di Leo Lancari
Il Manifesto, 29 marzo 2023
Giro di vite su permessi di soggiorno e Cpr con gli emendamenti al dl migranti. Il Carroccio impone la sua linea al governo Meloni. Nuovo giro di vite sulla protezione speciale, divieto di convertire alcuni permessi di soggiorno in permessi di lavoro, raddoppio dei tempi di detenzione per i migranti rinchiusi nei Centri per il rimpatrio.
La Stampa, 29 marzo 2023
Carlo D’Attanasio, velista abruzzese di 54 anni, è stato arrestato con l’accusa di aver fatto parte di una banda di trafficanti di droga. L’appello della donna: “Una lenta agonia, mio figlio ha 6 anni e rischia di non rivederlo”.
di Francesca Caferri
La Repubblica, 29 marzo 2023
Voce alterata, il fotografo indossa una maschera e porta i guanti per non essere riconosciuto attraverso le mani. Nel 2013 un fotografo militare fugge dalla Siria e consegna al mondo le prove dei crimini del regime. Nome in codice Caesar, vive nascosto. E per la prima volta parla a un giornale europeo.
di Alessandra Muglia
Corriere della Sera, 29 marzo 2023
I decessi per arma da fuoco tra gli under 19 sono aumentati del 62% in quasi un decennio. In America record di 5,3 bambini morti ogni 100.000 (insegue a gran distanza il Canada con un tasso dello 0,8). Dopo lo choc e il dolore straziante, ora ai genitori dei tre bambini uccisi tra i banchi della Covenant School di Nashville tocca scegliere gli ultimi vestitini e le piccole bare per i loro figli sterminati da un killer entrato a scuola con fucili d’assalto e una pistola. Un’ennesima strage di bambini in un Paese dove le motivazioni che inducono alla violenza variano ma una cosa accomuna questi massacri: il facile accesso alle armi di chi li compie. Il risultato è drammatico: niente uccide di più i bambini americani delle pistole, le sparatorie sono la prima causa di morte tra gli under 19 negli Usa. Davanti persino agli incidenti d’auto. E non da ora. Sono passati più di 10 anni dalla strage nella scuola elementare Sandy Hook di Newtown, nel Connecticut: si pensava che l’indignazione per quei 20 alunni uccisi avrebbe finalmente portato l’America a limitare l’accesso alle armi. Invece la situazione nel corso degli anni non soltanto non è cambiata, è addirittura peggiorata. Da Sandy Hook le morti per armi da fuoco di bambini sono aumentate del 62% negli Stati Uniti. Nel 2012, le ferite da arma da fuoco hanno ucciso 2.694 bambini negli States, secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Un numero salito a 4.368 nel 2020 (ultimo anno per cui sono disponibili dati ufficiali sulla violenza armata), con un’impennata tra il 2019 e il 2020. Quella di martedì a Nashville, in Tennessee, è solo una delle oltre 130 sparatorie di massa avvenute finora negli Stati Uniti quest’anno, 13 delle quali nelle scuole.
di Marta Serafini
Corriere della Sera, 29 marzo 2023
Arrestato il fondatore dell’associazione PenPath che si batte contro l’analfabetismo. Le accuse dell’Onu al regime dei talebani. Matiullah Wesa, 30 anni, si batteva per l’educazione di bambini e giovani donne in Afghanistan. Una missione cominciata prestissimo, a 16 anni, quando insieme al fratello aveva fondato l’associazione no-profit PenPath che, dal 2009 a oggi, ha combattuto l’analfabetismo in tutto il Paese aprendo scuole, avviando progetti d’istruzione e distribuendo gratis libri nelle aree rurali. Matiullah Wesa è stato arrestato dalle autorità talebane appena uscito da una moschea nel quartiere di Khushal Khan, a Kabul.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 28 marzo 2023
Dal 2017 è entrato nel nostro ordinamento dopo le sentenze Cedu sulle violenze al G8 di Genova e nelle carceri. Processi e sentenze ne smentiscono la problematica applicabilità sollevata da Fratelli d’Italia. Una delle motivazioni addotte da Fratelli D’Italia per giustificare la modifica del reato di tortura, di fatto abolendolo, è che la Polizia penitenziaria rischierebbe di subire denunce e processi strumentali che potrebbero disincentivare e demotivare la loro azione contenitiva. Eppure, tale reato esiste da oltre vent’anni nel nostro codice penale militare di guerra nell’articolo 185-bis. Nessuno ha sollevato obiezioni del genere, a maggior ragione in un contesto decisamente più problematico.
