di Paolo Ferrara*
Corriere della Sera, 6 gennaio 2026
L’esperienza di ragazze e ragazzi della cooperativa La Paranza e della Fondazione San Gennaro di Napoli: una storia stupenda di un intero quartiere che crea cultura, bellezza e futuro. Nei giorni scorsi ho avuto la fortuna di vivere da vicino l’esperienza del rione Sanità a Napoli, incontrando i ragazzi e le ragazze della cooperativa La Paranza e della Fondazione San Gennaro: una storia stupenda e ancora tutta da scrivere in cui un intero quartiere sceglie ogni giorno di creare cultura, bellezza e futuro. Lo fa attraverso spazi restituiti alle persone, a relazioni che diventano forza collettiva, a modelli di partecipazione che attraverso l’arte, lo sport, la vita di fede e l’animazione sociale si trasformano in possibilità. Un esempio concreto di cosa significhi “liberarsi insieme” dal giogo della criminalità, della povertà, dell’isolamento e della disperazione. E non è un caso che passeggiando per le vie del quartiere si ritrovino, ben visibili e potenti, le parole immortali di Paulo Freire: “Nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo: ci si libera insieme”.
di Orazio Abbamonte
Il Roma, 6 gennaio 2026
“La giustizia è soggetta a contestazione; la forza è subito riconoscibile e senza dispute. E così, non potendo fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto”. Questa la ben nota, amara considerazione che Blaise Pascal, alla metà del XVII secolo ci lasciava a proposito degli uomini e del loro senso di giustizia. E la pensava appunto già tre secoli fa, in esito ad una personale esperienza di persecuzione per motivi ideologici e dopo che la Francia aveva vissuto il secolo dei durissimi scontri nel corso delle guerre di religione. Ma dava icastica espressione ad una realtà universale della storia umana, con la quale è necessario fare i conti; e farli sempre più, data la forza devastante e sconfinata di cui l’essere umano è riuscito saggiamente a dotarsi.
di Tiziana Ciavardini
Il Fatto Quotidiano, 6 gennaio 2026
Mentre si rincorrono voci di una possibile fuga di Khamenei verso Mosca, noi che abbiamo amato l’Iran come una madre non possiamo tacere. “La vera rivoluzione inizierà quando il popolo sarà affamato e i bazaari tireranno giù le saracinesche”. Questa frase non era un semplice modo di dire. Era il monito che respiravo quotidianamente durante i miei anni di vita in Iran, camminando tra la gente nel 2009, vedendo il sangue scorrere nel 2019. Oggi, quella profezia si è fatta carne, metallo e grido. Le serrande che sbattono a terra a Teheran, Isfahan, Shiraz e Tabriz non sono solo un segnale economico: sono il fragore di un sistema che sta crollando.
di Bruno Mellano
La Stampa, 5 gennaio 2026
Gli ultimi episodi a fine 2025 e la notte di capodanno ad Asti e Alessandria: la portata del fenomeno è venti volte superiore a quella dei cittadini liberi. “Spes contra spem”, l’impegnativo insegnamento di San Paolo richiama le “persone di buon volontà” ad essere esse stesse elemento fondativo di speranza attiva e propositiva, anziché limitarsi al ruolo di chi attende, sia pure con fiducia o fede, eventi esterni che nutrano prospettive di speranza. Gandhi, con altre parole e altri riferimenti culturali, diceva “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Molti contesti attuali provocano legittimi scoramenti e diffuso senso di impotenza. La società contemporanea in molti ambiti appare difficilmente modificabile dall’impegno singolo o organizzato dei cittadini. Il carcere, per esempio, in maniera eclatante, appare irredimibile, una situazione del nostro vivere sociale refrattaria ai cambiamenti attesi ed auspicati.
di Stefano Maria Capilupi
Il Riformista, 5 gennaio 2026
“Una delle guardie che gli stava vicino dette uno schiaffo a Gesù … lui gli rispose: “…perché mi percuoti?” (Gv 18, 22-23). Il Cristianesimo - uno dei fondamenti dell’umanesimo europeo - è l’unica grande religione in cui il fondatore è un laico che finisce arrestato, attraversa l’umiliazione della custodia, conosce tortura e violenza legale, e muore come condannato. La Croce è anche il riscatto di un’ingiustizia storica. Dentro la modernità, la critica laica ai sistemi punitivi, che unisce Beccaria e Filangieri all’eredità socratica, ha insegnato a diffidare della vendetta pubblica e dell’arbitrio. Ma già la teologia morale di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori anticipava che la persona non si esaurisce nel suo delitto, e la pena, se vuole essere davvero giusta, non può ridursi a pura ritorsione.
