di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 20 novembre 2022
C’è una notizia per i circa 57mila detenuti che sono in carcere in Italia: potranno vedere in tv le partite dei Mondiali essendo trasmesse in chiaro dalla Rai. Ciò vale anche per i centotrentatré detenuti dell’Ecuador e per l’unico recluso del Qatar, nazioni che si sfideranno nel match inaugurale. E vale anche per i ventiquattro iraniani e i sette inglesi, le cui nazionali si scontreranno invece lunedì.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 20 novembre 2022
Nelle ultime tre settimane, in assenza di navi delle organizzazioni umanitarie nel Mediterraneo sono arrivati 15 mila migranti. Imbarazzo alla vigilia del vertice Ue convocato dopo lo scontro con Parigi.
di Fabio Tonacci
La Repubblica, 20 novembre 2022
Nel Paese ci sono oltre 700 mila migranti in attesa di partire su rotte controllate dai trafficanti. Il ritorno di Haftar e la rete occulta dei centri di detenzione. Chi comanda in Libia? Uno e centomila, dunque nessuno. La Libia è un rompicapo che si fa più complicato ogni giorno che passa. Un caotico teatro dell’assurdo, dove nuovi attori si aggiungono ai vecchi - il generale Haftar, il poliziotto-trafficante Bija - che sembravano finiti e invece non se ne sono mai andati. Ci sono due governi e sono entrambi deboli: quello di Tripoli del premier Dbeibah è scaduto a giugno 2021 e non riesce a indire nuove elezioni; quello di Tobruk, affidato a Bashanga, non è riconosciuto dalle Nazioni Unite. Le vittime sono sempre loro, i migranti, che fame, conflitti e cambiamenti climatici trascinano in Libia per cercare chi un lavoro, chi un passaggio verso l’Europa, chi una possibilità.
di Cristian Martini Grimaldi
La Repubblica, 20 novembre 2022
L’uomo era in stato di fermo dal 25 ottobre perché con permesso di residenza scaduto. Negli anni sono state numerose le proteste da parte di gruppi umanitari per le condizioni di detenzione di immigrati in Giappone
di Concita De Gregorio
La Repubblica, 20 novembre 2022
Poche persone alla manifestazione romana di solidarietà con le donne di un Paese dove negli ultimi due mesi si contano già 378 vittime.
di Farian Sabahi
Il Manifesto, 20 novembre 2022
Quasi 17mila gli arrestati, tra i 16 e i 22 anni. E il leader supremo si rivolge ai giovani: “Troppo piccoli per danneggiare il sistema”. La maggior parte delle persone arrestate in questi due mesi di proteste ha tra 16 e 22 anni. È pensando a loro che il leader supremo ha dichiarato: “Sono troppo deboli e troppo piccoli per danneggiare il sistema”.
di Edoardo Albinati e Francesca d’Aloja
La Lettura - Corriere della Sera, 20 novembre 2022
La miseria, la meraviglia. Edoardo Albinati torna a Kabul vent’anni dopo il primo viaggio e un anno dopo la vittoria dei talebani. Con lui c’è Francesca d’Aloja, anche lei scrittrice.
Il Dubbio, 19 novembre 2022
78 morti in poco più di 10 mesi. È il numero di suicidi in carcere registrati fino ad oggi. Un record lugubre, terribile, inaccettabile. Mai prima d’ora era stato raggiunto questo abisso. Sappiamo bene cosa si dovrebbe fare per evitare o contenere questo massacro quotidiano: depenalizzare e considerare il carcere solo come extrema ratio, moltiplicare le pene alternative, dare la possibilità al cittadino detenuto di iniziare un vero percorso di inclusione nella comunità. Chi è in custodia nelle mani dello Stato dovrebbe vivere in spazi e contesti umani che rispettino la sua dignità e i suoi diritti. Chi è in custodia dello Stato non dovrebbe togliersi la vita!
di Alberto Cisterna
Il Riformista, 19 novembre 2022
È un pendolo curioso quello che oscilla tra la rivendicazione di un famoso e prestigioso scrittore anticamorra di poter esprimere liberamente il proprio pensiero e la richiesta, proveniente da un’associazione privata e diretta alla polizia antimafia, di accendere un faro sulla gestione di una pubblicazione curata da detenuti.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 19 novembre 2022
Il Sappe “sceglie” il procuratore di Catanzaro facendo il tifo come allo stadio. Ma il rischio è di mettere in ombra Nordio. Nicola Gratteri, Luigi Riello, o ancora Carlo Renoldi. La partita del nuovo capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), uno degli incarichi più importanti (e remunerati) della pubblica amministrazione, si giocherà molto probabilmente su questi tre nomi, tutti di magistrati. La procedura prevede che la proposta venga formulata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio per poi essere ratificata dal Consiglio dei ministri. Sul nome del procuratore di Catanzaro c’è stato in questi giorni l’endorsement dei sindacati della polizia penitenziaria.
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