di Mario Chiavario
Avvenire, 28 marzo 2023
Due questioni di civiltà e di buon diritto fatte di nuovo roventi. Detenute madri, figli incarcerati con loro e reato di tortura. Sono argomenti venuti in primo piano in questi giorni a seguito di parole e di iniziative di esponenti di prima fila dell’attuale maggioranza parlamentare e di governo: rivelatrici, le une e le altre, in ambo i casi, di una pericolosa tendenza ad alterare in peggio il già sempre precario rapporto tra severità e umanità nell’amministrazione della giustizia. Sul primo problema è difficile dissentire dalla puntuale analisi critica di Laura Liberto, pubblicata domenica 26 marzo su queste stesse pagine. Semmai si può sottolineare ulteriormente che è questo un test doppiamente significativo per verificare che cosa la legge intende fare, in generale, della giustizia penale: se uno strumento - checché se ne dica - semplicisticamente e ciecamente repressivo, o se un qualcosa che, attraverso percorsi non sempre facili, sappia appunto mostrare un volto umano, pur senza con ciò favorire a nessuno l’acquisizione di indebite impunità, e che s’impegni a dare un senso reale e non retorico alla finalità “rieducativa” prospettata dalla nostra Costituzione come obiettivo essenziale per l’intero sistema penale. Ma perché “doppiamente” significativo? Perché qui, se la soluzione è sempre e soltanto quella detentiva, sono due le persone a subirla; e, almeno una, del tutto innocente. E parimenti diabolica, d’altronde, è l’alternativa che si configura, se in luogo della detenzione per entrambe le persone le si costringe a un innaturale separazione allontanando il bambino dalla madre, che resta in prigione.
di Elena Cimmino*
Il Dubbio, 28 marzo 2023
Sembra incredibile ma in Italia, il Paese dove “la mamma è sempre la mamma”, i figli non sono sempre figli perché se sono figli di donne che hanno condanne da scontare in carcere, possono diventare piccoli detenuti. Questi figli non sono bambini da tutelare ma sono bambini “colpevoli” di essere nati da donne che hanno commesso reati.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 marzo 2023
Rigettate le istanze a Milano e Sassari sul differimento della pena per motivi di salute. Il difensore: “Ci appelleremo all’Europa”. Delmastro: “Partita chiusa, lo Stato ha affermato che non si piega”. Alfredo Cospito resta al 41 bis: i Tribunali di Sorveglianza di Milano e Sassari hanno respinto entrambi la richiesta di differimento pena per motivi di salute nella forma della detenzione domiciliare e quella di collocazione permanente nel reparto di medicina protetta dell’ospedale San Paolo di Milano, presentata dai suoi avvocati Flavio Rossi Albertini e Maria Teresa Pintus. I legali avevano indicato come residenza per gli eventuali arresti domiciliari la casa della sorella di Cospito, a Viterbo. Tale tipo di decisione non sembra inaspettata perché, come anticipato nei giorni precedenti, c’è giurisprudenza che nega questa richiesta quando a deteriorare lo stato di salute di un detenuto è il detenuto stesso. Ma vediamo nello specifico.
di Lorenzo Rotella
La Stampa, 28 marzo 2023
I problemi cardiaci definiti “artefatti”. Lo sciopero della fame di Alfredo Cospito per i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano è “strumentale” e dunque, l’anarco-insurrezionalista detenuto ad Opera in regime del carcere duro (41bis), dovrà continuare a rimanere detenuto nelle stesse condizioni che non “confliggono col senso di umanità della pena”. Ma potrà farlo rimanendo non più in cella ma nel reparto detenuti dell’Ospedale San Paolo, dove già si trova dal 4 marzo scorso.
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