di Francesca Fulghesu
Il Domani, 7 giugno 2026
Migliaia di persone al corteo della Cgil nel luogo della strage dei braccianti, bruciati vivi perché chiedevano di essere pagati. Dei 200 milioni contro il caporalato usati solo 20, gli altri vanno restituiti. I sindacati: “Colpire le aziende che sfruttano”. Le corone di fiori e un sole caldo che sembra far risaltare l’odore di bruciato. Poco più in là, bandiere e cartelloni ricordano i nomi delle vittime del lavoro e dello sfruttamento. Fuori dalla stazione di servizio di Amendolara in cui lunedì 1 giugno sono stati arsi vivi Waseem Khan, Amin Fazal Khogiani, Ullah Ismat Qiemi e Safi layjad, sono migliaia le persone riunite. Sono lavoratori stranieri e italiani, braccianti del territorio e delle province del Sud.
di Redazione Buone Notizie
Corriere della Sera, 7 giugno 2026
“Una “etichettatura sociale obbligatoria su condizioni di lavoro, regolarità dei contratti, sicurezza nei campi, dignità dei lavoratori lungo tutta la filiera: solo così i consumatori potranno scegliere”. È l’appello di Federconsumatori, rilanciato dal Forum nazionale Terzo settore, dopo la strage di Amendolara in Calabria”. “Ogni volta che un consumatore acquista fragole, pomodori, arance o altro ha il diritto di sapere che quel prodotto non porta con sé il peso dello sfruttamento, della violenza, del ricatto, e spesso del sangue. Nessuno vuole essere complice di un sistema criminale. Eppure, senza strumenti di trasparenza, facendo la spesa possiamo diventarlo”.
di Mauro Magatti
Avvenire, 7 giugno 2026
Dietro ai flussi contemporanei si manifestano molte delle grandi contraddizioni del nostro tempo. Prigionieri del breve periodo, i politici rincorrono le emergenze anziché governarle. La costruzione di società capaci di valorizzare le differenze senza rinunciare alla coesione sociale resta un obiettivo ancora da raggiungere. Ovunque nel mondo la questione migratoria è uno dei nodi sociali e politici più scottanti. Dall’Europa agli Stati Uniti, dall’America Latina all’Africa, dall’Asia al Medio Oriente, questo tema attraversa le società contemporanee e ne mette alla prova capacità di governo e logiche di convivenza. Eppure, nonostante la centralità del fenomeno, continuiamo a parlarne in modo superficiale.
di Emiliano Abramo*
Il Fatto Quotidiano, 7 giugno 2026
Lampedusa è il centro morale dell’Europa: i morti, le violenze sulle donne, le 1.800 vite inghiottite dopo il ciclone Harry: tutto questo non chiede solo commozione, ma decisioni. Lampedusa è di nuovo lì, come un promemoria che l’Europa si ostina a ignorare. Ogni volta che succede qualcosa sull’isola, Bruxelles scopre di avere una coscienza. E puntualmente la rimette nel cassetto. Ancora sbarchi nell’ultimo mese sul molo Favaloro, che ne seguono diversi altri. Anche se nessuno ne parla, siamo nel pieno della stagione degli sbarchi. Sbarco è una parola che confonde. È un termine non umanitario, piuttosto è militare. Si sbarca in Normandia, non a Lampedusa. Cosa c’è di umano nel chiamare sbarco, ad esempio, quello avvenuto a metà maggio caratterizzato dalla storia di una neonata ivoriana di un mese morta di freddo?
di Ernesto Galli della Loggia
Corriere della Sera, 7 giugno 2026
Disaffezione e perdita di capacità di coinvolgimento politico. La crisi (silenziosa) delle democrazie. È ormai un luogo comune: oggi in Europa le democrazie non godono di buona salute e il loro indice di gradimento non è certo tra i più alti (anche perché, ricordiamolo, sono gli unici regimi la cui popolarità è più o meno misurabile attraverso quell’indice rozzo ma pur sempre significativo che sono i risultati elettorali. Dove le elezioni non ci sono o sono finte ogni misurazione di gradimento del regime politico è in realtà impossibile). Comunque le cose qui in Europa stanno come dicevo: le democrazie non piacciono. Agli occhi dei loro cittadini le democrazie appaiono regimi “freddi”, che non hanno alcuna capacità di coinvolgimento emotivo, non suscitano alcun sentimento vero d’identificazione e quindi di partecipazione.
