzonte, una nuova rotta, un futuro possibile: “Ofarja” è il corto animato realizzato da otto giovani detenuti della casa circondariale Pasquale Mandato di Secondigliano con carboncino e gesso bianco su una lavagna in ardesia, tra i lavori del progetto LievitAzione in collaborazione con Art33, Cultural Hub di Napoli Est. Il corto, selezionato al MedFilm Festival di Roma nella sezione “Voci dal Carcere”, sarà presentato sabato 9 novembre al cinema Moderno The Space alle 17 ad ingresso gratuito.
di Francesco Riccardi
Avvenire, 6 novembre 2024
Si discute sempre dell’immigrazione e non ci si accorge della massa di italiani che si trasferiscono all’estero. Forse adesso che le cifre sono più che tonde, anche il quadro complessivo risulterà più chiaro. E con esso la necessità di focalizzare meglio la nostra attenzione, rivedere alcune priorità e riorientare parte delle politiche. Perché i numeri parlano da soli: nel nostro Paese risiedono 5,3 milioni di stranieri, mentre 6,1 milioni di italiani vivono all’estero. E se dal 2020 a oggi i residenti in Italia sono calati complessivamente di 652mila persone, nello stesso periodo sono aumentati dell’11,8% i nostri connazionali che preferiscono stare in un’altra nazione. Il Rapporto Migrantes sugli italiani all’estero, presentato ieri, offre uno spaccato del nostro Paese su cui riflettere. Subito, di primo acchito, balza agli occhi la sproporzione tra l’attenzione - tanto mediatica quanto politica - che viene riservata all’immigrazione rispetto a quella che andrebbe assicurata all’emigrazione.
di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 6 novembre 2024
Nel novembre di 80 anni fa nel penitenziario di Ushuaia, in fondo all’estremità meridionale dell’Argentina, un gruppo di detenuti pazzi di rabbia massacrò a calci e pugni, con le guardie girate dall’altra parte, Gaetano Godino, reo d’aver ammazzato un gattino che i carcerati avevano adottato. Era in galera da trent’anni ed era famoso, col nomignolo di Petiso Orejudo (nano con le orecchie a sventola) come il più orrendo criminale della Pampa. Ancora oggi il suo nome è sinonimo, perfino in qualche dizionario argentino, di depravazione, ferocia, assenza di ogni rimorso. Era il nono figlio d’una coppia di calabresi finiti a Buenos Aires nella speranza di far fortuna.
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