di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 28 marzo 2024
In gioco i posti nelle commissioni d’esame, che dovranno accogliere psichiatri e psicologi. Ma non è che dietro la levata di scudi contro i test psicoattitudinali ci sia il timore da parte delle toghe di perdere il “controllo” sulle procedure concorsuali? L’introduzione dei test, infatti, comporterebbe per la prima volta la partecipazione di psichiatri o psicologi, gli unici che attualmente sono abilitati ad effettuarli, alle Commissioni d’esame. Le Commissioni oggi sono composte per la quasi totalità da magistrati, a cui si affiancano qualche avvocato e qualche professore universitario. Sui 28 componenti mediamente previsti, le toghe sono 20, di cui una è poi il presidente della Commissione. Far parte della Commissione di concorso è molto ambito per i magistrati. Ed infatti le domande per farne parte sono quasi sempre centinaia.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 marzo 2024
Togati uniti a Palazzo dei Marescialli, mentre i laici si spaccano. Sisto: “Io non sono un fan dei test”. E Gratteri: “Fateli pure ai politici, assieme al narcotest”. Ora scende ufficialmente in campo anche il Csm in merito ai test psicoattitudinali per l’accesso in magistratura introdotti dal Governo, approvati ieri in Cdm all’interno dello schema di decreto attuativo sull’ordinamento giudiziario. Oggi il Comitato di Presidenza ha autorizzato l’apertura di una pratica avente ad oggetto la disamina della questione relativa all’annunciata introduzione “della verifica dell’idoneità psicoattitudinale di coloro che abbiano superato le prove scritte e orali del concorso in magistratura; verifica non contemplata nello schema di decreto legislativo e sulla quale, quindi, il Csm non ha avuto modo di esprimersi”, sottoscritta da tutti i togati e dai laici Carbone (Iv), Romboli (Pd), Papa (M5S).
di Sergio D’Elia*
L’Unità, 28 marzo 2024
Negli ultimi trent’anni abbiamo assistito al degrado dalla Costituzione formale alla costituzione materiale. E il passaggio degradante è stato dall’ordine giudiziario al potere giudiziario, dall’ordine democratico al potere burocratico, dallo Stato di Diritto allo Stato dei Prefetti. Lo scioglimento dei comuni per mafia marchia e umilia per sempre le istituzioni rappresentative. Il Consiglio comunale di Africo è stato sciolto per mafia nel dicembre del 2019. Era composto da 12 ragazzi incensurati e da un sindaco studente universitario. La loro colpa? L’identità anagrafica, il rapporto di parentela, l’appartenenza a una comunità di poche anime nata col segno di Caino sulla fronte marchiato fino all’ultima discendenza di nomi e cognomi della stessa stirpe. Nessun delitto di sangue, nessuna appartenenza alla mafia. La colpa dei ragazzi del consiglio di Africo era di essere nati ad Africo.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 28 marzo 2024
Parla il dirigente nazionale dem, già presidente del Partito democratico. “Ci sono Comuni sciolti anche tre volte consecutivamente, a dimostrazione che quello strumento non risolve il problema”. Matteo Orfini, già presidente del Pd e uomo di punta del partito, dà il proprio parere sulla legge che scioglie i Comuni per mafia, precisando che “serve una discussione laica e a mente fredda su come rendere più efficace l’intervento in caso di infiltrazioni”.
L’Unione Sarda, 28 marzo 2024
“La vita in carcere? Vale meno che all’esterno”: la riflessione della Garante dei detenuti dopo l’ennesimo suicidio. Il sistema penitenziario italiano è “in una condizione di emergenza”. Dall’inizio dell’anno si sono uccisi anche tre agenti. “Nelle carceri si continua a morire col cappio al collo. È una strage che sembra non avere fine”. Irene Testa, Garante regionale dei detenuti, commenta il suicidio del 52enne nel carcere di Bancali, il 27esimo dall’inizio dell’anno: “Questo dato è un campanello dell’allarme che indica che il sistema penitenziario è in una condizione di emergenza. A togliersi la vita sono anche gli agenti di polizia penitenziaria, tre dall’inizio dell’anno”.
di Angela Stella
L’Unità, 28 marzo 2024
Il direttore della Casa circondariale di Viterbo è stato condannato (con pena sospesa) per omissione di atti d’ufficio nell’ambito del procedimento che sta accertando le responsabilità sulla morte di Hassan Sharaf, un ragazzo di 21 anni che si era tolto la vita il 23 luglio del 2018, impiccandosi con un lenzuolo nella cella di isolamento di questo istituto. A darne notizia è l’Associazione Antigone, che dopo aver presentato un esposto sul caso si era costituita parte civile nel procedimento. “La responsabilità del direttore, riconosciuta dal Tribunale di Viterbo, è quella di non aver trasferito il ragazzo in un Istituto Penale per Minorenni. Infatti Sharaf aveva commesso il reato da minorenne e avrebbe dovuto scontare la sua pena in un carcere minorile e non in quello per adulti dove si trovava”, ha spiegato sapere Simona Filippi, avvocata di Antigone.