Il Messaggero, 7 giugno 2026
Un “appello urgente per l’immediato rilascio di Domenico Centrone”, detenuto in Libia, è stato diffuso dal Dae, Documentary Association of Europe, e dal Collettivo Naanu, che “chiedono il rilascio immediato e incondizionato del regista e docente italiano e di altri dieci attivisti, illegalmente arrestati lunedì 24 maggio dalle autorità della Libia orientale. Domenico era in viaggio come parte del convoglio terrestre nordafricano della Global Sumud Flotilla, una delegazione umanitaria che tentava di consegnare aiuti vitali alla popolazione assediata di Gaza, attraverso il valico di Rafah”. Nel documento viene sottolineato che “la delegazione si è fermata nei pressi di Sirte per consegnare un messaggio scritto alle autorità locali e per discutere i termini concordati, come precedentemente suggerito dalle autorità della Libia orientale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 6 giugno 2026
Il prossimo 22 settembre la Corte Costituzionale sarà chiamata a decidere se un detenuto può lasciare il carcere quando le condizioni della struttura diventano contrarie al senso di umanità. Gli Osservatori Carcere e Corte Costituzionale dell’Unione delle Camere Penali hanno depositato un intervento come Amicus curiae alla Consulta per sostenere una svolta storica: permettere alla magistratura di sorveglianza di sospendere la pena o disporre la detenzione domiciliare di fronte al degrado delle carceri.
di Salvatore Cernuzio
L’Osservatore Romano, 6 giugno 2026
“Buongiorno”: è il saluto che più di frequente ci si scambia tra detenuti. Proprio così: anche in un luogo dove non si rispetta la dignità della persona, chi ci vive o ci lavora ha ben presente la necessità di salvaguardare stili e comportamenti e di rispettare le regole non scritte che qui trova. Per il pensiero comune, e anche per tanti mezzi di informazione, la Costituzione non vale quando definisce il carcere come luogo di rieducazione e ricostruzione della persona. Il carcere viene percepito come qualcosa di estraneo sia al tessuto urbano che alla società. Lo si vede solo come il luogo dove rinchiudere chi ha violato la legge abbandonandolo, poi, a un destino legato a una burocrazia fatta ancora di “domandine scritte” e di risposte che possono tardare all’infinito.
di Luca Musella
contropiano.org, 6 giugno 2026
Le comunità accreditate al Ssn e non solo quelle autorizzate, che già svolgono questo servizio, saranno le strutture residenziali e semi residenziali dove potranno scontare la pena detenuti tossicodipendenti e alcol dipendenti. Un proliferare di strutture, difficilmente monitorabili, che svolgerà “a cottimo” questo nuovo servizio che dovrebbe svuotare le carceri e recuperare i tossico dipendenti. Detenuti poveri e senza domicilio, spesso drogati e alcolizzati, in attesa di strutture di housing dove potranno scontare i domiciliari, potranno usufruire di questa detenzione differita. A certificare la dipendenza sarà una “commissione”, così come un neanche celato “obbligo terapeutico” darà diritto a questo trattamento.
di Mimmo Gangemi*
L’Unità, 6 giugno 2026
E salviamo la Calabria dal marchio d’infamia che la vuole irredimibile. Nelle visite che facevamo in carcere con Nessuno tocchi Caino sentivo spesso l’espressione “fine pena mai”. Mi sembrava un modo di dire colorito per descrivere un ergastolo che, in realtà, ergastolo non era. Ho scoperto, invece - anche attraverso la vicenda di Domenico Papalia - che il “fine pena mai” esiste davvero, se un uomo rimane in carcere ininterrottamente per cinquant’anni. Io vengo da un paese vicino alla Platì di Domenico Papalia e sono nato in tempi nei quali i contatti avvenivano in montagna e il mare restava lontano, ostile. Dai nostri paesi preaspromontani - il mio sulla fascia tirrenica e Platì sulla ionica - le due comunità incrociavamo gli sguardi sulle cime dello Zillastro, dove c’è il famoso “Cristo ferito”. E ci conoscevamo bene, non a caso si sono intessuti rapporti stretti e contratti molti matrimoni. Io avevo una zia che era la sorella di Franco Mittiga, medico e galantuomo, il Sindaco di Platì che fu coinvolto, e poi assolto, nella disastrosa operazione “Marine”.
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