di Angelo Riccardi*
ilsipontino.net, 5 gennaio 2026
Ho letto con attenzione i Diari dal carcere di Gianni Alemanno. Li ho letti senza spirito morboso, senza compiacimento e senza pregiudizio. Li ho letti come si leggono le parole di chi è costretto al silenzio fisico ma tenta, attraverso la scrittura, di restare dentro la comunità umana e civile. La prima cosa che colpisce, leggendo queste pagine da Rebibbia, non è la denuncia, che pure c’è, ma il cambio di prospettiva. Alemanno non parla più da sopra, come spesso accade a chi ha esercitato ruoli di potere; parla da dentro. E questo, nel bene e nel male, è un punto di non ritorno. Il carcere, così come lo racconta, non appare come un luogo di giustizia compiuta, ma come uno spazio sospeso: dove la pena spesso smette di essere strumento di responsabilizzazione e diventa logoramento, attesa, riduzione della persona a pratica amministrativa.
politicamentecorretto.com, 5 gennaio 2026
“Le persone disabili non ci dovrebbero proprio entrare”. Usa il condizionale, Luigi Pagano, ma il senso delle sue parole è netto. Storico direttore del Carcere di San Vittore, con una lunga esperienza nel Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, oggi garante dei detenuti di Milano, Pagano interviene sul tema del carcere e delle sue criticità strutturali e culturali, nel corso di un’intervista a Paola Severini Melograni durante la trasmissione “O anche no”, in onda su Rai 3, spazio da sempre dedicato ai temi dell’inclusione, dei diritti e della dignità delle persone. “Purtroppo moltissime persone, secondo me, non dovrebbero entrare in carcere oppure potrebbero uscirne. A maggior ragione le persone con disabilità”, afferma. “Io credo ancora, e ne sono convinto - prosegue Pagano - che il carcere sia ormai una misura anacronistica. Grazie a Dio sta perdendo terreno”.
di Biagio Marzo
Il Riformista, 5 gennaio 2026
Il referendum confermativo sulla riforma della giustizia continua a muoversi nella nebbia. L’unica certezza riguarda le modalità di voto: due giorni, domenica e lunedì, con chiusura alle ore 15. Sul calendario, invece, è scontro politico. Ma i referendum non si vincono sui tempi - lunghi o brevi che siano - bensì sul merito delle questioni sottoposte agli elettori. Intorno alla cosiddetta riforma della giustizia si è accumulato molto rumore di fondo e una quantità impressionante di informazioni fuorvianti. Occorre allora chiamare le cose con il loro nome.
di Carola Causarano
Il Riformista, 5 gennaio 2026
Il referendum confermativo sulla riforma della giustizia voluta dal ministro Carlo Nordio si avvicina e, pur in assenza di una data ufficiale, il quadro politico e istituzionale che lo circonda appare già fortemente polarizzato. Secondo il guardasigilli, il voto dovrebbe tenersi “presumibilmente nella seconda metà di marzo”, una finestra temporale che trova il consenso della maggioranza di governo e che segna l’avvio di una fase decisiva nel confronto sulla riforma.
di Pietro Mella Bitti
torinocronaca.it, 5 gennaio 2026
“Perché l’argomento riguarda chiunque possa trovarsi davanti a un giudice”. A parlare è Antonio Rinaudo, ex magistrato antimafia della Procura di Torino, in pensione dal 2018 dopo 41 anni di servizio. Oggi è tra i fondatori del comitato Cittadini per il sì, nato per sostenere il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, presieduto dalla senatrice Francesca Scopelliti. Il punto di partenza, spiega Rinaudo, è spesso riassunto con l’espressione “separazione delle carriere”, ma il significato è più ampio: “Sostanzialmente si tratta di rendere il giudice autonomo e indipendente rispetto al pubblico ministero, soprattutto per come oggi è strutturato il Consiglio superiore”.
- La separazione delle carriere gode di consenso tra i miei studenti detenuti: il risultato di anni di disinformazione
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