Il Sole 24 Ore, 1 marzo 2024
Il richiedente che aderisce a diverso credo dopo aver lasciato il Paese d’origine non può vedersi respinta la richiesta in base a un automatismo. Va valutata la non strumentalità della scelta. Con la sentenza sulla causa C-222/22 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha affermato l’illegittimità del respingimento pressoché automatico della domanda di asilo fondata sui rischi connessi alla conversione religiosa del richiedente asseritamente avvenuta dopo che lo stesso aveva già lasciato il proprio Paese di origine. Da tali circostanze la domanda non può essere bollata come abusiva senza ulteriori verifiche.
di Lorenzo Vita
Il Riformista, 1 marzo 2024
La strage di Gaza è l’ultima tragica conferma: la situazione umanitaria nella Striscia si fa sempre più difficile. Ieri, una folla di palestinesi è rimasta uccisa mentre ha preso d’assalto decine di camion carichi di aiuti. Le forze armate israeliane hanno comunicato che i soldati hanno sparato in aria dei colpi d’avvertimento, ma anche proiettili contro chi si stavano dirigendo i camion o era ormai troppo vicino ai mezzi delle Israel defense forces. Da quel momento, da quando sono stati avvertiti i colpi delle Idf, è iniziato l’inferno.
di Marinella Correggia
Il Manifesto, 1 marzo 2024
Documenti desecretati. La Danimarca ha ammesso la partecipazione dei suoi aerei ai raid che causarono vittime civili. Khaled el Hamedi, unico sopravvissuto della sua famiglia, può ancora sperare di avere giustizia. Torna l’attenzione sui civili uccisi dai bombardamenti Nato in Libia nel 2011 durante l’operazione “Protettore unificato”. Nel 2012, un documento del comando militare danese aveva ammesso il ruolo dei propri F16, insieme a quelli di un altro paese, in alcuni attacchi che secondo inchieste svolte al tempo da commissioni Onu e da alcune ong avevano fatto vittime civili. Ma era rimasto segreto. Solo di recente il documento è stato desecretato.
di Franco Corleone
L’Unità, 29 febbraio 2024
La prigione è sostituto autoritario del welfare, campo di concentramento per i poveri. La causa del sovraffollamento è la detenzione sociale. Case di reinserimento, amnistia e indulto, diritto all’affettività: ripartiamo da un orizzonte alto, ma concreto. La tragedia dei suicidi e in particolare quelli di due detenuti a Verona e di un giovane a Ponte Galeria, un terrificante Centro di trattenimento amministrativo, hanno fatto esplodere un profluvio di commenti, in taluni casi assolutamente inadeguati, sulla condizione del carcere, come era accaduto l’anno scorso dopo la morte di due detenuti a Torino.
di Elena Fausta Gadeschi
Elle, 29 febbraio 2024
Il progetto sperimentale di una struttura detentiva di Padova per aiutare i detenuti a ricostruire i legami familiari. Non una funzione punitiva, ma rieducativa. Dovrebbe essere questo l’obiettivo prioritario delle carceri, sancito anche dalla Costituzione italiana. Eppure nel nostro Paese assistiamo ogni anno, impotenti, alla morte di decine di carcerati che, non potendo più sopportare le condizioni di reclusione, scelgono di togliersi la vita. Da inizio 2024 sono stati 20 i suicidi nelle prigioni italiane, secondo i dati aggiornati a metà febbraio dall’Associazione Antigone, che monitora le condizioni di detenzione nel nostro Paese. Una media drammatica di un suicidio ogni 2 giorni e mezzo, che testimonia come spesso manchi qualsiasi forma di progettualità e speranza a chi vive in prigione, dove persino rincontrare i propri affetti può essere un diritto negato. Da quest’idea di restituire dignità e intimità ai detenuti nasce la stanza dell’amore in carcere.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 29 febbraio 2024
