di Claudio Cerasa
Il Foglio, 29 maggio 2024
I partiti dovrebbero candidare uno qualsiasi dei 61.049 detenuti nelle patrie galere. Dal caso di Ilaria Salis, a quello di Chico Forti, l’attenzione per le condizioni delle carceri del mondo, da parte della maggioranza e dell’opposizione, è commovente. Forse ora però sarebbe il caso di concentrarsi sullo stato di quelle italiane. Nelle ultime settimane, nel nostro Paese, si è verificato un piccolo e formidabile miracolo politico che merita di essere preso decisamente sul serio vista la sua oggettiva eccezionalità. Il piccolo e formidabile miracolo ha investito tutto il fronte dei partiti, in modo trasversale, e ha permesso di mettere in mostra il grado di attenzione che vi è tra i leader dei vari partiti attorno a un tema molto delicato, messo al centro dell’agenda politica dalla quasi totalità dei leader politici. In estrema sintesi: l’attenzione alle condizioni delle carceri nel mondo. A sinistra, lo avrete visto, si è fatto un gran parlare, per molti mesi, del caso Ilaria Salis. Un pezzo di sinistra, il Pd, ha trasformato la maestra accusata di aver aggredito due uomini in Ungheria in una nuova eroina dell’antifascismo. E la scintilla ricorderete quando è scattata: nel momento in cui le televisioni hanno mostrato le immagini orribili di Ilaria Salis con le catene ai polsi e i ceppi alle caviglie in un’aula di tribunale in Ungheria.
di Giuliano Ferrara
Il Foglio, 29 maggio 2024
Mettere in cella gli indagati è un abuso su cui si tace dai tempi di Mani pulite. Oramai è diventata un’abitudine di desolazione e rassegnazione. Si sa che un terzo dei detenuti in Italia è statisticamente da considerare non colpevole, lo dicono i processi successivi o coevi alle spesso lunghe, inutili, dannose detenzioni preventive. Sappiamo anche che una specie di teoria legale surrettizia dice che non esistono innocenti ma solo colpevoli “in attesa” di essere scoperti. Parliamo spesso di povericristi, di persone che fanno una vita non integrata, che sono dentro per imputazioni a volte risibili, che non godono di protezione legale adeguata, e che quasi nessun occhio politico istituzionale o sociologico inquadra mai a sufficienza tra i fattori di sofferenza umana e sociale più pesanti.
di Luigi Patronaggio*
Avvenire, 29 maggio 2024
Malgrado sia teoricamente tra i più avanzati, l’ordinamento penitenziario trova ostacoli alla sua applicazione in strutture e istituzioni carenti. E così il carcere non riabilita. Sono assolutamente d’accordo, e per taluni forse anche sorprendentemente d’accordo, con l’iniziativa dell’associazione Sciascia-Tortora affinché i neo-magistrati facciano una significativa esperienza professionale all’interno delle carceri. Lo spirito di tale iniziativa, tuttavia, non deve avere il sapore della aprioristica condanna morale della casta magistratuale sordamente arroccata sulla propria privilegiata torre, deve invece mirare a far prendere coscienza ai neo-magistrati di cos’è in concreto la pena che essi infliggeranno e se l’esecuzione di tale pena sarà in linea con il dettato costituzionale e con i principi enunciati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu).
di Angela Stella
L’Unità, 29 maggio 2024
Istituito un reparto speciale della Polizia penitenziaria contro le rivolte in carcere, potrà intervenire anche in quelle minorili. È polemica. Da oggi e fino a data da destinarsi, l’Unione delle Camere penali italiane, in collaborazione con il proprio Osservatorio carcere, ha organizzato una maratona oratoria in vari luoghi pubblici di tutto il Paese per rappresentare “alla società civile la condizione inumana dei detenuti, il degrado della realtà carceraria nella quale si vedono costretti a svolgere la propria attività lavorativa gli agenti di polizia penitenziaria e gli operatori tutti, le inefficienze del sistema, le mancate riforme, l’irresponsabile indifferenza della politica e ogni altro aspetto che possa offrire l’immagine del fallimento di un sistema che rappresenta la negazione stessa della democrazia ed organizzare ogni opportuna iniziativa di informazione e protesta”.
