di Federica Serfilippi
Corriere Adriatico, 5 maggio 2024
Recluso nel carcere di Montacuto, lavora come badante per un altro detenuto. Gli viene riconosciuta una paga inferiore rispetto al servizio prestato, fa causa al Ministero e vince: riceverà 12.636 euro. Il giudizio è stato promosso, attraverso l’avvocato Giorgio Marchetti, da un 38enne di origine dominicana, da tempo in Italia e all’epoca dei fatti ristretto a Montacuto. Nel giugno 2021, lo straniero ha avviato un rapporto di lavoro con l’amministrazione penitenziaria, con mansioni di assistenza alla persona. In particolare, gli era stata assegnata la cura di un altro detenuto, non autosufficiente perché disabile al 100%. L’attività è stata portata avanti tra giugno e luglio 2021 e dal dicembre dello stesso anno fino a gennaio 2023. Il 38enne è ricorso al tribunale di Roma, sezione lavoro, per rivendicare il diritto al pagamento delle differenze retributive per le effettive ore di lavoro svolto. Stando a quanto contestato, infatti, al detenuto-badante gli era stato riconosciuto lo stipendio pari a una media di tre ore lavorative al giorno. Invece avrebbe coperto il turno anche per dieci ore. A dirlo è stato il disabile che il 38enne assisteva, a volte pure nel corso della notte.
di Nicoletta Gigli
Il Messaggero, 5 maggio 2024
Il cortometraggio si intitola “Vie” di fuga e gli attori sono i detenuti, i docenti dell’Ipsia Pertini che tengono le lezioni a Sabbione, gli agenti della penitenziaria e gli operatori del carcere. Ambientato nelle aule scolastiche, nel laboratorio del pane, negli spazi dedicati all’apicoltura, in biblioteca, nel teatro del penitenziario, il corto è una testimonianza autentica delle attività trattamentali svolte dai detenuti e finalizzate al loro reinserimento nella società.
di Noemi D’Angelo
lecconotizie.com, 5 maggio 2024
Grande successo per l’incontro promosso sabato pomeriggio da Costruiamo il futuro. “Tu non sei quello che produci o i voti che prendi: sei molto di più. E il mare fuori è molto altro da scoprire, insieme”. Sono le parole, profonde e dirette, con cui don Claudio Burgio ha voluto chiudere il bell’incontro organizzato nel pomeriggio di oggi, sabato, dalla Fondazione Costruiamo il futuro. Ospite sul palco dell’oratorio di Missaglia insieme agli applauditissimi attori della famosa serie televisiva Mare Fuori Giacomo Giorgi (che interpreta Ciro Ricci, giovane detenuto che muore nel corso di una rivolta da lui stesso innescata) e Vincenzo Ferrera (Beppe Romano, un educatore dell’istituto), don Burgio ha condiviso con il numeroso pubblico presente in sala, circa mille persone, la sua esperienza di cappellano al carcere minorile di Milano e fondatore dell’associazione milanese Kayròs.
di Marianna Peluso
Corriere del Veneto, 5 maggio 2024
Emergenza sociale tra i giovani, ma c’è chi dice no alla censura. “Cantare testi violenti non equivale al femminicidio, ma insieme vogliamo capire se queste canzoni possano contribuire a creare un clima che alimenta ostilità nei confronti delle donne e come fare per frenare questo fenomeno”. È il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi a spiegare lo spirito dell’incontro dal titolo “Canzoni violente contro le donne: che fare?” organizzato dal ministero della Cultura con Siae e Fondazione di Verona che si è tenuto ieri a Verona. Dalle case discografiche sono uscite e continuano a essere pubblicate varie canzoni che mercificano la donna (“La comando con un joystick” per citare un testo e non fra i più violenti), che descrivono atti sessuali non consenzienti fino a violenze, abusi e femminicidi. “Noi raccogliamo una denuncia di varie associazioni su queste tematiche, ma senza demonizzare un genere musicale piuttosto che un altro - precisa Mazzi -. Mi sto impegnando in questa battaglia perché la musica ha un’enorme rilevanza sociale: è il primo contatto con la cultura, fin da quando siamo piccoli. Più aumenta la rilevanza sociale e più deve crescere la responsabilità sociale”.
di don Mattia Ferrari
La Stampa, 5 maggio 2024
“Io ho ancora un sogno. Ho il sogno che un giorno gli uomini si alzeranno in piedi e si renderanno conto che sono stati creati per vivere insieme come fratelli”: così proclamava nel 1963 Martin Luther King, al termine di una grande manifestazione per i diritti civili. Questo sogno continua oggi nella lotta di tante persone che ancora subiscono violenza e discriminazione. Una forma particolare di questa violenza è quella che viene perpetrata alle frontiere contro le persone migranti, che cercano vita degna e fraternità. L’Europa, dopo aver chiuso i canali legali di accesso, ha deciso di siglare accordi con i Paesi che si trovano sull’altra sponda del mare, perché siano loro a contenere il flusso migratorio, sacrificando i diritti umani. La storia recente segna una spirale di cinismo e di violenza.
