di Sergio Harari
Corriere della Sera, 15 ottobre 2023
C’è un problema nell’accesso alle cure ancora più acuto nel campo della salute mentale, ne ha parlato anche il presidente Mattarella. Se esiste un problema di equità sociale nell’accesso alle cure, e purtroppo esiste eccome (basti pensare alle liste di attesa), questo è ancora più acuto nel campo della salute mentale. Il presidente Mattarella ha recentemente ricordato, con la sensibilità che gli è propria, che “godere di una buona salute mentale è condizione per esercitare liberamente i diritti fondamentali della persona” e anche come i giovani siano quelli più esposti al disagio psichico. L’impatto della recente pandemia e delle guerre è, purtroppo, devastante.
di Manolo Lanaro
Il Fatto Quotidiano, 15 ottobre 2023
“In questo momento il rischio è che non sempre ci sia un’immigrazione di povertà ma anche di soggetti che arrivino per fare del male. Quindi va aumentato ancora di più il controllo perché non possiamo permetterci adesso di far entrare persone che verrebbero a combatterci”. Parole del ministro della Difesa Guido Crosetto a margine delle commemorazioni per l’ottantesimo anniversario dell’eccidio di Cefalonia che si sono svolte in Grecia. “Ora diventa fondamentale difendere la sicurezza del Paese e sono convinto che questa necessità aumenterà nei prossimi mesi, sia perché una riesplosione dell’integralismo è possibile, sia perché fenomeni di questo tipo aumentano il rischio di immigrazione”, ha proseguito. “Ormai i fatti di questo tipo hanno effetti economici, sociali e politici. Una crisi in Medioriente con la possibilità che dilaghi non può non avere effetti in tutto l’Occidente e in primis in Europa, che è sul Mediterraneo come lo è Israele”.
di Adriana Pollice
Il Manifesto, 15 ottobre 2023
L’allarme. Il Viminale: “Sono 28.707 gli obiettivi sensibili in Italia; 205 quelli legati a Israele”. Il governo Meloni teme il rischio attentati e insiste con le espulsioni, Piantedosi: “Servono i Cpr”. Sono 28.707 gli obiettivi sensibili in Italia di cui 205 quelli israeliani, in prevalenza diplomatici e religiosi: la ricognizione è stata fatta nel corso del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza, presieduto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, convocato ieri dopo l’attacco di Arras in Francia.
di Rita Rapisardi
L’Espresso, 15 ottobre 2023
Il decreto che vieta gli oli a base di CBD, stoppato dal Tar del Lazio, è diventato l’ultimo pretesto per gli interventi delle forze dell’ordine. Che poi si risolvono in un nulla di fatto. Ora gli imprenditori del settore alzano la voce: “Ci stanno uccidendo”.
di Fabrizio Tonello
Il Manifesto, 15 ottobre 2023
Parlare di pace sembra quasi tradimento, chi ci crede viene bollato come agente di Putin nel caso dell’Ucraina, complice di Hamas se il tema è la Palestina. Intanto in Israele molti giornali e pezzi sostanziali dell’opinione pubblica criticano ferocemente Netanyahu. Se centinaia di persone scendono in piazza a Bologna scandendo “Liberté!” come parola d’ordine, cosa dobbiamo pensare? Forse quelle persone rivendicano qualcosa che non hanno. Qualcosa che disperatamente vorrebbero, qualcosa a cui pensavano di avere diritto.
di Vito Mancuso
La Stampa, 15 ottobre 2023
A volte può persino mancare il pane, l’odio però mai. Il numero uno di Hamas (che al momento risiede in Qatar da dove ha diffuso un video che lo ritrae mentre prega il suo Dio ringraziandolo per l’avvenuto massacro di israeliani da parte dei suoi) si chiama Ismail Haniyeh ed è nato nel 1962, il mio stesso anno di nascita. Il numero due di Hamas (che al momento è nella Striscia di Gaza e che per gli israeliani è un uomo già morto) si chiama Yahya Sinwar ed è nato anch’egli nel 1962. Avrei potuto essere loro compagno di classe, seduto nello stesso banco, giocare insieme al pallone. Solo sulla carta, ovviamente, perché in realtà, mentre io sono nato in un operoso paese della Brianza parte di uno Stato nazionale relativamente prospero, essi sono nati entrambi in un campo profughi della Striscia di Gaza privi di uno stato che rappresenti la loro nazione (non a caso ho dovuto scrivere “Striscia”, non Stato). Cosa significa nascere in una Striscia? Cosa significa nascere e crescere in un campo profughi di persone cacciate dalle loro case ed espulse dalla loro terra, e senza nessuna credibile prospettiva di poter superare quella condizione avendo finalmente uno Stato nazionale e riavendo una casa? Significa crescere a pane e odio. A volte può persino mancare il pane, l’odio però mai; anzi, di sicuro esso viene accresciuto dalla mancanza del pane.
