di Stefania Ascari*
Il Fatto Quotidiano, 3 ottobre 2024
Nell’attuale panorama geopolitico, il concetto di “doppio standard” sembra essersi consolidato nella gestione dei conflitti internazionali, con conseguenze profonde sul rispetto del diritto internazionale e della sovranità degli Stati. Un esempio eclatante è rappresentato dal confronto tra la reazione dell’Occidente all’invasione russa dell’Ucraina e quella all’invasione israeliana del Libano e dei territori palestinesi. Quando la Russia ha invaso l’Ucraina, la comunità internazionale, specialmente l’Occidente, ha reagito con forza, condannando l’azione come una violazione della sovranità ucraina e rispondendo con pesanti sanzioni economiche contro Mosca, oltre che con un massiccio invio di armamenti a sostegno di Kiev. L’invasione russa è stata riconosciuta unanimemente per ciò che è: un’aggressione a uno Stato sovrano.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 3 ottobre 2024
“Ristabilire i legami diplomatici con un dittatore che uccide, tortura e terrorizza il suo popolo è un tradimento della lotta della Siria per la libertà. L’Europa parla di diritti umani ma pensa solo ai propri interessi: è il retaggio coloniale”, dice l’attivista e giornalista siriana, che sabato sarà ospite del festival di Internazionale. Wafa Mustafa è una giornalista e attivista siriana che si occupa dell’impatto della detenzione su ragazze, donne e famiglie. Attività che in certe parti del mondo, come il mattatoio siriano, può costare la libertà e la vita. Dopo la sparizione forzata di suo padre da parte del regime di Damasco, Wafa Mustafa ha esercitato numerose pressioni sul Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite affinché venissero resi noti i nomi e i luoghi di tutti i prigionieri delle autorità siriane. Wafa Mustafa sarà ospite di Internazionale a Ferrara - il festival di giornalismo organizzato dall’omonima rivista e giunto alla sua XVIII edizione, in programma nella città estense da venerdì 4 a domenica 6 ottobre - nella giornata di sabato 5 ottobre (ore 14, Cinema Apollo) quando prenderà parte all’incontro Giustizia per raccontare la lotta del territorio siriano alla repressione da parte del regime di Assad in seguito alla rivoluzione del 2011.
di Francesco De Lellis
Il Manifesto, 3 ottobre 2024
“La custodia cautelare non conta”: le autorità egiziane violano la loro stessa legge e aumentano la pena dell’attivista di due anni. La madre Laila Soueif inizia lo sciopero della fame, le sorelle si rivolgono a Londra. Alaa Abdel Fattah resterà in carcere. Pur avendo concluso i cinque anni di condanna che scontava dal 29 settembre del 2019, domenica scorsa allo scadere della pena non è stato rilasciato. Sentori di questo esito si erano avuti già nei giorni precedenti dal suo avvocato, Khaled Ali, il quale ha spiegato che - contrariamente a quanto previsto dalla legge egiziana - i due anni di custodia cautelare in attesa di processo non sarebbero stati considerati nel computo, facendo così slittare al gennaio 2027 il compimento dei cinque anni (considerati a partire dal momento del verdetto finale).
di Viola Giannoli
La Repubblica, 2 ottobre 2024
Il dossier dell’associazione Antigone a un anno dall’introduzione del decreto Caivano. Ecco come vivono i minori dietro le sbarre. Se l’associazione Antigone che dal 1991 si occupa del sistema penitenziario italiano afferma nel suo ultimo rapporto sulle carceri minorili di “non aver mai visto nulla di simile” significa che la situazione si è fatta seria davvero. All’orizzonte ci sono nubi dense e il rischio è di ritrovarsi con un modello di carcerazione minorile sempre più simile a quello degli adulti: chiuso, sovraffollato, violento, affatto educativo e solo repressivo.
di Valerio Renzi
fanpage.it, 2 ottobre 2024
I reati commessi dai minori diminuiscono, ma aumenta la popolazione nei penitenziari minorili oramai sovraffollate come effetto del Decreto Caivano del Governo. E come nelle carceri dei “grandi” anche qua scoppiano le rivolte. Viaggio dentro e intorno al carcere di Casal del Marmo a Roma, con una domanda in testa: ma perché non chiuderlo una volta per tutte? Nel carcere minorile di Casal del Marmo le rivolte dei detenuti sono ormai all’ordine del giorno. L’ondata di proteste che ha coinvolto i penitenziari negli scorsi mesi ha coinvolto anche le prigioni dove si trovano i minorenni. Dipinti come realtà quasi idilliache, in realtà anche le carceri minorili sono luoghi di sofferenza ed esclusione, ma anche violenza come è venuto alla luce dall’inchiesta che ha coinvolto il Beccaria di Milano. Lo scorso aprile 13 agenti della penitenziaria sono stati arrestati con l’accusa di aver picchiato e torturato i ragazzi detenuti: cinghiate sui genitali, detenuti presi a bastonate mentre erano ammanettati, violenze e abusi sistematici e continui tollerati e coperti dall’istituzione carceraria.
