di Nadia Terranova*
La Stampa, 14 febbraio 2026
Per alcuni anni della mia vita, ho tenuto delle pagine a mio nome su dei social network. Non davo troppa importanza alla cosa, mi ero iscritta per curiosità, ero rimasta per abitudine, per un certo periodo mi è sembrato normale aggiornare quelle comunità comunicando gli appuntamenti pubblici che riguardavano il mio lavoro, le copertine dei miei libri, commentare episodi di cronaca - quest’ultima cosa la facevo poco, il sistema editoriale malandato e a tratti patologicamente malato in cui viviamo mi sembrava, sotto sotto, comunque dotato di anticorpi più robusti dell’autopubblicazione selvaggia invasa da incontrollati sproloqui e monologhi autocelebrativi.
di Federico Genta
La Stampa, 14 febbraio 2026
Oltre sette italiani su dieci sono favorevoli al fine vita ma il Paese resta nel limbo. Solo Toscana e Sardegna hanno stabilito norme per l’aiuto alla morte volontaria. Procedure e tempi certi per un aiuto alla morte volontaria. Lo chiedono sempre più malati. Si dicono favorevoli sette italiani su dieci, ma una legge nazionale ancora non c’è. Ci stanno provando alcune Regioni, al momento poche, a definire le modalità da adottare per la concessione, e soprattutto l’attuazione, del suicidio medicalmente assistito. L’ultimo caso è datato 17 settembre 2025: la Sardegna è diventata la seconda regione italiana, dopo la Toscana, ad aver approvato una legge specifica. Lo ha fatto non senza difficoltà per l’opposizione dei rappresentanti del centro destra (il governatore è Eugenio Giani, esponente del Pd al suo secondo mandato).
di Simona De Ciero
Corriere della Sera, 14 febbraio 2026
È il primo suicidio assistito in Piemonte. Dopo nove mesi di richieste, attese, perizie e scambi formali l’uomo ha ottenuto ciò che domandava: mettere fine alle proprie sofferenze. A dirlo è l’Azienda sanitaria locale To4. “L’atto finale è avvenuto al domicilio, in presenza dei sanitari liberamente scelti dal paziente e con il supporto tecnico-logistico dell’Asl”. Una frase secca, quasi notarile. E dentro, un abisso. Alberto non c’è più. Dopo nove mesi di richieste, attese, perizie, scambi formali e risposte contraddittorie, ha ottenuto ciò che domandava con lucidità ostinata: mettere fine alle proprie sofferenze.
di Luca Burini
Il Domani, 14 febbraio 2026
L’ultima vittima, 43 anni, è stata trovata in un quartiere popolare di Milano. Nell’ultimo mese e mezzo sono morti in tutto sette clochard. Da una parte c’è la Milano glamour che si è fatta ancora più abbagliante per le Olimpiadi Invernali con le sue gare, gli eventi, i padiglioni sgargianti. Uno spettacolo, a tratti bizzarro, animato da mascotte danzanti, marketing incessante, via vai di turisti, gentrificazione e da quel pop kitsch che qui è là abbiamo visto anche nella cerimonia di apertura. Dall’altra, c’è la Milano dei senzatetto che mai come quest’anno muoiono di freddo: sette in meno di un mese e mezzo. “Non ricordo una conta così tragica in un lasso di tempo così breve”, spiega Mario Furlan, fondatore dei City Angels, a poche ore dal ritrovamento del settimo cadavere. 43 anni, di origine marocchina, dormiva sotto un cavalcavia nel parco di via della Pecetta in zona Ghisolfa, storico quartiere popolare del capoluogo lombardo.