di Giuliano Battiston
Il Manifesto, 15 ottobre 2023
La cattiva informazione parla di “allarme jihad”, rispolverando formule ben rodate durante gli anni passati, poi accantonate ma oggi di nuovo utili a trasformare come imminente e certa la minaccia del “terrorismo islamico”. La formula ha ripreso vigore in particolare dopo che, ieri, due delle più importanti attrazioni turistiche francesi sono state chiuse ed evacuate per ragioni di sicurezza. La sede del museo Louvre a Parigi è stata chiusa in seguito alla ricezione di un messaggio minaccioso: “Abbiamo scelto di evacuarlo e di chiuderlo per tutta la giornata, il tempo necessario per procedere alle indispensabili verifiche”, ha spiegato all’agenzia Afp un funzionario del museo. Sempre a Parigi un allarme più contenuto per una bottiglia contenente protossido di azoto ha portato a sgomberare la sala d’aspetto della Gare de Lyon. Ed è toccato anche al palazzo di Versailles, i cui visitatori sono stati allontanati dopo la ricezione di un messaggio anonimo relativo a una presunta bomba. Che non c’era. Il fatto che non ci fosse non significa che non ci sarà. Ma parlare di allarme jihad o di terrorismo islamico rischia, al solito, di ostacolare la comprensione, anziché favorirla.
di Paolo Valentino
Corriere della Sera, 15 ottobre 2023
L’editorialista premio Pulitzer del “New York Times”: “Hamas ha lanciato questo attacco per suscitare una reazione durissima e far saltare gli accordi tra Israele, i sauditi e gli altri Paesi arabi. Ma la leadership dello Stato ebraico dovrà rispondere delle sue responsabilità”. “Io sono convinto che la ragione principale per cui Hamas ha lanciato adesso questo attacco, ordinando anche che fosse il più omicida possibile, è stata di provocare una reazione eccessiva da parte di Israele, tipo un’invasione della striscia di Gaza, che farebbe migliaia di vittime civili fra i palestinesi. Questo a sua volta forzerebbe l’Arabia Saudita a uscire dalle trattative per un accordo con Israele, in corso sotto l’egida degli Stati Uniti. Così come forzerebbe i Paesi firmatari degli accordi di Abramo - Emirati Arabi, Bahrein e Marocco - a fare un passo indietro”.
di Giulia Merlo
Il Domani, 14 ottobre 2023
Le opposizioni hanno chiesto che intervenisse, ma al Senato l’audizione è stata negata e alla Camera per ora non ci sono risposte. Il nuovo Garante indicato dal governo, l’ex deputato di centrodestra Felice Maurizio D’Ettore, è professore di diritto privato non si è mai occupato di carceri. Non c’è pace per l’ufficio del Garante delle persone private della libertà: dopo un lungo braccio di ferro e polemiche sui nomi, il governo ha indicato come nuovo presidente l’avvocato e professore di diritto privato nonché ex deputato del centrodestra, Felice Maurizio D’Ettore. Però preferisce non fargli aprire bocca. La richiesta delle opposizioni di audirlo in commissione al Senato è stata negata e la stessa richiesta in commissione Giustizia alla Camera di svolgere le audizioni dei candidati designati dal governo per l’ufficio del Garante nazionale dei detenuti è ancora in sospeso.
di Liana Milella
La Repubblica, 14 ottobre 2023
Le commissioni Giustizia di Camera e Senato, nonostante le richieste delle opposizioni, non hanno ritenuto necessario l’audizione dei tre candidati. Se come Garante dei detenuti fosse stata scelta Rita Bernardini - che non ha neppure bisogno di presentazioni vista la sua storia personale - di certo non ci sarebbe stato bisogno di alcuna audizione in Parlamento. Sa tutto sulle carceri, e non solo, visto che stiamo parlando del Garante delle persone private della libertà, che non stanno solo nelle patrie galere. Ma visto che il lungimirante Guardasigilli Carlo Nordio - obbedendo ai criteri della lottizzazione anche per questo delicatissimo incarico che dura per cinque anni ed è rinnovabile per altri due - ha scelto un futuro Garante di cui non si riesce a trovare una sola dichiarazione dedicata alle carceri, allora c’è da chiedersi perché mai le due commissioni parlamentari che si occupano di giustizia, una alla Camera e una al Senato, come ha scritto sul Dubbio Valentina Stella, abbiano respinto la richiesta delle opposizioni di audire i tre candidati. Parliamo del meloniano ed ex forzista Felice Maurizio D’Ettore, dell’avvocata in quota Lega Irma Conti e di Mario Serio, civilista palermitano indicato dalla sinistra.
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