di Manuela Perrone
Il Sole 24 Ore, 20 aprile 2024
In carcere lavora un detenuto su tre. La stragrande maggioranza è alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, soltanto una minima parte ha un datore di lavoro esterno. Di “margini di miglioramento” parla esplicitamente la prima delle due relazioni al Parlamento appena presentate dal Dap del ministero della Giustizia, che fotografano lo stato di attuazione delle norme che promuovono il lavoro nelle carceri (l’articolo 20 della legge 354/1975 e la legge Smuraglia 193/2000).
di Rosalba Reggio
Il Sole 24 Ore, 20 aprile 2024
Non una bella storia di lavoro e riscatto, ma un sistema organizzato di creazione del valore che dal carcere di Bollate dà vita alla più grande realtà italiana di riabilitazione dei detenuti. I numeri lo confermano: più di ottocento lavoratori, di cui 350 al servizio dell’amministrazione penitenziaria e circa 500 impiegati direttamente o attraverso cooperative in imprese private. Una vera e propria comunità che rappresenta una forza lavoro di qualità all’interno e all’esterno del carcere.
di Giorgio Marchetti*
L’Unità, 20 aprile 2024
Una storica sentenza del Tribunale del Lavoro di Roma. Nel carcere di Ancona-Montacuto a un detenuto disabile al 100% era stato assegnato un altro detenuto quale assistente alla persona per coricarsi e alzarsi dal letto, lavarsi, cucinare e consumare i pasti e, più in generale, per fornirgli aiuto fisico, attività svolta per 16 mesi tra il 2021 e il 2022 e retribuita pari mediamente a 3 ore di lavoro al giorno ancorché il servizio si protraesse oltre tale orario, sovente anche la notte. Nonostante le rimostranze per l’ingiusto trattamento retributivo, l’Amministrazione penitenziaria faceva orecchie da mercante. Spazientito, il detenuto-lavoratore in prossimità del fine pena si era rivolto al proprio legale, chi vi scrive, al fine di agire giudizialmente per ottenere la giusta retribuzione per le ore effettivamente lavorate.
di Maria Brucale*
Il Domani, 20 aprile 2024
Il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo, audito alla Camera dei deputati sulla proposta di legge sulla liberazione anticipata speciale tesa ad alleggerire la insopportabile situazione delle nostre carceri, nata con la collaborazione di Nessuno Tocchi Caino e depositata dall’esponente di Italia Viva Roberto Giachetti, dice: al 41 bis non fanno trattamento penitenziario per cui che senso ha concedere loro la liberazione anticipata? Grazie, dottor Melillo. Da molti anni ormai noi difensori di persone ristrette in quel regime privativo ne affermiamo con forza la assoluta e urlata incostituzionalità e la vistosa incoerenza con la convenzione Edu proprio perché si sottrae all’ imperativo costituzionale e convenzionale di ogni pena, quello di tendere alla riabilitazione della persona condannata.
di Davide Varì
Il Dubbio, 20 aprile 2024
Nelle motivazioni si legge che il processo di revisione “non ha condotto alla dimostrazione della certa ed indiscutibile estraneità”, ma “ha semplicemente fatto emergere un ragionevole dubbio sulla sua colpevolezza”. E intanto il suo accusatore è indagato per calunnia. Faranno sicuramente discutere le motivazioni della sentenza di assoluzione del processo di revisione a Beniamino Zuncheddu, accusato e condannato strage di Sinnai (Cagliari) dell’8 gennaio del 1991 in cui furono uccisi tre pastori. Zuncheddu, proclamatosi sempre innocente, è tornato in libertà dopo 33 anni di carcere dopo la decisione dello scorso 26 gennaio. Ma i giudici della quarta sezione della Corte di Appello di Roma nelle motivazioni scrivono che il processo di revisione “non ha condotto alla dimostrazione della certa ed indiscutibile estraneità di Beniamino Zuncheddu” alla strage, “ma ha semplicemente fatto emergere un ragionevole dubbio sulla sua colpevolezza”.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 20 aprile 2024
La giustizia entra nella campagna per le europee. La premier chiede a Nordio di portare in Consiglio dei ministri martedì prossimo le due “riforme radicali”. È tempo di superare lo status quo? Certo che sì. La questione in fondo è sempre la stessa: sulla giustizia, il governo avrà o no il coraggio di passare finalmente dalla stagione delle chiacchiere a quella delle riforme? E sulla giustizia, Giorgia Meloni avrà il coraggio o no di sfidare il fronte unico della conservazione, che da mesi le suggerisce di non esagerare per non turbare lo status quo giudiziario? La giustizia, improvvisamente, lo avete visto, è diventata un elemento interessante della campagna elettorale per le europee. Ci sono liste, come quella di Bonelli e Fratoianni, che usano la giustizia ingiusta di altri paesi per fare campagna contro Meloni, candidando la nuova paladina degli anti Orbán: Ilaria Salis. Ci sono liste, come quella di Renzi e Bonino, che fanno leva sul giustizialismo degli altri partiti per raccogliere consenso sul garantismo, candidando come capolista Gian Domenico Caiazza, l’avvocato di Enzo Tortora. Ci sono altri partiti, come quelli di governo, che nelle prossime ore si troveranno di fronte a una scelta: usare o no il garantismo come un’arma per costruire consenso? La notizia è questa ed è sfiziosa.
