di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 27 marzo 2024
Le riforme varate ieri dal Consiglio dei Ministri danno la misura esatta di quali siano il segno e la qualità della politica della giustizia di questo Governo e di questo Ministro. Un po’ di fumo negli occhi con la nebulosa introduzione dei test psico-attitudinali per i magistrati, mentre viene demolita, in ossequio ai perentori desiderata dell’A.N.M., la decisiva innovazione del fascicolo delle performance coraggiosamente introdotta dalla Riforma Cartabia. Partiamo dai test psico-attitudinali. Io non ho mai ben compreso, in verità, cosa esattamente questi test dovrebbero accertare.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 27 marzo 2024
Le valutazioni psicologiche per l’accesso in magistratura saranno nelle mani del Csm che nominerà i docenti specialisti. Un Consiglio dei ministri durato circa tre ore. Cinque i provvedimenti all’ordine del giorno, tutti di facile gestione tranne quello sui test psicoattitudinali per l’accesso alla professione di magistrato che ha allungato i tempi della discussione. Alla fine il Cdm ha approvato la vecchia bozza circolata nelle ultime ore che ha subìto però delle modifiche.
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 27 marzo 2024
I provvedimenti dei magistrati continueranno a essere valutati a campione svuotando le indicazioni della riforma Cartabia. Dopo la proposta di separare le carriere fra pm e giudici, lo scontro fra toghe e governo si accende sulla decisione di prevedere i test psicoattitudinali per accedere in magistratura. Una vecchia idea di Silvio Berlusconi, fanno sapere dal centro destra. Di Licio Gelli nel piano di Rinascita democratica, sottolineano invece le opposizioni.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 27 marzo 2024
“I test non sono un attacco all’immagine del magistrato, ma una tutela per il cittadino”, dice l’ex ministro della Giustizia, che auspica una valutazione effettiva dell’attività dei pm: “Lei si farebbe operare da un medico che ha sbagliato 80 interventi su 100?”. “Sono favorevole ai test psicoattitudinali per l’accesso in magistratura. Non credo che si possa dire che si tratta di un attacco all’immagine del magistrato. E’ semplicemente una cautela rispetto a una professione che incide direttamente sulla vita delle persone. Io posso essere un genio del diritto, ma se non sto a posto con la testa non sarò mai un buon magistrato”. Lo dichiara al Foglio Nitto Palma, ex magistrato ed ex ministro della Giustizia nel quarto governo Berlusconi. Proprio ieri sera, sfidando l’Associazione nazionale magistrati che aveva già annunciato battaglia, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo predisposto dal ministro Nordio che introduce i test psicoattitudinali per le toghe.
di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 27 marzo 2024
Dopo preannunci e smentite il governo ha deciso di introdurli nel decreto legislativo sull’ordinamento giudiziario, nonostante le severe critiche da più parti avanzate. I giuristi contestano questa innovazione come del tutto estranea ed incompatibile con i principi dettati dalla legge delega n. 71/2022, cui il governo è tenuto ad attenersi. Gli specialisti del settore contestano l’ipotesi che sia possibile la presupposizione di valutare scientificamente, attraverso test e colloqui, la idoneità psicoattitudinale dei magistrati. “È doveroso chiarire che nessun tecnico, anche soltanto minimamente competente in materia, saprebbe in coscienza avallare una simile supposizione o presunzione; e questo non per un’attuale insufficienza dei nostri strumenti di indagine, ma in ragione di più cogenti criteri metodologici, che impediscono la costruzione di griglie riduttive attendibili, atte a testare funzioni così complesse, che coinvolgono ideali, motivazioni, passioni, interessi, come se si trattasse di mere capacità oggettivamente standardizzabili”. Così si esprimeva un appello del novembre 2004 sottoscritto da decine di autorevoli psichiatri e psicologi della Società psicoanalitica italiana e della Società italiana di psicoterapia psicoanalitica.