di Daniele Tibaldi
ilgoriziano.it, 28 marzo 2024
La visita di ieri dei legali si è svolta nell’ambito dell’iniziativa dell’Osservatorio nazionale Aiga sulle carceri, per verificare la situazione dei detenuti. La Casa circondariale “Angiolo Bigazzi” di Gorizia ha delle caratteristiche piuttosto rare, nel panorama nazionale, sotto più profili. Il primo, forse più noto, è di tipo storico-architettonico. L’edificio, costruito dall’architetto polacco Josef Wujtechowsky tra il 1899 e il 1902, si trova nel più ampio complesso del Palazzo di Giustizia. L’adiacenza al Tribunale - voluta dal ministero di Grazia e Giustizia di Vienna - è tipica solo di quelle carceri la cui edificazione risale all’epoca austro-ungarica: un caso simile, fuori dai confini dell’odierna Austria, è quello di Trieste.
Corriere del Veneto, 28 marzo 2024
Il vescovo Giuliano Brugnotto, dopo una visita al “Filippo Del Papa”, ha voluto ricordare la realtà del carcere nel suo messaggio per la Pasqua. “Quando mi sono avvicinato al carcere mi è apparso con una struttura davvero grande nella nostra città: un “macigno” chiuso e inavvicinabile - afferma - Ma è una casa, e all’interno ci vivono persone come me, come ciascuno di noi, con storie personali uniche, spesso ferite, e con i loro legami familiari. Le persone che vivono in carcere ci ricordano una realtà fondamentale della nostra esistenza: siamo un’umanità fragile. E chi di noi può dire: io non ho mai sbagliato nulla nella vita?”.
corrieredellacalabria.it, 28 marzo 2024
Camera Penale e associazioni presentano l’attività del laboratorio nato nell’istituto penitenziario del capoluogo e la rete con gli imprenditori. Un laboratorio di pasticceria nato in carcere per offrire un’opportunità di lavoro ai detenuti ma anche per testimoniare il valore dell’inclusione sociale e della solidarietà condivisa da una “rete” di soggetti. E’ questo il progetto attivato da alcuni anni al carcere di Catanzaro e messo in campo dalla società cooperativa “Mani in Libertà” con il sostegno della Camera penale “Alfredo Cantafora” di Catanzaro in collaborazione con alcuni imprenditori del capoluogo: il frutto di questo progetto, che si avvale della partnership della Direzione della Casa circondariale di Catanzaro, dell’Ufficio Esecuzione Penale Esterna, di “Promidea” e delle associazioni “Liberamente” e “Amici con il Cuore” che hanno aderito ad un bando indetto da “Fondazione con il Sud”, teso alla formazione professionale e all’assunzione dei detenuti, è la produzione di dolci particolarmente gustosi - in quest’occasione le colombe pasquali - che serviranno a fini sociali e soprattutto testimoniano l’importanza di dare dignità ai detenuti e di trasformare il carcere da luogo di emarginazione a luogo di inclusione. A fare il punto sull’attività del laboratorio di pasticceria, oggi, in una conferenza stampa i protagonisti del progetto radunati dalla Camera Penale di Catanzaro. “L’iniziativa - è stato spiegato nell’incontro con i giornalisti - ha determinato nel 2020 l’avvio di un laboratorio artigianale di pasticceria, che utilizza il marchio Dolci(C)reati”, e che si è subito distinto per la bontà dei prodotti dolciari, preparati attribuendo prevalenza alla qualità delle materie prime e alla professionalità dei pasticceri, rappresentando per gli interessati una straordinaria forma di riscatto e di recupero sociale anche attraverso il reinserimento nel mondo del lavoro”.
di Samuele Govoni
La Nuova Ferrara, 28 marzo 2024
La giornalista e scrittrice è tornata in libreria con “Ogni prigione è un’isola”. “Quello del carcere è un tema doloroso e respingente, se sono riuscita a parlarne scrivendo un libro vivo e interessante sono contenta”. A dirlo è Daria Bignardi, giornalista e scrittrice ferrarese, che oggi torna in libreria con “Ogni prigione è un’isola” (ed. Mondadori). L’opera affonda le radici indietro nel tempo, cuce insieme storie e vite diverse, racconta il volto umano di un mondo che troppo spesso viene relegato ai confini della società. In occasione dell’uscita ne abbiamo parlato con l’autrice.
- Il carcere è una matrioska di isolamenti
- Le fabbriche da chiudere sono quelle dei poveri
- Migranti. Suicidio nel Cpr di Roma. “I problemi di mio fratello Ousmane non erano psichiatrici ma di ingiustizia”
- Migranti. Rivolta nel Cpr di Macomer
- Migranti. Prime brecce nel divieto di convertire i permessi per protezione speciale










