di Francesco Verri*
Il Dubbio, 26 gennaio 2024
Filippo Turetta, reo confesso dell’omicidio di Giulia Cecchettin, è difeso dall’avvocato Giovanni Caruso, professore ordinario di Diritto penale nell’Università di Padova. In un Paese normale non sarebbe, di per sé, una notizia tale da giustificare un articolo di giornale; al massimo la cronaca giudiziaria dedicherebbe a questa informazione il giusto spazio quando riferisce le posizioni o le iniziative delle parti. Invece, in Italia se ne parla. Eccome. Infatti, sono state raccolte un paio di centinaia di firme per invitare l’avvocato Caruso a lasciare la difesa dell’indagato e soprattutto per sollecitare l’Università a dissuaderlo dal portare a termine il suo mandato.
di Matteo Lauria
lacnews24.it, 26 gennaio 2024
Un detenuto si è suicidato nel carcere di Rossano. L’uomo si sarebbe impiccato in cella utilizzando un cappio rudimentale ricavato dalle lenzuola. Il 35enne, di origine egiziana, avrebbe finito di scontare la pena l’anno prossimo. “Ricordiamo che ogni anno - affermano Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe e Francesco Ciccone, segretario regionale - la polizia penitenziaria salva la vita a circa 1700 detenuti che tentano di suicidarsi. Questa volta, purtroppo, nonostante l’immediato intervento e ogni utile iniziativa per rianimare l’uomo non è stato possibile strapparlo alla morte”.
di Nicolò Moricci
Il Resto del Carlino, 26 gennaio 2024
Ad accorgersi del corpo senza vita del 37enne sono stati i compagni di stanza. L’esame autoptico stabilirà le cause del decesso. Terzo decesso da inizio anno: tunisino di 37 anni trovato morto in cella. Ad accorgersi del corpo privo di vita dell’uomo - detenuto da circa un anno nella casa circondariale di Montacuto con l’accusa di spaccio - sarebbero stati i compagni di stanza. Immediato l’allarme al 112, il numero unico di emergenza. Sul posto, i sanitari del 118 e l’ambulanza del Comitato di Ancona della Croce Rossa. I militi, però, non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.
di Angela Nicoletti
agi.it, 26 gennaio 2024
La procura di Roma aveva chiesto l’archiviazione ma la madre della vittima ha chiesto e ottenuto un approfondimento degli accertamenti. Morto in carcere a soli 21 anni, dopo un giorno di agonia: il pm chiede l’archiviazione ma la tenacia della madre riesce a far riaprire le indagini. La vicenda risale al 13 dicembre 2021, quando il giovane I. C., entrato nel carcere di Regina Coeli in custodia cautelare da appena tre mesi, viene ritrovato morto nella sua cella, nonostante si trovasse in uno stato di torpore e di semi incoscienza già dalla mattina del giorno prima, destando preoccupazione anche tra i suoi compagni.
Gazzetta del Sud, 26 gennaio 2024
L’ergastolano Antonio Libri sarebbe stato trattato in modo inumano dalla giustizia italiana. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) che, nel merito, accusa il nostro Paese di avere violato l’articolo 3 della Convezione dei diritti dell’uomo (divieto di tortura e trattamenti inumani o degradanti). Antonio Libri, difeso dagli avvocati Luca Cianferoni e Mara Campagnolo, è ristretto da anni nel carcere di Parma dove sta scontando una condanna definitiva per associazione mafiosa e una serie di altri reati, è affetto da gravi problemi di salute, tra cui osteoporosi grave con collassi vertebrali multipli e fibromialgia.
di Roberta Pugliesi
Il Messaggero, 26 gennaio 2024
Il caso di Mimmo D’Innocenzo. Il farmaco letale ceduto da un altro detenuto, ora rinviato a giudizio. Morto in carcere per intossicazione dopo aver ingerito alcune pasticche di un farmaco simile al metadone, si chiude dopo quasi otto anni l’incubo giudiziario per un medico e un’infermiera che era stati accusati di aver iniettato il medicinale. In realtà, come emerse da subito, il farmaco era stato ceduto da un altro detenuto, ora rinviato a giudizio. I due operatori sanitari erano completamente estranei alla vicenda.
di Elena Mancini
salto.bz, 26 gennaio 2024
Gherardo Colombo visita il carcere di Bolzano, all’incontro con le mediatrici dice della giustizia riparativa: “Permettere a chi ha sbagliato di rioccuparsi di umanità”. L’incontro di ieri (24 gennaio) alla Sala di rappresentanza del Comune di Bolzano sulla giustizia riparativa si è aperto con un’immagine diversa della giustizia, che solitamente viene rappresentata bendata, con in mano spada e bilancia. La mediatrice Antonella Valer ha invece voluto mostrare alle persone presenti all’incontro un’immagine alternativa, una giustizia che cede la spada e la benda, per sedersi in un cerchio e dialogare, mediare. Questa è l’evoluzione che la giustizia riparativa può portare all’interno del sistema penale, per renderlo meno cieco e violento. All’intervento era presente Gherardo Colombo, l’ex magistrato attualmente ritiratosi dal servizio, giurista, saggista e scrittore italiano, celebre per le sue inchieste sulla Loggia P2 e Manipulite.
di Chiara Comai
La Stampa, 26 gennaio 2024
“Al carcere Lorusso e Cutugno mancano i diritti fondamentali all’istruzione”. Ennio Avanzi, ex consigliere comunale di Torino, ha insegnato per quarant’anni in città nel mondo dell’educazione per gli adulti. Conosce bene le situazioni nei Cpia, i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti. Adesso che è in pensione si sta dedicando a monitorare e denunciare tutte le incongruenze e le difficoltà di questo sistema. Temi complessi che Avanzi ha presentato ieri mattina nella sede dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta, in compagnia degli esponenti dei Radicali Giovanni Oteri, Igor Boni e Silvia Manzi, del consiglio direttivo di Nessuno Tocchi Caino.
di Zita Dazzi
La Repubblica, 26 gennaio 2024
La presidente del Tribunale dei minorenni Gatto: “Una formula di responsabilizzazione come misura sostitutiva della pena”. “Pensiamo a convenzioni col Comune per utilizzare la formula dei lavori di pubblica utilità per una nuova misura di responsabilizzazione del minore autore di reati, italiano o straniero che sia”.
garantedetenutilazio.it, 26 gennaio 2024
Il Garante Anastasìa: “La finalità costituzionale della pena è una responsabilità repubblicana che coinvolge tutti gli attori pubblici e privati che possono contribuire al suo perseguimento, ciascuno per la propria parte e con le proprie risorse”. “Grazie alla disponibilità di Coop-Unicoop Tirreno, si completa a Rebibbia una importante partnership pubblico-privato nel perseguimento della finalità costituzionale della pena”. Così il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, tra i soggetti istituzionali che sostengono il progetto dei laboratori di cucina promossi dall’Istituto professionale statale alberghiero “Amerigo Vespucci” e Coop-Unicoop Tirreno, destinati a circa trenta persone detenute nella Casa circondariale femminile e nella Casa di reclusione di Rebibbia.
- Siracusa. “Dopo il carcere pronta a ripartire grazia al lavoro”
- Torino. Fare scuola in carcere, dibattito a Palazzo Barolo
- Torino. “Ero carcerato, la scuola avrebbe potuto salvarmi”
- Ancona. La “Musicultura” entra nel carcere, così i detenuti diventano giurati
- Busto Arsizio. “Non esistono ragazzi cattivi”, storie di cadute e risurrezione attraverso canzoni rap