di Giuliano Torlontano
L’Espresso, 2 ottobre 2024
L’utopia repressiva è il mantra della destra, ma di fronte ai fenomeni sociali la risposta penitenziaria non è utile, spiega l’ex presidente della Camera Luciano Violante. Leggi penali e libertà civili. Dopo il sì di Montecitorio al Ddl Sicurezza, ne parliamo con Luciano Violante, presidente della Fondazione Leonardo Civiltà delle Macchine, giurista, ex magistrato, già presidente della Camera, per decenni con ruoli di primo piano nella sinistra italiana (dal Pci al Pd).
di Valentina Stella
Il Dubbio, 2 ottobre 2024
Il Servizio studi evidenzia la necessità di chiarire alcune norme, in particolare sulle madri in carcere. Al via in Senato l’esame del ddl sicurezza, già approvato dalla Camera, che è stato incardinato ieri mattina dalle commissioni Affari costituzionali e giustizia. È stato deciso che ci sarà un giro di audizioni (25 indicate dalla maggioranza e 25 dalle opposizioni) e che i primi 12 soggetti verranno ascoltati martedì prossimo. Ancora non è stato definito un calendario per le audizioni successive che dovranno incastrarsi anche con quelle sul provvedimento che riguarda il fine vita e che sono almeno 90. Si rischia per questo un grosso ingorgo. I relatori, Marco Lisei (Fdi) ed Erika Stefani (Lega), hanno illustrato il provvedimento.
di Domenico Gallo
Il Fatto Quotidiano, 2 ottobre 2024
Giorgia Meloni si è sempre rifiutata di pronunciare una condanna chiara del fascismo (del resto la sua cultura politica non gliel’avrebbe consentito), però del fascismo ha condannato in modo netto e senz’appello le leggi razziali. Evidentemente il rigetto della legislazione razziale del fascismo riguardava soltanto l’oggetto di quelle disposizioni (le persone di religione ebraica) non il metodo, cioè la discriminazione, che è ritornata di nuovo in auge nei provvedimenti legislativi del governo.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 2 ottobre 2024
Da sempre bastonati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per la violazione di diritti fondamentali, i magistrati italiani si scoprono improvvisamente sensibili al diritto internazionale e chiedono che la norma che ha cancellato l’abuso d’ufficio sia dichiarata incostituzionale perché in contrasto con la Convenzione di Merida. Da Reggio Emilia a Catania, da Firenze a Potenza, fino ad arrivare a Busto Arsizio. Le procure d’Italia stanno insorgendo contro l’abrogazione dell’abuso d’ufficio decisa dal governo Meloni, chiedendo ai tribunali di sollevare questione di legittimità costituzionale di fronte alla Consulta. Per i pm, infatti, l’abrogazione del reato sarebbe incostituzionale, in primis per il mancato rispetto dei vincoli derivanti dal diritto internazionale e, in particolare, dalla Convenzione Onu di Merida contro la corruzione del 2003. Il tribunale fiorentino ha già deciso di spedire la questione alla Corte costituzionale, ma la “rivolta” delle procure contro la riforma voluta da Nordio non accenna a placarsi. E fa abbastanza sorridere - con tutto il rispetto - leggere le richieste di rimessione formulate dalle procure. Abituati a essere bastonati periodicamente dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per la violazione di alcuni diritti fondamentali dei cittadini (soprattutto in materia di intercettazioni, sequestri e misure preventive), i magistrati italiani si scoprono ora improvvisamente sensibili agli obblighi derivanti dal diritto internazionale, tanto da vestire le panni di esperti.
di Vincenzo Iurillo
Il Fatto Quotidiano, 2 ottobre 2024
Udienza dal Gip anche per reati di stupefacenti. “Grottesco” è l’interrogatorio preventivo dell’indagato, avvisato dal Gip che rischia di essere arrestato: parola del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri. È lui che usa questo aggettivo durante una conferenza stampa sull’ennesima retata di spacciatori di droga a Caivano. E grottesche sono le storie che arrivano dai territori dove hanno iniziato ad applicare questa controversa norma introdotta dalla riforma Nordio. La prima l’ha raccontata questo giornale: un teste costretto a scappare e ad andare a vivere altrove, perché la banda di pusher che aveva denunciato ne ha scoperto il nome ed è andata a minacciarlo sotto casa. Il tutto in una città che per la sua sicurezza non riveliamo, ma dove fortissimo è il potere delle associazioni a delinquere di stampo mafioso.
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