La commissione Giustizia del Senato propone al governo di introdurre test psicoattitudinali per i magistrati. L’Anm (a sorpresa) non si scompone: c’entra il clamoroso passo indietro della maggioranza sul taglio delle toghe fuori ruolo. La commissione Giustizia del Senato ha approvato ieri il parere (non vincolante) sullo schema di decreto legislativo relativo all’ordinamento giudiziario. Nel parere si chiede al governo di valutare “la possibilità di prevedere l’eventuale introduzione di test psicoattitudinali per i candidati in ingresso nei ruoli della magistratura”. La previsione è frutto di un accordo raggiunto dopo diverse settimane da Lega e Forza Italia (da sempre favorevoli ai test) con Fratelli d’Italia, inizialmente più prudente sul tema.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 29 febbraio 2024
In commissione Giustizia al Senato il sì al parere che invita il governo a introdurre le verifiche per i neogiudici. Maddalena, vicepresidente del “sindacato”: “Avete le idee confuse”. Il Pd: “Scatterà il Tso per i pm?”. Archiviato a dicembre, dopo settimane di polemiche, lo scontro tra politica e magistratura innescato dalle dichiarazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto sulla presunta esistenza di correnti che avrebbero aspirato a un ruolo di opposizione al governo, si rischia di assistere nuovamente a un duro contrasto tra toghe e maggioranza.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 29 febbraio 2024
L’avvocato Gaetano Pecorella, Past President dell’Unione delle Camere Penali: “Se ci difendiamo da coloro che non sono adatti a pilotare un aereo o a condurre un treno, non vedo perché non dovremmo difenderci da coloro che non sono adatti a giudicare il prossimo”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 29 febbraio 2024
Il taglio da 200 a 180 era rimandato incredibilmente al 31 dicembre 2025. La motivazione? Evitare che, “le amministrazioni titolari di interventi previsti nel Pnrr possano subire contrazioni nella disponibilità di personale proveniente dai ruoli delle magistrature”. La questione del taglio dei magistrati fuori ruolo dai ministeri e dagli organi di rilevanza costituzionale sta diventando un vero e proprio giallo. Due giorni fa, in commissione Giustizia alla Camera, la leghista Simonetta Matone aveva presentato in qualità di relatrice il parere (non vincolante) allo schema di decreto attuativo in merito alle toghe “distaccate”.
odg.mi.it, 29 febbraio 2024
Una cassetta degli attrezzi sulla Giustizia riparativa. La prima di molte altre. L’Ordine dei giornalisti della Lombardia ha voluto lanciare la sua nuova iniziativa in tema di servizi ai colleghi partendo dalla più interessante novità della procedura e sull’esecuzione penale: uno strumento che può essere fonte di molti equivoci e che va inquadrato nel modo più giusto. La Giustizia riparativa non chiede né impone il perdono alle vittime, non incide sulla pena. Non è uno strumento “buonista” a sostegno del reo. È qualcosa di più complesso, che coinvolge - se lo vogliono - tutte le parti in gioco, compresa la comunità ferita dal reato. Può liberare le vittime dalla prigione esistenziale in cui il crimine le ha dolorosamente rinchiuse. Può aiutare i condannati ad avere una seconda chance, evitando che il carcere diventi un’Università del crimine. Soprattutto invita i giornalisti - come ha spiegato in un corso di formazione Roberto Cornelli, docente di Criminologia all’Università di Milano - a “guardare la vittima in carne e ossa” evitando di sovrapporre le nostre aspettative, i nostri schemi mentali, anche i nostri pregiudizi, sulla realtà, sui fatti che siamo invece chiamati a ricostruire con rigore.
- Torino. Nessuno tocchi Caino: “Il carcere Lorusso e Cutugno luogo vergognoso e incivile”
- Prato. “Carcere, situazione insostenibile”. Il presidio davanti alla Dogaia
- Ferrara. Agenti accusati di violenza contro un detenuto: “Condannateli per tortura”
- Foggia. A rischio “Zeus”, la comunità riabilitativa per detenuti psichiatrici
- Reggio Calabria. Carceri, si lavora al protocollo G2P per un modello virtuoso di welfare










