di Stefano Allievi
Il Riformista, 11 aprile 2024
Più rimpatri e sanzioni ai Paesi che non accettano la redistribuzione, ma mancano canali d’ingresso in un’Europa che richiede 2 milioni di lavoratori stranieri all’anno. Il Patto Europeo sulle Migrazioni e l’Asilo non è un compromesso: che sarebbe comprensibile, essendoci in Europa posizioni diverse. È una non scelta, che serve essenzialmente agli uni e agli altri per potersi presentare alle elezioni europee dicendo che si è fatto qualcosa. Solo che non è questa la cura di cui abbiamo bisogno: è un po’ come somministrare a un malato un po’ di farmaci per curare un blando raffreddore, e un po’ contro un invasivo tumore ai polmoni, quando in realtà la malattia in questione è un disturbo al fegato.
di Marco Bresolin
La Stampa, 11 aprile 2024
Ppe e Pse votano sì. Caos nei partiti italiani. Contrari, per ragioni opposte, dem, M5S e leghisti. Dopo otto anni di trattative, il Parlamento europeo ha dato il via libera decisivo al nuovo Patto migrazione e asilo concordato con i governi. Lo ha fatto nell’aula di Bruxelles tra le proteste delle associazioni che sugli spalti hanno denunciato “la fine del diritto d’asilo”. Si tratta di una riforma che rivede profondamente le regole per la gestione interna dei flussi migratori, introduce controlli più rigidi alle frontiere e corregge, ma non supera, le regole di Dublino: la responsabilità resta in capo ai Paesi di primo ingresso, anche se addolcita dall’introduzione del concetto di “solidarietà obbligatoria, ma flessibile”. Tutti dovranno contribuire, ma potranno scegliere se farlo accogliendo o pagando (20 mila euro a migrante). Niente quote obbligatorie, nemmeno nelle situazioni di crisi.
di Leo Lancari
Il Manifesto, 11 aprile 2024
Via libera dell’europarlamento al Patto migrazione. Von der Leyen: “Giornata storica”. Prima del voto Johansson richiama gli eurodeputati: “Un fallimento del pacchetto è un fallimento di tutti”. Centri dove richiudere i migranti ai confini europei, rimpatri ed esame delle richieste di asilo più veloci. Il Pd vota contro in dissenso con il suo gruppo. “Oggi è davvero una giornata storica. Dopo anni di intenso lavoro il Patto di migrazione e asilo diventa finalmente realtà”. Ursula von der Leyen può tirare un sospiro di sollievo. Anche se con alcune divisioni nei gruppi che la compongono, la coalizione che cinque anni fa la elesse a capo della Commissione europea è riuscita ieri a far approvare, a maggioranza relativa e tra mille tormenti, nove regolamenti che detteranno le nuove politiche dell’Ue sull’immigrazione.
di Fulvio Vassallo Paleologo
Il Manifesto, 11 aprile 2024
Il Parlamento europeo ha approvato dieci “atti legislativi” tra Regolamenti e Direttive, che dovrebbero attuare il Patto sulla migrazione e l’asilo, in discussione dal 2020. Il voto in aula è stato caratterizzato da una gestione lampo della presidenza, ma occorre ricordare che saranno necessari due anni perché la nuova legislazione sia pienamente operativa. E le prossime presidenze di turno toccheranno all’Ungheria di Orban, da luglio, e poi da gennaio del 2025 alla Polonia.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 11 aprile 2024
Meno 20% degli arrivi con i corridoi umanitari. Calano anche i rimpatri, nonostante gli annunci di Meloni e Piantedosi. Per tutto il 2023 il governo Meloni ha raccontato di essere impegnato, rispetto all’immigrazione, su due fronti: tolleranza zero verso gli ingressi irregolari, gestione dei canali legali. “Saremo noi a decidere chi arriva nell’Ue e non i trafficanti”, ha ripetuto spesso la premier in compagnia di Ursula von der Leyen, inedita partner politica. I numeri pubblicati ieri nel numero di aprile di Polizia Moderna, che esce nell’anniversario della fondazione del corpo e riporta un affresco quantitativo delle sue attività, descrivono però una situazione diversa dagli annunci dell’esecutivo.
