di Leandro Del Gaudio
Il Mattino, 4 gennaio 2024
Tra i giovanissimi che hanno preso parte al progetto gli studenti dell’istituto Galiani. Janet e Marinella si incontrano a scuola, un luogo dove trovano riparo dalle ansie di tutti giorni. Lì, tra i banchi di una scuola di periferia, almeno per qualche ora, Janet e Marinella dimenticano quello che hanno lasciato nelle rispettive abitazioni. Già, perché entrambe hanno alle spalle un inferno domestico. Diventeranno amiche, le due ragazze, quell’amicizia vera che si forma tra i banchi di scuola che nessuna altra esperienza è in grado di cambiare. Crescono unite, si rafforzano a vicenda, sanno di poter sfidare assieme pregiudizi ed emarginazione riservati a chi vive in famiglie legate alla criminalità organizzata. Poi, arriva la cesura, il taglio netto che spezza ma solo da un punto di vista fisico il loro legame. Scoppia una faida, l’ennesima parentesi sanguinaria di una guerra di camorra che infiamma e avvelena Ponticelli, il loro quartiere. E Janet e Marinella appartengono a due famiglie rivali, da questo momento non potranno più vedersi, dovranno dire addio alla loro amicizia.
di Chiara Marsilli
Corriere del Trentino, 4 gennaio 2024
Moderato nei modi, nei toni, nelle parole scelte per difendere anche in maniera appassionata le proprie idee. E intransigente nei pensieri, nelle scelte di barricata, nell’esercizio ad ogni costo della democrazia come strumento. È in questo ossimoro che sta la vita e la carriera di Marco Boato, ora diventato anche il titolo di una biografia firmata dalla penna del giornalista catanese Marco Di Salvo.
di Roberto Saviano
Corriere della Sera, 4 gennaio 2024
La diffusione di armi è la prima causa di insicurezza sociale di un Paese. Il pensiero intuitivo che una maggior facilitazione all’accesso alle armi permetterebbe una maggiore sicurezza perché, rendendo tutti minacciosi, ogni minaccia si estinguerebbe, è un dato falso. Ma come - qualcuno, leggendo, dirà - se un ladro sa che, entrando in un appartamento, vi troverà l’inquilino armato, il timore potrebbe fermarlo. Ebbene, questo pensiero semplice è completamente falso. Il ladro non solo non si fermerà, ma entrerà armato di una semiautomatica e sarà tanto più pronto a sparare. Chiunque affermi che diffondere armi porti a una diminuzione dei reati, non conosce in nessun modo le dinamiche che governano il rapporto tra diffusione di armi e crimine. Più armi in circolazione non portano a una maggiore sicurezza ma solo più sangue. Gli incidenti di Capodanno arrivano nel dibattito di cronaca nazionale, ma incidenti analoghi accadono in ogni momento dell’anno e nella parte maggiore dei casi restano relegati all’invisibilità delle informazioni locali. Non sappiamo con un dato certo quante armi legali circolino in Italia oggi, come denunciato dall’Osservatorio permanente sulle armi di Brescia (centro fondamentale in Italia per comprendere il loro impatto sul territorio), e a leggere i dati sono proprio le istituzioni che non li rendono formalmente accessibili.
di Oliviero Mazza*
Il Dubbio, 4 gennaio 2024
Dietro la scelta, compiuta dal papà di Giulia, di affidarsi a un consulente per la comunicazione sembra esserci solo la volontà di rafforzare il proprio impegno contro la violenza sulle donne. Il punto è che la sua tragedia è diventata, per i fan del populismo penale, pretesto di uno stravolgimento della Costituzione, in cui al centro del processo sarebbe la vittima anziché l’imputato
di Stefania Ascari*
Il Fatto Quotidiano, 4 gennaio 2024
Durante l’esame della legge di bilancio alla Camera dei deputati ho ribadito per l’ennesima volta un concetto fondamentale: la violenza sulle donne è innanzitutto un fenomeno criminale, strutturale e culturale che trae nutrimento dal patriarcato sociale, dalla misoginia, dal sessismo, dalle disuguaglianze di genere, dall’omertà, da discriminazioni e stereotipi. La scuola allora deve essere il luogo dove, attraverso l’insegnamento dell’educazione affettiva e sessuale, siano poste le basi per sradicare le radici della violenza.
di Rosario Russo*
Il Dubbio, 4 gennaio 2024
L’art. 10, 3° è un fiore all’occhiello della nostra Costituzione. Garantendo secondo legge l’asilo nel nostro stato, esso assicura anche agli stranieri l’effettivo esercizio delle libertà democratiche previste per i cittadini italiani, qualora esse non siano riconosciute e tutelate dallo stato di provenienza. In sede costituente fu previsto espressamente che tale diritto dello straniero non è subordinato alla condizione della reciprocità: spetta allo straniero, ancorché egli sia cittadino di uno stato che non preveda analoga tutela. Così la Carta contribuisce concretamente all’universalizzazione (della tutela) delle libertà fondamentali.
di Stefano Mauro
Il Manifesto, 4 gennaio 2024
Da Human Rights Watch ad Haaretz, crescono le denunce di abusi dentro le prigioni israeliane: “Come Guantánamo”. “Abdel Rahman Bassem Al-Bahsh, 23 anni di Nablus, è il primo martire del 2024 e il settimo prigioniero assassinato nelle carceri israeliane dal 7 ottobre”, scrivono in una dichiarazione congiunta la Commissione per gli Affari dei Prigionieri e il Club dei Prigionieri Palestinesi (Pps).
di Micol Maccario
Il Domani, 4 gennaio 2024
Più di un anno dopo la morte di Mahsa Amini, il regime cerca di reprimere il dissenso. L’attivista iraniana Rayhane Tabrizi: “Le proteste continuano, anche se si sono trasformate”. “Nessuno può prevedere come inizia una rivoluzione. Né può sapere quando un’ingiustizia farà in modo che la furia di un popolo superi la sua paura”. Così scriveva a fine settembre 2022 la giornalista americana-iraniana Roya Hakakian sull’Atlantic.
di Germano Monti
MicroMega, 3 gennaio 2024
La morte per “suicidio” di Stefano Dal Corso in carcere a Oristano, l’ottobre scorso, non ha mai convinto sua sorella né l’avvocata. Dopo sette istanze di esame autoptico respinte, a seguito di una grande mobilitazione della società civile nel quartiere del Tufello e attraverso i media, il tribunale di Oristano ha finalmente disposto l’autopsia. Un passo avanti verso la verità e la giustizia per un detenuto, parte di quella popolazione sistematicamente ritenuta di serie B.
di Giovanna Darko*
vocididentrojournal.blogspot.com, 3 gennaio 2024
Amo un uomo che, dopo tre decenni al 41-bis, avrebbe il diritto di trovare una strada per tornare alla vita, per spendere nel mondo, tra gli altri, le conoscenze che tanti anni di sepoltura gli hanno dato. “Amo un fantasma”. Mi è stato suggerito di partire da questo titolo per scrivere della mia esperienza. Lo guardo - il titolo- e le labbra mi si increspano in un sorriso. Avete mai sentito parlare di un fantasma che deve stare attento al colesterolo? No? Neppure io. E quindi penso all’amore mio che, quando io scrivo “male”, mi risponde subito “non piagnucolare”.
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