di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 3 marzo 2024
Dopo la “scoperta” del legale che ha trovato il dispositivo già pronto prima dell’udienza, il clima si fa sempre più teso negli uffici giudiziari. Clima teso negli uffici giudiziari di Firenze. Il motivo è legato alla vicenda che ha interessato qualche settimana fa l’avvocato Filippo Viggiano. Il 14 febbraio il professionista del Foro fiorentino nel visionare, in occasione di una udienza, il fascicolo del dibattimento ha rinvenuto una bozza di dispositivo (una “copia informe” datata 18 ottobre 2023) nella quale risultava la condanna del proprio assistito, un cittadino di origine marocchina. Da qui la ricusazione dei magistrati del collegio giudicante.
legnanonews.com, 3 marzo 2024
Tra i firmati di una lettera alle competenti sedi politico-istituzionali, Gabriella Lazzati, legnanese, con un passato professionale di preside dell’Istituto comprensivo Manzoni e attualmente consacrata nell’Ordo Virginum, attiva nel carcere milanese di San Vittore. La permanenza forzata delle persone detenute all’interno delle celle per venti-ventidue ore al giorno è la ragione che ha indotto i cappellani e le religiose operanti negli istituti penitenziari della Lombardia a prendere posizione sulla recente circolare che limita a tre sole fattispecie la possibilità di uscire dalle celle per i detenuti in media sicurezza, cioè la maggior parte della popolazione detenuta.
di Francesco Moroni
Il Resto del Carlino, 3 marzo 2024
“Siamo indietro, non c’è dubbio - risponde Antonio Ziroldi, presidente aggiunto dell’ufficio gip e gup -. Ma non è solo un problema di Bologna, purtroppo. La riforma ha dettato le regole di carattere generale, che individuano un percorso comune, ma mancano ancora le specifiche applicative”.
di Gabriele Silvestri
ecovicentino.it, 3 marzo 2024
Un lavoro da artigiani pasticceri come chiave per rientrare nella società, durante e dopo la reclusione. È questo il senso del progetto Libere Golosità, promosso dal carcere di Vicenza: se ne è parlato ai microfoni della rubrica di Radio Eco Vicentino “Parlami di Te”. Davide Pio, della rete di cooperative che si occupa del progetto, non ha dubbi sulla sua utilità: “Il lavoro rappresenta innanzitutto un’occasione per guadagnare denaro, che non è una cosa sbagliata; in secondo luogo, è anche un’opportunità per imparare un nuovo lavoro.
di Viola Nicolucci
valigiablu.it, 3 marzo 2024
Aquila04 sta cercando un compagno con cui giocare a un videogioco multiplayer online, uno di quelli a squadre in collegamento via internet. Dopo la prima partita vi trovate tutte le sere. La conversazione non è troppo personale. Parlare con uno sconosciuto online richiede una sorta di equilibrio tra fiducia e rischio, ma il gioco è un’esperienza di socializzazione e vi sentite sempre più vicini. Col passare dei giorni, il tempo di gioco si riduce e lascia spazio alla conversazione. Una sera scopri che Aquila04 è in un carcere minorile. Ha 16 anni, lavorava come pizzaiolo e durante il Covid ha perso il lavoro, così si è messo a commettere furti con un gruppo di amici del quartiere. Il videogioco riesce così ad avvicinare il tuo mondo e quello di Aquila04, dentro e fuori dal carcere, mondi che altrimenti non si sarebbero potuti incontrare. Ti immergi in una realtà a te sconosciuta, che ti passa accanto tutti i giorni invisibile.
di Valentina Furlanetto
Il Sole 24 Ore, 3 marzo 2024
Ousmane Sylla, 22 anni, si è suicidato un mese fa nel Cpr di Roma. La tragedia ha riportato l’attenzione per qualche ora sulle condizioni di chi è trattenuto nei Centri di permanenza per i rimpatri. “Li dentro - dice Louis, da 10 anni in Italia, appena uscito dal Cpr di Via Corelli a Milano - la situazione è fuori controllo, non pensavo ci fossero italiani così cattivi, i diritti della persona valgono più in carcere. Se uno sta male deve urlare e sbattere le porte sennò non ti ascoltano. Ci sono persone che pur di uscire si spaccano le braccia. Poi ti danno gli psicofarmaci per tenerti tranquillo. A me hanno dato Clorazepan”.
di Andrea Capocci
Il Manifesto, 3 marzo 2024
L’appello. La Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (Simm), l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione e la rete “Mai più lager - mai più CPR” si rivolgono ai sanitari che firmano l’idoneità alla detenzione. Arriva sulle pagine del prestigioso British Medical Journal la campagna che invita i sanitari italiani a non dichiarare i migranti “idonei” alla detenzione nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). L’appello è lanciato dalla Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (Simm), dall’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione e dalla rete “Mai più lager - mai più Cpr”. La pubblicazione su una rivista scientifica di grande importanza certifica che la campagna tocca aspetti fondamentali della bioetica medica. E che la detenzione dei migranti rappresenta un’emergenza sanitaria riconosciuta a livello internazionale.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 3 marzo 2024
La procura ha chiesto il non luogo a procedere eppure è stato tenuto in piedi per anni un’accusa che ha alimentato la narrazione degli attivisti collusi con gli scafisti. La sentenza prevista per il 19 aprile. Una mozione congiunta degli avvocati difensori di Iuventa, Medici senza frontiere e Save the children presentata nelle battute finali della lunghissima udienza preliminare del maxi-processo alle Ong chiede di aprire un’inchiesta per fare chiarezza sulle tante ombre che hanno caratterizzato la fase delle indagini.
ansa.it, 3 marzo 2024
Non solo Ilaria Salis o Filippo Mosca. Gli italiani detenuti all’estero sono 2.663, secondo gli ultimi dati forniti dall’Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria (Osap) risalenti ad inizio febbraio. Il 35% circa è in attesa di giudizio, con sentenze non definitive o in attesa di estradizione in Stati dove le organizzazioni umanitarie denunciano da anni le pessime condizioni di vita carcerarie. In Italia, su una popolazione carceraria di 56.127 detenuti ci sono i 17.687 stranieri, un numero di quasi sette volte superiore dei nostri detenuti all’estero.
di Mario Ricciardi
Il Manifesto, 3 marzo 2024
Mentre alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia si discute di un’accusa di genocidio a danno dei palestinesi, ci sarebbe un gran bisogno di persone che abbiano “un poco di senno”. Invece, quello che leggiamo e ascoltiamo è, in molti casi, il tentativo di giustificare l’ingiustificabile. “L’ospite, il supplice, è come un fratello per l’uomo che abbia anche un poco di senno”. Agli albori della cultura europea, le parole di Omero ci ricordano che la protezione dello straniero, e di colui che invoca aiuto, erano manifestazioni della giustizia divina. Chi ha fame andrebbe sfamato, non ucciso, e il fatto che tanti cerchino capziosamente di eludere la doppia ingiustizia che si è consumata a danno di centinaia di supplici a Gaza è un sintomo dell’abisso morale in cui stiamo precipitando. Che ci siano tanti intellettuali impegnati in prima fila per offuscare distinzioni - come quella tra giustizia e vendetta - che dovrebbero essere chiare a chiunque abbia “anche un poco di senno”, è una cosa che forse non stupisce, ma certo riempie di amarezza.