di Andrea Valdambrini
Il Manifesto, 11 aprile 2024
L’eurodeputato Pd: “Non è possibile che un bambino di 6 anni sia sottoposto al fotosegnalamento, che gli vengano presi i dati biometrici. Si trattano così i delinquenti, non i bambini”. Patto Migrazione, Bartolo: “Forniamo veste giuridica a quello che oggi è illegale”. “Adesso mi tortura un pensiero: quando sarà tutto finito, quando verrà scritto nei libri di storia, e magari ci sarà anche il mio nome, quello del medico di Lampedusa, mi piacerebbe sapere come si risponderà a chi chiede cosa ho fatto per evitare tutto questo. Sono diventato europarlamentare con l’intenzione di prendermi cura delle persone che attraversano il Mediterraneo. Ma dopo quattro anni di lavoro mi sento di dire che ho fallito”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 11 aprile 2024
Nell’accordo tra Italia e Albania per quanto riguarda la gestione dell’immigrazione, è previsto anche un carcere in territorio albanese destinato a ricevere i migranti che dovessero rendersi responsabili di reati durante la permanenza nelle strutture gestite dallo Stato italiano in quel territorio. Per questo motivo il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria vuole reperire 45 persone della Polizia penitenziaria da inviare nella futura struttura. Il Dap ha, infatti, emanato una nota nella quale comunica la necessità di individuare personale idoneo per una missione internazionale in Albania. Il contesto di questa iniziativa è dato dal Protocollo tra il governo italiano e il Consiglio dei ministri albanese, finalizzato al rafforzamento della collaborazione in materia migratoria, ratificato con Legge il 21 febbraio 2024. La richiesta di disponibilità è rivolta ai dirigenti penitenziari, ai funzionari della carriera di Polizia penitenziaria fino alla qualifica di dirigente, e al personale dei ruoli agenti/ assistenti, sovrintendenti e ispettori. Il Protocollo prevede la realizzazione di una struttura penitenziaria in territorio albanese, destinata ad accogliere migranti responsabili di reati durante la loro permanenza nelle strutture italiane per le procedure di frontiera o di rimpatrio.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 11 aprile 2024
Il sindacato: “Meglio che da noi”. L’investimento da 36 milioni oltre Adriatico, avrà venti posti. Uilpa: “Siamo basiti, qui manca personale e le strutture con meno di cento detenuti si chiudono”. Consiglio per gli arresti: nel caso, meglio andare in Albania. L’Italia, sull’altra sponda dell’Adriatico, tra qualche mese gestirà un carcere tutto suo, con agenti penitenziari italiani, e con standard molto migliori rispetto a quelli del nostro Paese: celle nuove e spaziose e addirittura due agenti per ogni detenuto, rispetto all’attuale rapporto medio italiano che vuole una guardia carceraria ogni tre, “di giorno. Perché di notte ci sono strutture con otto poliziotti che devono sorvegliare 400-500 detenuti” spiega Gennarino de Fazio, segretario della Uilpa che in queste ore ha denunciato questa incredibile storia albanese.
di Nello Trocchia
Il Domani, 11 aprile 2024
Un documento del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, la direzione del personale del ministero della Giustizia, apre al reclutamento di dirigenti, funzionari, agenti e ispettori della polizia penitenziaria “inviati a prestare servizio di missione internazionale presso la idonea struttura penitenziaria da realizzarsi in territorio albanese”. Dopo anni di proteste e promesse elettorali tradite finalmente gli agenti della polizia penitenziaria avranno uno stipendio degno della delicatezza e importanza del lavoro svolto. Per accaparrarsi l’aumento da sogno, però, dovranno trasferirsi in Albania, il luogo prescelto dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per continuare la propaganda sui flussi migratori con l’apertura di due Cpr, centri per i rimpatri, e una struttura di transito. Nell’accordo Italia-Albania si prevede anche la costruzione di una “idonea struttura penitenziaria destinata a ricevere ì migranti che dovessero rendersi responsabili di reati durante la permanenza nelle strutture gestite dallo Stato Italiano in quel territorio”. Tradotto, un carcere.
di Costanza Oliva
Avvenire, 11 aprile 2024
Quasi tutti gli edifici scolastici e gli ospedali sono stati distrutti. Il sistema sanitario è al collasso e mancano anche le cure più basilari. Negli ultimi sei mesi, a Gaza, ogni 15 minuti circa un bambino ha perso la vita. Significa che in soli 180 giorni, cioè sei mesi da quando la guerra è iniziata, il 2% della popolazione infantile è stato ucciso. I bambini e le famiglie vivono sotto le bombe, costretti spesso a trovare rifugi di fortuna dato che più della metà delle abitazioni non esiste più. La situazione è drammatica. Quasi tutte le scuole sono ormai distrutte e per la maggior parte della popolazione è impossibile ricevere anche le cure più basilari. Il sistema sanitario è al collasso: sono stati bombardati 30 dei 36 ospedali. Lo confermano le immagini arrivate nella notte dopo un attacco aereo israeliano a un edificio residenziale nel campo profughi di Nuseirat, nel centro della Striscia. Tra le 14 vittime, la maggior parte sono donne e bambini. I 30 feriti sono stati portati d’urgenza in ospedale: i medici li esaminano sul pavimento per la mancanza di posto. “Abbiamo provato ad allestire tende per il triage fuori dall’ingresso dell’ospedale, ma anche quella è piena di feriti e la capacità è scarsa”, ha raccontato alla CNN il dottor Khalil Al-Dikran, portavoce dell’Ospedale dei Martiri di Al-Aqsa.
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