di Giuliana Sgrena
Il Manifesto, 24 giugno 2026
L’ipocrisia dell’Occidente nei confronti dei paesi dilaniati da guerre e da regimi e teocrazie dittatoriali non ha fine. Del resto, non erano stati proprio gli Stati Uniti a riportare al potere i taleban a Kabul dopo averli cacciati vent’anni prima? Sebbene l’emirato non sia stato riconosciuto a livello internazionale - salvo dalla Russia di Putin - il nuovo regolamento dell’Unione europea sui rimpatri offre l’escamotage per l’incontro in corso a Bruxelles. Una delegazione di cinque taleban - non si conoscono i nomi ma due sarebbero stati condannati per crimini dalla Corte penale internazionale - si trova a Bruxelles per incontri “tecnici” con la Commissione europea. Si tratta il rimpatrio di cittadini afghani ma il portavoce della Commissione europea per affari interni, Markus Lammert, si affretta a precisare che l’incontro non implica un riconoscimento dell’emirato, ma l’opportunità di ristabilire contatti sarà riservata agli stati membri che tratteranno direttamente i rimpatri. Secondo il portavoce del ministro degli esteri afghano, si tratterebbe anche la possibilità di aprire sedi consolari in Europa.
di Marco Bascetta
Il Manifesto, 24 giugno 2026
Nessuna realtà più chiaramente dell’Afghanistan è testimone dell’ipocrisia e del cinismo dell’Occidente tutto, in questo caso senza eccezioni e senza divisioni. Di fronte a una guerra disastrosamente persa e al vergognoso abbandono di numerosi afghani da parte di quegli Stati uniti nei quali avevano sprovvedutamente creduto, Washington accreditò le promesse di democrazia e rispetto dei diritti umani che i vittoriosi Talebani gli avevano servito. A questa comoda mistificazione si accodò senza battere ciglio l’Unione europea. Non ci volle però molto tempo perché il regime di Kabul si mostrasse identico se non peggiore di quello che aveva preceduto l’intervento americano, ma a quel punto faceva comodo a tutti e sulla sua natura spietata calò un generale silenzio. Fatto sta che da quell’ameno luogo molti erano fuggiti per salvare la pelle, la libertà personale o anche solo quelle cose minime della vita proibite dagli inflessibili guardiani della virtù. Ma di questi profughi, scappati da un orrendo regime non riconosciuto né riconoscibile, l’Europa intendeva comunque al più presto liberarsi.
di Sergio D’Elia, Roberto Rampi, Elisabetta Zamparutti*
L’Unità, 24 giugno 2026
La decisione del prefetto nelle stesse ore della telefonata tra il ministro degli Esteri francese e quello iraniano. Circostanza solleva interrogativi sulle ragioni politiche del divieto. Non è mai accaduto, per quanto ci risulta, che nell’Europa occidentale una manifestazione di massa contro la pena di morte in Iran sia stata vietata dalle autorità. Avvertivamo l’urgenza di una grande mobilitazione, transnazionale e transpartitica, di fronte all’indecenza di un regime che, secondo i dati di Nessuno tocchi Caino, ha giustiziato oltre 2000 persone nel 2025, superando le 850 quest’anno. Un orrore che non abbiamo visto riflesso in mobilitazioni di piazza, né di palazzo.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 24 giugno 2026
Le accuse della Procura: cooperazione solo apparente. La scoperta del cadavere e il tentativo del Cairo di incolpare una banda di rapinatori. Le sedie riservate ai quattro ufficiali egiziani imputati per il sequestro e l’omicidio di Giulio Regeni sono rimaste vuote anche nel giorno delle richieste di condanna, e tali rimarranno. Ma il processo non si esaurisce nei destini personali dei militari sotto accusa; va oltre le loro responsabilità e lascerà aperto il giudizio sugli apparati nazionali che le hanno coperte. Come ha spiegato con toni accorati e severi il procuratore aggiunto di Roma Sergio Colaiocco, che ha seguito il caso dall’inizio, passo dopo passo, quello che si sta chiudendo è anche “un processo contro il silenzio di chi non voleva parlare né collaborare, di chi confidava che il tempo cancellasse le tracce. Un processo contro la menzogna, le ricostruzioni artificiose, i depistaggi”. Nel corso di dieci anni “il regime egiziano ha innalzato, mattone dopo mattone, un muro invalicabile per impedire l’accertamento della verità”. Tuttavia “quel muro è stato abbattuto”, rivendica il procuratore Francesco Lo Voi.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 24 giugno 2026
Un ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo di reclusione per i quattro 007 egiziani: il processo in contumacia è stato reso possibile dalla sentenza della Consulta. Un ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo di reclusione: è la richiesta fatta al termine della requisitoria nell’aula bunker di Rebibbia dalla Procura di Roma nei confronti di quattro agenti della National Security Agency egiziani accusati del sequestro, della tortura e dell’omicidio di Giulio Regeni, trovato morto al Cairo nel 2016. I banchi degli imputati sono vuoti ovviamente, ci sono solo i loro legali, perché l’Egitto non ha mai voluto collaborare e farli rintracciare.
