di Marcello Crivellini* e Filomena Gallo**
La Stampa, 1 gennaio 2023
La sanità italiana sembra essere sempre più il mondo dei paradossi. Ci si lamenta della mancanza di medici nel settore pubblico ma una buona parte dei medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale, appena finito il turno sono reperibili senza attese ma a pagamento (in strutture pubbliche o private). Le attese in molti Pronto Soccorso sono tali da causare numerosi abbandoni ma alcuni medici si licenziano per fare i “gettonisti” cioè lavorare come privati a chiamata e guadagnare in due giorni quanto il precedente stipendio mensile. La disomogeneità nella qualità e disponibilità dei servizi sanitari fra le Regioni è tale da causare da decenni una migrazione sanitaria (la chiamano mobilità sanitaria) di circa 800 mila persone l’anno (dieci volte i migranti dei barconi) senza che qualcuno faccia decreti o organizzi centri di accoglienza nei pressi di quelle strutture prese d’assalto. Il controllo di questa disuguaglianza (cioè la misura dei Lea, Livelli essenziali di assistenza) è affidato a un Comitato composto per la metà da chi dovrebbe essere controllato (le Regioni) che rende noti i risultati circa tre anni dopo le indagini, quando ormai non servono più a nulla, nell’indifferenza generale. Mentre il numero quotidiano di dichiarazioni e convegni di Assessori e Ministri in materia di sanità si mantiene elevato, da 14 anni manca il documento che per legge dovrebbe identificare la politica di sanità e salute del paese su un arco pluriennale: l’ultimo Piano sanitario nazionale è stato approvato nell’aprile 2006.
di Alessia Candito
La Repubblica, 1 gennaio 2023
A venir meno potrebbe essere anche la possibilità dei naufraghi di avere aiuto. Nella partita fra governo Meloni e ong, c’è un campo di battaglia: il tempo. E se - come la maggioranza nel suo decreto prospetta - in barba a norme e leggi internazionali sarà necessario iniziare a bordo l’istruttoria per la richiesta d’asilo, a venir meno potrebbe essere anche la possibilità dei naufraghi di avere aiuto, giustizia e asilo per quello che hanno subito. Perché a terra e in mare il tempo non ha lo stesso lo stesso valore. Le ore sembrano dilatarsi mentre si cerca un gommone in difficoltà prima che si ribalti o la Guardia costiera libica lo intercetti. I minuti si sbriciolano rapidi mentre dai rhib tocca far sì che nessuno si agiti tanto da far ribaltare lo straccio su cui troppi viaggiano. I giorni si sfilacciano inutili per obbedire a un ordine di sbarco che sembra un dispetto. Il tempo su una nave di soccorso si spoglia delle convenzioni.
di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 31 dicembre 2022
Dalla “A” di Antigone alla “Z” di Zaki (Patrick) passando per la “E” di ergastolo, la “S” di sovraffollamento o la “T” di Tortura. Quella di Antigone, nella versione sofoclea, è la lotta della giustizia contro la legge, della fraternità contro il potere. Portare un nome tragico è una grande responsabilità. Il 2022 è stato l’anno in cui è iniziato il più grande processo in Europa per tortura, anche a seguito di un esposto di Antigone presentato nel 2020 per le violenze a Santa Maria Capua Vetere. Il 2022 è stato anche l’anno delle cento visite fatte in carcere.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 31 dicembre 2022
Molti ergastolani o condannati a lunghe pene. Erano in semilibertà, trasformata in libertà (quasi) piena come misura contro la pandemia. Non c’è stata nessuna proroga e quindi scatta il rientro.
di Luca Sofri
ilpost.it, 31 dicembre 2022
Con ogni probabilità i suicidi non erano mai stati così tanti: molte erano appena entrate o avevano pochi mesi da scontare. Nel 2022 all’interno delle carceri italiane si sono suicidati 84 persone detenute: 78 di loro erano uomini, cinque donne (le donne sono circa il 5% della popolazione carceraria). Il dato è aggiornato al 30 dicembre. È il numero più alto di suicidi in carcere in Italia da quando questi dati sono organizzati a livello nazionale, cioè dal 2000: ma quelli disponibili sugli anni Novanta, uniti al fatto che prima ancora la popolazione carceraria era significativamente inferiore, suggeriscono che con ogni probabilità non erano mai stati così tanti.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 31 dicembre 2022
Giovedì notte un giovane di soli 20 anni dalla doppia nazionalità italo-albanese, è stato trovato morto nella cella del carcere di Pavia. Si è tolto la vita arrotolandosi il lenzuolo attorno al collo e stringendolo fino a strangolarsi. Il 2022 si conclude con 83 suicidi. Finisce così l’Annus horribilis per quanto riguarda i decessi in carcere. Un numero di suicidi mai avuto negli ultimi vent’anni.
di Andrea Oleandri*
Ristretti Orizzonti, 31 dicembre 2022
Il 2022 sta volgendo al termine è per il carcere verrà ricordato come l’anno dei suicidi. Sono stati ben 84 quelli avvenuti negli istituti di pena italiani. Uno ogni 5 giorni. In carcere, quest’anno, ci si è tolto la vita circa 20 volte in più di quanto non avviene nel mondo libero. Un detenuto ogni 670 presenti si è ucciso. Il precedente primato negativo era del 2009, quando in totale furono 72. Ma all’epoca i detenuti presenti erano oltre 61.000, 5.000 in più di oggi.
di Vincenzo Morgera, Silvia Ricciardi, Giovanni Salomone*
La Repubblica, 31 dicembre 2022
L’evasione di sette minori dall’Ipm Beccaria di Milano, per gli addetti ai lavori, è la cronaca di un fallimento ampiamente annunciato. Che non riguarda solo il Beccaria considerato che fughe e risse tra bande sono accadute anche negli Ipm di Nisida e Airola e accadono nelle comunità che accolgono minori dell’area penale.
di Egidio Lorito
Panorama, 31 dicembre 2022
All’indomani della fuga dal Beccaria di Milano di sette giovani detenuti (cinque dei quali già fermati) Paola Ziccone traccia un quadro della giustizia minorile in Italia: “Non si investe abbastanza per reinserire i giovani che commettono dei reati”.
di Pierfrancesco Majorino
Il Dubbio, 31 dicembre 2022
Dopo aver accompagnato in questura uno dei ragazzi evasi, ho riflettuto sul valore della pena. E sulla necessità di garantire ai giovani detenuti opportunità di formazione e lavoro per costruirsi un futuro oltre le sbarre.
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