di Francesco Paolo Savatteri
Il Domani, 14 febbraio 2026
A Parigi il Collectif Les Morts de la Rue ricostruisce le storie di chi è vissuto e morto da invisibile nelle grandi città francesi. In Italia non esistono grandi realtà con questo specifico obiettivo, ci sono però associazioni di contrasto dell’esclusione sociale. Le esperienze di Caritas e Sant’Egidio. “Quando iniziammo, i funerali delle persone senza fissa dimora non erano molto dignitosi: venivano seppellite otto persone alla volta, su ogni bara era scritto il peso del corpo al suo interno e gli addetti alla sepoltura erano vestiti in tute blu da lavoro”. Adèle Lenormand ricorda il modo in cui più di vent’anni fa a Parigi si svolgevano i riti funebri per le persone senza fissa dimora. Negli anni le cose sono cambiate, anche grazie all’impegno di realtà come Collectif Les Morts de la Rue, per cui Lenormand lavora come coordinatrice.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 14 febbraio 2026
Se i dati di Frontex dicono che gli arrivi via mare calano (anche grazie alle intese multilaterali fra Paesi) e invece le vittime dei naufragi aumentano, invece di fermare chi salva sarebbe meglio incrementare soccorsi e cooperazione. Di solito, in qualsiasi ragionamento, i dati sono una base di partenza e un buon ausilio, a patto che non siano truccati. Lo sono, dunque, anche se si intende esaminare con schiettezza il fenomeno dei flussi migratori verso l’Europa, che va avanti da decenni a ondate più o meno intense a seconda delle situazioni (conflitti, carestie, siccità, crisi economiche, politiche o sanitarie) in atto nei Paesi di partenza dei migranti. Orbene, da qualche anno a questa parte le statistiche fornite dagli analisti di Frontex - l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera - fotografano una realtà non proprio sovrapponibile alla rappresentazione che, nell’agone politico, taluni continuano a fare delle migrazioni verso il Vecchio Continente. Dopo i 385mila ingressi alle frontiere europee del 2023 (il dato più alto dal 2016) nei due anni seguenti i flussi sono scesi nettamente, con 240mila ingressi nel 2024 (meno 38%) e 178mila nel 2025 (un ulteriore meno 26%), il livello più basso dal 2021. Non solo: le cifre preliminari relative all’inizio del 2026 (di cui riferiamo in questa pagina) riportano a gennaio un evidente meno 60% di attraversamenti irregolari delle frontiere Ue, che diventa meno 67% sulla rotta del Mediterraneo centrale, che interessa direttamente l’Italia.
di Daniela Fassini
Avvenire, 14 febbraio 2026
Frontex pubblica i dati degli ingressi irregolari in Ue del mese di gennaio: -60% e 450 decessi nel Mediterraneo. Calano gli ingressi in Ue ma ci sono più morti in mare. Gli ultimi dati di Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne, conferma quanto è successo in questo ultimo mese. Con la tempesta Harry che ha sconvolto il Sud Italia e il Mediterraneo e le partenze naufragate dal Nord Africa, da Libia e Tunisia. Il primo mese del 2026 ha visto un calo calo del 60% degli attraversamenti irregolari delle frontiere Ue: si parla di circa , 5.500 rilevamenti complessivi. Forte riduzione anche sulla rotta del Mediterraneo centrale - quella più significativa quanto agli arrivi in Italia: i rilevamenti sono stati 1.166, con una flessione del 67% rispetto allo stesso mese del 2025.
di Ammiraglio Vittorio Alessandro
L’Unità, 14 febbraio 2026
Di “blocco navale” non si parla nel testo del ddl approvato l’altro ieri che, contro il soccorso ai migranti, prevede la possibilità di chiudere il mare territoriale. Al governo non dispiace, però, l’espressione giornalistica: il fermo navale fu uno degli slogan con cui Giorgia Meloni vinse le elezioni, e il suo elettorato più esigente chiede conto della promessa ancora non mantenuta. Colpa dei giudici, risponde la premier, che “in pratica vogliono governare loro” e che “sulla sicurezza rendono vano il lavoro del Parlamento, del governo e delle forze dell’ordine”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 14 febbraio 2026
Legge del male Viminale e FdI mettono nel mirino le navi umanitarie. Piantedosi esulta per il fermo della Humanity 1: “Mette i migranti in pericolo”. Sono i preliminari del “blocco navale”. È ripartita la caccia alle ong. Non tanto perché i fermi delle navi umanitarie siano mai terminati, quanto perché il governo ha ripreso a puntare l’indice contro di loro, per aggiungerle alla collezione dei nemici pubblici. Un modo per scaldare i motori in vista dello scontro che inevitabilmente si aprirà quando il disegno di legge che contiene il “blocco navale”, approvato mercoledì dal Cdm, diventerà legge.
di Salvatore Fachile e Giulia Crescini
Il Manifesto, 14 febbraio 2026
Le novità in tema di immigrazione che stanno per entrare in vigore sono tali da modificare non solo il sistema normativo dell’Unione europea, ma il lessico e i valori civili tanto da essere destinate a entrare in tensione con il contesto costituzionale come lo conosciamo oggi. Il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, adottato dal Consiglio dell’Unione il 14 maggio 2024, non rappresenta infatti una semplice riorganizzazione delle politiche di gestione dei flussi, ma introduce una trasformazione strutturale del modo in cui il diritto viene impiegato per governare persone, libertà e rapporti sociali.
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