polpenuil.it, 29 maggio 2024
Il Governo ha istituto un nuovo reparto di Polizia penitenziaria, il Gruppo di Intervento Operativo (Gio) per sedare le rivolte nelle carceri. Il problema, ci spiega il segretario del sindacato Uil-Pa, Gennarino De Fazio, è che il sistema delle carceri attualmente “è illegale”. E che prima di pensare alla repressione, servirebbe ridurre il numero dei detenuti e aumentare quello degli agenti. Ne hanno parlato in pochissimi (lo ha scritto in un colonnino il Manifesto), ma pochi giorni fa, il 14 maggio, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, con un decreto ministeriale, ha istituito un nuovo reparto composto da agenti di Polizia penitenziaria: si chiama “Gruppo di Intervento Operativo (Gio). A che serve? A intervenire in caso di rivolte in carcere.
di Massimiliano Smeriglio
L’Unità, 29 maggio 2024
Gli Ipm sono sempre più pieni a causa del dl Caivano. Diventano luoghi in cui concentrare sofferenza e difficoltà di giovani cresciuti in contesti di marginalità sociale. Vanno ingaggiati in forme radicalmente alternative alla privazione della libertà. Perché no, perché non dovremmo squarciare il velo di ipocrisia che avvolge il dibattito sul sistema detentivo dei minori proponendo la chiusura degli istituti penitenziari minorili. Soprattutto dopo i fatti di Milano.
La Repubblica, 29 maggio 2024
Il lavoro è lo strumento fondamentale per il reinserimento sociale delle persone detenute. Parte da questa certezza la terza edizione del bando “Evado a lavorare”, promosso dalla Fondazione Con il Sud. L’iniziativa mette a disposizione complessivamente 3 milioni di euro e si rivolge alle organizzazioni di Terzo Settore di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. Il lavoro restituisce dignità riduce le recidive. La restituisce al tempo trascorso in carcere per scontare la propria pena, ma è l’elemento principale che riduce drasticamente le percentuali di recidive che si verificano in quasi il 70% dei casi tra chi non lavora e solo nel 2% tra chi ha vissuto un’esperienza lavorativa, che nello stesso tempo beneficia anche di ricadute positive sull’autostima e sul benessere. Ciò acquista ancora più importanza se si considerano gli allarmanti dati sul fenomeno dell’autolesionismo e dei suicidi in carcere: da inizio 2024 i casi di suicidio sono già 30, il 13% dei quali ha riguardato la fascia di età tra i 16 e i 25 anni.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 29 maggio 2024
Camera, Commissioni Giustizia e Affari Costituzionali. I presidenti ai relatori: “Attenti al rispetto dei principi costituzionali”. Il governo rafforza lo stop alla cannabis light. Sullo stop alla cannabis light - che entrerebbe così nel mercato illegale e in mano alle mafie, al pari della cannabis psicotropa - tutti d’accordo, nella maggioranza. Anzi, dal governo arriva la giustificazione che rafforza l’intenzione. Così come tutti d’accordo anche sui nuovi reati di “rivolta in carcere” e di “integralismo”, e sullo scudo penale in favore dei pubblici ufficiali “costretti” a usare la violenza. Inoltre, per il momento, almeno fino alle elezioni, vietato discutere delle sanzioni maggiorate per i reati di violenza o minaccia “commessi al fine di impedire la realizzazione di un’opera pubblica o di un’infrastruttura strategica”. Ma su altri emendamenti al ddl Sicurezza targati Lega sale la tensione nella maggioranza di governo, e la spaccatura si fa sempre più evidente nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera, riunite in sede referente.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 29 maggio 2024
Riforma subito in Consiglio dei ministri: il sorteggio integrale dei togati al Csm tra i passaggi “rivedibili” del ddl anticipato a Mattarella. La riforma costituzionale della giustizia approderà già oggi in Consiglio dei Ministri. L’ordine del giorno di Palazzo Chigi prevede infatti al primo punto, per la riunione che inizierà alle 13, “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. La convocazione è arrivata ieri sera alle 22, due ore circa dopo il termine dell’incontro tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Dal Quirinale non è trapelata alcuna indiscrezione.
di Liana Milella
La Repubblica, 29 maggio 2024
La riforma della giustizia già oggi in Consiglio dei ministri: Forza Italia realizza il sogno di Berlusconi. E Sisto presenta ai suoi il testo. La separazione delle carriere, con un incontro inopportunamente anticipato e reso pubblico addirittura il giorno prima, ieri è approdata al Quirinale. Poco dopo le 19. E oggi arriverà anche in Consiglio dei ministri per il primo via libera. L’obiettivo del Guardasigilli Carlo Nordio, “scortato” dal sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano nella veste ormai di “ministro ombra”, era quello di bruciare i tempi e strappare proprio al Colle una sorta di consenso a presentare il testo. Che, in questo caso, sarebbe arrivato dal vertice dello stesso Csm, visto che Sergio Mattarella accomuna nella sua persona entrambe le “presidenze”, della Repubblica e del Csm.
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