di Paola Balducci
L’Espresso, 26 aprile 2024
La situazione carceraria nel nostro Paese è un affresco complesso di sfide umane, legali ed etiche: i diritti fondamentali si scontrano con le realtà quotidiane di sovraffollamento, condizioni igieniche precarie ed esigua disponibilità di risorse di sostegno psicologico. Lo specchio è nel costante aggiornamento del dato dei suicidi in cella: 30 nei primi 4 mesi del 2024, senza contare i numerosissimi atti di autolesionismo e la percentuale di detenuti in condizioni psichiatriche fragilissime lasciati senza alcun sostegno in mancanza di strutture adeguate.
di Corrado Limentani
ilsussidiario.net, 26 aprile 2024
Il ddl Giachetti è accusato di essere uno “svuota carceri”. È una critica sbagliata. Ecco come funziona e a chi è destinato. La situazione è ormai diventata insostenibile. Le carceri italiane a fronte di una capienza regolamentare di 51.144 detenuti ne ospitano 61.351. Al sovraffollamento si aggiungono molte altre criticità tra cui: carenza di personale (educatori e assistenti sociali), frequenti tensioni e violenze per l’insufficiente numero di agenti di polizia penitenziaria (il caso Beccaria di Milano è notizia di questi giorni), mancanza di opportunità lavorativa per i detenuti. Prima conseguenza di questa situazione è l’aumento dei suicidi: 32 in quattro mesi a fronte dei 70 in tutto il 2023.
di Pino Ciociola
Avvenire, 26 aprile 2024
La proposta del Pro-Prefetto del Dicastero per l’evangelizzazione al convegno nazionale dei cappellani e degli operatori per la pastorale sanitaria. Alternative al carcere, giustizia riparativa e il Giubileo, che può essere un’occasione grande, grandissima, per credenti e non. L’idea è semplice e l’arcivescovo Rino Fisichella la spiega proprio al convegno nazionale dei cappellani e degli operatori per la pastorale sanitaria che si svolge dall’altro ieri ad Assisi: “Nel millennio che ci sta davanti - dice - determinato dal progresso della tecnica, da una cultura come quella digitale, che consente di sapere dove sei in qualsiasi momento e anche di sapere cosa stai facendo, perché non pensare a strutturare misure alternative, anziché pensare di costruire nuove carceri? Questo è il mio dilemma”.
gnewsonline.it, 26 aprile 2024
Messaggio del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ai cappellani e agli operatori per la pastorale penitenziaria, riuniti ad Assisi per il 5° convegno nazionale. L’iniziativa, dal titolo “Lo vide e ne ebbe compassione”, è organizzata dall’Ispettorato generale dei cappellani delle carceri italiane, guidato da don Raffaele Grimaldi, e dalla Conferenza episcopale italiana.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 26 aprile 2024
Il Comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (Cpt) ha pubblicato ieri il 33esimo rapporto generale sulle sue attività per l’anno 2023. In questo rapporto, il Comitato condivide la sua esperienza e i suoi standard sul trattamento e le garanzie necessarie per proteggere le persone transgender in carcere. La pubblicazione fa seguito allo scambio di opinioni avvenuto il 24 aprile 2024 tra il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa e il Presidente del Cpt, Alan Mitchell.
di Domenico Ferrara
Il Giornale, 26 aprile 2024
Il dato della privazione della libertà riguarda il 2023. E l’abuso totale tocca il 24,5%. Nella torta della malagiustizia, c’è una fetta che difficilmente trova posto in vetrina: è quella delle persone private ingiustamente della propria libertà. Non finiscono nelle statistiche, se non avvolte tra righe indecifrabili o affiorate grazie a equazioni e calcoli matematici, eppure ci sono. E se ci sono è per colpa di magistrati, soprattutto giudici per le indagini preliminari, che fanno uso delle misure coercitive in maniera quanto meno eccessiva.
di Simona Musco
Il Dubbio, 26 aprile 2024
Il deputato di Forza Italia respinge l’idea di aver voluto colpire la stampa proponendo con un emendamento di punire i cronisti con pene fino a 8 anni: l’obiettivo, dice, sono i lobbisti. “È una tempesta in un bicchiere d’acqua, perché a tutto ho pensato, tranne che ai giornalisti”. Tommaso Calderone, deputato di Forza Italia, non vuole farsi trascinare in una polemica che, dice, non lo riguarda. Perché il suo emendamento al ddl Cybersicurezza - che punisce con pene fino a 8 anni chiunque utilizzi, riproduca, diffonda o divulghi, con qualsiasi mezzo, dati o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico sottratti illecitamente - mira a colpire, spiega al Dubbio, un’altra categoria: i lobbisti.
di Stefano Zurlo
Il Giornale, 26 aprile 2024
Manette per i giornalisti. E pene che fioccano come la neve di emendamento in emendamento: quattro anni di carcere, no sei, addirittura otto per chi ruba una carta segreta e la pubblica. Che poi è un po’ il succo della professione: si dà una notizia che fino a un minuto prima era nascosta in un cassetto. O dentro l’armadio blindato di una qualche autorità. Non importa. Pezzi della maggioranza si esibiscono con proposte, per ora solo tali, muscolari. Fronte numero uno: la diffamazione. Al Senato l’idea di incarcerare chi scrive ha fatto capolino, poi è stata precipitosamente ritirata. A quel punto, la bagarre si è spostata alla Camera, dove si parla di cybersecurity: e qui alcuni deputati - anche di Azione - hanno suggerito lo stesso spartito. Galera con dosi da cavallo di giustizialismo.
di Filippo Facci
Il Giornale, 26 aprile 2024
Ormai le notizie e i video sulla criminalità giovanile passano quasi inosservati: ma se si consultano le fonti più varie (Istat, Ministero dell’Interno, Dia, Antigone, report e statistiche) la conclusione è più o meno la stessa: non è solo la quantità, ma è la qualità della devianza minorile a essere cambiata. Capirlo non è difficile, e il problema è valicare la coltre di polemiche politiche legate all’emanazione del Decreto Caivano, quello che, tra altre cose, permette di arrestare anche i minori nel caso si renda necessario: sempre che come è accaduto a Rozzano non mandino a spacciare anche i minori di 12 anni. Ma se fosse questo, il problema, non sarebbe neanche nuovo, la rarefazione di Cosa nostra si è accompagnata infatti a un minor numero di minori segnalati e questo al contrario di come viceversa accadeva a Napoli, dove, dal 2014 (anno dell’esordio di “Gomorra” in tv) si avvalsero ragazzini per controllare le piazze di spaccio. Così, nel biennio 20142016, a Napoli, rimasero uccisi 60 ragazzi tra i 16 ed i 19 anni. Ma, pur terribile, è rimasta un’onda corta.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 26 aprile 2024
“Ho avuto una vita professionale travagliata, anche per il tipo di processi combattuti”. Più che una deposizione, quella tenuta martedì dal pm milanese Fabio De Pasquale al tribunale di Brescia, dove è imputato insieme all’ex collega Sergio Spadaro con l’accusa di aver nascosto prove a favore dei vertici Eni (poi tutti assolti) nel processo Nigeria, è stata una descrizione emblematica del paradigma culturale che anima certi pubblici ministeri. In sei ore De Pasquale, uno dei simboli della procura meneghina, si è autorappresentato come un soldato, un magistrato che i processi non li istruisce, ma li combatte. Così la giustizia diventa una guerra, in cui non sono ammessi dubbi, incertezze, esitazioni.
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