di Francesco Bechis e Francesco Malfetano
Il Messaggero, 27 marzo 2024
Una durata massima di un mese e mezzo per le intercettazioni. Ovvero addio alla possibilità per il gip di rinnovare di quindici giorni in quindici giorni la disposizione per arrivare sino al termine delle indagini o quasi, aggirando l’attuale vincolo. In attesa dell’annunciata rivoluzione a firma del Guardasigilli Carlo Nordio, è la Commissione Giustizia del Senato ad intervenire sugli ascolti. E lo fa con un emendamento a firma della relatrice della maggioranza Erika Stefani (Lega) su un provvedimento di Pierantonio Zanettin (Forza Italia) che mira a riscrivere parte dell’articolo 267 del codice di procedura penale istituendo, appunto, il vincolo a 45 giorni per le intercettazioni.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 27 marzo 2024
L’appello del presidente del tribunale dei minori di Catania Roberto Di Bella che da 12 anni, insieme a don Luigi Ciotti, offre una vita alternativa ai figli dei boss. “È il nostro Erasmus della legalità”. Dodici anni tutti in salita, un percorso a ostacolo, portato avanti per buona parte in solitaria. Ma quello che Roberto Di Bella, giudice dei minori da 25 anni, oggi definisce “Erasmus della legalità” ha prodotto un risultato su cui forse neanche lui all’inizio avrebbe scommesso: “Abbiamo sottratto alle mafie 150 bambini e ragazzi, abbiamo aiutato 30 donne a salvare i loro figli e sé stesse, 7 poi sono anche diventate collaboratrici di giustizia. È un risultato che mi ripaga di sforzi e amarezze”.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 27 marzo 2024
Il diritto all’igiene personale dei detenuti è “organizzato” dall’amministrazione penitenziaria le cui scelte sono soggette alla giurisdizione solo se incidono su posizioni soggettive costituzionalmente garantite. Sussiste la giurisdizione del tribunale di sorveglianza sulle disposizioni organizzative dell’amministrazione penitenziaria solo quando queste sono atte a incidere sull’esplicazione in concreto dei diritti soggettivi dei detenuti. Non sussiste invece la legittimità del vaglio del giudice sulle scelte concrete, relative alle modalità di esercizio di tali diritti, effettuate dall’amministrazione. Ciò costituirebbe un’illegittima ingerenza nelle facoltà di scelta con cui si esprime in concreto il potere amministrativo. La tutela della dignità umana è sicuramente assicurata dall’ordinamento anche alla popolazione detenuta e certamente si esplica anche con il diritto garantito all’igiene personale che va contornato solo dalle limitazioni che si rendano necessarie per tenere conto dello stato di reclusione e del suo specifico regime. E anche a chi soggiace alle regole dure dell’articolo 41 bis dell’Ordinamento penitenziario ha diritto al rispetto di ogni diritto soggettivo della persona a meno delle imprescindibili limitazioni connesse allo sconto della pena. E, la pena non può mai perdere il suo scopo principale che è quello della rieducazione del condannato.
Gazzetta di Parma, 27 marzo 2024
Ettore Lanzino, di 69 anni, boss della ‘ndrangheta cosentina, è morto stamani nel carcere di Parma dove era detenuto in regime di 41bis dopo la condanna definitiva emessa nel 2016 al termine del processo “Terminator IV”. Lanzino, secondo quanto riferito da uno dei suoi legali, l’avvocato Marcello Manna, era cardiopatico e aveva avuto un infarto alcuni anni fa quando si trovava nel carcere di Sassari. A seguito di quel malore, i legali chiesero la sospensione della pena, ma ottennero il trasferimento a Parma, struttura carceraria ritenuta adeguata alle cure.
di Francesco Oliva
La Repubblica, 27 marzo 2024
“Ho tentato il suicidio prima che mi uccidessero loro”. L’uomo di 36 anni di San Vito dei Normanni, nel Brindisino, ha depositato una denuncia querela in cui ricostruisce il clima di paura culminato nel tentativo di impiccarsi: episodi scaturiti dal procedimento disciplinare nei confronti di un poliziotto a causa di una sua dichiarazione. Un tentativo di suicidio in cella dopo le minacce delle guardie carcerarie, a seguito di un procedimento disciplinare di cui lo incolpavano.
- Milano. I penalisti: “Noi avvocati ospiti sgraditi per alcuni pm”
- Verona. Carcere di Montorio, avviato il tavolo interistituzionale
- Firenze. “Ora un Cpr a Sollicciano”. E il caso diventa politico
- Piacenza. Convegno con Mauro Palma: “Investire sui detenuti è una speranza per la società”
- Busto Arsizio. Il Garante in Consiglio comunale: “Troppi detenuti e poco personale”










