rainews.it, 17 febbraio 2024
L’associazione Sbarre di Zucchero denuncia la drammatica situazione dei detenuti, e chiede aiuto e cooperazione alle istituzioni locali, sindaco Damiano Tommasi in testa. Giornata di protesta con presidio per denunciare una situazione sempre più difficile per gli istituti di pena italiani, dove, nei primi 45 giorni dell’anno ben 20 persone si sono tolte la vita.
di Domenico Cirillo
L’Unità, 17 febbraio 2024
Il presidente dell’Autorità garante nazionale dei detenuti Felice Maurizio D’Ettore ieri pomeriggio si è recato al carcere di Santa Maria Capua Vetere. La visita agli uffici giudiziari della cittadina casertana era in programma, ma è stata l’occasione per intervenire sul caso denunciato proprio ieri dal manifesto di un 21enne napoletano - M. C. - condannato a tre anni e quattro mesi per il furto di un Rolex ma in condizioni psichiatriche incompatibili con la carcerazione.
di Andrea Aversa
L’Unità, 17 febbraio 2024
Il prossimo 14 marzo è prevista l’udienza preliminare del processo. Gli agenti indagati sono accusati di tortura, lesioni e falso ideologico. È stato nominato dal presidente dell’Associazione Yairaiha ETS onlus. Quest’ultima è un’associazione che da anni si occupa e si preoccupa dei detenuti, dando sostegno alle famiglie e intervenendo su questioni riguardati i diritti degli stessi. L’avvocato Vito D. Cimiotta, si occuperà di costituire l’associazione stessa come parte civile nel procedimento penale che vede coinvolti a vario titolo diversi agenti della polizia penitenziaria del carcere di Reggio Emilia. La vicenda è esplosa dopo che sono diventate virali le immagini registrate dal sistema di video sorveglianza del penitenziario che hanno immortalato scene di vera mattanza.
di Paola Cioppi
Il Giorno, 17 febbraio 2024
Il progetto “Filodritto” che coinvolge una ventina di detenuti contribuisce a inserire il carcere in una rete di relazioni sul territorio. Un servizio di riparazione di capi di abbigliamento che parte dalla sartoria della Casa Circondariale Bassone di Como, e si rivolge al territorio. Si chiama “Filodritto” il progetto presentato ieri, che coinvolge una ventina di detenuti, uomini e donne, coordinato per CouLture Migrante dalla designer tessile Rachel Dobson.
di Roberta Barbi
vaticannews.cn, 17 febbraio 2024
Da oltre dieci anni l’artista che attraverso la sua arte rappresenterà le parole del Papa per il prossimo percorso quaresimale, porta il bello, il disegno e il fumetto negli istituti di pena italiani. Con la convinzione che “l’arte è capace di superare ogni barriera”. Il disegno che passa in secondo piano perché al centro c’è l’esperienza della condivisione, che crea relazione e, finalmente, affetto. Ma anche responsabilità: “Le opere d’arte devono essere firmate da tutti i detenuti perché sono opere d’arte collettive e partecipative”. Ha le idee chiare, anzi chiarissime Maupal, al secolo Mauro Pallotta, quando parla del suo lavoro tra murales, workshop e laboratori che dal 2011 ad oggi lo porta dentro e fuori gli istituti di pena italiani grazie anche alla collaborazione di lunga data con l’associazione Operazione Cuore ets. Un format ormai collaudato, il suo, quando si confronta con i detenuti, all’insegna della democraticità: “Inizio presentando una rosa di argomenti possibili - esordisce - poi si preparano dei bozzetti su ognuno di questi argomenti e alla fine se ne vota uno. Quello che riceve più voti, poi si riproduce sul muro tutti insieme”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 febbraio 2024
Il suicidio di Ousmane Sylla, un giovane gambiano di soli 21 anni, avvenuto il 4 febbraio scorso nel Centro di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr) di Ponte Galeria a Roma, ha evidenziato le criticità e le ingiustizie del sistema di detenzione amministrativa per i migranti. Giunto in Italia con la speranza di una nuova vita, Ousmane ha invece trovato solo dolore e disperazione. Soumaila Diawara, scrittore e attivista politico maliano rifugiato in Italia, ha sottolineato che il giovane non soffriva di disturbi mentali, ma è stato spinto al gesto estremo dalle leggi propagandistiche del governo italiano, che hanno prolungato i tempi di detenzione nei Cpr fino a 18 mesi.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 17 febbraio 2024
La Corte di Cassazione ha chiesto alla Corte di giustizia dell’Ue di pronunciarsi in via pregiudiziale sulla legittimità della garanzia di circa 5.000 euro per i richiedenti asilo che vogliano evitare il trattenimento durante la “procedura accelerata in frontiera”. La Corte di Cassazione a Sezioni civili riunite ha chiesto alla Corte di giustizia dell’Unione europea (CgUe) di pronunciarsi in via pregiudiziale su una delle norme più controverse del cosiddetto decreto Cutro: quella che prevede il pagamento di una “garanzia finanziaria” di 4.938 euro da parte dei richiedenti asilo provenienti da paesi terzi sicuri che vogliano evitare il trattenimento durante la “procedura accelerata in frontiera”.
di Nello Scavo
Avvenire, 17 febbraio 2024
Con una sentenza definitiva viene condannato il comandante di una nave privata italiana che aveva soccorso 101 naufraghi e li aveva poi consegnati a una motovedetta libica. La Libia è “porto non sicuro” e facilitare la riconsegna dei migranti alle autorità di Tripoli è un crimine. Ora c’è una sentenza definitiva, che avrà conseguenze sui processi e le indagini in corso, oltre che ricadute sulle scelte politiche. La Corte di cassazione ha infatti confermato la condanna per il comandante di un rimorchiatore italiano che aveva soccorso 101 migranti e li aveva poi affidati a una motovedetta libica.
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 17 febbraio 2024
È accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina l’ex no global Luca Casarini che nel settembre 2020 salvò, portandoli a Pozzallo, 27 migranti (in cambio di denaro dirà l’accusa). “Non avevo dubbi che lo avrebbe fatto: questo è un processo politico al soccorso in mare, un’attività ritenuta ostativa delle politiche di violazione dei diritti umani”, ha tuonato mercoledì scorso l’ex no global Luca Casarini, uscendo dall’aula del tribunale di Ragusa dove è in corso l’udienza preliminare del processo che lo vede imputato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
di Alfredo Marsala
Il Manifesto, 17 febbraio 2024
Ascoltato al processo Open Arms in corso a Palermo, il ministro conferma l’indirizzo politico: prima l’accordo Ue poi lo sbarco. Stavano tutti bene sull’Open Arms. Nessuno era in pericolo di vita. E i migranti che si gettavano in mare lo facevano, probabilmente, solo per potere sbarcare il prima possibile. Del resto, è la versione del ministro Matteo Piantedosi, la ong spagnola non aveva chiesto aiuto alla guardia costiera libica, aveva rifiutato di consegnare una trentina di naufraghi a Malta e aveva declinato il posto sicuro offerto da Madrid, e poco importa che se per raggiungere il porto delle Baleari bisognava navigare ancora per giorni. Il teste della difesa, allora capo di gabinetto al Viminale, consegna agli atti del processo la sua verità: se il Cirm e l’Usmaf avessero certificato che a bordo i migranti avevano problemi di salute, di igiene o c’era un pericolo per l’incolumità dei naufraghi il governo Conte avrebbe dovuto aprire un porto sicuro nonostante “l’indirizzo politico” fosse chiaro: prima l’accordo con i Paesi dell’Ue per la redistribuzione e poi lo sbarco, costi quel che costi.










