di Francesco Verderami
Corriere della Sera, 28 gennaio 2023
Nonostante sia finita la stagione delle larghe intese, in Parlamento non sembra terminata la politica bipartisan sulla Difesa. E con una guerra in corso, l’unione di scelte e la convergenza di vedute si impone.
di Alessandra Ghisleri
La Stampa, 28 gennaio 2023
Sondaggio Euromedia: la maggioranza contro nuovi aiuti militari e intervento Nato. Il Festival di Sanremo è sempre stato, per gli italiani, lo spettacolo nazional-popolare per eccellenza. È bastato l’annuncio del possibile - per non dire certo - intervento del Presidente ucraino Zelensky, per mettere in secondo piano gli altri filoni informativi della guerra. Il dibattito di questi giorni si è riunito sulle diverse possibilità di questo importante evento mediatico - e politico - tornando a scatenare le rispettive fazioni legate al conflitto che per qualche mese si erano eclissate, complici le proteste dei benzinai e il ritorno del dibattito nel campo di esistenza delle intercettazioni.
di Francesco Strazzari
Il Manifesto, 28 gennaio 2023
Ciò che ieri non era nemmeno preso in considerazione diventa oggi “una necessità alla quale non ci si può sottrarre”. I carri armati per l’Ucraina sono pronti. Il campo di battaglia muta: per quanto Mosca minacci, lo spettro del nucleare russo pare far meno paura. Prevale l’imperativo di rompere lo stallo sul fronte, mostrando a Mosca come l’inverno non abbia piegato la determinazione di chi difende l’Ucraina. Più cingoli e potenza di fuoco, prima che sia Putin a lanciare l’offensiva. Tutto segue un copione di escalation prevedibile (e previsto) ma dagli esiti quantomai incerti: il protrarsi della guerra getta le condizioni per l’espansione della guerra stessa, e per un ulteriore nostro coinvolgimento.
di Luigi De Biase
Il Manifesto, 28 gennaio 2023
La famiglia porta al procuratore sui crimini di guerra il caso del fotoreporter ucciso nel 2014 nel Donbass a colpi di mortaio da truppe ucraine. Un vizio di forma annullò la sentenza. “Ancora una volta la nostra è una irrisolta domanda di verità e giustizia per un delitto che la magistratura italiana definisce un crimine di guerra, ma su cui si stende l’oblio”. Con queste parole Elisa Signori Rocchelli, la madre di Andrea Rocchelli, ha spiegato sul portale internet dell’associazione Articolo 21 la scelta di rivolgersi alla Corte penale internazionale dell’Aja per ottenere una nuova indagine, ora che la Cpi ha deciso di verificare attraverso un apposito organismo presieduto dal procuratore Kharim Ahmad Khan tutti i possibili crimini di guerra commessi in Ucraina a partire dal 2013.
di Viviana Mazza
Corriere della Sera, 28 gennaio 2023
Diffuso ieri dalla polizia il video dell’arresto di Tyre Nichols, 29 anni: è stato picchiato a morte dalla polizia che lo ha fermato per eccesso di velocità. Le sue ultime parole: “Mamma, mamma, mamma”. Pestato a morte da cinque poliziotti, Tyre Nichols, 29 anni, ripeteva: “Che cosa ho fatto?”. “Mamma, mamma, mamma” sono state le sue ultime parole, riprese in video dalle bodycam degli agenti e da una telecamera di sorveglianza a 90 metri da casa sua a Memphis, in Tennessee. Una vicenda che ha turbato e indignato le stesse autorità della polizia, che hanno pubblicato il filmato ieri notte su YouTube. Nichols, afroamericano, un figlio di 4 anni, è stato fermato al volante della sua auto sabato 7 gennaio alle 8:30, da cinque agenti, anche loro neri. Tadarrius Bean, Demetrius Haley, Emmitt Martin III, Desmond Mills Jr e Justin Smith sono stati licenziati e poi incriminati con accuse che includono omicidio di secondo grado, aggressione aggravata, rapimento aggravato.
di Paolo Lepri
Corriere della Sera, 28 gennaio 2023
L’uomo che ha svelato ad un mondo distratto che quel conflitto è stato uno dei più sanguinosi del ventunesimo secolo, provocando la morte di circa 600.000 civili. È un professore belga di geografia, Jan Nyssen, l’uomo che con le ricerche del suo team ha svelato ad un mondo distratto che il conflitto in Etiopia - due anni di combattimenti tra l’esercito di Addis Abeba, affiancato dalle milizie amhara e da reparti militari eritrei, e il Fronte di liberazione del Tigray - è stato uno dei più sanguinosi del ventunesimo secolo, provocando la morte di circa 600.000 civili. Di questo incredibile numero di vittime, che supera in una atroce classifica dell’orrore quanto è avvenuto in Siria e nello Yemen, hanno parlato, dopo di lui, anche l’Alto rappresentante europeo per la politica estera Josep Borrell e il mediatore dell’Unione africana per il Corno d’Africa, l’ex presidente nigeriano Olusegun Obasanjo. “È stata usata la fame come arma di guerra”, ha detto a El País il docente dell’università di Gand, che da tempo dedica i suoi studi a quest’area di crisi di un continente instabile.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 27 gennaio 2023
L’allarme del medico, diffidata dal Dap: “è caduto sul piatto della doccia e si è fratturato il naso. La situazione è in discesa”. Alfredo Cospito, recluso al 41 bis di Sassari e da oltre 100 giorni in sciopero della fame, è a rischio di edema cerebrale perché gli elettroliti stanno calando inesorabilmente. Non riesce più a muoversi bene, se non grazie a una sedia a rotelle. Indossa quattro maglie e tre pantaloni addosso, ma nonostante ciò ha sempre freddo. Ha provato a farsi una doccia calda, ma è caduto rovinosamente per terra sbattendo la faccia e si è fratturato il naso. Questo è ciò che emerge dalla visita effettuata dal suo medico.
di Luigi Manconi
La Stampa, 27 gennaio 2023
L’appello al Pontefice: è un uomo non innocente che soffre, il 41bis umilia i detenuti. La mancanza di contatti con altri esseri umani aumenta la tendenza al suicidio.
di Marco Beltrandi
Il Riformista, 27 gennaio 2023
Nelle liberal-democrazie, meglio, in tante di esse, si condanna la pena di morte. Sono tante le ragioni: relative al Diritto e ai Diritti, al rispetto della vita umana, alla certezza di una pena che non può essere una condanna senza fine, possibilità di ravvedimento, di crescita, persino di espiazione, di una “nuova vita”. Anche in caso di colpevolezza, in cui il giudicato rifletta una verità storica. Perché sappiamo, sull’esempio di uno dei Paesi più trasparenti, gli USA, che ancora la applicano in alcuni Stati, quante persone giustiziate sarebbero state negli anni scagionate, se ancora in vita.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 27 gennaio 2023
“I dati confermano il quadro in chiaroscuro descritto nelle precedenti relazioni. Molte delle valutazioni fatte un anno fa devono essere riproposte. Si assiste ad un lento ma progressivo miglioramento della situazione”.
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