di Marta Randon
vocedeiberici.it, 18 aprile 2024
“Mi vergogno di stare di fronte alla signora Agnese Moro”, ha detto con coraggio un giovane detenuto in terza fila. “Spero anch’io di essere perdonato”, ha aggiunto timidamente un altro ragazzo nella Casa circondariale di Vicenza. “Perdono è una parola scivolosa, non mi piace, preferisco il termine “ritrovarsi”, è più bello - ha risposto la terzogenita del presidente della Dc ucciso nel 1978 dalle Brigate Rosse -. Io e Grazia ci siamo ritrovate”. “Il perdono presuppone che ci sia qualcuno che concede qualcosa. Non c’è equità”, ha aggiunto Grazia Grena, militante nelle Brigate Rosse per una decina di anni. “Io voglio bene a Grazia. Incontrarla mi ha fatto stare meglio. I fantasmi sono spariti”. “Il segreto è accettare la parte peggiore di te e ripartire, io l’ho fatto” ha aggiunto ancora Grena.
Il Resto del Carlino, 18 aprile 2024
La testimonianza da parte di un detenuto è stata organizzata dalla collaborazione tra l’Istituto di Sogliano e l’Agenzia Technè. Nel corso dell’anno scolastico 2023/2024, il nostro Istituto ha attivato il Progetto ‘Legalità’, con l’obiettivo di valorizzare i comportamenti di cittadinanza attiva. Tra le diverse attività proposte, è stata molto significativo l’incontro-testimonianza ‘Il carcere da dentro’, organizzato in collaborazione con l’Agenzia Technè di Cesena. Insieme ai nostri professori e ad altre classi siamo partiti da Sogliano e ci siamo recati alla Rocca di Roncofreddo, luogo dove si sarebbe svolto l’incontro. Erano presenti un ex detenuto A.S., ormai prossimo alla fine della pena, che ci ha raccontato la sua esperienza nel carcere di Forlì, e l’ex Vice- comandante dello stesso carcere, la signora M.D. Quest’ultima ha preso la parola per prima e ci ha parlato in modo chiaro, spiegandoci cosa si può trovare all’interno del carcere, come sono suddivisi i prigionieri e quali mansioni ha svolto nel corso degli anni all’interno della struttura.
di Francesco Mannoni
Il Mattino, 18 aprile 2024
La giornalista firma un reportage sulle galere italiane, avendole visitate a lungo: il problema non sono le mele marce. È l’intero sistema che è guasto, anche gli agenti di custodia sono vittime di un meccanismo trascurato e disperato. Il nuovo libro di Daria Bignardi, “Ogni prigione è un’isola” è un’opera con più anime. È un reportage sui problemi delle carceri italiane e dei carcerati; è un labirinto di storie amare attinte dalle voci dei detenuti; è il racconto di un’umanità dolente fatta di ladri, rapinatori, povericristi, immigrati e tossicodipendenti (che costituiscono i due terzi della popolazione detenuta), mafiosi e camorristi, ma anche idealisti e rivoluzionari, terroristi rossi e neri; un coro di voci tragiche, dissenzienti, un quadro dai colori foschi, un magma ribollente che rende la questione carceraria sempre più esplosiva.
di Alessandra Algostino
Il Manifesto, 18 aprile 2024
Le manganellate agli studenti e le querele per diffamazione contro la critica politica, per restare alle ultime di cronaca, mostrano un potere sempre più intollerante ai suoi limiti e alle contestazioni, che chiude gli spazi politici, quando non esercita, come nei casi citati, una vera e propria “violenza istituzionale”. Ogni scelta politica, che sia la delibera del Senato accademico della Sapienza, un provvedimento del governo o del parlamento, per quanto valida in quanto assunta secondo le procedure democratiche previste, non è per questo sottratta alla discussione e alla contestazione. Sembra ovvio, ma a quanto pare non lo è.
