di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 3 febbraio 2023
Il detenuto sottoposto al 41 bis parla della diffusione dei dialoghi: “Mi hanno teso una trappola”. Il “41 bis” è e deve restare una misura preventiva per impedire altri reati, non afflittiva per rendere più pesante la detenzione. In quest’ottica bisogna valutare se sia opportuno mantenere questo provvedimento nei confronti di Alfredo Cospito, oppure farlo rientrare nel circuito - sempre differenziato, ma meno restrittivo - dell’Alta sicurezza di secondo livello.
di Roberto Saviano
Corriere della Sera, 3 febbraio 2023
I padrini in carcere cercano di usare l’anarchico come quando Riina paragonò se stesso a Enzo Tortora. Ciò che spaventa della vicenda Donzelli è la scarsa competenza, calata in un contesto quanto mai pericoloso. Donzelli riporta pubblicamente le informazioni dei Gom, che racconterebbero di rapporti tra Alfredo Cospito e membri della criminalità organizzata campana, calabrese e siciliana. In questi incontri, gli affiliati di potenti cosche criminali avrebbero incoraggiato Alfredo Cospito a proseguire la sua lotta contro il 41 bis.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 3 febbraio 2023
Intercettazioni. L’indagine della Commissione giustizia del Senato. In un angolo rimasto al riparo dalle furiose polemiche sulla giustizia, la seconda commissione del senato continua il suo lavoro di indagine sulle intercettazioni. Le audizioni stanno portando alla luce soprattutto due cose. La prima: l’ultima riforma - Orlando 2017, entrata in vigore nel 2020 con modifiche di Bonafede - funziona abbastanza bene. Il meccanismo dell’archivio informatico segreto sotto la responsabilità del procuratore e la distinzione tra ascolti rilevanti e irrilevanti - solo i primi nella fase in cui gli atti diventano pubblici possono essere conosciuti - ha bisogno al più di piccoli correttivi, non di stravolgimenti. La seconda e più preoccupante scoperta è invece che proprio lo strumento più invasivo della privacy e potenzialmente più minaccioso dei diritti degli intercettati è sostanzialmente privo di regole adeguate e aggiornate. Si tratta ovviamente del “captatore informatico”, il famoso Trojan horse che può essere introdotto dalla polizia giudiziaria tramite società private in quello che per la legislazione tedesca è ormai riconosciuto come il “domicilio informatico” della persona. Un domicilio che in Italia è senza tutele.
di Chiara Manetti
lasvolta.it, 3 febbraio 2023
Diego Montrone, presidente della scuola di formazione Galdus, racconta del nuovo padiglione dedicato al reinserimento lavorativo: “Può dare indipendenza, dignità”. “Non ci piace chiamarlo “Sportello”: preferiamo immaginarlo come un servizio”.
di Ilenia Pistolesi
La Nazione, 3 febbraio 2023
La direttrice Maria Grazia Giampiccolo: “Qui interlocutori e compagni di viaggio attenti al nostro lavoro”. Nessuna vita è vuota a perdere. Il criminale riabilitato, dati alla mano, ha l’80% di probabilità di annientare la recidiva del reato. Anche nel più duro degli orizzonti, e nel più spietato inferno che la pena infligge. A Volterra la rivoluzione copernicana del castigo si trasla nel’encomio partorito all’inaugurazione dell’anno giudiziario a Firenze dove, scripta manent, i report sull’attività degli uffici requirenti del distretto di Firenze forniscono l’ultima istantanea dalla Fortezza. Un carcere-modello a livello toscano per la costellazione di progetti di trattamento e reinserimento. La relazione cita in particolare ‘Le Cene Galeotte’ e l’ultra trentennale esperienza teatrale della Compagnia della Fortezza.
recensione di Giorgio Tabani
ithacaeditoriale.it, 3 febbraio 2023
“Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una Nazione” disse Voltaire. E, se aveva ragione, non potrà che far riflettere il libro scritto da Italo Tanoni, ripercorrendo i suoi cinque anni da Garante dei diritti dei detenuti per le Marche: lo ha presentato, insieme a Pietro Frenquellucci, presso la libreria Rinascita di Ascoli Piceno. “C’è un caso che umanamente pesa sulla mia coscienza, anche se feci tutto il possibile… Un senza tetto venne fermato alla stazione di Ancona, tornava da un pellegrinaggio a Pietralcina da Padre Pio. La polizia ferroviaria gli chiede i documenti, lui cerca nel suo borsone ma non li trova. Poco dopo, però, riesce a ripescare la carta d’identità: troppo tardi. Viene arrestato con l’accusa di false dichiarazioni. Si rivolse a me e, di fronte all’assurdità della situazione, mi attivai con alcuni avvocati di strada per ottenerne la liberazione. La ottenni in pochi giorni, ma troppo tardi: si era suicidato in carcere”.
recensione di Roberto Dutto
laguida.it, 3 febbraio 2023
Il cammino per ritrovarsi dietro le sbarre del carcere: dalla rottura con la famiglia e con la scuola all’approdo al crimine, l’analisi interiore di un ragazzo diventato presto adulto. Nel libro di Ornella Giordano la vita irrompe e si impone con crudezza trasformando le pagine in testimonianza sentita e incalzante di un percorso verso l’abisso con ritorno cercato con fermezza. Scritto in prima persona, il libro dà voce a un giovane, verrebbe da dire uno dei tanti perché non ha nome. C’è solo il suo smarrimento che è anzitutto, confessa, perdita dell’orizzonte giusto. Smarrito perché nel 1976 la sua vita si consegna a un viaggio pericoloso che lo conduce al crimine poi al carcere.
Francia. Italiano 20enne “ufficialmente” suicida in cella. Ma i documenti raccontano un’altra storia
di Simone Alliva
L’Espresso, 3 febbraio 2023
Zone d’ombra nelle carceri francesi. La morte sospetta di un giovane sotto custodia cautelare nella prigione di Grasse. Che viene trovato impiccato. Ma gli audio e le lettere in nostro possesso, che pubblichiamo, fanno emergere omissioni, segreti e silenzi.
di Cristina Piccino
Il Manifesto, 3 febbraio 2023
Il regista iraniano è detenuto dallo scorso 20 luglio, secondo i familiari il suo stato è critico. “Con amore per la mia terra e per il popolo dell’Iran”. Si chiude con queste parole la lunga dichiarazione con cui Jafar Panahi, pubblicata sul suo profilo IG dalla moglie, ha annunciato di avere iniziato lo sciopero della fame nella prigione di Evin dove è detenuto dallo scorso luglio. Il regista, che era già stato ripetutamente condannato per la sua vicinanza all’Onda verde, nel 2009, e per questo non poteva più uscire dal Paese, era stato arrestato per avere protestato contro l’arresto di due altri registi, Mohammad Rasulof e Mostafa Al-Ahmad che era seguito a quelli di molti artisti nei giorni precedenti. Panahi mentre stava parlando con alcuni esponenti delle autorità insieme ai legali dei detenuti è stato arrestato con riferimento a una sentenza pendente in modo illegale visto che ormai dall’accusa erano passati più di dieci anni.
di Simona Musco
Il Dubbio, 2 febbraio 2023
Il ministro rinvia la decisione in attesa del parere del Pg di Torino. “Non cediamo alle pressioni”. “Se noi dovessimo solo dare l’impressione di cedere a una qualsiasi forma di pressione esterna, le fondamenta dello Stato di diritto e della nostra stessa democrazia scricchiolerebbero”.
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