di Erika Pontini e Sara Minciaroni
La Nazione, 5 maggio 2024
Il calvario di Matteo Falcinelli, 25 anni, in Florida per frequentare un Master. Le violenze riprese dalle bodycam degli stessi agenti. Prima l’hanno sbattuto a terra premendogli il volto contro l’asfalto con il ginocchio dell’agente premuto contro il collo, la stessa manovra che in Minnesota uccise l’afroamericano George Floyd, e l’hanno arrestato. Poi, una volta in una cella di transito alla stazione di polizia di North Miami Beach, in quattro lo hanno incaprettato sottoponendolo all’Hogtie restraint. Con una cinghia hanno legato i piedi alle manette dietro la schiena e tirato, tirato tra urla strazianti e sovrumane fino a quando Matteo Falcinelli, studente italiano di 25 anni, li ha supplicati di smettere perché si sentiva letteralmente spezzare. “Please, please, please” parole pronunciate con un filo di voce tra lacrime e strazi indicibili. E cosi, con il rischio di morire, lo hanno lasciato per più di tredici minuti, quando qualcuno in quella posizione smette di respirare appena dopo 150 secondi.
di Edmondo Bruti Liberati
Corriere della Sera, 4 maggio 2024
I detenuti sono oltre 61.000, diecimila in più rispetto alla capienza ufficiale. Il tragico bollettino dei suicidi ci riporta 70 morti l’anno scorso e già 30 nel 2024. Le gravissime sistematiche violenze nei confronti dei detenuti minori del Carcere Beccaria di Milano sono l’ultima spia di una situazione di crisi nella gestione degli istituti penitenziari italiani. Il numero dei detenuti ha raggiunto la cifra record di oltre 61.000, diecimila in più rispetto alla capienza ufficiale. Il tragico bollettino dei suicidi ci riporta 70 morti lo scorso anno e 30 nei primi mesi di questo anno. La situazione ha raggiunto un livello non più tollerabile anche a fronte delle decisioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Le pene (e tanto più le detenzioni cautelari) ammonisce la Costituzione “non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”. Il ricorso al carcere è purtroppo una necessità, ma ogni sforzo deve essere fatto per limitarlo.
di Glauco Giostra
Avvenire, 4 maggio 2024
Se affidassimo all’Enpa, l’Ente nazionale protezione animali, il compito di redigere un rapporto sullo stato delle nostre carceri ci consegnerebbe un referto di severissima censura (salvo che per rare e lodevoli eccezioni): in questa sorta di stabulario di Stato sono ristretti, in condizioni spesso inaccettabili anche per animali in cattività, detenuti frequentemente imbottiti di psicofarmaci, che ricorrono sovente all’autolesionismo per richiamare l’attenzione sull’insostenibilità della loro condizione, rassegnandosi non di rado al suicidio quando non riescono ad accettarla. Una situazione che il Capo dello Stato definiva, già all’inizio di questo suo ultimo mandato, lesiva della dignità del Paese e che da allora si è ulteriormente aggravata.
di Claudio Bottan
vocididentro.it, 4 maggio 2024
Con la sentenza Torreggiani del 8 gennaio 2013 la Corte europea per i diritti dell’uomo condannava l’Italia per le condizioni inumane e degradanti delle carceri. Non era difficile immaginarlo, mi dicevo mentre stavo appollaiato al terzo piano del letto a castello in una cella del carcere di Busto Arsizio. Per starsene in piedi, o seduti, era necessario organizzare i turni: lo spazio non consentiva ai tre “concellini” di poterlo fare contemporaneamente. La ministra della Giustizia dell’epoca, Paola Severino, si disse “profondamente avvilita, ma non stupita” per la condanna di Strasburgo. Cosa è cambiato da allora?
di Francesco Lo Piccolo*
L’Unità, 4 maggio 2024
Il 23 aprile ho partecipato alle visite di Nessuno tocchi Caino e delle Camere Penali alle Case circondariali di Chieti e Pescara. Conosco bene i due istituti perché è dal 2008 che vi entro come volontario di “Voci di dentro”. Ma questa volta è stato diverso perché non ho incontrato le persone detenute nelle stanze allestite per i laboratori di scrittura o teatro. Questa volta li ho incontrati nel loro habitat, nelle celle e nelle sezioni. Ed è stato un pugno allo stomaco. Ho visto il carcere in tutta la sua oscenità, in tutto il suo orrore. Lo dicono i numeri: 130 detenuti a fronte di 70 posti a Chieti e 400 detenuti a fronte di 276 posti a Pescara; ma soprattutto lo svelano le grate alle finestre ai piani terra per evitare che entrino i topi, le muffe al soffitto nei gabinetti e in molte camere, i secchi sotto i lavandini per raccogliere l’acqua che fuoriesce dalle tubature, la mancanza di luce e di areazione.
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