di Luca Liverani
Avvenire, 18 aprile 2024
Dossier del Tavolo Asilo sugli 8 Centri di permanenza per il rimpatrio: sono lager, peggio delle carceri. I parlamentari d’opposizione d’accordo: si tratta di buchi neri. Fino a un anno e mezzo di detenzione senza avere commesso nessun reato, ma solo un’irregolarità amministrativa. Somministrazione massiccia e sistematica di psicofarmaci. Impossibilità di fatto per i “trattenuti” di far valere i propri diritti, dalla difesa alla salute. Sono solo le principali criticità dei Cpr, i Centri di permanenza per il rimpatrio per immigrati. Assimilabili a carceri, ma che paradossalmente garantiscono meno diritti delle carceri vere e proprie. “Non sono riformabili, vanno chiusi”, dicono concordi il Tavolo Asilo e i parlamentari dei partiti d’opposizione che li hanno visitati. Anche perché molto spesso non assolvono nemmeno alla loro funzione. A radiografare gli 8 Cpr in Italia sono stati parlamentari di tutti i gruppi dell’opposizione, insieme ai rappresentanti delle organizzazioni del Tavolo Asilo e Immigrazione, coalizione di realtà laiche e cattoliche della società civile italiana con più di 40 aderenti.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 18 aprile 2024
Visita nelle otto strutture per la detenzione amministrativa attive in Italia del Tavolo immigrazione e asilo e degli esponenti politici di opposizione. Tra i dannati dei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) c’è un uomo che mangia le sue feci e beve le sue urine. Ha un disturbo psichiatrico pesante. Nonostante ciò, un medico in Lombardia lo ha giudicato idoneo al trattenimento. Così dal carcere in cui aveva scontato una condanna per furto è finito nel Cpr di Macomer, dove lo hanno visitato la deputata Avs Francesca Ghirra e le associazioni Naga e Mai più Cpr. Quando il 24 marzo una rivolta dei detenuti ha dato alle fiamme una parte del centro, è stato trasferito nel Cpr di Ponte Galeria.
di Roberto Maggioni
Il Manifesto, 18 aprile 2024
Il presidente dell’associazione Naga, Riccardo Tromba, annuncia un nuovo esposto ai pm milanesi contro la struttura detentiva per migranti. “Chiediamo alla procura il sequestro del Centro di permanenza per i rimpatri di Milano, i fatti di questi mesi dicono che neanche un Cpr sotto indagine e commissariato può diventare umano”. Riccardo Tromba è il presidente dell’associazione Naga, associazione che da anni si occupa di immigrazione e delle condizioni di detenzione della struttura di via Corelli. È proprio a seguito delle denunce fatte dal Naga che a dicembre 2023 i pm hanno aperto un’inchiesta sul centro milanese che ha portato al commissariamento della struttura. La situazione, però, non è migliorata, per questo martedì il Naga ha depositato un esposto in procura.
di Alessia Candito
La Repubblica, 18 aprile 2024
Siamo entrati nel centro per i rimpatri di Caltanissetta e abbiamo incontrato i 73 trattenuti, fra loro anche un iraniano, con un grave disagio psichico e che agli ayatollah non potrà essere consegnato mai. “Lo sai che qui ci trattano come animali? Neanche un nome abbiamo più. Siamo un numero”. Mehdi è mani che si aggrappano a una griglia, occhi neri che superano le grate, un urlo che vuole essere di rabbia, ma sa solo di disperazione. Ed è un ragazzino. Ha 23 anni, ma sembra più piccolo, il suo italiano - quasi perfetto - sa di Nord Italia. Arrivato da minorenne è inciampato, ha commesso un reato, è finito in comunità. A Caltanissetta ci era arrivato per un progetto, parte del suo programma di riabilitazione. Ma gli hanno contestato la non convivenza con la sorella, che ha cittadinanza italiana. Ed è finito nel cpr di Pian del lago.
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 18 aprile 2024
Nel dibattito si confondono e si sovrappongono immigrati, richiedenti asilo e persone sbarcate dal mare. E l’etichetta di “ingressi irregolari” getta una coltre di sospetto su chiunque arrivi. Tra le ragioni addotte per celebrare il Patto su immigrazione e asilo appena approvato dal Parlamento europeo, giusto in tempo per poter esibire un risultato in vista delle elezioni di giugno, campeggia la duplice idea di un’Unione Europea assediata dai migranti e di un’Europa meridionale sottoposta a una pressione migratoria eccessiva e sperequata rispetto ai partner centro-settentrionali. Come avviene spesso, nel dibattito pubblico si confondono e si sovrappongono immigrati, richiedenti asilo e persone sbarcate dal mare. L’etichetta di “ingressi irregolari”, getta una coltre di sospetto e stigmatizzazione su chiunque arrivi in modo spontaneo in Europa, come se, tra l’altro, gli fosse possibile seguire delle vie legali praticamente inesistenti per fuggire dalle zone di guerra, cercando scampo in un territorio che si fa vanto di proteggere i diritti umani fondamentali.
di Vitalba Azzolini*
Il Domani, 18 aprile 2024
Cosa cambia per l’Italia con il Patto per la migrazione e l’asilo, approvato lo scorso 10 aprile dal Parlamento europeo, e in procinto di essere approvato anche dal Consiglio? Per l’Italia cambia poco o niente. Il Patto non scardina il principio base del regolamento di Dublino: sul Paese di primo ingresso continua a gravare l’accoglienza dei migranti e la valutazione delle loro domande d’asilo. Le deroghe a tale principio - ricongiungimenti familiari, conoscenza della lingua o ottenimento di un titolo di studio in uno Stato membro consentiranno di chiedere l’asilo a un Paese diverso da quello di arrivo - non sposteranno numeri rilevanti di migranti.
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