di Alessandro Parrotta*
Il Dubbio, 20 aprile 2024
Anche se la black-list della Commissione Antimafia non implica una decadenza ex officio del candidato, la scelta compromette in modo diretto ed irreparabile l’immagine dell’attenzionato e a lede la presunzione di non colpevolezza- Nel settembre 2014, la Commissione Parlamentare Antimafia ha approvato una relazione (cd. codice) in materia di formazione delle liste delle candidature per le elezioni europee, politiche, regionali, comunali e circoscrizionali, proponendo alle forze parlamentari l’adozione di un’autoregolamentazione sulla valutazione dei candidati politici. Nell’alveo delle sue funzioni, la Commissione assolve compiti legislativamente indicati nell’art. 1 della L. 87/2013, con la quale la stessa venne istituita.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 20 aprile 2024
Il caso Basilicata non è nuovo. Nel 2015 il presidente della Campania fu estromesso a due giorni dalle elezioni. E c’è anche chi ha querelato la Commissione Antimafia. Una settimana fa la Commissione bicamerale antimafia, presieduta da Chiara Colosimo, dopo i setti candidati alle Regionali sarde del febbraio scorso dichiarati “impresentabili” nonostante nessuno di loro fosse stato condannato in via definitiva, ha reso pubblica la lista dei cinque “impresentabili” candidati aspiranti consiglieri regionali della Basilicata che va alle urne questo fine settimana. Nessuno di loro vanta una condanna.
di Federica Pacella
Il Giorno, 20 aprile 2024
Invisibili tra gli invisibili, ma con esigenze specifiche che rischiano di essere soffocate nelle criticità degli istituti penitenziari. Sono le 441 detenute degli istituti penitenziari lombardi (dato del Ministero della Giustizia, aggiornato al 31 marzo), una minoranza rispetto ai 6.714 detenuti totali, che eccedono ampiamente i 5.414 posti della capienza regolamentare. Secondo l’analisi dedicata alle detenute dall’associazione Antigone, proprio i numeri sono una specificità delle donne in carcere. “Le donne in carcere sono percentualmente poche e ciò ha delle oggettive conseguenze sulle condizioni materiali di detenzione - spiega nell’editoriale Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone e dell’Osservatorio sulle carceri minorili - che sono state evidenziate più e più volte da chiunque si sia occupato del tema”.
di Luca Goffi
Corriere della Sera, 20 aprile 2024
Oltre l’emergenza. Il sovraffollamento carcerario è una costante del sistema detentivo italiano ed è uno dei fattori che incide sull’alto tasso di suicidio in prigione. Nel 2024 a livello nazionale i detenuti che si sono tolti la vita sono 32, questa la denuncia della garante delle persone private della libertà di Brescia, Luisa Ravagnani, e dell’Unione delle Camere Penali Italiane. Il trend in netta crescita è allarmante perché “la media di 4 suicidi a settimana è cresciuta a causa di un pericolosissimo effetto emulativo” dichiara Andrea Cavaliere di UCPI. Stando allo studio dell’associazione Antigone, il carcere Nerio Fischione di Brescia è la maglia nera italiana per il sovraffollamento con il 209,3% rispetto alla capienza consentita. E i problemi sono ancor più radicati: “Nell’area trattamentale di Canton Mombello ci sono 5 educatori (sugli 8 previsti) per i 330 detenuti. A Verziano c’è un educatore per tutti i 120 detenuti” sottolinea Veronica Zanotti, presidente della Camera penale di Brescia.
- Brescia. Nelle carceri sovraffollamento e suicidi: “I detenuti si sentono parcheggiati”
- Novara. Un appello sul dramma suicidi nelle carceri italiane
- Mantova. “Stop alle carceri-gabbia”: in piazza con il Garante dei detenuti
- Caserta. Sviluppo e legalità, opportunità per detenuti grazie all’Asi
- Gela (Cl). Con il progetto “Fuori le mura” avviati al lavoro 20 detenuti