di Alessandro Mantovani
Il Fatto Quotidiano, 24 giugno 2026
Si conclude la vicenda dei due volontari. Il post del ministro degli Esteri su X: “Insieme a loro è stato affidato al nostro Console a Bengasi anche Matias Alvarez Rodriguez”. Le autorità della Libia Orientale hanno rilasciato i 10 attivisti del Convoglio di terra della Flotilla per Gaza. Erano stati catturati il 24 maggio a Sirte, in Libia, e la loro detenzione è durata un mese. Gli italiani Domenico Centrone e Leonarda Alberizia sono stati consegnati nella serata di martedì 23 al console italiano a Bengasi, Filippo Colombo, insieme all’uruguaiano Matias Alvarez Rodriguez che ha anche il passaporto italiano. Dovrebbero partire da Bengasi per Tunisi e da lì, nella giornata di mercoledì 23, raggiungere l’Italia. Sullo stesso volo per Tunisi viaggerebbe anche Ashraf Khoja, tunisino. Altri sono partiti per destinazioni diverse: la giornalista spagnola Alicia Arnesto Nuñez dovrebbe rientrare nel suo Paese dopo uno scalo in Turchia.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 23 giugno 2026
Le domande riguardano le condizioni di vita negli istituti penitenziari. Riconosciuti 8 euro al giorno di indennizzo o sconti sulla pena da scontare. Se ora si torna, ma è tema che ha una sua ciclicità, di responsabilità civile dei magistrati o comunque di indennizzi per le parti ingiustamente coinvolte in procedimenti penali, altre forme di risarcimento testimoniano della crisi della nostra giustizia penale. Delle condizioni critiche delle nostre carceri è così un buon termometro anche l’andamento delle richieste di applicazione dei rimedi risarcitori previsti dall’articolo 35-ter dell’ordinamento penitenziario, introdotto a valle dell’ormai proverbiale sentenza Torreggiani con la quale, nel 2013, la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò l’Italia per le invivibili condizioni in cui troppe persone scontavano la detenzione.
di David Allegranti
La Nazione, 23 giugno 2026
Da inizio anno si sono già uccise 29 persone in cella. E l’estate aggrava la situazione. Nel 2025 sono stati accolti oltre 6.500 ricorsi per trattamenti degradanti. Il 4 luglio 2024, esattamente due anni fa tra pochi giorni, Fedi si suicidava. Non a Evin, in Iran, ma nel famigerato carcere di Sollicciano, a Firenze. Aveva 20 anni e la faccia da bambino, era lì dal 2022. In un reclamo giurisdizionale, presentato grazie a L’Altro Diritto, centro di documentazione dell’Università di Firenze, aveva elencato le gravi condizioni del carcere fiorentino, pieno di muffa, cimici e topi. Fedi riuscì anche catturarne uno, di topi, per mostrarlo agli agenti e al personale medico. Il 6 novembre 2023, tramite accesso diretto al colloquio psicologico-clinico, il giovane ristretto si era presentato - c’è scritto nel reclamo - “con una bottiglia all’interno della quale si trovava un ratto catturato nella cella”.
di Stefano Anastasìa*
garantedetenutilazio.it, 23 giugno 2026
E dunque siamo tornati a metro, squadra e livella: quando altro non si sa fare, in Italia si finisce sempre lì. Stiamo di nuovo a contare i metri quadri, a sottrarre gli arredi inamovibili, a verificare le ore di aperture delle camere, per capire se il modello sardina perseguito più o meno scientemente dal Governo e dalla sua silente amministrazione penitenziaria rispetta i parametri di dignità imposti dalla Corte europea dei diritti umani. A dieci anni dalla chiusura della procedura pilota imposta dalla sentenza Torregiani siamo di nuovo lì.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 23 giugno 2026
È stata inviata alla Camera e al Senato la relazione del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. Dovrebbe essere annuale, ma non se ne aveva più traccia dal 2023. Non verrà nemmeno presentata al Parlamento perché i dati risalgono al 2024. Rita Bernardini (Nessuno tocchi Caino): “Non una parola su ciò che hanno visto o sulle azioni messe in piedi”. Alessio Scandurra (Antigone): “Dalla relazione si ha l’impressione che il sistema penitenziario non abbia problemi legati alla sua vita interna, ma solo un problema di spazi”.
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