di Marinella Salvi
Il Manifesto, 15 gennaio 2023
Rotta balcanica. Il ministro dell’Interno da Trieste guarda al confine italo-sloveno. Sulle problematiche dell’accoglienza neanche una parola. “Con sicura umanità ma con altrettanto rigore e fermezza”. Ha introdotto così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi la conferenza stampa in Prefettura ieri mattina a Trieste. Appena due parole per dire che sì, si è parlato di migranti e rotta balcanica. In effetti era reduce dalla riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato in particolare su quelle tematiche. Il ministro non ha aggiunto altro nel suo scarno intervento, limitandosi a sottolineare la piena sintonia con le istituzioni locali che “riceveranno quanto prima segnali di alleggerimento” dal Governo e l’avvenuto proficuo confronto con i rappresentanti delle forze dell’ordine “che ben conoscono le problematiche quotidiane di cui qualcuno magari ha un’immagine romantica”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 15 gennaio 2023
Rotta balcanica. L’avvocata ha seguito i ricorsi dei richiedenti asilo rimandati indietro dal confine orientale: “Manca la ratifica del parlamento in violazione dell’articolo 80 della Costituzione e comunque le riammissioni non possono avvenire a livello informale”. Anna Brambilla è avvocata dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) e ha seguito i ricorsi di richiedenti asilo contro le riammissioni in Slovenia.
di Domenico Quirico
La Stampa, 15 gennaio 2023
Rassegniamoci. Forse non c’è più nulla da fare. Pacifisti, uomini di buona volontà, aspiranti mediatori, nostalgici immarcescibili dei miracoli della diplomazia: la polvere della guerra vi avvolge. Ora siamo giunti al tempo dei carri armati: T55, 70, 80, 90, Leopard uno due e tre, Challenger, forse toccherà anche alla fuoriserie americana, l’Abrams... siamo solo all’inizio. Sfogliate sveltamente il catalogo dei corazzati, gli ammazzasette della comunicazione guerrafondaia, i piazzisti di cannoni non stanno più nella pelle, già pregustano scenari apocalittici e redditizi popolati di mostri di ferro. Nel frattempo in Donbass, a Soledar, a Bakhmut, si massacra con la baionetta, quasi a mani nude. Ma la guerra sta per cambiare, mette i cingoli, fa stantuffare i cilindri. Sui seni delle colline ucraine dove l’erba ora è nitida e fredda, indurita dall’inverno, scocca il tempo del cigolio delle blindature, dello stridore dei cingoli, dell’alto ronzio dei motori. Una battaglia di carri è un feroce scontro meccanico e industriale, inumato perché l’uomo, invano, si occulta nel mobile luccicare di acciaio e nel bagliore di corazze.
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 15 gennaio 2023
I Paesi del Nordafrica giocano con l’apertura e la chiusura delle frontiere per far pressione sull’Europa. Vincolare gli aiuti ai rimpatri ha solo reso la rotta del Mediterraneo la più pericolosa al mondo. Il 6 gennaio una barca partita dalla costa di Sfax trasportando circa quaranta persone è naufragata all’altezza di Louata, a Nord della Tunisia. Cinque persone sono morte, venti sono state riportate a terra dalla guardia costiera e sono almeno dieci quelle ancora disperse. È l’ennesimo naufragio di un barchino sovraffollato partito dalle coste nordafricane e diretto verso le coste italiane, l’ennesima lista di nomi che va ad aggiungersi ai 25 mila morti e dispersi dal 2014. Numeri raccolti dal Missing Migrants Project dell’Oim, Organizzazione Internazionale per le migrazioni, dati solo parziali che hanno reso il Mediterraneo Centrale la rotta migratoria più pericolosa al mondo.
di Murat Cinar
Il Domani, 15 gennaio 2023
Sebnem Korur Fincanci è stata scarcerata dopo 76 giorni (e subito condannata a due anni) con l’accusa di “propaganda terroristica”. Ha mostrato prove di attacchi chimici ad ottobre. Fincanci, nel suo intervento, da medico legale, utilizzò queste parole: “Per giungere alla diagnosi sono necessarie un’indagine e una documentazione efficaci e indipendenti. Tuttavia, a oggi, sembra che non sia possibile”. La sua organizzazione, Ttb, è conosciuta con le sue sistematiche denunce fatte per difendere i diritti dei lavoratori del campo della sanità e per difendere la salute della società.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 14 gennaio 2023
Sul tavolo del ministro della Giustizia Carlo Nordio è arrivata l’istanza dell’avvocato Flavio Rossi Albertini per chiedere la revoca del 41 bis all’anarchico Alfredo Cospito, in sciopero della fame da quasi tre mesi. Una istanza dovuta dal fatto che sono sopraggiunti elementi di novità che rendono, di fatto, nullo il presupposto normativo che giustificano il carcere duro.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 14 gennaio 2023
Nella politica si riaccende il dibattito sul 41bis dopo la posizione presa da Orlando. I legali dell’anarchico Alfredo Cospito, rinchiuso nel carcere di Sassari in regime di 41 bis e in sciopero della fame dal 20 ottobre scorso, hanno presentato ieri anche un’istanza direttamente al Guardasigilli Carlo Nordio.
di Tiziana Maiolo
Il Riformista, 14 gennaio 2023
Non c’è bisogno di evocarlo esplicitamente, il nome di Alfredo Cospito aleggia ovunque si parli di carcere e in particolare di quello impermeabile previsto dall’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario. Così l’operazione furbetta del Fatto quotidiano è facilmente smascherabile, mentre presenta tre casi di condannati per mafia che “nei mesi scorsi” si sono visti respingere la richiesta di revoca del regime del carcere più duro e più “asociale”.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 14 gennaio 2023
“Quel divieto è contrario al principio della rieducazione e a quello della famiglia”. Vietare ai detenuti di fare sesso con i loro partner potrebbe colpire i diritti costituzionali. E siamo sicuri che costringerli a una vita asessuata favorisca la loro crescita personale, la maturità della persona, la rete di relazioni familiari che dovrebbe accoglierli all’uscita dal carcere? Il giudice di sorveglianza di Spoleto si è posto alcuni problemi non banali, che dovrebbero interrogare l’intera società, e intanto ha posto il quesito alla Corte costituzionale.
di Errico Novi
Il Dubbio, 14 gennaio 2023
Adesso Fratelli d’Italia e Lega giocano in difesa. Di fronte al tiro al bersaglio in corso contro la riforma Cartabia, i sottosegretari che rappresentano i due partiti al ministero della Giustizia, Andrea Delmastro e Andrea Ostellari, annunciano “interventi correttivi al decreto penale, prodotto dal precedente governo su impulso della ministra Cartabia”, perché, per citare l’esponente del Carroccio, “non devono ripetersi episodi come quelli a cui abbiamo assistito in queste ore, con la messa in libertà di alcuni soggetti colti in flagranza di reato, per mancanza di querela da parte della persona offesa”. È una reazione in parte comprensibile. Di un governo, e di una maggioranza, scossi dall’uragano scatenato contro la riforma di un precedente esecutivo. Ma l’attacco concentrico è sospetto.
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