di Antonio Polito
Corriere della Sera, 7 agosto 2023
Spesso si elevano voci e polemiche figlie di una volontà di riscrivere la storia per rimediare a presunte ingiustizie subite. In un vecchio film, “Prigionieri del passato”, il protagonista soffre perché ha perso la memoria. La destra post-missina, invece, finisce spesso prigioniera del passato per la ragione opposta: ha troppa memoria. Intendiamoci: avere una lunga storia alle spalle in politica non è un male. L’ascesa di Giorgia Meloni sembra anzi più solida di tanti exploit leaderistici degli ultimi anni proprio perché ha fondamenta antiche, che le danno radicamento e consapevolezza. I Fratelli d’Italia non sono “parvenu” della politica.
di Mario Giro*
Il Domani, 7 agosto 2023
In Niger e Mali i colpi di Stato non sono una novità. Occorre trattare con i militari africani per contenere l’influenza russa o delle milizie. La scelta del pensiero unico securitario si è rivelata un’arma a doppio taglio e ha ridotto l’influenza europea nel continente.
di Giuliano Ferrara
Il Foglio, 7 agosto 2023
“Liberare Navalny” dovrebbe essere una campagna internazionale visibile e rumorosa. E bisognerebbe dare ope legis a questi dissidenti la cittadinanza europea, rivendicare la libertà per i combattenti della libertà. Ma non succede alcunché.
di Ezio Mauro
La Repubblica, 7 agosto 2023
Dallo Zar a Cernenko, le Russie hanno conosciuto l’eroismo dei dissidenti, ma Navalny è un soggetto politico, candidato a contendere il potere. Nella luce sintetica delle cellule fotoelettriche che lo circondano tra le sbarre della prigione, si fa fatica a riconoscere Aleksej Navalny in quella figura smagrita e allucinata che si alza in piedi nella tuta nera dei reclusi, per ascoltare la sentenza che lo condanna a 19 anni di carcere a regime speciale per “estremismo”. Una pena che è un’esclusione perpetua dalla vita civile della Russia per l’uomo di cui Vladimir Putin non pronuncia mail il nome, ma che è ormai da anni il suo vero oppositore, più ancora l’elemento di contraddizione del suo potere, comunque il nemico pubblico numero uno del Cremlino.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 6 agosto 2023
Soltanto il 35% dei detenuti è inserito in un percorso lavorativo nei penitenziari, stritolati tra sovraffollamento e carenza di organici. “Così la rieducazione è impossibile”. Continuano, dietro le sbarre, i suicidi, le aggressioni agli agenti, le rivolte, gli scioperi della fame. Le carceri sovraffollate, insalubri e quindi “insicure” per chi ci abita, sono un’emergenza nel nostro Paese.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 6 agosto 2023
Rispetto ai 10.633 posti previsti nell’organico, la scopertura nazionale è pari al 15,54%. Mentre incombono gli obiettivi del Pnrr in materia di giustizia con il taglio della durata del 40% dei processi civili e del 25% di quelli penali entro il 2026, gli uffici giudiziari devono fare i conti con una coperta ancora troppo corta in termini di risorse umane. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Csm e aggiornati al 28 luglio scorso, in tutta Italia mancano 1.652 magistrati. Rispetto ai 10.633 posti previsti nell’organico, la scopertura nazionale è pari al 15,54%.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 6 agosto 2023
In arrivo un disegno di legge che sarà in discussione lunedì. Estensione dell’utilizzo delle intercettazioni, un archivio centralizzato per “conservarle” in modo sicuro e inasprimento delle pene per chi appicca gli incendi. Sono alcuni degli interventi contenuti in un disegno di legge in tema di giustizia che sarà presentato lunedì nell’ultimo Consiglio dei Ministri prima della pausa estiva. I primi due articoli, così come emerge dalla bozza, affrontano la questione intercettazioni. L’esecutivo interverrà in primo luogo per estenderne l’utilizzo ad una serie di fattispecie.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 6 agosto 2023
Possibilità estesa e reati meno gravi dell’associazione criminale, basterà la contestazione del metodo mafioso. Garantisti spiazzati. Era la metà di giugno quando il ministro della Giustizia Carlo Nordio giurava e spergiurava, l’ultima volta, che il governo avrebbe messo mano alle intercettazioni per limitarne l’uso, definendole addirittura “una barbarie che costa 200 milioni all’anno per raggiungere risultati minimi”. Domani l’ultimo consiglio dei ministri prima delle vacanze estive approverà però una norma che consentirà alle procure di intercettare molto più di quanto si possa fare già adesso.
di Pierpaolo La Rosa
Il Tempo, 6 agosto 2023
Il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, ha rilasciato un’intervista a Il Tempo in merito alla riforma del Guardasigilli, Carlo Nordio, ha iniziato il suo percorso in commissione al Senato. Queste le sue parole: “È una riforma che Forza Italia ha da sempre caldeggiato e che parte con il piede giusto. Una riforma frutto di importanti riflessioni che hanno portato a scelte chiare, consapevoli, su cui ovviamente, dopo aver avuto l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri, intendiamo andare fino in fondo. La logica della riforma è molto semplice, illuminata dai principi costituzionali, cerca di dare una risposta ai problemi reali, quotidiani della giustizia, ai cittadini, ai sindaci ed ai dirigenti della Pubblica amministrazione, a chi fa buona politica. È una riforma che cerca di evitare che finiscano nel tritacarne mediatico soggetti estranei al processo, che prova a restituire finalmente all’informazione di garanzia il ruolo di tutela del diritto di difesa e non di marchio color “rosso mediatico” che ti porti appresso praticamente a vita. Una riforma per una giustizia giusta, senza minimamente toccare i poteri della pubblica accusa nell’attività di indagine: da questo punto di vista, ogni illazione va respinta al mittente, e duramente”.
di Iuri Maria Prado
L’Unità, 6 agosto 2023
Politici spiati, quei dati provenienti dal sistema bancario che ha l’obbligo di segnalare le “operazioni sospette” aggravano le responsabilità di chi ha messo insieme quei dossier. Ci sarebbe nuovamente il sigillo antimafia, la patacca buona a giustificare ogni sorta di abuso, sulle operazioni di dossieraggio con cui alcuni pubblici ufficiali avrebbero raccolto dati relativi alle attività di politici e imprenditori, puntualmente finiti sui giornali. Ieri le prime cronache riferivano che gli episodi di divulgazione di quei dati sui mezzi di informazione erano “pochi”: come se dovesse tranquillizzare il fatto che la bava velenosa di un’attività di spionaggio in seno all’amministrazione pubblica, e prodotta da appartenenti alla stessa amministrazione pubblica (non da banditi intrufolati), ha contaminato dopotutto solo in qualche occasione (mica tutti i giorni!) il circuito dell’informazione italiana.









